Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
51,00 euro
Data di uscita
14/4/2003

Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield

Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Sparatutto
Distributore Italiano
Ubisoft Italia
Data di uscita
14/4/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
16
Prezzo
51,00 euro

Lati Positivi

  • Tensione
  • Valido mix di tattica e azione
  • Simulativo
  • Buona interfaccia

Lati Negativi

  • Texture non all'altezza
  • Manca una tecnologia per il supporto vocale

Hardware

Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield è stato provato su un Athlon 1600+ con scheda video ATi Radeon 7500. Con questa configurazione il gioco si è dimostrato discretamente fluido, tranne nel secondo schema dove il numero di frame per secondo non ha mai superato il valore di quindici.

Multiplayer

Il gioco supporta fino a sedici giocatori. Sono presenti tre modalità cooperative ("Missione" dove si rigiocheranno i livelli per il singolo giocatore, "Caccia ai terroristi", e "Salvataggio degli ostaggi") e cinque competitive. Oltre ai classici Deathmatch e Team Deathmatch, si annoverano anche "Bomba" (una squadra deve disarmare alcune bombe, mentre l'altra le deve far esplodere), "ostaggi" e "pilota" (si deve scortare un pilota armato di sola pistola alla zona di estrazione).

Link

Recensione

Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield

"L'heartbeat sensor segnala cinque elementi. Uno almeno è un ostaggio. In posizione, attendo alfa". "Verde in posizione, attendo alfa". "ALFA, VIA VIA VIA!". Cinque secondi e tutto è finito. I terroristi che tenevano in ostaggio il turista adesso riposano già in un altro mondo. Anche questa volta abbiamo fatto il nostro dovere. Antonio Maldini, scout squadra Rainbow.

di Daniele Francioni, pubblicato il

Un calo di concentrazione nel posto sbagliato può risolversi nel ferimento o nella morte dell'agente controllato dal giocatore o di uno dei suoi sottoposti. Comunque la loro dipartita non comporta necessariamente il fallimento della missione, dato che gli uomini restanti potranno comunque portarla a termine. Per questo ed altri motivi, sarà possibile cambiare in qualsiasi istante l'uomo di cui si ha il controllo. Un altro caso frequente per cui è necessario "saltellare" da una squadra all'altra deriva dall'intelligenza artificiale che manca ovviamente di quell'estro creativo che può far comodo in più di una situazione per risolvere eventi imprevisti.
A proposito dei personaggi comandati dalla CPU, il loro comportamento è discretamente valido, e soprattutto le prime volte è bene osservare il loro lavoro per capire come ci si dovrebbe muovere sul campo. Ci sono però alcune scelte criticabili, come quando si ordina agli altri agenti di sfondare una porta e lanciare una granata. L'intera operazione in questo caso viene svolta da un solo uomo, mentre gli altri si posizioneranno in fila indiana, non direttamente davanti alla porta. Il problema è rappresentato dal tempo necessario per compiere l'azione: l'agente deve aprire la porta, prendere una granata e poi lanciarla, quindi riprendere in mano il mitra e finalmente iniziare l'irruzione con i suoi compagni. C'è da chiedersi come mai non si è preferito "suggerire" all'intelligenza del gioco una soluzione simile a quella vista in SWAT 3, dove un agente apre la porta e un altro istantaneamente lancia la granata. Fortunatamente, le situazioni in cui tale scelta può essere dannosa sono poche, ma in quest'ultime si è costretti quasi sempre a passare al controllo manuale del secondo agente. Dato che il giocatore deve guidare la bellezza di otto uomini contemporaneamente, un punto critico del gioco poteva consistere nell'interfaccia. I programmatori hanno deciso di superare l'ostacolo in modo elegante, fornendo un menu circolare simile a quello di SWAT 3, richiamabile con gli appositi tasti e che in pochi istanti permette di impartire ordini ai commilitoni.
Un vero e proprio applauso va ai level designer: le mappe riescono nel non facile compito di avere un look realistico (sia dal punto di vista grafico sia architettonico) e contemporaneamente essere funzionali al gioco. In altri termini, la struttura di ogni schema permette di definire almeno cinque o sei piani, tutti egualmente validi, che porteranno alla vittoria. E' anche vero che per definire uno di questi "piani ideali", è necessario passare attraverso diversi fallimenti. Ci si può quindi chiedere cosa spinga il giocatore a riprovare svariate volte una mappa di cui, al terzo tentativo, teoricamente potrebbe già conoscere la disposizione degli avversari. Di fatto però ogni partita è diversa da quella precedente. Infatti, ogni volta che la squadra viene schierata, la posizione degli avversari cambia leggermente: se quindi durante un blitz un terrorista si ritrova in mezzo a una stanza, al tentativo seguente il medesimo terrorista pptrà essere dietro una porta, pronto a elargire il suo piombo. Inoltre anche le reazioni possono variare: in una sessione gli avversari potrebbero semplicemente fuggire impauriti, in un altra invece ci affronteranno senza timore, oppure preferiranno chiamare rinforzi, o tentare di sorprenderci da dietro (ed è una cosa che capita spessissimo, quest'ultima). Tutto ciò contribuisce a non rendere troppo frustrante il susseguirsi dei fallimeni da sostenere prima di completare una qualsiasi missione.

UNREAL ENGINE

Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield è l'ennesimo titolo mosso da una versione più o meno modificata dell'Unreal Engine, cosa che gli permette di fare un vero e proprio balzo in avanti dal punto di vista tecnico rispetto al precedente capitolo. E' bene precisare fin da subito che il look grafico del gioco Ubi Soft Entertainment risulta qualitativamente inferiore Unreal Tournament 2003, primo titolo di Epic Games (ma non in assoluto) a basarsi sull'ultima edizione di questo motore. Non vi sono qui le architetture incredibilmente dettagliate, né texture particolarmente efficaci.
Ciò nonostante l'impatto visivo è valido, anche se non stupisce come avveniva con i due recenti Unreal. Comunque i programmatori non si sono limitati a includere le varie feature offerte dal motore (tra le quali spicca l'onnipresente Karma Engine che gestisce la fisica dei corpi morti), ma si sono divertiti ad aggiungere qua e la alcuni tocchi azzeccati, come il fumo che esce dai tubi colpiti dai proiettili. A dire la verità, sotto questo punto di vista si sarebbe potuto fare leggermente di più, come per esempio aggiungere del sangue per terra quando si viene feriti. La scelta di basarsi su di un motore così popolare potrà contribuire alla formazione di una comunità di "modder" che potrebbero personalizzare i vari aspetti del gioco, allungandone ulteriormente la vita. A tal proposito, si segnala la patch in lavorazione negli studi Ubi Soft, come spiegato più dettagliatamente nel box.

MULTIPLAYER CHE PASSIONE

L'ultima produzione targata Red Storm Entertainment non manca del supporto per più giocatori. Vi sono almeno sei modelità di gioco che spaziano dal classico deathmatch, a missioni con obiettivo stile Counter-Strike (salvataggio di ostaggi o piazzamento di bombe). Ma la modalità più divertente è quella cooperativa, dove ad ogni partecipante è assegnata una squadra da comandare, per portare a termine una delle missioni presenti nel gioco in singolo. Purtroppo, se per le classiche modalità a squadre giocare via Internet non è affatto un problema (avendo a disposizione connessioni ADSL o ISDN), il discorso cambia notevolmente per la modalità cooperativa: i tempi di risposta diventano sensibilmente più lunghi compromettendo in parte l'esperienza di gioco. Ciò ovviamente non accade qualora si stia giocando in LAN, oppure con connessioni particolarmente performanti (caso più unico che raro nel panorama italiano). La pecca maggiore per quanto riguarda il gioco multiplayer è comunque l'assenza di qualsiasi supporto per le tecnologie vocali: come Counter-Strike ha dimostrato, un supporto interno al gioco sarebbe stata cosa apprezzabile, soprattutto per quanto riguarda le performance. Comunque sia, anche in questo modo il titolo rimane altamente godibile anche in linea, e la comunità dedicata sta crescendo a vista d'occhio dall'uscita della demo, a dimostrazione della bontà del lavoro svolto su questo fronte.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Anni di lavoro condensati in un unico titolo. Per ottenere cosa? Un grande gioco! Se siete fan dei capitoli precedenti, c'è da chiedersi come mai siete ancora qui a leggere queste righe, e non in negozio a comprare la vostra confezione di Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield. Se invece non avete mai affrontato un qualsiasi episodio della saga Rainbow Six, quest'ultimo rappresenta uno validissimo connubio tra tattica e simulazione e un ottimo potenziale punto di partenza. Giocare a Tom Clancy's Rainbow Six: Raven Shield significa spendere un po' di tempo nella pianificazione, per poi gettarsi al comando di una squadra di otto uomini in territorio ostile, con il fiato sul collo e la paura di finire impallinati da un momento all'altro. Ma è proprio la tensione a tramutarsi in gratificazione al termine di ogni missione. Nel complesso abbiamo un titolo non certo perfetto, ma sicuramente ben realizzato e da provare. Senza contare poi il valore aggiunto dato dal supporto per più giocatori, sia con le classiche modalità tipiche di ogni sparatutto sia in cooperativa. Consigliato!