Genere
Avventura
Lingua
ND
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
27/12/2014

Project Zero 5

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Datasheet

Produttore
Nintendo
Sviluppatore
Tecmo
Genere
Avventura
Distributore Italiano
Nintendo Italia
Data di uscita
27/12/2014

Lati Positivi

  • Atmosfera a fiumi, con pochi mezzi.
  • GamePad integrato nelle meccaniche.
  • Regala sessioni piene di inquietudine.

Lati Negativi

  • Comparto tecnico superato.
  • Meccaniche non digeribili per tutti.
  • Problemi con l'inquadratura della Camera Oscura.

Hardware

Project Zero: Maiden of Black Water sarà disponibile dal 30 ottobre in esclusiva su WiiU. La copia fisica del gioco, distribuita solo in Limited Edition, è praticamente andata a ruba presso tutti i rivenditori. In digitale il gioco (13 Giga) sarà disponibile nel comodo formato Free to start: i primi due capitoli sono scaricabili liberamente, dopo di che per continuare a giocare bisognerà acquistare la versione completa del gioco.

Multiplayer

Nessuna modalità disponibile.

Modus Operandi

Abbiamo giocato Project Zero: Maiden of Black Water grazie a un codice download gentilmente fornitoci da Nintendo.

Link

Recensione

Il survival è sopravvissuto

Project Zero: Maiden of Black Water torna alle origini del genere, nel bene e nel male.

di Claudio Magistrelli, pubblicato il

Spesso per farsi un'idea generale di quel che ci si può aspettare da un film è sufficiente osservarne con attenzione la prima scena. Nella maggioranza dei casi nei primi 5-6 minuti già compaiono tutti quegli elementi che finiranno per caratterizzare il resto della pellicola. Provate a pensare al vostro film preferito e vi stupirete di quanto questa teoria sia attendibile. In realtà si potrebbe azzardare il medesimo esercizio anche col videogioco, ottenendo risultati altrettanto sorprendenti.
Prendiamo ad esempio (a caso, ovviamente) l'incipit di Project Zero: Maiden of Black Water. Il nuovo capitolo della saga nota anche col nome di Fatal Frame accoglie il giocatore con un'inquadratura stretta sulle acque torbide che ospitano il corpo privo di sensi di una giovane. Lentamente la ragazza si risveglia, i suoi vestiti madidi d'acqua lasciano generosamente intravedere le curve sottostanti. Nonostante si trovi nella piccola sala di una strana, inquietante e apparentemente disabitata costruzione in legno, per altro parzialmente allagata, la ragazza non è sola. Dal nulla altre forme femminili emergono dall'acqua, membra di oscure presenze si allungano fino ad afferrare il corpo della giovane, trascinandola verso un ignoto, ma probabilmente tragico, destino.
Project Zero: Maiden of Black Water è tutto qui. Un horror la cui trama pesca esplicitamente a piene mani dal vasto repertorio cinematografico di genere del sol levante (immaginatevi atmosfere alla The Ring per citare l'esponente più noto dalle nostre parti) in cui l'acqua e le presenze sovrannaturali sono elementi centrali, senza tralasciare una certa attenzione tra il voyeuristico e il morboso per il corpo femminile. Quest'ultimo è sicuramente l'elemento che più sorprende tenendo conto del fatto che il gioco è in uscita esclusivamente su WiiU, console contraddistinta da una line-up pensata quasi esclusivamente per il gioco in famiglia.

Un certa insistenza tipicamente giapponese sull'abbigliamento intimo rivelato alcune pose potrebbe disturbare qualcuno. - Project Zero 5
Un certa insistenza tipicamente giapponese sull'abbigliamento intimo rivelato alcune pose potrebbe disturbare qualcuno.

SALVA LA TUA VITA CON UN CLICK

Per comprendere i motivi che hanno portato a questo improbabile sodalizio bisogna dunque cercare altrove un elemento di contatto. Magari nell'appeal che Nintendo può ancora vantare in Giappone, in un mercato in cui la vendita di home console pare essere giunta al tramonto. Ma forse è meglio concentrasi su un qualcosa di più concreto, rappresentato nello specifico dalle meccaniche di gioco che da sempre caratterizzano Fatal Frame, ovvero l'uso di una macchina fotografica – chiamata Camera Obscura – come unica arma con cui affrontare e sconfiggere gli spiriti, l'ideale per una console che può contare su un GamePad munito di schermo e sensori di movimento.
Il concept stesso di Project Zero sembra essere stato ideato con una periferica simile in mente, al punto che viene del tutto naturale alzare il GamePad e portarlo di fronte al viso quando la nostra vista periferica viene allertata dalla presenza di un fantasma nei paraggi, gli occhi ben concentrati sullo schermo e l'indice pronto a premere ZR, proprio dove un tempo si sarebbe trovato il tasto dell'otturatore di una macchina fotografica. Come già ripetuto più volte su queste pagine il GamePad però è da sempre croce e delizia di WiiU, e nemmeno questo caso fa eccezione. Da un lato il caratteristico controller di WiiU consente di dare vita a meccaniche precluse a qualunque altra console in commercio, di contro però il suo utilizzo non convince mai davvero fino in fondo. Questa volta i problemi non sono concettuali, alternare sul suo schermo mappa e Camera Obscura è un'ottima idea; quel che lascia più spesso delusi è il comportamento poco preciso dei sensori che troppo spesso sballano l'inquadratura rendendo fin troppo complesso individuare quel fantasma che prima del passaggio alla fotocamera si trovava esattamente davanti a noi. Certo, l'espediente finisce per aumentare la tensione, ma il trucchetto è davvero troppo troppo gratuito.

L'acqua è un elemento centrale: più i vestiti della protagonista si impregnano di acqua, più alta la probabilità di imbattersi in fantasmi. Al contempo però anche la quantità di danno inflitto dalle foto aumenta di conseguenza. - Project Zero 5
L'acqua è un elemento centrale: più i vestiti della protagonista si impregnano di acqua, più alta la probabilità di imbattersi in fantasmi. Al contempo però anche la quantità di danno inflitto dalle foto aumenta di conseguenza.

LA' SUI MONTI CON GLI SPIRITI

Ad essere onesti, il gioco in fondo riesce comunque a trasmettere un salutare senso di inquietudine con gli scarni strumenti a sua disposizione. A partire da una grafica certo non lussuriosa, limitata da texture dalla risoluzione spesso scadente e da modelli poco dettagliati e fin troppo ripetitivi, ad eccezione di quelli delle protagoniste, cesellati con minuzia di dettagli per dare corpo a un'innocenza ambigua che si concretizza in pose ed espressioni condite da gridolini che volutamente strizzano l'occhio a un certo immaginario erotico. Intorno a loro abbonda la vegetazione fitta e umida che ricopre i fianchi del monte Hikami, un luogo divenuto macabra meta turistica per il gran numero di suicidi commessi lungo le sue pendici che ospitano un celebre santuario e parecchi oscuri misteri millenari.
Giocato nelle giuste condizioni, con pochissima luce e senza fastidiose distrazioni esterne, Project Zero: Maiden of Black Water riesce in più di un'occasione a incutere genuini brividi facendo ricorso agli strumenti più antichi del mestiere. Non sono però le cupe ambientazioni o la trama costellata di eventi sovrannaturali le uniche responsabili delle abbondanti dosi di ansia e tensione che accompagnano il giocatore verso notti insonni e risvegli improvvisi. La principale arma utilizzata da Koei – coadiuvata per l'occasione da Nintendo stessa – per garantire frequenti balzi sulla sedia è il ricorso a una legnosità nei controlli tranquillamente paragonabile a quella che accompagnava gli albori del survival horror.
Eseguire manovre all'apparenza semplici, come girare da fermi sul posto o invertire la direzione di marcia, si risolve sempre in un incastro di dita ed inquadrature da cui si riesce ad uscire solo qualche secondo più tardi, ormai fatalmente spaesati. Aggiungeteci i saltuari intoppi nell'inquadratura della Camera Obscura via GamePad e provate ad immaginare cosa succede quando si prova a sfuggire dalle grinfie di un fantasma ormai troppo vicino, sia che ci si trovi negli angusti interni di una qualche macabra struttura sia che ci si stia muovendo nella labirintica vegetazione che la circonda.
D'altro canto Project Zero non si pone certo come un innovatore nel genere del survival horror, anzi proprio a causa di una certa deriva action di altri gloriosi esponenti – stiamo pesando tutti a Resident Evil, vero? - il gioco fa di questa sua adesione a canoni estetici e ludici del passato uno dei suoi punti di forza. Non si spara un colpo, vero, ma la Camera Obscura funziona quasi come una pistola, con le pellicole più o meno efficaci contro le oscure presenza da conservare come proiettili. A dirla tutta il sistema di combattimento è uno degli aspetti più intriganti del gioco. Ciascuna foto indebolisce i nostri spiritici nemici, ma non tutte le pose sono uguali. Inquadrando alcuni punti particolari – in genere il viso – si può attivare il lock che consente di mantenere l'obiettivo fisso sul bersaglio, dopo di che ogni scatto provoca i distacco di alcuni frammenti del fantasma. Se catturati in uno scatto questi frammenti aumentano il danno inflitto, ma non bisogna indugiare troppo altrimenti finiranno per ricongiungersi all'inconsistente corpo da cui si erano distaccati, rigenerandone parzialmente la salute – sempre che si possa parlare di salute per un fantasma. Per i più temerari poi ritorna il Fatal Frame, lo scatto più efficace a nostra disposizione nonché quello che dà il titolo alla saga, da eseguire mentre il nemico sta per colpirci, pochi istanti prima che le sue braccia ci afferrino.

Soggetti multipli, numerosi frammenti e punti deboli plurimi: uno scatto da Pulitzer. Per aggiudicarsi votazioni elevate in ciascun capitolo però bisogna essere pronti a fotografare le apparizioni che compaiono qua e là solo per brevi istanti. - Project Zero 5
Soggetti multipli, numerosi frammenti e punti deboli plurimi: uno scatto da Pulitzer. Per aggiudicarsi votazioni elevate in ciascun capitolo però bisogna essere pronti a fotografare le apparizioni che compaiono qua e là solo per brevi istanti.
Al di là del ricorso alle funzioni del GamePad dunque Project Zero: Maiden of Black Water si aggrappa con estrema consapevolezza ai capisaldi di un genere ormai quasi tramontato, rivolgendosi esplicitamente a chi non si rassegna all'idea di vedere tramontare l'epoca del survival horror. Una chiarezza d'intenti sicuramente apprezzabile che porta tuttavia con sé una serie di balzelli da pagare che spaziano dal ritmo spezzettato a una generale lentezza imposta dal lento incedere delle protagoniste passando per le mini cut-scene che si attivano ogni volta che c'è da aprire una porta o da accucciarsi sotto un ostacolo per proseguire, poco digeribili all'utenza odierna.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Project Zero: Maiden of Black Water è un gioco onesto, nel senso che non prova a mascherare la sua natura dietro lustrini commerciali. Fin dal suo tutorial che cristallizza l'azione per lasciare spazio alle istruzioni rigorosamente scritte, passando per l'inventario a libro e la legnosità con cui i personaggi rifuggono qualunque progresso compiuto nel campo dei controlli, il gioco fa di tutto per aderire ai canoni del survival old school. Valutato in quest'ottica il risultato è buono, al netto di qualche problema con la gestione del GamePad per cui non ci si può attaccare a nostalgiche ricerche stilistiche. Per molti però, giovani e meno giovani che si sono lasciati gli anni '90 alle spalle, un ritorno a meccaniche ormai seppellite in un angolo nel baule dei ricordi potrebbe risultare terribilmente indigesto. Nel caso non veneriate come cimeli sacri i primi capitoli di Resident Evil, meglio saggiare la propria sopportazione con i due episodi gratuiti disponibili su eShop prima di lanciarvi nell'acquisto del gioco completo.

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