Genere
Azione
Lingua
Inglese
PEGI
18+
Prezzo
59,90 Euro
Data di uscita
ND

Resident Evil 4

Resident Evil 4 Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Nintendo
Sviluppatore
Capcom
Genere
Azione
PEGI
18+
Distributore Italiano
Nintendo Italia
Lingua
Inglese
Giocatori
1
Prezzo
59,90 Euro

Lati Positivi

  • Emozionante e coinvolgente
  • Innovativo
  • Tecnicamente superbo

Lati Negativi

  • Prima o poi purtroppo finisce

Hardware

Per giocare a Resident Evil 4 dovremo disporre di una confezione originale del gioco e di un GameCube PAL dotato di joypad. Il gioco supporta pienamente le funzioni rumble del joypad Nintendo, mentre risulta assolutamente necessaria la presenza della Memory Card per i salvataggi di gioco. Caldamente consigliato il collegamento a un impianto audio capace di supportare la decodifica in Dolby Pro Logic II.

Multiplayer

Per sua natura Resident Evil 4 nasce e muore come gioco in single player, non prevedendo dunque alcune modalità di multiplayer.

Link

Recensione

Resident Evil 4

Resident Evil di qua, Resident Evil di là. Per mesi, per anni, abbiamo assistito a un grandissimo vociferare sui Forum della Grande Rete, dove milioni di fan hanno dato sfogo al loro immaginario nel tentativo di decifrare ogni minima immagine e informazione rilasciata da Capcom. Attesa, o più correttamente Hype, che giunge finalmente al termine in questo marzo 2005: nulla sarà più come prima.

di Nikola Togut, pubblicato il

La serie di Resident Evil non è solamente una delle più gloriose saghe di videogiochi degli ultimi anni. Sarebbe davvero riduttivo definirla così, se non altro nei confronti di un gioco che ha saputo colpire così bene l'immaginario collettivo tanto da convincere le major americane a dar vita a due pellicole cinematografiche. Ecco, forse sarebbe più corretto parlare di Resident Evil come di una splendida ed affascinante donna, ammirata, ma soprattutto desiderata ed invidiata da tutti. Come per ogni bella donna, però, anche per la celebre serie "made in Capcom" il tempo è passato inesorabile, facendole così perdere lo smalto iniziale nonostante il suo appeal rimanga tutt'ora intatto. Di certo eventuali lifting (remake) o ritocchi (seguiti) son riusciti a tenere alta l'attenzione sulla Prima Donna di casa Capcom, ma rimane fuor di dubbio il fatto che oramai nuove avvenenti fanciulle si staglino all'orizzonte, con tutta l'intenzione di fare le scarpe alla "più bella del reame", forti della loro freschezza o semplicemente di un bel paio di seni prosperosi (con il silicone son capaci tutte in fondo). Vistesi finire le risorse che fare? Tentare l'ennesimo lifting rischiando di fare la fine del viso di Micheal Jackson? - No, assolutamente no - si sarà detta la splendida donna, mentre prendeva sotto braccio il suo bel Mikami. Allora, e solo allora, un'idea balzo nella sua mente: "Mikami e se facessimo un bimbo? Sarà bello quanto lo ero io anni fa, e geniale come solamente il suo papà sa essere!". Gli occhi di Shinji si illuminarono e il suo cuore arse di un fuoco che non lo possedeva più da molto tempo. "Sì hai ragione, disse. E' giunta l'ora di dare alla luce il nostro erede... il mondo vedrà di che cosa siamo ancora capaci io e te...".

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Alzi il braccio chi di voi ha presente la storia di Resident Evil nei più piccoli particolari. Certamente gli appassionati conosceranno vita morte e miracoli della famosa ed odiata Umbrella Corporation, ma possiamo certamente affermare che a lungo andare questa storia è diventata un po' stantia, a tratti forzata. Di tutto ciò deve essersi accorta anche mamma Capcom, visto che con il quarto episodio della serie ha deciso di dare un bel colpo di spugna alla vecchia storia, sulla linea di un (quasi) totale rinnovamento che ha coinvolto pesantemente anche l'intero gameplay di gioco... Ma procediamo con ordine. Accantonata la Umbrella Corporation eccoci dunque immersi in un'altra avventura nei panni del celebre Leon (protagonista del secondo capitolo di Resident Evil), impegnati in quello che possiamo definire come il più banale e scontato dei plot narrativi: la figlia del Presidente degli Stati Uniti è stata rapita da un'associazione segreta, di cui non conosciamo praticamente nulla se non il fatto che la stessa sia animata da ben poco piacevoli motivazioni, e noi dovremo ovviamente salvarla. Storia piuttosto prevedibile all'apparenza, ma che con il prosieguo della narrazione non mancherà di riservare al giocatore piacevoli colpi di scena, nonostante la linea di base rimanga più o meno la stessa (evitando così pesanti flashback e annesse connessioni con l'intera storia della serie). Se questo potrà far storcere il naso a molti, noi riteniamo invece che mai scelta fu più azzeccata. In Resident Evil 4, infatti, la storia assume tinte e colori secondari, ponendo in assoluto primo piano la rinnovata natura "action" del gioco, rimarcando così una coerenza profonda con tutto ciò che questo capitolo rappresenta per l'intera saga: una svolta vera e propria, nonché la rivalutazione di un brand, ma avendo allo stesso tempo l'accortezza di non tradire le proprie origini. Un passo questo che ha tutto il sapore di una rinascita e che per certi versi appare più importante anche dell'avvento stesso del primo capitolo sull'ormai vecchia PSone. Stiamo esagerando forse? No... assolutamente no.

LASCIATE CHE I NON-MORTI VENGANO A ME

Caricata la nostra fida pistola eccoci dunque arrivare a destinazione, in una desolata campagna spagnola, dove teschi e tagliole ci attendono al varco nel tentativo di rimarcarci per l'ennesima volta che gli stranieri, da queste parti, non sono proprio i benvenuti. Basteranno un paio di minuti dunque per capire fin da subito che aria si respiri nel gioco, mentre una poderosa e sempre precisa telecamera ci ricorda come i ponti con il passato siano stati definitivamente tagliati. Non più rigide inquadrature, ma uno stupendo 3D; non più la sensazione di aver a che fare con un legnoso burattino, ma con un agente speciale allenato per affrontare anche l'impossibile. Ed è proprio come quest'ultimo che ci appare il redivivo Leon, dotato di una mobilità che ha del portentoso (per i vecchi dettami cui eravamo abituati) e messo perennemente al centro della scena, grazie a un'inquadratura volutamente posta alle spalle del protagonista. La prima sensazione dunque è quella di totale smarrimento, anche se ci vorranno solamente un centinaio di metri per capire come tale scelta risulti perfettamente in linea con le nuove richieste del gioco. Un centinaio di metri dicevamo, proprio la distanza che ci separa dal villaggio in cui faremo il nostro primo vero incontro con il gioco.

Finalmente, appostato dietro a un albero, potevo osservare questi strani contadini dedicarsi con apparente tranquillità ai lavori del villaggio, mentre un cadavere impalato veniva arso al centro della piazzola con una raccapricciante normalità. Intuita l'aria che tirava ben presto decisi di entrare in azione, ritrovandomi però circondato e ammutolito di fronte a un nugolo di contadini inferociti, lanciati a capofitto su di me. Fatto fuori uno, fatto fuori il secondo, la situazione divenne subito pesante per l'insistenza e il gran numero di nemici che continuavano inesorabilmente a braccarmi. Fu proprio allora, nel tentativo di riuscire a fuggire da quell'orda inferocita, che iniziai a chiedermi se esistesse una via di fuga a me sconosciuta, oppure se avessi dovuto farli fuori tutti sprecando così i miei preziosi proiettili, e se quella maledetta gallina che intralcia la strada ha un suo perché e che senso abbia quella dannata mucca nella stalla. Nel frattempo, salendo su una delle scale che portano all'interno delle abitazioni, mi illusi di essere finalmente al sicuro. Mi illusi appunto... perché mi bastarono un paio di secondi per rendermi conto della tragica realtà dei fatti: quegli esseri erano capaci di salire a loro volta le scale! Ritrovandomi con le spalle al muro optai per l'unica cosa che avrebbe potuto salvarmi la pelle... venite pure avanti ragazzi, qui c'è una signorina desiderosa di conoscervi...".

Ed è proprio da un piccolo pezzo come questo che prende piede il nuovo Resident Evil 4, mettendo nell'armadio i suoi arcinoti zombie a favore di una masnada di personaggi inferociti inneggianti la nostra morte e pronti ad aggredire in massa il tanto odiato "forestero". Le sensazioni che offre il titolo Capcom equivalgono ad adrenalina pura, in grado di farci perdere ogni ragione di fronte a una folla inferocita di nemici mai domi, in grado di far perdere la pazienza anche al giocatore più avaro (con l'uso dei proiettili) e di farlo avanzare a colpi di "you bastard!" mentre il suo fucile fa saltare le cervella di qualsiasi cosa si muova nelle sue vicinanze (ma facendo attenzione che il novello Jason non faccia altrettanto con la sua, di testa). In tutta sincerità le parole non bastano per descrivere e soprattutto provare questa estrema sensazione di goduria: l'unica cosa da fare e imbracciare a vostra volta il fucile e andare a caccia di teste.

COME FAR DI NECESSITA' VIRTU'

Naturalmente di fronte a un approccio di gioco radicalmente cambiato, anche la gestione del personaggio e gli eventi che affronteremo è mutata. La ricerca dei proiettili diverrà importante, ma nella maggior parte dei casi potremo fare affidamento semplicemente su quelli rilasciati dai nemici uccisi, prodighi di rifornimenti ma soprattutto di denaro. Anche quest'ultimo elemento fa la sua comparsa nella nuova creatura di Mikami, assieme a un inedito e prezioso personaggio: il mercante d'armi. Durante il gioco, infatti, dovremo raccogliere più denaro e tesori possibili (o sottoporci a missioni secondarie), al fine di rimpinguare le nostre finanze per l'acquisto successivo di nuove armi, o più semplicemente per potenziare quelle in possesso. Tutto ciò ovviamente rientra nella perfetta logica degli eventi, richiamando alla mente il vecchio bibliotecario di Castlevania: Simphony of the Night, da cui questo lugubre individuo sembra trarre ispirazione (deja-vù che ricalca in gran parte quello in riferimento a Metal Gear Solid, ovverosia le presenza di mini-comunicazioni tramite codec). In quest'ottica sembre trarre nuova linfa anche il sistema di gestione del proprio arsenale, stivato in una valigetta (successivamente espandibile) in cui riporre armi, munizioni e le classiche erbe medicinali avendo però cura di non riempirla troppo, pena l'impossibilità di acquisire ulteriore materiale di supporto alla nostra missione. Nell'affrontare il proprio percorso Leon avrà dunque di che pensare, e se in passato erano la risoluzione degli enigmi a dar da fare, ora è l'oculata gestione del nostro bagaglio e la scelta delle armi più consone al proprio stile di gioco a farla da padrone. I cosiddetti enigmi sono dunque andati in gran parte persi, il tutto a favore di una narrazione e di un'azione di gioco dettati da ben altri ritmi, ma in particolar modo situazioni. E anche qui una piccola citazione è dovuta, se non altro per la splendida scelta da parte di Capcom di inserire, in alcune situazioni di gioco, i famosi "quick time event" tanto cari a Shen Mue. In determinati frangenti verremo dunque chiamati a pigiare una determinata sequenza di tasti, in grado di mettere a dura prova i nostri riflessi, ma soprattutto in grado di far gustare maggiormente al giocatore alcuni momenti salienti di gioco, evitando di rilegarlo a mero spettatore ed invitandolo a dare il suo contributo allo spettacolo che si staglia dinanzi ai suoi occhi. Tutti questi elementi, coadiuvati dalla presenza di incredibili boss e dall'assenza dell'odiata ink-ribbon, danno dunque vita ad un'amalgama assolutamente strepitosa, in cui la storia fa da collante (e pretesto) a un'azione di gioco che non conosce limiti per la carica emotiva con cui riesce a coinvolgere il giocatore.

CHE MONDO SAREBBE SENZA NUTELLA?

Armi, nemici assatanati, sensazione di essere braccati... un collage perfetto, ma che Residente Evil sarebbe senza le giuste ambientazioni? E anche qui Capcom riesce a stupire alla grande, portando su GameCube un gioco in grado di spremere i suoi chip fino allo spasimo, per dar vita ad un mondo che pullula di una vita insana, allucinante e soprattutto malata. Aggirandoci per lo sterminato mondo di questo quarto episodio ci ritroveremo di fronte a villaggi in cui aleggia una pesante aria di morte, con strutture diroccate ma anche enormi magioni che donano alla perfezione il senso di quanto possa essere potente il nemico a cui ci troviamo di fronte. Tutto appare curato all'inverosimile, nato e voluto per ricreare nel giocatore uno stato di ansia e meraviglia al tempo stesso, accompagnandolo nel suo cammino fatto da strazianti urla di dolore e ridondanti voci, segno di un evidente squilibrio mentale degli antagonisti. Il poter godere dell'audio in Dolby Pro Logic II appare qui come cosa assolutamente necessaria, non solo per orientarsi meglio nella lotta con i nemici, ma soprattutto per lasciarsi trasportare in un mondo dove ogni suono ha un suo perché e una propria capacità di mettere in tensione il giocatore.
Iniziare un'avventura con Resident Evil 4 è molto probabilmente la cosa più appagante che ogni possessore di GameCube possa permettersi, in grado di coinvolgere talmente tanto da costringere il giocatore a continuare anche dopo molte ore di gioco, spinto da quell'insaziabile istinto di vedere che cosa ci aspetta alla prossima porta (che per fortuna nulla hanno più a che vedere con le vetuste porte della serie). Ma non solo, perché la sensazione e la voglia di rigiocarci rimarranno saldamente ancorate anche dopo aver terminato il gioco. E questo non solamente per la successiva presenza di una mini-avventura o di un minigioco in pieno stile far-west, ma più semplicemente perché Mikami è riuscito a dar vita a una splendida creatura da cui è letteralmente impossibile staccarsi. Uno di quei giochi dotati di una rigiocabilità assolutamente fuori dal normale, capace di trascinarci in un mondo in cui non sarà più necessario ripercorre le stesse stanze decine di volte, ma dove l'unica cosa che importa è la sete di giustizia. Giustizia che significa scendere in campo, imbracciare il nostro fucile e farli fuori tutti quei maledetti mostri. In fondo sono stati loro a cercarsela...

Voto 5 stelle su 5
Voto dei lettori
Ci sono giochi in grado di spiccare per le proprie qualità, giochi che riescono a imporsi grazie a splendide campagne pubblicitarie, o ancora giochi che rimarranno sempre e comunque delle semplici comparse sul mercato. E poi ci sono i titoli come Resident Evil 4, i capolavori appunto. Rari, attesi, alle volte addirittura supposti ben prima di prender piede in negozio. Capcom e Mikami sono riusciti a dar vita a un o di quei giochi che, assieme a Grand Theft Auto: San Andreas e Halo, resteranno per sempre nella memoria dei giocatori e verranno ricordati per aver caratterizzato una generazione intera di console. Giocare e vivere Resident Evil 4 rappresenta un'opportunità unica per il videogiocatore, ma anche e soprattutto un'esperienza irripetibile e in grado di ammaliare come la più bella delle fiabe. Tra nemici cattivissimi, incredibili colpi di scena e smaglianti ambientazioni c'è da che gridare al miracolo... sempre che il fiato non vi venga repentinamente cacciato in gola da quell'orda inferocita che aspetta là fuori... <i>Nikola Togut</i> <b>SECONDO COMMENTO</b> Dopo anni di attesa spasmodica finalmente abbiamo messo le mani su Resident Evil 4 e il giudizio è semplice: siamo di fronte a un capolavoro, un colpo da maestro del GameCube in grado di lasciare a bocca aperta l'attonito giocatore. Capcom ha stravolto la sua creatura, ha plasmato il suo capolavoro come meglio ha creduto, ha rivoluzionato una struttura di gioco che con i suoi limiti era diventata un'inutile zavorra. La saga di Resident Evil torna quindi alla luce dopo anni di immobilismo pernicioso e lo fa in grande stile: tutto è superlativo in questa produzione, a partire dall'aspetto tecnico incredibile fino alla giocabilità, dove il giocatore è continuamente immerso in un'azione incessante, frenetica, galvanizzante. L'atmosfera tutta particolare del gioco e il senso di tensione che si prova nel sentirsi continuamente braccati sono solo due pennellate di un quadro che rappresenta uno dei capolavori di questa generazione, un titolo da avere a tutti i costi. <i>Lorenzo Baldo</i>