Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
54,90 euro
Data di uscita
2/12/2003

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Ubisoft Entertainment
Sviluppatore
Ubisoft Montreal
Genere
Azione
PEGI
12+
Distributore Italiano
Ubisoft Italia
Data di uscita
2/12/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
54,90 euro

Lati Positivi

  • Divertente e immersivo
  • Saltare, saltare e ancora saltare
  • Tantissime mosse a disposizione
  • Ambientazione suggestiva
  • Il fascino di Prince of Persia è impagabile
  • C'è anche il Bullet Time a ritroso nel tempo
  • Sonoro da Oscar

Lati Negativi

  • Telecamera a volte mal posizionata
  • La varietà non è certo di casa
  • Rimane un gioco molto lineare

Hardware

Per godere delle acrobazie di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo a una buona risoluzione (1024x768 a 32 bit di colore) sono necessari almeno un processore a 1 GHz, 512 MB RAM e una scheda 3D con 64 MB. L'installazione inoltre prevede quasi 2 GB di spazio libero su hard disk.

Multiplayer

Non sono previste modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo

Direttamente dalla Persia una storia che vi appassionerà con colpi di scena e con un eroe pronto a mettere in gioco la propria vita per salvare il suo mondo dalla terribile minaccia delle Sabbie del Tempo. Non è l'annuncio del quarto film di Indiana Jones, ma l'immaginario trailer del nuovo capitolo di Prince of Persia. Il ritorno in grande stile di un mito? Sembrerebbe proprio di si!

di Francesco Destri, pubblicato il

Nell'affrontare i nemici, infatti, avremo a disposizione numerose armi da taglio (niente pistole, archi o raggi laser per fortuna) disseminate lungo i livelli e se già questo particolare arsenale farà piacere agli appassionati di emozioni di altri tempi, la vera novità è rappresentata da alcune mosse particolari che potremo compiere per rendere i duelli più spettacolari. E' infatti possibile saltare sopra un nemico per poi capitargli alle spalle e colpirlo alla schiena o, nel caso ci stessimo battendo con i mostri sopracitati, approfittare di un loro momento di debolezza per finirli definitivamente con il Pugnale del Tempo, il tutto reso con una tale cura coreografica da lasciare senza parole. Come se non bastasse, abbiamo a disposizione diverse implementazioni di carattere magico che non fanno altro che arricchire un gameplay già su livelli a dir poco eccellenti. Con un apposito tasto è infatti possibile tornare indietro nel tempo di alcuni secondi in una sorta di moviola riparatrice al sapore di bullet-time, bloccare per pochi istanti i nemici e prevedere cosa ci aspetta nell'avventura ricorrendo a una specie di stato di trans; tutte queste capacità non sono certo infinite, ma vanno dosate con una certa cura tenendo conto della quantità di sabbia del tempo a nostra disposizione che dovremo raccogliere lungo il gioco.
Soprattutto la prima opzione temporale si è rivelata molto importante in termini di gameplay, non solo perchè potremo resuscitare dalla morte ovviando così alla mancanza del salvataggio sempre e ovunque (è infatti possibile salvare la partita solo in particolari luoghi), ma saremo anche più spronati a trovare soluzioni alternative nel superamento di qualche ostacolo con la consapevolezza che se andasse male c'è sempre il modo di tornare indietro senza dover rifare tutto da capo.
A coronamento di una struttura di gioco così completa e affascinante nel suo mix di old e new style troviamo anche una longevità notevole (aspettatevi di trascorrere almeno quindici ore nei meandri del palazzo del Marajah), una buona intelligenza artificiale, enigmi logici e mai banali e una grande varietà di location nonostante l'ambientazione monotematica possa far sospettare una certa ripetitività ambientale. Sarebbe tutto perfetto se non fosse però per tre limiti non certo invalicabili, ma neanche secondari.
Oltre a una gestione della telecamera "traditrice" che spesso non permette di vedere con esattezza la nostra posizione rispetto al punto di approdo (a volte, soprattutto se vicino a dei muri, saremo costretti a saltare quasi alla cieca), bisogna sottolineare una certa ripetitività dell'azione di gioco che potrebbe scontentare i meno avvezzi al genere (se non amate i platform, rischiate di annoiarvi già dopo qualche ora di gioco) e una certa linearità che se da un lato è comprensibile visto il genere (gli "script" sono infatti portanti nella struttura del gioco), dall'altro fa mancare una sensazione di libertà assoluta che ben si sarebbe sposata con quella "libertà" fisica che contraddistingue il nostro eroe.

UN REGISTA TRA I MARAJAH

Passando infine all'aspetto tecnologico, bisogna ammettere che alla Ubisoft Montreal sono riusciti nella difficile impresa di "comporre" un motore grafico spettacolare senza per questo richiedere risorse esose in termini hardware, visto che sarà possibile giocare a un risoluzione di tutto rispetto e con tutti i dettagli al massimo senza per questo svenarsi in nuovi processori o in schede grafiche da primato. Diciamo subito che a livello di numero di poligoni e di qualità delle texture non siamo di fronte a un capolavoro realizzativo, ma solo a un buon esponente del genere, anche se il vero punto forte del gioco, oltre a uno spiccato senso cinematografico delle inquadrature (passeremo da campi lunghissimi a primi piani, da scrolling di camera orizzontali alla classica visuale in terza persona), sta nelle animazioni e in tanti piccoli particolari che la dicono lunga sulla validità dei grafici coinvolti. I movimenti del Principe sono infatti di una leggiadria e di una leggerezza più uniche che rare, soprattutto in corrispondenza di alcuni primi piani (le camminate sui muri) e dei combattimenti, dove spesso sembra di assistere a un incontro di wrestling fatto di slow motion e acrobazie una più spettacolare dell'altra, con buona pace di tutti i nostalgici del rotoscoping che fino a quindici corrispondeva al massimo livello di realismo allora possibile.
Da menzionare inoltre piccoli ma importanti tocchi di classe che contribuiscono non poco ad aumentare l'atmosfera magica e antica allo stesso tempo del gioco: ci riferiamo in particolare al design di alcune location (l'enorme salone dove vedremo Farah fuggire), ai raggi di sole che illuminano fievolmente una stanza, alla bellissima "animazione" dell'acqua e ad altre invenzioni scenografiche (rovine, baratri che sprofondano nella nebbia, alcune inquadrature mozzafiato) che abbiamo riscontrato solo in pochi altri titoli.
Non è da meno il sonoro, che oltre a godere di musiche dal sapore orientale e di un utilizzo quanto mai vario di percussioni e suoni elettronici, offre una grandissima varietà di rumori ed effetti sonori campionati perfettamente e un doppiaggio di grande prestigio, anche se la versione da noi provata non è quella localizzata in italiano che troverete sugli scaffali. E ora è tempo delle considerazioni finali. A voi la lettura del commento.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Chi temeva che il deludente Prince of Persia 3D avrebbe messo fine per sempre alla saga del principe più amato nella storia dei videogiochi dovrà ricredersi di fronte a questo quarto episodio, che recupera alcuni elementi dell'indimenticabile capostipite (non ultimi l'ambientazione e un sistema di controllo che più intuitivo non si potrebbe) per mischiarli con trovate del tutto nuove (le acrobazie non si contano) e con un reparto grafico che pur senza raggiungere vette da primato svolge più che brillantemente il proprio compito, proponendo animazioni eccellenti, numerosi tocchi di classe e un'ottima architettura delle location interne ed esterne. Ad abbassare leggermente la valutazione finale - che comunque si mantiene complessivamente su livelli ottimi - contribuiscono alcuni fattori che abbiamo già riscontrato in titoli di questo tipo: a tratti la visuale ci costringerà a compiere salti fortunosi senza sapere bene la posizione dell'approdo e inoltre dobbiamo scontrarci con una linearità che se da un lato non raggiunge mai vette asfissianti, dall'altro potrebbe scontentare i giocatori abituati a una maggiore libertà, anche se già l'originale Prince of Persia rappresentava la quintessenza della linearità e nessuno ha mai sembrato farci troppo caso. Una cosa comunque è certa: il ritorno del principino orientale rappresenta una boccata d'aria fresca nel genere action adventure e un titolo oggettivamente divertente, impegnativo e molto spesso esaltante. Speriamo che in un probabile sequel vengano attenuati i limiti sopra descritti, ma in quanto a realizzazione tecnica e giocabilità siamo già di fronte a un campione del genere che molto probabilmente spedirà in pensione i vecchi eroi ed eroine dei passati e presenti action adventure. Bentornato Principe!