Saghe mentali

Saghe mentali

Le serie più amate dai videogiocatori viste in retrospettiva. Dove non si condanna l’invasione dei seguiti ma si cerca di capire se questi servono a creare un universo mitologico incastrandosi uno dopo l’altro, oppure sono solo reiterazioni di cliché consolidati. Perché ogni buon videogiocatore che si rispetti passa il tempo, quando non gioca, a farsi saghe mentali di questo tipo…
Rubrica

Città invisibili

Tutti i segreti di Sir Francis Drake.

di Francesco Alinovi, pubblicato il

Pur senza mai decollare, la storia corale di Drake's Fortune prende piede. Non è tanto la presenza di Elena a rendere l’intera vicenda più emozionante – per quanto si riveli da subito uno dei personaggi femminili più credibili dell’industria dell’intrattenimento digitale – quanto del compare di Nathan, il mitico Victor Sullivan, che per buona parte del gioco ci lascia interdetti. Non riusciamo mai a capire se fidarci o meno di lui e questa ambiguità continua a generare interesse per la trama ben al di là del ritmo di gioco, ancora mal calibrato tra fasi esplorative comunque ben riuscite e sequenze di combattimento piuttosto meccaniche (spara, copriti, spara, copriti, ecc…).

Questa battuta, in inglese, ha anche un richiamo autoreferenziale al modo in cui sono prodotti i videogiochi. Fantastica! - Uncharted: L'Abisso d'oro
Questa battuta, in inglese, ha anche un richiamo autoreferenziale al modo in cui sono prodotti i videogiochi. Fantastica!

Tre cuori e una caverna

Con Il covo dei ladri, tuttavia, la formula narrativa e interattiva viene portata al proprio apice. È un’evoluzione su tutti i fronti. Di più: è così meglio di tutto il resto in circolazione da trasformare immediatamente Nathan Drake nell’ambasciatore di PS3. L’ambiguità relazionale tra i personaggi è qui portata all’esasperazione: d’altro canto Drake è un imbroglione e un farabutto come tutti quelli che fanno il suo mestiere, ma la sua fondamentale bontà d’animo lo porta in questo episodio (più che negli altri) ad essere di frequente anche la vittima o, quanto meno, il capro espiatorio. L’incontro con Elena in Nepal è orchestrato a perfezione (la battuta “Usato garantito” quando si presenta a Chloe è da manuale) e da quel momento in poi l’avventura assume anche i connotati di commedia sentimentale. Chiaramente la sceneggiatura folgorante è solo la ciliegina sulla torta di un’esperienza ludica molto più interessante rispetto a Drake’s Fortune: il ritmo è più sostenuto e meglio bilanciato tra esplorazione, enigmi e combattimento – queste ultime fasi, poi, sono decisamente più sofisticate, immediate e meglio calibrate, tanto da diventare l’anima centrale del gioco piuttosto che un fastidioso collaterale come nel primo episodio. L’ambientazione cambia costantemente, dall’incidente ferroviario con cui apre l’avventura si passa alle fognature di Istanbul e al museo, per viaggiare fino in Nepal, prima tra le rovine della capitale distrutta dalla guerra civile e in seguito tra le vette più alte del mondo, fino al finale fantasy. Non c’è un elemento fuori posto o una battuta sbagliata. Addirittura ci sono fasi quasi sperimentali, come il risveglio di Nathan nel villaggio di montagna, in cui ci si può aggirare liberamente tra le stradine piene di colori e persone senza la necessità di dover superare qualche ostacolo immediato o di dover interagire con chicchessia per riuscire a proseguire (ma è sempre possibile cercare bene negli angolini per recuperare dei tesori...).

Il tè nel deserto

Date queste premesse, sembra impossibile riuscire a fare di meglio: fin dove potrà spingersi un nuovo episodio di Uncharted? E se a livello di tecnica, di regia e di impianto ludico L’inganno di Drake è un progetto ancor più vasto e ambizioso di quello che l’ha preceduto, la narrazione, bisogna avere il coraggio di ammetterlo, non ha lo stesso mordente. La partenza è con il botto anche in questo caso, anzi: i primi capitoli di Uncharted 3 sono quanto di meglio mostrato dal videogioco come forma di entertainment - ma poi, nonostante alcuni momenti molto intensi (come la sequenza nel deserto, che in parte riprende il Nepal – o le fasi sotto allucinogeno tra i vicoli di Ubar), la trama non decolla mai e il finale è emozionante e spettacolare ma sa di già visto. Dove? Hmm… Chi ha detto Indiana Jones e l’Ultima Crociata? In Uncharted 3 troviamo la relazione padre/figlio (anche se non consanguinei) affrontata come nell’opera di Spielberg, più o meno con le stesse conseguenze - anche se la morte di Sully qui è presentata come allucinazione di Nathan. C’è pure la sequenza a cavallo tra le rocce del deserto. Rispetto ai precedenti episodi, le citazioni cinematografiche sono quasi al limite del plagio. Mentre le scelte di sceneggiatura precedenti si conformavano ai limiti tecnologici della piattaforma interattiva, in questo ultimo episodio la barriera tecnologica è infranta, ma non avere dei limiti rende meno concentrata l’esperienza.

Uno dei momenti videoludici più intensi degli ultimi anni: e non c'è nemmeno un bersaglio a cui sparare! - Uncharted 3: L'Inganno di Drake
Uno dei momenti videoludici più intensi degli ultimi anni: e non c'è nemmeno un bersaglio a cui sparare!

Se, come detto precedentemente, non ce la sentiamo di inserire l’Abisso d’Oro come tassello rilevante nell’epopea creata da Naughty Dog (proprio perché realizzato da un altro team), abbiamo adorato a tal punto questa trilogia che l’unica cosa che non ci auguriamo è un Teschio di Cristallo su PS4…


Commenti

  1. orland cuplets

     
    #1
    D'accrodo in quasi tutto con chi scrive.... a livello di varietà, narrazione e ritmo il secondo Unchrated è senza dubbio il più riuscito.... troppo acerbo il primo, velletario il secondo.... come ho scritto più volte (beccandomi anche insulti nei vari forum) con il terzo, i ND sono inciampati sull'asticella che loro stessi avevano così abilmente alzato....come si dice in questi casi, hanno voluto fare troppo perdendo di vista quello che era il core del gioco...un peccato perchè l'ambientazione, le tematiche e la tecnologia avrebbero potuto consacrare definitivamente la saga di Uncharted in una crescita continua....così non è stato e il terzo alterna momenti molto piacevoli a clamorosi autogol... quello che ha sempre elevato Uncharted è la direzione artistica, ma dopo che si è giocato il 2...è evidente che questo non è più sufficiente....nell'Inganno di Drake, troppo spesso ci troviamo a giocare in situazioni indecifrabili, non si capisce bene dove voglia andare il gioco, manca un reale senso di progressione e di avvicinamento a qualcosa....la sensazione che si ha di continuo è che il gioco debba partire da n momento all'altro, ma questo non avviene... ci si aspettano situazioni spettacolari (che vanno al di là di salvarsi da un aereo in fiamme o da una nave che affonda) che di fatto non ci sono e la sensazioni che resta alla fine, è quella di un'occasione sprecata....nella seconda parte dell'avventura mancano completamente le fasi esplorative e platform che avevano fatto la fortuna del 2 e, se a questo aggiungete una buona dose di frustrazione derivante da un sistema di mira cannato in pieno (un mistero perchè sia stato modificato), è evidente che troppe cose non tornano....

    Uncharted 3 è un brutto gioco?assolutamente no! è superiore in tutto, alla stragrande maggioranza della media delle produzioni, ma è innegabile che (al di là dei gusti personali) perde miseramente il confronto con il suo predecessore... colpevole di essere troppo ben riuscito,
  2. dusteppe

     
    #2
    Secondo me come direzione artistica il primo capitolo è il migliore.
    Le ambientazioni sono varie, credibili e curatissime, il backtacking è coerente, le architetture sono realistiche.
    Il 2 è bello, ma la virata è decisamente troppo "fantasy", le ambientazioni stupiscono ma non sono "umane".
  3. sono1uomosolo

     
    #3
    avevo capito SEGHE MENTALI ahahhahaha!!!!!
  4. brandfx

     
    #4
    Concordo con quanto scritto sopra. Fare un gioco superiore al secondo capitolo era pressochè impossibile (anche perchè se dovessi dare io un voto per una fantomatica recensione sarebbe l'unico gioco dove darei veramente un 10...e con una scala da 1 a 10 di più non è possibile,al limite si potrebbe eguagliare tale voto). Molto probabilmente pure i bravissimi Naughty Dog si sono resi conto che creare un gioco con uno stile e una narrazione serrata come il Covo dei Ladri era veramente arduo e quindi (giustamente) si sono concentrati più sulla qualità grafica,migliorando ancora di più quel gran motore che c'era dietro al secondo capitolo. L'inganno di Drake,rimane comunque un giocone,una spanna sopra ad almeno il 90% della produzione videoludica moderna,però proprio per il fatto che manca di quell'appeal e quella freschezza data dal secondo capitolo,rimane comunque "semplicemente" un bellissimo gioco.
    Interessante che,giocando il terzo capitolo, l'impressione che il gioco debba "partire" da un momento all'altro sia condivisa da tanti fan di questa saga...forse proprio perchè ci si avvicina molto spesso ai vecchi splendori,senza mai riuscire a raggiungerli,per questione di pochi "millimetri" (anzi,di poche righe di codice...).

    In ogni caso per me questa saga è ormai diventata una pietra miliare nell'intrattenimento videoludico,al pari di un Tomb Raider,dato che era stato citato,di un Half Life,di un God of War,di un Final Fantasy o di un Mass Effect (stavo per citare anche un certo Monkey Island,ma mi sono fermato,non posso metterlo tra i giochi dato che per motivi personali è molto di più).
  5. EzioDaRoma

     
    #5
    anche io dusteppe uauahahahaah
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