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- Nuovo
€ 9,81
Datasheet
- Sviluppatore
- Tripwire Interactive
- Genere
- Sparatutto
- Distributore Italiano
- Steam
- Data di uscita
- 13/9/2011
- Giocatori
- 64
- Prezzo
- € 34,99
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Link
Vivere e morire a Stalingrado
Provato il nuovo astro nascente degli sparatutto bellici.
Qualche giorno fa parlavamo delle splendide qualità professionali e umane di CD Projekt Red, gli autori di The Witcher, emerse una volta di più durante la recente Gamescom. Gente che opera sul mercato in controtendenza, lasciando vuota la spunta su tutte quelle clausole con cui negli ultimi anni si è andato praticamente uniformando il modus operandi di buona parte delle software house in circolazione, sempre più sul chi va là nel trovare nuovi modi per battere cassa sulla pelle dei consumatori, tra DLC, scarso supporto e orecchio alle esigenze dei giocatori, codici anti-usato e tanto altro marcio a cui, purtroppo, ci stiamo un po’ tutti abituando. Bene, un discorso simile è applicabile in toto a Tripwire Interactive, realtà indipendente che ha dato i natali a Red Orchestra: Ostfront 41-45 e Killing Floor, due sparatutto molto amati in ambito PC, oltre che il proprio appoggio alla visibilità di progetti come The Ball e Zeno Clash. L’incontro avvenuto a Colonia col team americano ha però potuto contare su una marcia in più rispetto a quello con lo studio polacco: la disponibilità ai limiti dell’umano e l’estrema simpatia di Alan Wilson, vicepresidente di Tripwire, e Tony Gillham, producer di Rising Storm. Personaggi così alla mano, spiritosi e disposti a parlare praticamente di tutto, anche dilungandosi ben oltre il termine dell’appuntamento che avevamo fissato, con cui, con ogni probabilità, non reggerebbe il confronto nemmeno Tomasz Gop. Con la promessa di recuperare prossimamente in qualche forma il contenuto della lunga e interessante chiacchierata che abbiamo avuto con i due, in questo articolo ci contreremo sulla nostra prova sul campo del loro nuovo gioco, Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad.
HAIL TO THE PC GAMING
Ma innanzitutto le presentazioni: come il predecessore, Heroes of Stalingrad è un FPS votato al multiplayer, ma soprattutto è un titolo pensato per PC, dalla testa ai piedi. Sono dunque presenti una serie di caratteristiche che oggi dovrebbero rappresentare la norma, uno standard minimo dato tranquillamente per acquisito, e che invece, purtroppo, nel panorama attuale assumono il rango di feature da poter strillare in copertina, per dirla nella stessa, perspicace maniera con cui qualche tempo fa si è espresso a tal proposito un collega inglese. Largo dunque a campi di battaglia solcabili da 64 giocatori, con mappe dalle dimensioni scalabili per accogliere partite anche meno popolate, a server dedicati, con la possibilità di mettere in piedi il proprio privato, senza prenderlo necessariamente in affitto presso provider convenzionati, al supporto per il gioco in LAN, alla possibilità di registrare demo e fare streaming delle partire, a una configurabilità estrema della formula di gioco tanto lato client quanto server e al rilascio di un SDK con cui plasmare ancora più a piacimento il tutto, attraverso mod, mappe amatoriali e total conversion. E poi quel Rising Storm, a cui abbiamo accennato poco sopra, ovvero il primo mod per Red Orchestra 2, una total conversion ambientata sul fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale, il Pacifico, realizzata a titolo gratuito da professionisti del settore e modder navigati sotto l’egida di Tripwire. Un modo per donare al gioco base una gran bella botta di aria fresca già a pochi mesi dal lancio, evitando che capiti ciò che succede sempre più spesso a tanti altri giochi là fuori, che vedono i loro progetti amatoriali più ambiziosi rimanere in lavorazione a lungo, anche anni. Il tutto, naturalmente, senza chiedere ai giocatori di scucire mezzo euro. Ecco, forse questa sarebbe una cosa da citare orgogliosamente in copertina.


