Genere
Azione
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
3/10/2002

Resident Evil

Resident Evil Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Azione
Data di uscita
3/10/2002
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
1

Lati Positivi

  • Atmosfera ai massimi livelli
  • Nuove situazioni ben congegnate
  • Tante nuove stanze
  • Realizzazione tecnica ineccepibile

Lati Negativi

  • Cuore di gioco datato
  • Alcune animazioni rivedibili
  • Costo esagerato...

Hardware

E' necessario avere un GameCube in grado di leggere i giochi giapponesi per poter giocare a Resident Evil. La Memory Card 59 inserita nella confezione del gioco permette di salvare fino a 6 posizioni di gioco, anche se rimane in questo modo svariato spazio libero sull'unità...

Multiplayer

Non è prevista alcuna modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Resident Evil (Biohazard)

Ho perso il Tyrant e il piano che ho realizzato, che mi è costato la mia umanità, si è rivelato un fallimento. Ora qualsiasi cosa o persona si verrà a trovare sulla mia strada sarà terminato, abbattuto. E' stato così per molto tempo e continuerà a esserlo per sempre. A tutti i costi, devo farla pagare alla S.T.A.R.S – Albert Wesker, 24 luglio 1998.

di Mattia Ravanelli, pubblicato il

La mia cena questa sera include quattro Sofficini (pomodoro e mozzarella, che son finiti quelli solo formaggio) e una ProntoTecca, surrogato preconfezionato di una bistecca. Per l'esattezza uno pseudo Cordon Bleu extra lusso... Che dire, c'è di meglio. E c'è di peggio: se fossi nato (o perlomeno, se fossi morto) zombie, la gotta non me la levava nessuno. Carne, sempre e solo carne. Spesso e volentieri d'infima qualità. Nessun controllo di origine, farine animali o che so io. Credete a me: è una vitaccia (pardon, mortaccia) quella degli zombie. Chiunque sia nel mondo dei videogiochi da prima dell'altroieri avrà ben chiara in mente la deprecabile e insindacalizzabile situazione dei Non-Morti, sono ben sei anni che Capcom cerca di porci di fronte al problema, a volte con discreto successo, altre volte meno. Sta di fatto che di scioperi e manifestazioni per la regolarizzazione della situazione sindacale dei Non-Morti non se ne vedono... E' una vitaccia. Whoops!

QUELLO CHE C'E'

Pare sinceramente inutile trasformare l'arrivo di Resident Evil su GameCube (a tal proposito, vi ricordiamo la ricca Cover Story dedicata a questo evento) come l'ennesima occasione per incensare il titolo che ha reso Shinji Mikami il più invidiato tra il suo gruppo di ex-liceali. Inutile perché di Resident Evil (oggi presentato sotto la nomea nipponica di Biohazard) si è già detto e scritto tutto. I venti lettori che non fossero a conoscenza della struttura di gioco, del cuore vero e proprio del survival horror per eccellenza, sono invitati a seguire i link relativi alle recensioni di Resident Evil 2, Resident Evil 3: Nemesis e/o di Resident Evil Code: Veronica. Biohazard su GameCube è tutto quanto milioni di persone hanno scoperto, esplorato e vissuto in un marzo 1996 che ormai è consegnato d'ufficio alla storia. Capcom con questa edizione ha il merito di far compiere a se stessa un salto qualitativo non indifferente. Da anni accusata, giustamente, di riciclare se stessa con disarmante facilità, la madre di mille eroi e decine di saghe di successo con Biohazard su GameCube si evolve. Alla serializzazione senza cuore Capcom sostituisce l'idea vera e concreta di remake. Questa versione di Resident Evil non è semplicemente l'ennesimo tentativo di spillar soldi agli otaku di mezzo mondo, ma soprattutto l'occasione per gli sviluppatori di tornare a lavorare sull'opera prima, aggiustandola, giocando coi ricordi e i sentimenti di chi conosce a memoria la vecchia, tetra magione, vera e propria co-protagonista delle vicende narrate nel gioco. Resident Evil per GameCube ha un senso, la sua esistenza è più che giustificata. Chiunque veda in esso unicamente la sterile occasione per un mero esercizio di stile grafico, ha perso di vista la situazione o, molto più semplicemente, non ha provato con mano il gioco.

REMAKE ME

Paragonabile a una Collector's Edition di una delle migliori esperienze provate negli ultimi anni, Resident Evil dispensa sorprese, espansioni e strizzate d'occhio sinceramente inattese e insospettabili. Alla mappa principale di gioco, quella già percorsa (a carponi o con fiotti di sangue assortiti) nel 1996 su PlayStation, si sono aggiunte decine di nuove locazioni. Il regalo è tanto più gradito dal momento che accolgono il giocatore fin dai primissimi momenti. Scene teoricamente già viste e riviste, svuotate di ogni emotività (perché conosciute e incapaci di suscitare suspance alcuna), vengono quindi utilizzate per introdurre nuovi spazi nell'enorme mappa della villona di Mikami.
Se il cervello arriva a dire la sua nel momento in cui ci si rende (non senza qualche brivido) conto che il sistema di controllo e ogni elemento strutturale di gioco è rimasto pressoché invariato rispetto al passato, è il cuore che corre in aiuto, sobbalzando quando "qualcosa che si sa, doveva succedere, non è successo". Tranquilli, succederà. E' questo il metodo con cui gli sviluppatori prendono per il naso il giocatore e rileggono la loro creatura: in questo senso Resident Evil è un remake, perché fa parte di un progetto che è completato dall'originale edizione a 32 bit e conta sul fatto che il giocatore abbia preso parte all'avventura versione 1996.
L'inclusione di nuovi puzzle, di nuovi nemici e la risoluzione di antiche situazioni da effettuarsi in maniera inedita contribuisce a sollevare l'altrimenti gravoso strato di polvere dal gioco. Il metodo e le soluzioni con cui i nemici sono stati rivitalizzati e rivalutati (non diciamo molto per non togliere a Resident Evil la sua unica vera funzione, quella di stupire chi già conosce il gioco) contribuisce alla decisione di togliersi il cappello, senza esitazioni, di fronte agli sviluppatori giapponesi.

ORRORE E MERAVIGLIA

Come detto Resident Evil su GameCube è anche (e non solo, anzi) una dimostrazione di forza dell'hardware Nintendo. Non c'interessa, sinceramente, disquisire su fondali bidimensionali e via dicendo. La situazione è questa: il gioco appare semplicemente strabordante, ricco com'è di modelli poligonali capaci di lasciare senza fiato (in tal senso le inquadrature aiutano ad apprezzare solo in pochi casi), di texture dalla pulizia e dalla verosimiglianza che sorprendono e da un'attenzione stilistica e quantitativa per il dettaglio che porta a sorrisi distesi e ripetuti. L'ascia che strugge le coronarie sono le animazioni, legate indissolubilmente alle loro origini su PlayStation. Pochissime le movenze realizzate ex novo per questa versione Super Sciccheria di Resident Evil, peccato... Apprezzabili invece gli sforzi per rendere più pericolosi e credibili (si fa per dire) i nemici: gli zombie corrono, inseguono, in alcuni sparuti casi addirittura aprono porte o tendono agguati ai nostri eroi... niente male. Per loro ovviamente.
Il grande sforzo grafico e concettuale è però stato posto nella realizzazione degli effetti d'illuminazione e di ombre. Gran parte delle stanze già "conosciute" sono tinteggiate a nuovo da candele, riflessi, ombre proiettate e distese nervosamente sui muri, sui volti dei personaggi... Un gioco come Resident Evil, che fa dell'atmosfera la sua componente principale, trae linfa vitale e ossigeno a piene mani da un restyling simile. Discorso più che simile è fattibile per quanto riguarda il sonoro, che offre mugolii sempre più convincenti, ansimi lugubri e pochi ma azzeccatissimi temi musicali. Peccato solo che manchi un vero sistema di codifica audio in grado di offrire reali effetti di surround... Sarà per la prossima (costosa) puntata.

MEDAL OF HONOR

Il discorso centrale quando si parla di questo Resident Evil verte attorno a come deve essere concepito ed eventualmente accettato il gioco. Chi si sentisse derubato nello spendere decine di Euro per un gioco che è innegabilmente vecchio, non può che avere ragione. Stesso discorso per chi intravede nella Rinascita di Resident Evil un momento emozionante, unico e ricolmo di classe e momenti di apprezzabile terrore. Difficile dare una valutazione netta: di certo nessuno si aspettava di più da un progetto che contiene nel suo DNA tutti i suoi limiti, possiamo dire con altrettanta certezza, però, che questa volta Capcom lo sforzo l'ha fatto e i risultati sono apprezzabili. A ogni giocatore decidere se si tratta di un'occasione per dare un secondo sguardo a un gioco mai approfondito ai tempi, o se ritenere Resident Evil per GameCube il primo, vero survival horror. E come tale incensarlo a vita.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Non è una banale e semplice scusa per scroccare alla gallina dalle uova d'oro l'ultima frittata multi milionaria, Resident Evil su GameCube è forse una delle prime vere occasioni in cui l'industria del videogioco riflette sul significato di remake, introducendo e valorizzando il prodotto in maniera intelligente. Questo non toglie che il gioco sia caratterizzato da evidenti limiti, congeniti, solo in parte limati dalle buone idee introdotte (le armi difensive che permettono di scrollarsi di dosso un nemico pericoloso, come se si usasse una smart bomb insomma…). La realizzazione grafica maiuscola è in grado di svitare mascelle a profusione e l'altissimo numero di nuove stanze e di puzzle rivisitati rendono consigliabile a chiunque l'acquisto. Ciò non toglie che aspetteremo con maggiore ansia il capitolo 0 e il chiacchieratissimo Resident Evil 4. Nel frattempo è possibile crogiolarsi nel ricordo e abbandonarsi alle atmosfere irripetibili di questo primo capitolo…