Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
€ 59,90
Data di uscita
17/11/2005

Peter Jackson's King Kong - The Official Game of the Movie

Peter Jackson's King Kong - The Official Game of the Movie Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Ubisoft Entertainment
Sviluppatore
Ubisoft Montpellier
Genere
Azione
PEGI
12+
Distributore Italiano
Ubisoft Italia
Data di uscita
17/11/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
€ 59,90

Lati Positivi

  • Comparto tecnico eccellente
  • Immersivo e coinvolgente
  • Adatto a tutti i videogiocatori

Lati Negativi

  • Fin troppo semplice per gli hardcore gamer
  • Meccaniche di gioco alla lunga ripetitive
  • Percorsi guidati, celati dietro a una finta spaziosità

Hardware

Per immergersi nella versione videoludica del film diretto da Peter Jackson (nelle due edizioni qui recensite) è sufficiente una console Xbox o PlayStation 2 e relativi joypad. Il gioco supporta il Widescreen e il Dolby Digital.

Multiplayer

Non è prevista alcuna modalità multigiocatore.

Link

Recensione

Peter Jackson's King Kong - The Official Game of the Movie

Dopo la scomparsa di Atlantide e prima dell'apertura di Gardaland ci fu un'epoca così selvaggia e violenta che gli avvoltoi furono costretti a comprarsi il congelatore. Poi il silenzio fu rotto da imponenti ed incomprensibili urla animalesche. Se state pensando a Luca Giurato o Fedro del Grande Fratello vi sbagliate di grosso... È il re della giungla... no. È Tarzan... no! Basta: è King Kong!!!

di Lorenzo Antonelli, pubblicato il

Ha più peli di Lucio Dalla, è più forte di "Gordian è tre robot" e è più aggraziato (e conciso) di Giuliano Ferrara. Al limite, solo contro Daitarn 3 e il suo attacco solare non avrebbe speranza. Nel 1933 tenta di stabilire il record di free-climbing, categoria scimmioni, scalando l'Empire State Building con una mano sola, stringendo nell'altra una certa Fay Wray, diva del cinema. Il femmineo dimenarsi della bella di turno e lo zanzaroso volteggiare di un biplano nei pressi del grattacielo invalidano, giustamente, la prova.
Il secondo tentativo, anno 1976, richiederebbe maggiore concentrazione dell'atleta e compartecipazione degli astanti, ma l'esercito e la critica cinematografica interrompono tutto a cannonate. Arrivano gli anni ottanta, i primi sintetizzatori e tanta lacca nei capelli. Nessuno avrebbe mai scommesso sul successo di Wild Boys dei Duran Duran, ma le clamorose gesta di Donkey Kong e Jumpman (il suo antagonista, noto in seguito ai più come Mario) indispettiscono pericolosamente la casa cinematografica Universal, già titolare dei diritti sul film King Kong. Gli imputati Nintendo e Coleco, accusati in tribunale di evidente e palese plagio, assistono al miracoloso ribaltarsi della causa, che, incredibile dictu, si ritorce contro la major cinematografica. Il conseguente risarcimento pecuniario permette a Donkey Kong di diventare, quindi, il primo grande successo arcade di Nintendo. Da qui in poi il nome King Kong si limiterà solamente a rivestire il ruolo di stereotipo di forza bruta, animale e selvaggia, inteso altresì come paradigma di gorillone hollywoodiano da mostra o, più propriamente, come critica all'uomo che incatena la natura e ne condiziona il corso naturale. Tutto ciò fino all'arrivo di un regista hobbit, all'anagrafe Peter Jackson, che nel 2001 abbandona il suo passato di horror & splatter e porta sul grande schermo Il Signore degli Anelli di Tolkien. Il planetario risultato è positivamente sconcertante.

BEYOND KING & KONG

Atteso nelle sale cinematografiche per la prima metà del dicembre corrente anno, Peter Jackson's King Kong ostenta sin d'ora una qualità epica, strettamente correlata allo stratosferico budget milionario impiegato nella produzione della pellicola. Urge la conversione del film in formato videogioco (ipersuper-multipiattaforma!) e, al grido selvaggio del tie-in, il genio neozelandese individua nel piccolo studio di Montpellier di Ubisoft e nella figura di Michel Ancel le fondamenta necessarie affinché il gioco possa prendere forma. Otto anni di lavoro creativo su Rayman, Rayman 2 e Beyond Good & Evil, per giungere, al di là del bene e del male, alla pedissequa e meticolosa trasposizione di un'idea, quella di Peter Jackson, da media non interattivo (il film) a media interattivo (il videogioco). La conversione poligonale delle ambientazioni e relative atmosfere scelte da Jackson per il film rasenta il maniacale, riuscendo già nel primo quarto d'ora di gioco a instillare nell'utente un senso di smarrimento e inadeguatezza tecnologica necessaria per progredire nell'avventura. Moschetti anteguerra e pistolette dal ridicolo calibro si rivelano, nelle prime battute di gioco, uno sconfortante rifugio psicologico nel selvaggio ignoto che ci circonda, come se bastasse un bastone appuntito per ammazzare dinosauri, millepiedi giganti (scolopendra) ed esseri mostruosamente primordiali.
Benvenuti sull'Isola del Teschio con un senso di assoluto smarrimento, vuoi per la pioggia battente, l'inquietante conformazione orografica e l'immatura esaltazione del cineasta interpretato (nel film e nel videogioco) dal tondeggiante Jack Black, vuoi per la totale assenza di un'interfaccia di gioco. Una scelta ben precisa e ponderata, sostiene Ancel. Raccogli quello che vedi a terra, spari fino a quando senti esplodere i colpi e ti arrangi alla meno peggio per risolvere enigmi. Il tutto va a totale beneficio del comparto audiovisivo del gioco e del giocatore, quest'ultimo costantemente chiamato a decodificare gli avvertimenti (rumori sospetti, smottamenti del terreno e naturali indizi di pericolo) che la natura dell'isola sforna con la puntualità del miglior thriller d'autore. Precisa e ponderata sì, ma non coraggiosa, data la possibilità di agevolare l'interazione nell'avventura attraverso l'attivazione di un HUD di gioco, comunque mai invasivo e customizzabile in base allo stretto necessario da tenere sotto controllo.

THE OFFICIAL GAME OF THE MOVIE

La manciata di minuti di jogging sulla costa dell'isola, inseguendo i veloci passi dell'inconsapevole Ann (non sa ancora cosa l'aspetta, povera sciocca) o trascinando i ritardatari che (beata ignoranza) si trastullano come in villeggiatura, provando nuove angolazioni e inquadrature e ammirando l'apocalittico panorama, tramuta ben presto in tormento, ansia e patema d'animo. Perché, a differenza dei nostri compagni d'avventura, Jack (il giocatore, nel film interpretato da Adrien Brody) è consapevole del dramma in divenire. Sa che si tratta di un videogioco su King Kong e che le immagini impresse sulla confezione del gioco non lasciano presagire nulla di buono. Con l'anima in pace e lo spirito rassegnato al peggio ci si prepara al primo scontro, da cui emerge uno sconcertante senso di vulnerabilità. Esseri immondi, sproporzionati rispetto al sistema metrico decimale civilizzato e maledettamente rumorosi fuoriescono da ogni cavità del terreno, fanno capolino tra il fogliame incontaminato ed attaccano, punzecchiano e terrorizzano il giocatore basito. I primi colpi d'arma da fuoco (senza mirino), utili a riprendere fiato per qualche secondo, mettono subito in chiaro che le meccaniche di gioco di Peter Jackson's King Kong si discostano sensibilmente dal classico e forsennato sparatutto in soggettiva, puntando l'attenzione (e la sopravvivenza) sul necessario tatticismo del gatto col topo. Una volta resisi conto della propria vulnerabilità, insenature ed erosioni in grado di appassionare un laureando in geologia diventano il miglior ostello nei paraggi, da godere con calma e da abbandonare di corsa, una volta individuato un oggetto contundente da brandire.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Pregevole a livello estetico, supportato da un solido motore grafico che tridimensionalizza una giungla di texture e poligoni (talmente credibile da risultare inquietante) e confezionato da Ubisoft nel rigoroso rispetto dei dettami della pellicola cinematografica in uscita a dicembre. In poche parole: Peter Jackson's King Kong - The Official Game of the Movie. Quel che dispiace un po' e ridimensiona un videogioco altrimenti eccelso è l'eccessiva semplicità richiesta per il completamento del gioco. Peter Jackson's King Kong offre un duplice gameplay (nei panni di Jack Driscoll prima e King Kong poi) altamente banale e guidato, in un'avventura che preclude divagazioni e sottoquest, percorsi alternativi o strategie diversificate per progredire nella trama. È la giungla che si piega alle meccaniche di gioco, guida l'utente verso intuitive risoluzioni di enigmi e facilita gli scontri con cartucce paracadutate dal cielo e migliaia di checkpoint, invisibili a occhio nudo. Perché, in fin dei conti, Peter Jackson's King Kong è un titolo destinato al mercato di massa, indirizzato e concepito per il più ampio e vasto target possibile, tralasciando (giustamente) particolari dinamiche di gioco da specialisti del genere. Da giocare con la stessa spensieratezza richiesta per la visione del film, fermo restando che qualche brivido e due o tre salti sulla sedia sono sempre in agguato dietro l'angolo. Impedibile per i fanatici di Peter Jackson, per chi ha sempre preferito King Kong a Mazinga Z e per chi, in attesa dell'uscita natalizia del film, ha voglia di imbarcarsi in una coinvolgente e non troppo difficoltosa avventura sull'Isola del teschio, anno 1933. Xbox o PlayStation 2 non fa differenza, l'importante è battersi i pugni contro il petto e urlare con quanto fiato si ha in gola.