Saghe mentali

Saghe mentali

Le serie più amate dai videogiocatori viste in retrospettiva. Dove non si condanna l’invasione dei seguiti ma si cerca di capire se questi servono a creare un universo mitologico incastrandosi uno dopo l’altro, oppure sono solo reiterazioni di cliché consolidati. Perché ogni buon videogiocatore che si rispetti passa il tempo, quando non gioca, a farsi saghe mentali di questo tipo…
Rubrica

Se la lama perde il filo...

Il piacere di giocare Soul Calibur in solitaria.

di Francesco Alinovi, pubblicato il

Peggio di una telenovela? Assolutamente sì! Le relazioni tra i personaggi sono così complicate da far venire il mal di testa, ma proprio per questo non c’è bisogno di istituire un torneo del pugno di ferro per farli convergere tutti nello stesso punto. Al di là del sistema di combattimento, che è il cuore del gioco vero e proprio, una mitologia così corposa di relazioni, rimandi e riferimenti incrociati riesce a tenere insieme anche uno story mode credibile, che da sempre è uno degli elementi portanti della serie. Tale modalità ha trovato il suo culmine in Soul Calibur III, quando ha addirittura preso la forma di RTS semplificato. Da questo punto di vista, Soul Calibur III, uscito in esclusiva solo per PS2, rappresenta il punto di non ritorno. La Torre delle Anime di Soul Calibur IV non è nemmeno paragonabile a livello di profondità (ma almeno lo story mode presenta ancora delle sequenze non interattive che mettono in luce le motivazioni dei personaggi), mentre nell’episodio più recente, questa modalità è solo abbozzata e, come abbiamo appreso di recente dalle parole di Daishi Odashima (game director), è stata tagliata di almeno 3/4 per esigenze di budget e di tempo. Ma anche senza questa ammissione ufficiale, ci vuole poco ad accorgersi come la parte di contorno ai combattimenti sia stata messa insieme alla bell’è meglio: i bozzetti dello storyboard non sempre sono doppiati e in alcuni casi compaiono sequenze animate per parti della storia decisamente poco significative, come a dire ”mettiamo dentro tutto quello che abbiamo pronto, per il resto lasciamo i disegni preliminari”.

Infinite possibilità di customizzazione, già a partire da Soul Calibur III - saghe mentali
Infinite possibilità di customizzazione, già a partire da Soul Calibur III

Ed è proprio questa grave lacuna che fa sentire monca l’esperienza di Soul Calibur V, a cui nemmeno le immani potenzialità dell’editor di personaggi riescono a sopperire. E proprio tale editor rappresenta un altro USP (unique selling point) del franchise di Namco Bandai: è come un gioco nel gioco, che permette di dare vita ai propri personaggi preferiti, grazie ad un sistema semplice di permutazione di forme e colori che consente un grado elevatissimo di personalizzazione. Per avere un’idea, basta farsi un giro su blog come quello dello schietto Fuck Yeah Soul Calibur Creations per capire fin dove può spingersi la creatività (e il cattivo gusto…) dei giocatori.

Divi di bit

Nessun look riesce però a tenere testa a quello ideato dagli artisti di Project Soul, che grazie al sapiente uso di abbigliamento, colori e riflessi di luce sono riusciti a dare vita ad un cast memorabile di personaggi, ciascuno dotato di un carisma individuale capace di trascendere lo stile unico di combattimento, alla faccia anche dello spudorato sessismo sprigionato dalle conturbanti forme delle protagoniste femminili.

Un gioco sessista? Illazioni...  - saghe mentali
Un gioco sessista? Illazioni...

Ed è proprio mettendo insieme la ricca ambientazione, i personaggi affascinanti e un sistema di gioco “easy to play, hard to master” (immediatamente accessibile ma difficile da padroneggiare – anche se in italiano non suona così bene…) che otteniamo l’esperienza ludica perfetta, un’opera di design capace di coinvolgere su più livelli: a livello viscerale grazie alla splendida modellazione dei personaggi e al loro look sgargiante, a livello comportamentale grazie al piacere e all’efficacia del sistema di controllo e a livello riflessivo perché, tramite l’allenamento costante, ci consente di percepire i nostri miglioramenti e le varie opzioni di personalizzazione ci permettono di ritagliarci un’esperienza ludica modellata a nostro piacimento.

La lama di Soul Edge avrà perso un po’ di filo ma sa ancora ritagliarsi uno spazio nei nostri cuori!


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