- Nuovo
€39,90€ 27,99
Datasheet
- Produttore
- Nintendo
- Sviluppatore
- Nintendo
- Genere
- Rhythm Game
- Distributore Italiano
- Nintendo Italia
- Data di uscita
- Secondo trimestre 2012
- Data di uscita americana
- 13/2/2012
- Data di uscita giapponese
- 21/7/2011
- Lingua
- Inglese
- Giocatori
- 1
Lati Positivi
- Semplice e irresistibile
- Motivetti trascinanti
- Stile inconfondibile
Lati Negativi
- Muliplayer poco strutturato
- Il gioco "giocato" è poco permissivo
- Uscita sul mercato italiano non proprio tempestiva...
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Link
Batti il tempo! Se ci riesci…
Beat the Beat: evoluzione dello “schiacciapensieri”
Chi è stato bambino negli anni ’80 avrà sicuramente avuto un momento della propria infanzia in cui il desiderio più ardente era rappresentato da uno “schiacciapensieri”. Così chiamati da Polistil, questi semplici giochi elettronici con schermo a cristalli liquidi raggiunsero la loro espressione più compiuta nella serie Game & Watch di Nintendo. A distanza di trent’anni, solo la grande N è ancora l’unica in grado di riuscire a preservare intatto quell’entusiasmo puerile e riversarlo in un’opera contemporanea. Quest’opera prende il nome di Beat The Beat: Rhythm Paradise - più che un canto, una danza del cigno per Nintendo Wii.
Cavie
Alla base dell’esperienza c’è il ritmo, forse… Visto con gli occhi di un antropologo o di un sociologo illuminati, il titolo di Nintendo ha un che di meccanico e disumanizzante: per tutto il tempo non si fa altro che rispondere in maniera pavloviana agli input forniti dallo schermo (e dall’impianto audio), premendo un solo pulsante (A) o, al massimo, due pulsanti insieme (A+B). Se da un lato ci si sente come topi da laboratorio, dall’altro si ha a che fare con la pura essenza del game design. Un po’ come quando John Lennon affermava che avrebbe voluto comporre una canzone con un’unica nota.
La chiave di tutto è il tempo. E, nel misurare il tempo, Beat the Beat è un direttore implacabile. Non è concesso il minimo sgarro: se il ritmo non scorre nelle vene, si è fuori dal gioco. Cambi improvvisi di ritmo, controtempi, pause inaspettate e disturbi consapevoli (tanto a livello di audio quanto di immagini) rendono l’esperienza ludica un test che mette davvero alla prova il proprio senso musicale, con l’aggravante che un’attività potenzialmente disumanizzante diventa così persino frustrante.
L’ultima…
Tuttavia, dietro a questo meccanismo c’è Nintendo. E questo significa, in definitiva, un’esperienza tutt’altro che disumanizzante e frustrante, sfociando nell’ossessività della temutissima “ultima partita e poi smetto”. La follia delle situazioni proposte, la presentazione delle stesse e le melodie subito orecchiabili (e, nel peggiore dei casi, indelebili dalla mente) fanno di Beat the Beat un classico del ritmo, l’esercizio definitivo per chi crede di possedere la musica che scorre nelle vene.

A tutti quei giocatori per cui il tempo ha a che fare soprattutto con le variazioni meteorologiche, resta la magra consolazione di poter studiare una performance perfetta, oppure saltare a piè pari da un gioco a quello successivo dopo il terzo fallimento consecutivo. I mini giochi in questione sono raggruppati in moduli da 5, in cui il quinto è un remix dei precedenti quattro. Se non si commettono errori durante l’esecuzione si viene premiati con una medaglia. Accumulare medaglie permette di sbloccare altri mini giochi, che hanno a che fare sempre con il tempismo e meno con il ritmo vero e proprio (come caricare una macchina a molla quanto basta per farla fermare esattamente davanti alla sagoma disegnata sul fondale).
Varietà
L’aspetto più sorprendente è dato dalla varietà. Com’è possibile, data la natura dell’interazione a un solo pulsante? Per capirlo bisogna provare, magari salvando il romantico appuntamento di due marmotte calciando lontano i palloni che arrivano dai campi scolastici, oppure coordinando un consiglio di amministrazione composto da soli cani o, nei panni di un wrestler, superare un’intensa sessione di interviste… Ci sono più di 50 mini giochi, ognuno unico nel suo piccolo (anche se alcuni sono molto meglio di altri), tutti caratterizzati da uno stile a tinte piatte e linee spesse che denota una precisa cifra stilistica, coreografia funzionale e ideale di un’esperienza sonora varia e trascinante. D’altro canto non potrebbe essere altrimenti, dato che se non si batte costantemente il piede o non si tiene il ritmo ciondolando la testa, diventa quasi impossibile superare le sfide proposte.

L’eccellenza del single player non viene purtroppo corrisposta nella versione a più giocatori, chiaramente un’aggiunta di cui si sarebbe potuto fare a meno, dato che il modo migliore per giocare è quello di strapparsi di mano il telecomando Wii per superare una prova, dimostrando così di essere migliori dei propri amici o semplicemente più sobri.
Ancora una volta, quindi, Nintendo stupisce con una produzione decisamente “casual” nella presentazione e tremendamente “hardcore” nello sviluppo delle sue meccaniche, riuscendo così ad accontentare contemporaneamente tutti i tipi di pubblico. L’importante è non fermarsi mai a pensare al perché lo si stia facendo…




