Seconda Chance
Seconda Chance
Alla ricerca dei giochi dimenticati che meritano di essere vissuti fino in fondo.
Ogni gioco è come un viaggio. Un viaggio un po’ particolare, perché conosciamo la data di partenza ma non sappiamo quella di arrivo, o se arriveremo mai fino in fondo. Lungo questo percorso vediamo gente (più o meno reale), facciamo cose e, soprattutto, attraversiamo posti, con il semplice obiettivo di soddisfare il nostro bisogno di intrattenimento. Ma non siamo qui per ragionare sull’ontologia del videogioco, quanto, piuttosto, per fare da guida verso mete meno conosciute o esplorate, capaci però di generare lo stesso questo senso di gratificazione. Ci sono tanti titoli là fuori, infatti, che non abbiamo giocato: perché non li conosciamo (o, meglio, non ce li hanno voluti far conoscere – visto che alla fine si parla sempre e solo dei soliti franchise) o perché non abbiamo mai avuto il tempo o i soldi per affrontarli. In alcuni casi ci siamo persi proprio delle “avventure” emozionanti. Ecco da dove nasce questa rubrica “Seconda Chance”, dalla possibilità di rimediare alla nostra sufficienza o distrazione, e di andare a ripescare quei giochi che non sono riusciti a catturare la nostra attenzione al momento della loro pubblicazione.

Di necessità virtù
Uno dei primi criteri con cui vengono selezionati i giochi di cui parleremo in questa rubrica sarà l’accoppiata prezzo/reperibilità. Il videogioco, infatti, è un prodotto che si svaluta abbastanza velocemente. Solitamente nell’arco di tre settimane dall’uscita un gioco comincia a perdere il suo potenziale di vendita. Questo non vuol dire automaticamente un calo di prezzo, ma di sicuro i negozianti smetteranno di tenerlo in ordine, i distributori di richiamarlo a magazzino e i publisher, se non hanno fatto bene i conti, rischiano di trovarsi con uno stock che prima o poi andrà smaltito. Stiamo parlando per sommi capi, però ci sta che un gioco su cui sono state riposte grosse ambizioni si riveli un fiasco per tutta una serie di motivi. Questo significa che, molto probabilmente, riusciremo a trovarlo già alla metà del prezzo in breve tempo. Il primo criterio, dunque, è che si trovi ancora sul mercato e che costi poco. Alla fine per divertirsi non occorrono sempre e solo le ultime novità.
Andamento lento
Un altro segreto di Pulcinella sta nella regola dell’80/20, un principio di design secondo cui, sui grandi numeri, la maggior parte degli effetti è data da una minoranza di cause. Per esempio, l’80% del fatturato del mercato dei videogiochi è fatto dal 20% dei titoli. Questo significa che la maggior parte dei giochi rimane sullo scaffale del negozio a prendere polvere. O, ancora, l’80% dei giocatori non vede più del 20% di gioco. Questo significa che titoli come Final Fantasy vendono tanto perché molti si accontentano di assistere allo spettacolo iniziale senza magari terminare il tutorial. In entrambi i casi, ci sono titoli che, magari, partono lenti oppure non hanno un appeal tecnologico che balza subito all’occhio e che pertanto non attirano l’attenzione che meritano. Anche nel caso in cui ci sia la possibilità di provarli, magari finiscono per essere snobbati. Certe produzioni, infatti, hanno bisogno di tempo per riuscire a coinvolgere o per dispiegare tutto il proprio potenziale. Bisogna affezionarsi ai personaggi, diventare tutt’uno con il sistema di controllo e sapersi muovere nei menu a occhi chiusi: e questo non è facile quando magari a monte non c’era un budget sufficiente a giustificare le spese di “fine tuning”…

Fuori dalla mediocrità
Il terzo criterio è in realtà il principale: devono essere giochi in grado di emozionare. Che non significa far venire le lacrime agli occhi per il disastro a cui assistiamo su schermo, ma generare emozioni tramite l’interazione. La nostra mente è progettata per mantenere i ricordi migliori. Con il senno di poi, se una storia o dei personaggi riescono ad essere convincenti, ci dimentichiamo anche dei limiti tecnologici o del sistema di controllo impreciso. Ciò che resta è il ricordo di un’emozione. Questa, di solito, è la prerogativa di ogni opera “cult”: qualcosa di imperfetto che rende straordinario ciò che in realtà potrebbe apparire solo mediocre. E di titoli mediocri, diciamoci la verità, ci sono pieni i negozi. Riuscire a individuare la crème del la crème tra queste chicche imperdibili non è però un’impresa facile perché spesso i parametri soggettivi prendono i sopravvento. È per questo che sarebbe bello creare insieme questo cammino. Iniziate a raccontarci le vostre esperienze e a indicare i giochi che meriterebbero l’attenzione di tutti in modo da potergli ridare la dignità “istituzionale” che si meritano.
Ci rivediamo presto su queste pagine.

...per me è tranquillamente tra i primi 5 della generazione e uno dei pochi che rimane in collezione.