Genere
ND
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
39,90 Euro
Data di uscita
24/2/2006

Project Zero 3: The Tormented

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Datasheet

Produttore
Take 2 Interactive
Sviluppatore
Tecmo
PEGI
16+
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
24/2/2006
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
39,90 Euro

Lati Positivi

  • Atmosfera inquietante
  • Ambientazioni efficaci
  • Tre personaggi disponibili
  • Piuttosto longevo
  • Graficamente riuscito

Lati Negativi

  • Troppo simile al predecessore
  • Mappe confuse
  • A tratti frustrante
  • Interfaccia di gioco giurassica

Hardware

Per giocare a Project Zero 3: The Tormented saranno necessari una confezione originale del gioco, una PlayStation 2 PAL, un joypad e una Memory Card con almeno 390 KB di spazio libero.

Multiplayer

Non sono presenti modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Project Zero 3: The Tormented

I giapponesi amano le macchine fotografiche non per manie tecnologiche, ma per scattare immagini di fantasmi che se ne vagano allegramente all'insaputa dei più. Non ci credete? Basta giocare per dieci minuti a Project Zero 3: The Tormented per convincervi e per pensarci due volte prima di comprare una nuova fotocamera digitale. Potrebbe fare brutti scherzi...

di Francesco Destri, pubblicato il

In un periodo in cui i survival-horror sembrano volersi staccare dal modello imperante dei primi episodi di Resident Evil e Silent Hill, che negli ultimi e rispettivi capitoli hanno però tentato con successo un approccio decisamente alternativo, fa un certo effetto constatare come alcune serie siano rimaste ancorate al passato, senza aggiungere alla loro formula innovazioni nell'interfaccia, nel gameplay e nella struttura di gioco.
Project Zero appartiene proprio a questa frangia oltranzista di horror-game e fin dai suoi esordi ha dimostrato di saper competere a testa alta con i capolavori del genere, scegliendo come tratto distintivo l'orrore soprannaturale al posto dello splatter e la "lentezza" come arma per avvolgere ancor di più il giocatore nelle trame inquietanti (e da tipica ghost-story) della serie.

LA CASA DEI SOGNI

Eppure, contrariamente al rivoluzionario cambiamento di Resident Evil 4 e, in minor parte, di Silent Hill 4: The Room (ma non dimentichiamo un piccolo gioiello del calibro di Obscure), Project Zero giunge al suo terzo appuntamento in quattro anni proponendo bene o male la stessa formula di sempre, seppur con un discreto arricchimento in fase narrativa e con l'aggiunta di alcuni elementi gradevoli che vedremo in seguito.
Per ora basta sapere che il survival-horror meno sanguinoso di sempre propone nuovi personaggi e una nuova trama che ci vede impersonare la fotografa freelance Rei. Sconvolta dopo la scomparsa del fidanzato morto in un incidente stradale, Rei scorge durante un servizio fotografico il suo amato mentre entra in una casa abbandonata. Lo segue disperatamente si ritrova tra stanze e corridoi bui dove gli unici rumori sono lamenti infantili che terrorizzerebbero anche un monaco buddista, ma del suo ragazzo non vi è traccia; tutto a un tratto si materializza uno spirito che si lancia contro Rei e la colpisce con una lama tagliente.
Stacco improvviso e ci ritroviamo nella camera da letto di Rei che si risveglia all'improvviso ansimando; era solo un sogno, ma la giovane non sembra sconvolta più di tanto e nella disperata ricerca del suo amato ogni volta che si addormenta torna in quella casa dove si nascondono fantasmi e spiriti pronti a manifestare tutto il loro odio e la loro violenza.
Inizia così Project Zero 3: The Tormented, che fin dai primi istanti di gioco ci catapulta in un'atmosfera malsana e orrorifica degna dei migliori incubi di Silent Hill o meglio del quarto capitolo della saga horror di Konami.
Come in Silent Hill 4: The Room anche qui lo svolgimento del gioco si divide tra una sezione "normale" nell'appartamento di Rei, che funge da rifugio e da punto di partenza per le incursioni oniriche nella casa, e le classiche (e ben più importanti) location piene di fantasmi e anche di qualche enigma da risolvere.

TRE FOTOGRAFI A CACCIA DI SCOOP

È infatti un survival horror vecchio stampo questo di Tecmo, con il classico menù secondario dove utilizzare le erbe curative del caso, guardare la mappa e leggere le annotazioni scritte da Rei su un blocco di fogli, con l'unica eccezione dell'assenza di armi. Scordatevi quindi fucili, pistole, machete o coltelli; la nostra unica risorsa contro gli spiriti che infestano la casa sarà una macchina fotografica con cui inquadrare i nemici, scattare una foto e farli così sparire. Da questo punto di vista Project Zero 3: The Tormented si rivela un perfetto discendente dei suoi due predecessori, non aggiungendo nulla nella gestione dei "combattimenti" (se così si possono chiamare) o nell'approccio all'originale concezione di scontro con il nemico.
Per sconfiggere gli spiriti non basta solo fotografarli (in questo caso si passa dalla terza alla prima persona), ma bisogna farlo da più vicino possibile così da aumentare i danni inferti e guadagnare più punti. Inutile dire che una simile scelta aumenta non di poco la tensione e la frenesia durante le sessioni di gioco, costringendo il giocatore ad aspettare l'ultimo istante prima di scattare la fotografia con uno spirito ghignante e malvagio a pochi centimetri di distanza. L'aspetto terrorizzante della saga è insomma rimasto invariato rispetto al passato e ciò anche per merito di nemici ancor più spaventosi, di ambientazioni da vero incubo (Silent Hill docet) e di un livello di difficoltà più alto rispetto al precedente episodio, criticato dai fan proprio per la sua facilità e scarsa longevità.
Girovagare per simili ambienti con solo una torcia elettrica e una macchina fotografica, circondati da lamenti, urla, sibili e voci straziate farà un enorme piacere a chi ama i survival horror e anche gli enigmi si sono rivelati ben fatti, non costringendo mai a ritornare sui propri passi per intere location e risultando abbastanza logici per chi ha già un minimo di esperienza con la serie. La vera novità è se mai rappresentata dall'aggiunta di altri due personaggi giocanti, l'assistente di Rei (Miku, già vista nel primo episodio) e Kei, un amico del fidanzato di Rei. Questi due nuovi ruoli ci permetteranno di utilizzare diversi tipi di macchine fotografiche e di scegliere approcci leggermente differenti da quanto visto impersonando Rei, ma bisogna ammettere che il gameplay non ne risente più di tanto e che la loro presenza non è stata sfruttata al meglio.
È solo la trama infatti a guadagnarci in profondità e in sfaccettature, ma scordatevi le implementazioni cooperative e interattive di Resident Evil 4 o di Obscure, che riuscivano per davvero a fare dei compagni di gioco un elemento aggiuntivo di notevole profondità.

SPAVENTI IMPERFETTI

Per il resto tutto sembra essere uscito direttamente da Project Zero II: Crimson Butterfly e questo non depone certo a favore dell'originalità. Alcuni ambienti di gioco sembrano davvero identici a quelli del precedente capitolo della serie e la stessa interfaccia non è cambiata per nulla, contribuendo così a un senso di deja-vu molto accentuato, soprattutto quando ci si imbatte in alcuni filmati di intermezzo che preannunciano situazioni e sorprese non proprio di primo pelo. A non convincere del tutto è anche una certa lentezza nei movimenti dei nostri tre alter-ego e dei nemici, che in alcuni punti rischia di far diminuire quella sensazione di urgenza e di frenesia tipica della serie, ma anche gli ambienti di gioco, perfettamente riusciti nella loro volontà di incutere timore e angoscia, tendono ad assomigliarsi troppo con la conseguenza di farci perdere l'orientamento e di non sapere bene dove andare e cosa fare.
Limiti forse trascurabili per chi bada solo al "nocciolo" (e quindi paura, spaventi e adrenalina a mille), ma di una certa importanza per chi non si accontenta del minimo indispensabile e per chi è alla ricerca di un survival-horror maturo e davvero avvincente. Lo stesso discorso può essere fatto per il comparto grafico, dove non assistiamo a quel salto qualitativo che c'era stato tra il primo e il secondo capitolo della serie. Nonostante ciò, l'impatto complessivo è più che buono, grazie a filmati inquietanti e ben realizzati, ad animazioni quanto mai credibili (soprattutto quelle evanescenti dei fantasmi) e a piccoli tocchi di classe (riflessi, tessuti che si deformano al contatto, la fiamma delle candele che vibra al nostro passaggio), importanti nel definire l'atmosfera oppressiva del gioco in tutta la sua importanza.
Non siamo ancora al livello di un Resident Evil 4 per quanto riguarda i modelli poligonali e la cura nei dettagli dei personaggi, ma quello visivo può dirsi un ostacolo superato brillantemente così come quello sonoro, che ad esclusione di un doppiaggio discutibile (il livello di riverbero è troppo alto e le voci dei protagonisti non riescono a trasmettere grande inquietudine) riesce perfettamente nel suo ruolo, ovvero spaventare con piccoli ma preziosi elementi ambientali e vocali più che con musiche ad effetto. E ora cediamo la parola al commento finale.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
La promozione a pieni voti non gliela toglie nessuno, eppure Project Zero 3: The Tormented avrebbe potuto regalare soddisfazioni ancora maggiori se gli sviluppatori avessero osato di più. Stiamo infatti parlando di un titolo troppo legato al predecessore come interfaccia di gioco, ambientazioni e gameplay, tre elementi che per chi segue la serie dagli inizi hanno riservato davvero poche sorprese. Eppure, nonostante un fattore-originalità piuttosto basso e una realizzazione tecnica non allo stato dell'arte (seppur ammirevole), il gioco avvince e regala una quindicina di ore cariche di tensione e di suspense come dovrebbe fare ogni survival-horror che si rispetti, aggiungendo rispetto al passato due nuovi personaggi giocanti e una trama più articolata, anche se non originalissima, per chi è appassionato di cinema e di letteratura fantastica giapponese. Ne risulta un titolo solido e longevo a cui però manca quel tocco di personalità in più per ergersi al di sopra dei due pur ottimi predecessori, ma chi non ha mai avuto la fortuna di fotografare fantasmi su una PlayStation 2 troverà di che popolare i suoi peggiori incubi. Tutti gli altri invece non si aspettino rivoluzioni copernicane... rimarrebbero parecchio delusi.