Datasheet
- Produttore
- Deep Silver
- Sviluppatore
- Deep Silver
- Genere
- Gioco di Ruolo
- Distributore Italiano
- KOCH Media
- Data di uscita
- 1/8/2014
Lati Positivi
- Molto frenetico
- Buona co-op
- Tecnicamente pregevole
Lati Negativi
- Manca il loot
- Troppo lineare
- Monotono e ripetitivo
- Progressione poco stimolante
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Un'inaspettata rivoluzione
Keen Games stravolge una delle serie ruolistiche più amate di sempre.
Ogni qualvolta una serie passa nelle mani di un nuovo sviluppatore, il rischio che perda gran parte del suo antico fascino, finendo col trasformarsi solo nell'ombra di se stessa è sempre dietro l'angolo, e quanto accaduto a Sacred, per quanto sia doloroso ammetterlo, ne è un perfetto esempio. Dopo il fallimento di Ascaron e la conseguente decisione di Deep Silver di affidare il futuro di questa storica serie ruolistica ai ragazzi di Keen Games, era lecito attendersi più di qualche cambiamento, ma nessuno avrebbe previsto una vera e propria rivoluzione.
Sacred 3 rappresenta infatti una netta rottura con il passato, ma a dispetto delle speranze degli appassionati, il titolo sembra destinato a restare negli annali non per i suoi meriti, ma piuttosto per i tanti errori di valutazione commessi dalla software house tedesca che ne ha curato lo sviluppo.

LA FINE DI UN'EPOCA
La primissima cosa da sottolineare è che Sacred 3 è figlio di un brutale quanto incomprensibile stravolgimento concettuale e strutturale che, come prevedibile, si è tradotto in un'esperienza ben lontana da quelle a cui eravamo abituati sia sotto il profilo dell'intensità, sia in termini di profondità. Dimenticatevi delle ampie ambientazioni esplorabili liberamente, dimenticatevi delle infinite possibilità di personalizzazione e, soprattutto, dimenticatevi della componente ruolistica, perché Sacred 3 non è altro che un banale hack 'n slash destinato a finire in quel triste dimenticatoio che nel corso della storia ha inghiottito una miriade di prodotti di dubbio spessore.
Rinnegando completamente i celebri trascorsi del brand, il team di sviluppo ha infatti puntato tutto sulla sull'azione nuda e cruda, ma questo, pur accrescendo la spettacolarità delle fasi di combattimento, si è tradotto in una dolorosa perdita di profondità dell'intera esperienza. L'esperienza, seppur gradevole sotto il profilo narrativo grazie a uno stile ironico e scanzonato, soffre infatti di una ripetitività di fondo davvero difficile da ignorare, minata peraltro da una totale mancanza di stimoli dovuta proprio alla rimozione, quasi totale, di elementi di natura ruolistica.

Sin dai primissimi minuti è infatti chiaro come il titolo proponga solo una banale e inutile sequela di combattimenti contro nemici sempre più numerosi e pericolosi, senza che vi sia nulla che possa in qualche modo suscitare il minimo coinvolgimento. Tutto si svolge infatti all'interno di ambientazioni che, per quanto curate e ricche di dettagli, denotano una linearità davvero eccessiva, ma la cosa ancor più grave, è che il titolo non contempla in alcun modo il concetto di loot, riducendo ulteriormente gli stimoli che un titolo come Sacred 3 potrebbe e dovrebbe garantire.
A questo si aggiunge poi un sistema di crescita anch'esso poco convincente oltre che limitatissimo (con nuove armi accessibili solo dopo aver portato il proprio personaggio oltre un certo livello di abilità) che si riflette inevitabilmente su un gameplay fin troppo semplice e accessibile per stuzzicare un pubblico di veri appassionati. Ciascun personaggio dispone infatti di un attacco di base, di uno stordente e di due abilità speciali, a cui si aggiunge una schivata o, volendo, una parata, e questo com'è intuire fa sì che ogni combattimento non sia una questione di abilità, ma piuttosto di puro e semplice "button mashing".

La decisione del team di sviluppo di concentrarsi principalmente sui combattimenti avrebbe potuto produrre risultati piuttosto convincenti, almeno sulla carta, ma la pessima intelligenza artificiale dei nemici e le poche variabili tattico-strategiche disponibili, tendono purtroppo a rendere l'esperienza banale e monotona, nonostante qualche discreta boss fight. A risollevare almeno in parte la situazione vi è una buona cooperativa drop-in/drop-out, aperta a un massimo di quattro giocatori, ma sebbene la possibilità di condividere l'esperienza con i propri amici rappresenti senz'altro un'innegabile fonte di stimoli, le poche (e spesso impercettibili) differenze tra i vari personaggi disponibili, limitano la varietà e il divertimento di un'esperienza già di per sé minata da una piattezza generale davvero innegabile.
L'unico elemento veramente degno di nota dell'intero progetto è il comparto tecnico, curato nei minimi dettagli e funzionale alla creazione di un'atmosfera piuttosto suggestiva. Le ambientazioni, rifinite e stilisticamente pregevoli, suscitano un discreto coinvolgimento nonostante la loro deprecabile linearità, e lo stesso dicesi per alcune buone sequenze scriptate, volte a esaltare specifici momenti dell'avventura. Pregevole infine il sistema di illuminazione, da rivedere invece il level-design, davvero troppo ripetitivo in termini puramente strutturali.
