Genere
Azione
Lingua
Inglese
PEGI
ND
Prezzo
$ 9,99
Data di uscita
ND

Revenge of the Wounded Dragons

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Datasheet

Sviluppatore
Wanako Games
Genere
Azione
Distributore Italiano
PlayStation Store
Data di uscita americana
23/11/2009
Lingua
Inglese
Giocatori
2
Prezzo
$ 9,99

Lati Positivi

  • Azione veloce, soprattutto in due
  • Genere di cui si sente la mancanza
  • Il prezzo ridotto permette di sorvolare su alcune imperfezioni

Lati Negativi

  • Ritmo di gioco ripetitivo
  • Il piano di gioco bidimensionale castra l'azione serrata
  • Tempi di caricamento eccessivi

Hardware

Per provare questo tuffo nel passato dei beat'em up bidimensionali è necessaria una PlayStation 3 con accesso al PSN.

Multiplayer

L'avventura è affrontabile anche in due, in modalità cooperativa.
Hands On

Nuovi vecchi dragoni del beat'em up

Una vendetta dal sapore retrò.

di Fabio Mogavero, pubblicato il

Due fratelli – maglietta rossa, maglietta blu – alla ricerca di una ragazza rapita ma soprattutto in cerca di vendetta per l’assassinio del proprio maestro d’arti marziali, iniziano un viaggio nel corso del quale abbatteranno, uno dopo l’altro, gli scagnozzi di una violenta banda criminale. A suon di calci e pugni si faranno largo tra la feccia umana calcando diversi luoghi e ambientazioni e, di boss in boss, fino al confronto finale con colui che rappresenta la causa di ogni male.
Se tutto ciò vi sembra un canovaccio familiare, no, ovviamente non sbagliate. Ma non stiamo per parlare di un gradito remake di Double Dragon, bensì di un omaggio ai confini del plagio del classico Taito, nonché di un pastiche di elementi estratti da una manciata di canoni del videogioco moderno.

Vecchie storie, gloriose contaminazioni

Revenge of the Wounded Dragons si presenta come un classico picchiaduro bidimensionale “vecchia scuola”: un tasto deputato ai pugni, uno per sferrare calci, l’altro per saltare. Un nemico via l’altro si procede attraverso i sei capitoli dello Story Mode in solitario o, preferibilmente, in compagnia.
Vien da sé che la formula che tanto andava in voga negli anni 80/90, oggi presti il fianco all’obsolescenza e alle maggiori aspettative del pubblico contemporaneo: gli sviluppatori han cercato di porre rimedio a questa evidente falla strutturale miscelando le vetuste dinamiche sopra descritte con elementi platform in alcuni casi poco velatamente citazionisti di alcuni pezzi grossi del passato. Attraverseremo allora una verde foresta sopra un tronco galleggiante come se fossimo porcospini blu ed eviteremo persino bidoni lanciati da una piattaforma all’estremità di tre scale, saltando da una all’altra allo scopo di evitare i grossi oggetti di donkeykonghiana memoria.
Il pretesto narrativo sembra essere volutamente impreciso, raccontato com’è da cut-scenes composte da immagini disegnate alla stregua di fumetti (la cui pessima risoluzione non fa per nulla onore ai 720p strillati nella descrizione del gioco), con largo uso di inserti e split screen. Attraverso i capitoli del gioco si dipana così una storia grazie alla quale possiamo riempire lacune ed elisioni pescando da una manciata di clichè: un vecchio è stato ucciso (il nonno, il maestro di arti marziali? Probabilmente entrambi…), una ragazza è stata rapita (la ragazza di uno dei fratelli? La sorella?...entrambe?). Semplice e grezzo. Ma davvero ci serve altro? Ci sono i cattivi; c’è una ragazza da portare in salvo; c’è il "button mashing". C’è tutto.

More of the "old" same

Il sistema di combattimento è semplice e immediato come ci si potrebbe aspettare: colpo alto, colpo basso. Il "button mashing" è largamente incoraggiato e spesso si rivela la “tattica” migliore anche contro i boss di fine livello, permettendoci di inanellare inaspettate combo che nella maggior parte delle volte manderanno l’avversario al tappeto. Una lieve variazione a ciò è data dalla presenza di un paio di mosse combinate tra i due guerrieri nonchè dalle mosse finali, praticamente fini a se stesse ma apprezzabili almeno durante il primo paio d’ore: i nemici stesi e storditi possono essere sistemati definitivamente con una serie di testate, gomitate, potenti pugni allo stomaco e rotture di ossa (più o meno vitali) assortite. Ad ogni modo niente di così notevole, specialmente dopo i primi livelli di accomodamento.
Pestando le mani caricheremo inoltre una barra posta alla base dello schermo il cui completo riempimento porterà il combattente da noi controllato in uno stato “di berserk”, grazie al quale potrà essere più veloce e letale.
Non mancano armi (coltelli, mazze da baseball, pistole, molotov…) e oggetti contundenti (botti, sacchi di farina, pesci essiccati…) che ci aiuteranno a fronteggiare i delinquenti che incroceremo nelle strade asiatiche che andremo a calpestare.
Una ventata di novità è portata dalla presenza di minigiochi - tra una sezione e l’altra - da affrontare in split screen contro il nostro partner che si trasformerà per l’occasione in avversario: completa per primo un dato labirintico percorso; raccogli per primo determinati oggetti, eccetera…

Recrudescenza beat'em up

L’impatto visivo è modesto ma largamente sufficiente dato il prezzo budget e la conseguente consapevolezza di non trovarci di fronte a una grande produzione. Potrebbero, ad ogni modo, far storcere il naso certe imprecisioni e superficialità, come vedere l’immagine del nostro avatar riflessa sull’acqua con contorni sbiaditi e “spixellati”. A parte qualche piccola limitazione, però, il mondo 3D creato da Wanako Studios si comporta in modo decente e ben supporta le meccaniche 2D dello scrolling orizzontale nel procedere dei pestaggi.
Il prezzo accessibile concesso dalla distribuzione tramite PSN permette di sorvolare, insomma, sulle imperfezioni, sulle asprità visive e sui difetti in generale del gioco: certo una maggiore varietà, al di là delle mere citazioni, sarebbe stata molto gradita ma ancor più apprezzabile sarebbe stata la possibilità di sfuggire all’anacronistica meccanica di gioco 2D tramite la concessione di un minimo piano d’azione tridimensionale, dal quale il gioco avrebbe tratto grandiosi benefici.
Tirando le somme questo Revenge of the Wounded Dragon non è il titolo in grando di farci archiviare il periodo d’oro dei beat’em up a scorrimento. Ciononostante, gli inguaribili nostalgici del genere saranno ben lieti di passare una manciata di ore a pestar pulsanti e scagnozzi isoforme prima di tornare, sospirando, all’ennesima maratona tra i familiari punk di Street of Rage.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Revenge of the Wounded Dragons mira direttamente al cuore di coloro che hanno lasciato un pezzo della loro identità videoludica nei beat'em up degli anni che furono e mai sono più riusciti a ritrovarla. In questo gioco troveranno un palliativo per passare qualche ora con i cari vecchi picchia-picchia. Purtroppo il gioco non è all'altezza delle aspettative dei tempi moderni, che impongono standard minimi di ben altro livello, sia a livello tecnico che di varietà; ad ogni modo i combattimenti "vecchio stile", uniti ad un'avventura affrontabile in multiplayer cooperativo e ad una certa varietà di ambientazioni (nonchè alle più o meno esplicite citazioni videoludiche) fanno di Revenge of the Wounded Dragons un gioco da provare, specialmente se si è affamati di questo genere.

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