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PLAY

Speciale

PLAY, il mondo dei videogiochi

Apre in questi giorni, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la prima mostra in Europa dedicata all'universo videoludico. Una rassegna dal forte impatto emotivo, per nulla specialistica ma profonda quanto basta, nel tentativo, ambizioso e meritevole allo stesso tempo, di riallacciare il mondo dei videogiochi a quello della cultura contemporanea. Un tuffo nel passato con uno sguardo al futuro.

di Sebastiano Pupillo, pubblicato il

A chi frequenta abitualmente le fiere dedicate ai videogiochi può forse sfuggire, nel marasma di stand, sponsor, hostess svestite e ragazzini con lo zainetto, che il videogioco in se non è "solo" un grande affare. Del resto basta fare un giro in un forum di discussione (magari proprio il nostro) per rendersi conto che il videogioco è anche cultura. Un parolone che forse non rende giustizia ai tanti che in questi anni hanno reclamato lo status di Arte per il loro mezzo di intrattenimento preferito, ma che rende invece al meglio il complesso intreccio che a tutt'oggi regola il rapporto tra produttori e consumatori di videogiochi. Un rapporto fatto di amore, soldi, vita vissuta, linguaggi e aforismi, battaglie vere e virtuali, fiumi di bit e di inchiostro per cercare di comprendere un mondo che è in fin dei conti è "solo" un modo di vivere il proprio tempo libero e di consumare una passione (e svariati joypad). Mette tutti d'accordo l'organizzatore della mostra, Jaime D'Alessandro (che i più attenti avranno riconosciuto come una delle "firme" de La Repubblica) che in occasione della presentazione alla stampa ha dichiarato: "PLAY dimostra che il videogioco ha superato quella sorta di pregiudizio cui era soggetto fino ad oggi e può essere considerato a tutti gli effetti una forma di espressione matura, degna di una rassegna tradizionalmente riservata all'arte ufficiale."

PER TANTI MA NON PER TUTTI

Potrebbe essere questo un motto per riassumere la non casuale (e magari anche colpevole) sciatteria con cui il mondo dell'informazione generalista ha fino ad adesso trattato il fenomeno dei videogiochi, nonostante il NES fosse tra gli "elettrodomestici" più diffusi negli Stati Uniti all'inizio degli anni '80, e nonostante il termine "PlayStation" abbia creato non pochi grattacapi ai linguisti che non hanno ancora capito se va riferito ad una console in particolare o meno.
Scherzi (del destino) a parte, PLAY offre davvero un'occasione impedibile per conoscere, innanzitutto, e per provare a capire cosa è stato e cosa è oggigiorno il fenomeno dei videogiochi. Una mostra davvero per tutti, negli intenti e nella realizzazione, quanto mai curata e d'impatto; per usare dei termini cari al giornalismo del settore: ottima la realizzazione tecnica, molto buona la giocabilità. 1300 metri quadrati di estensione, 900 metri di pareti espositive, 300 videogame citati (attraverso immagini, video, sequenze di gioco), numerosissimi pannelli informativi con la storia delle più importanti software house e dei protagonisti del settore, per concludere con 40 console e 50 console portatili in bella mostra, compresi certi "mostri" degli anni '70 che a guardarli oggi emanano ancora un fascino irresistibile. Pochine forse le postazioni per giocare, giusto una per ogni console dell'ultima generazione, ma del resto non si tratta di una fiera ma di una mostra, e piuttosto che far la fila per provare Halo e sicuramente meglio gironzolare e godere di tanto bendiddio.

MA TI RICORDI? CHE TEMPI!

Nonostante l'intento tutt'altro che retrò, PLAY non potrà non far battere un po' più forte il cuore ai tanti, non più giovincelli, che vedranno elegantemente esposte in bacheca alcune macchine simbolo della loro gioventù. Il sottoscritto ha notato più di un brivido sulla propria pelle all'apparire dell'Atari 2600, del Vic 20 e di alcuni strani "palmari" a led rossi che forse non ha mai posseduto ma che (chissà come) sono finiti anch'essi nel calderone della memoria. E lo stesso, quasi certamente, accadrà a chi ha posseduto un Vectrex, un Colecovision e così via.
Il ripercorrere le fasi salienti di questa storia è una gioia ed un'emozione non da poco, e i tanti che adesso sono troppo giovani per ricordare certe cose potranno comunque arrivare a pochi centimetri da queste splendide macchine che, come in un salone automobilistico, impreziosiscono le fiammanti console dei giorni nostri con la loro elegante e discreta presenza. Le sezioni in cui è articolata la mostra alleggeriscono degnamente la visita con comodi e oscuri corridoi illuminati da schermi e bacheche, pannelli informativi e immagini che costruiscono un vero e proprio percorso guidato. Ovviamente, come in tutti i percorsi che sembrano naturali, sono invece ben presenti delle scelte, che a onor del vero sarebbe stato impossibile evitare. Come, ad esempio, non onorare il fenomeno PlayStation con una sezione apposita? Pur nel breve lasso di qualche anno la macchina Sony ha sicuramente scritto un capitolo importante, e la storia dei videogiochi non può che registrare più o meno fedelmente l'evento, omaggiando le ormai numerose killer application della "scatoletta grigia", a partire da Tomb Raider passando per Metal Gear Solid e Gran Turismo.

GUARDA PAPA', UN 3DO!

Nonostante nel manuale del buon giornalista videoludico ci sia scritto che "adesso bisogna parlare delle altre sezioni del PLAY" (quella sui videogiochi per PC, ad esempio, o quella altrettanto bella sul rapporto tra videogiochi e cinema), la tentazione di spendere i rimanenti caratteri di questo speciale parlando del lato emotivo di questa mostra è troppo forte.
Il ragazzino (e ce ne erano tantissimi accompagnati da genitori entusiasti forse più di loro) che lascia la sua saliva a imbrattare la bacheca dell'Xbox è soltanto uno dei possibili "utenti tipo" di questo genere di manifestazioni ma, alla pari di noi con pochi capelli imbambolati davanti all'Odissey, può rappresentare appieno il senso dell'essere videogiocatori oggi. Per non parlare delle tantissime ragazze (e non più ragazze...) curiose e attente come sanno essere solo le donne, dei tanti signori brizzolati che dopo aver lasciato il figlio a scorazzare tra le stanze scambiano due chiacchiere all'ombra di un Solid Snake a dimensione naturale. Sono queste le immagini che, più delle tante parole che sarebbe possibile spendere per elencare il materiale in mostra, rendono al meglio il senso della parola "arte" associata al videogioco.
Godetevi le anteprime (Warcraft 3, Unreal Tournament 2, lo stesso GameCube che sta per sbarcare in Italia), i filmati pubblicitari, le interviste, le postazioni internet, i suoni, le luci e i colori; ne uscirete frastornati, forse, ma di sicuro un po' più colti.