Saghe mentali

Saghe mentali

Le serie più amate dai videogiocatori viste in retrospettiva. Dove non si condanna l’invasione dei seguiti ma si cerca di capire se questi servono a creare un universo mitologico incastrandosi uno dopo l’altro, oppure sono solo reiterazioni di cliché consolidati. Perché ogni buon videogiocatore che si rispetti passa il tempo, quando non gioca, a farsi saghe mentali di questo tipo…
Rubrica

Caccia al tesoro

La saga di Uncharted: una delle più amate di questa generazione.

di Francesco Alinovi, pubblicato il

L’invasione dei seguiti è un trend ben assestato dell’industria dell’intrattenimento. In un mondo purtroppo dominato unicamente dalla ricerca del profitto, ha molto più senso produrre il seguito di una proprietà intellettuale consolidata che inventarsene una nuova, che potrebbe non incontrare i favori del pubblico. Non è un caso se i titoli più gettonati della recente stagione hanno un numero superiore al 2 come suffisso. Quando non ce l’hanno, come Skyrim, vuol dire che la numerazione ha smesso di avere senso…

Uno dei concept art da cui è partito il progetto: ne ha fatta di strada da allora Nathan Drake! - Uncharted: Drake's Fortune
Uno dei concept art da cui è partito il progetto: ne ha fatta di strada da allora Nathan Drake!

È altrettanto vero che quando ci si appassiona ad ambientazioni, personaggi e vicende si desidera solo che queste continuino ad esserci raccontate. Nel caso del videogioco anche le meccaniche ludiche rappresentano un elemento di grande aspettativa. Quindi, tanto quanto ci piace sentirci raccontare la stessa storia, altrettanto ci piace giocare sempre allo stesso gioco. Non è un male, per carità! Sia l’industria dell’intrattenimento, sia il mercato apprezzano questa situazione – magari gli unici che ne risentono sono i creativi che, dopo un paio di episodi, solitamente arrivano ad odiare la propria creatura e cercano di esorcizzarla con ogni forza (gli autori di Core Design arrivarono a sigillare viva Lara Croft in quello che speravano sarebbe stato l’ultimo capitolo della saga di Tomb Raider). D’altro canto, quando un’idea diventa più grande del suo pensatore, molto spesso questo ne viene schiacciato dal peso. Personaggi e situazioni molto amati, riescono addirittura a sfuggire al controllo del loro creatore, portati avanti dalla comunità di appassionati sotto forma di opere amatoriali o anche affidati a team esterni per continuare a generare profitti. Il discorso è lungo e complesso e conviene fermarsi a queste osservazioni per non perdere del tutto il filo e tornare a bomba sull’argomento Uncharted.

[Serial] Killer Application

Questa, appunto, è una delle serie simbolo della presente generazione hardware, di sicuro il franchise più importante per Sony in questo lustro. Basti pensare che al lancio di PS Vita la release che ha goduto di maggiori attenzioni è proprio il gioco con Nathan Drake protagonista. E giusto per tagliare la testa al toro e tornare al discorso di cui sopra, questo titolo non ci interessa per l’analisi di oggi, perché chiaramente non presenta la stessa cifra stilistica e autoriale dei tre episodi che l’hanno preceduto su PS3. Lo teniamo lì, da parte: un’avventura qualsiasi vissuta da un predatore di tombe prima di diventare il nostro cacciatore di tesori preferito.

La compagnia di Elena o di Sully è ben più di un orpello estetico: lo scambio continuo di opinioni detta il ritmo dell'interazione - Uncharted: Drake's Fortune
La compagnia di Elena o di Sully è ben più di un orpello estetico: lo scambio continuo di opinioni detta il ritmo dell'interazione

Perché in una serie come Uncharted, la forza del protagonista emerge dai personaggi che gli stanno attorno e dallo scambio di battute piuttosto che dalle azioni che compie. Diciamoci tutta la verità: ci siamo innamorati di questa saga con il secondo episodio, di gran lunga quello più appassionante e meglio scritto. Anche se a livello di interattività non si discosta dalla formula studiata da Naughty Dog per tutti e tre i capitoli, è innegabile come il dialogo scoppiettante, frutto di un triangolo amoroso che tiene sempre in tensione la vicenda, oltre ai continui tradimenti che portano a repentini cambi di equilibrio tra i personaggi, siano gli elementi chiave di tutta l’esperienza. Giocando al primo Uncharted, infatti, si fatica ad entrare in sintonia con tutti i personaggi dato che ancora non se ne conoscono le potenzialità. Alcune incoerenze tra istanze narrative e giocabilità (su tutte: com’è possibile che su un’isola deserta ci siano così tanti mercenari, tutti maschi, che attentano alla nostra vita?) ci portano a considerare Nathan Drake poco più che la versione maschile di Lara Croft, un personaggio noto soprattutto per attributi fisici che trascendono le abilità ginniche. Drake, manco le tette c’ha…


Commenti

  1. orland cuplets

     
    #1
    D'accrodo in quasi tutto con chi scrive.... a livello di varietà, narrazione e ritmo il secondo Unchrated è senza dubbio il più riuscito.... troppo acerbo il primo, velletario il secondo.... come ho scritto più volte (beccandomi anche insulti nei vari forum) con il terzo, i ND sono inciampati sull'asticella che loro stessi avevano così abilmente alzato....come si dice in questi casi, hanno voluto fare troppo perdendo di vista quello che era il core del gioco...un peccato perchè l'ambientazione, le tematiche e la tecnologia avrebbero potuto consacrare definitivamente la saga di Uncharted in una crescita continua....così non è stato e il terzo alterna momenti molto piacevoli a clamorosi autogol... quello che ha sempre elevato Uncharted è la direzione artistica, ma dopo che si è giocato il 2...è evidente che questo non è più sufficiente....nell'Inganno di Drake, troppo spesso ci troviamo a giocare in situazioni indecifrabili, non si capisce bene dove voglia andare il gioco, manca un reale senso di progressione e di avvicinamento a qualcosa....la sensazione che si ha di continuo è che il gioco debba partire da n momento all'altro, ma questo non avviene... ci si aspettano situazioni spettacolari (che vanno al di là di salvarsi da un aereo in fiamme o da una nave che affonda) che di fatto non ci sono e la sensazioni che resta alla fine, è quella di un'occasione sprecata....nella seconda parte dell'avventura mancano completamente le fasi esplorative e platform che avevano fatto la fortuna del 2 e, se a questo aggiungete una buona dose di frustrazione derivante da un sistema di mira cannato in pieno (un mistero perchè sia stato modificato), è evidente che troppe cose non tornano....

    Uncharted 3 è un brutto gioco?assolutamente no! è superiore in tutto, alla stragrande maggioranza della media delle produzioni, ma è innegabile che (al di là dei gusti personali) perde miseramente il confronto con il suo predecessore... colpevole di essere troppo ben riuscito,
  2. dusteppe

     
    #2
    Secondo me come direzione artistica il primo capitolo è il migliore.
    Le ambientazioni sono varie, credibili e curatissime, il backtacking è coerente, le architetture sono realistiche.
    Il 2 è bello, ma la virata è decisamente troppo "fantasy", le ambientazioni stupiscono ma non sono "umane".
  3. sono1uomosolo

     
    #3
    avevo capito SEGHE MENTALI ahahhahaha!!!!!
  4. brandfx

     
    #4
    Concordo con quanto scritto sopra. Fare un gioco superiore al secondo capitolo era pressochè impossibile (anche perchè se dovessi dare io un voto per una fantomatica recensione sarebbe l'unico gioco dove darei veramente un 10...e con una scala da 1 a 10 di più non è possibile,al limite si potrebbe eguagliare tale voto). Molto probabilmente pure i bravissimi Naughty Dog si sono resi conto che creare un gioco con uno stile e una narrazione serrata come il Covo dei Ladri era veramente arduo e quindi (giustamente) si sono concentrati più sulla qualità grafica,migliorando ancora di più quel gran motore che c'era dietro al secondo capitolo. L'inganno di Drake,rimane comunque un giocone,una spanna sopra ad almeno il 90% della produzione videoludica moderna,però proprio per il fatto che manca di quell'appeal e quella freschezza data dal secondo capitolo,rimane comunque "semplicemente" un bellissimo gioco.
    Interessante che,giocando il terzo capitolo, l'impressione che il gioco debba "partire" da un momento all'altro sia condivisa da tanti fan di questa saga...forse proprio perchè ci si avvicina molto spesso ai vecchi splendori,senza mai riuscire a raggiungerli,per questione di pochi "millimetri" (anzi,di poche righe di codice...).

    In ogni caso per me questa saga è ormai diventata una pietra miliare nell'intrattenimento videoludico,al pari di un Tomb Raider,dato che era stato citato,di un Half Life,di un God of War,di un Final Fantasy o di un Mass Effect (stavo per citare anche un certo Monkey Island,ma mi sono fermato,non posso metterlo tra i giochi dato che per motivi personali è molto di più).
  5. EzioDaRoma

     
    #5
    anche io dusteppe uauahahahaah
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