Genere
Gioco di Ruolo
Lingua
Manuale in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
64,42 Euro
Data di uscita
25/6/2002

Shadow Hearts

Shadow Hearts Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Gioco di Ruolo
Data di uscita
25/6/2002
Lingua
Manuale in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
64,42 Euro

Lati Positivi

  • Trama ben sceneggiata
  • Ambientazione inusuale e affatto scontata

Lati Negativi

  • Libertà di gioco minima
  • Motore grafico insufficiente
  • Tutto in inglese

Hardware

Per giocare a Shadow Hearts è necessaria una PlayStation 2 PAL, un joypad Dual Shock 2 e una Memory Card con 86 Kb di spazio libero.

Multiplayer

Non è prevista alcuna modalità multiplayer.

Link

Recensione

Shadow Hearts

Dopo una lunga gestazione, per la verità neanche troppo chiacchierata, anche l'ultimo RPG targato Midway riesce a prendere forma e sostanza. Buoni propositi di consistenti innovazioni si intrecciano con pesanti strascichi del passato: il risultato è un interessante incontro/scontro di elementi scontati e piacevoli sorprese, dal risultato altalenante e poco prevedibile. Scopriamolo insieme!

di Amedeo Rabottini, pubblicato il

Sviluppo che, peraltro, viene illustrato nella quasi totalità con sequenze integrate nel gioco, senza offrire stacchi in Computer Grafica, sempre graditissimi vista la bassa qualità dell'engine, ma soprattutto senza l'ombra di un testo parlato o recitato. In sostanza la maggior parte del tempo di gioco sarà passata a combattere (vedremo come) e a leggere le righe di testo in inglese; il tutto con una ripetitività a tratti insostenibile anche per il più appassionato di Giochi di Ruolo. Sono dunque una trama di buon livello e un intrigante sistema di combattimento a risollevare le sorti di un titolo che abbraccia un'impostazione di gioco ormai vecchia, che accusava i suoi limiti già con il settimo, grandioso episodio di Final Fantasy, e che poteva trovare una nuova via di sviluppo nell'esempio di Shenmue. L'arcaico sistema di gioco "alla Final Fantasy" ha trovato in Shadow Hearts l'unica variante del combattimento, lasciando intatti tutti gli aspetti negativi di una interazione ambientale nulla, di una incidenza sulla trama inesistente, e piuttosto si è andati a potenziare la sensazione del giocatore come spettatore interattivo, e nulla più.

L'ANELLO DEL GIUDIZIO

L'importanza dei combattimenti in ogni Gioco di Ruolo è nota a tutti: i combattimenti sono elementi ricorrenti ed essenziali e dunque un sistema coinvolgente e completo è di fondamentale importanza. In Shadow Hearts si è raccolta l'eredità del combattimento a turni (e dei combattimenti casuali, presenti a piene mani) ed ogni volta che il party sarà attaccato da un nemico ci sarà uno stacco dal piano di gioco su di un "piano di combattimento", dove prenderanno posto gli eroi e i nemici, su due schieramenti speculari. La novità di Shadow Hearts è rappresentata dall'Anello del Giudizio. In sostanza per ogni azione impartita apparirà un grosso anello, sul quale saranno disegnate delle zone luminose, la cui grandezza e/o disposizione potrà variare secondo l'azione che si intende compiere. Quindi sull'anello correrà ruotando un indicatore che dovrà essere bloccato, con la pressione del tasto X, proprio sulle zone luminose disegnate. Se tutte le zone verranno colpite allora l'azione potrà essere eseguita, altrimenti si tratterà di un tragico fallimento.
Per il resto invece l'interfaccia di gioco ricalca perfettamente lo standard imposto dai titoli Square, con la possibilità durante il gioco di accedere all'inventario, ai salvataggi e a un breve aiuto in linea. Anche i combattimenti raccolgono lo schema classico che prevede la possibilità di utilizzare oggetti, castare magie, eseguire un attacco diretto corpo a corpo o rimanere in posizione di difesa per ammortizzare i colpi subiti. Non fosse per il sistema dell'anello del giudizio, in effetti, tutto il gioco richiamerebbe nel giocatore continue sensazioni di deja-vù, di già visto, a volte di noia.

L'ARCAICO CHE AVANZA: ATTO SECONDO

Se la meccanica di gioco in sè non offre, in sostanza, nulla di nuovo rispetto allo standard dei Giochi di Ruolo nipponici, addirittura sotto il livello della sufficienza si pone il motore grafico, che anzi potrebbe tranquillamente girare su un hardware più obsoleto.
I fondali prerenderizzati hanno un livello di dettaglio e risoluzione assolutamente inaccettabile e sono accompagnati da personaggi poligonali scarni e poco credibili. I volti poligonali ricordano solo i migliori visti su PSone, mentre le texture non fanno il loro dovere di arricchire il dettaglio, occupate come sono a gestire uno sterile rivestimento dei triangoli.
Per di più il design degli stessi personaggi è quanto di più banale e scontato sia capitato ultimamente di vedere, con una Alice, per esempio, vestita con un tipico vestitino giapponese di dubbio gusto. Potremo ancora continuare a lungo: i difetti grafici sono tanti e rilevanti, e definiscono un comparto grafico insufficiente nella maniera più assoluta. Piuttosto, vale la pena di spendere qualche parola per le musiche di accompagnamento che, se in alcuni frangenti risultano stucchevoli e noiose, nella maggior parte dei casi sono al contrario composte ad opera d'arte. Coinvolgenti, d'atmosfera, alcune davvero fantastiche, soprattutto per la scelta delle sonorità esibite: un centro completo per un comparto audio che avrebbe molto, tanto da insegnare allo scandalo grafico di Shadow Hearts.
Pollice verso, infine, per la localizzazione: tutto il gioco è rimasto completamente in inglese e i meno abituati a giocare nella lingua originale potrebbero incontrare qualche difficoltà nel seguire le sfumature della trama.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
E' sempre un peccato vedere una buona trama, ben sceneggiata e con innesti e caratteristiche piuttosto inusuali, venire barbaramente sciupata con un titolo di basso livello. L'assoluta mancanza di idee nuove nella meccanica di gioco è la malattia cronica di questo titolo, che alla lunga risulta noioso e ripetitivo. Proprio quando la trama inizia a decollare, quando si fa miglior conoscenza dei personaggi, quando insomma si inizia a rivalutare un gioco che aveva male impressionato nei primissimi momenti, ecco piombare una mancanza totale di libertà che spinge il giocatore in una serie di combattimenti ed eventi dei quali non si ha il minimo controllo, perché tutto è già deciso e stabilito. Una piccola, marginale, minima componente esplorativa avrebbe di certo reso il tutto meno noioso e non è sufficiente il nuovo sistema dell'anello del giudizio a far digerire la pillola della ripetitività. Una bella trama, dunque, da osservare come spettatore marginalmente protagonista: se siete pronti a questo, e ad ammortizzare l'impatto di un motore grafico vecchio e decrepito, magari Shadow Hearts potrebbe anche interessarvi. Il titolo Midway è tuttavia sconsigliato a tutti gli amanti dei giochi d'azione, dove il giocatore è al centro delle attenzioni e a tutti i giocatori che amano l'interattività con l'ambiente, in questo caso assolutamente esclusa. <i>Amedeo Rabottini</i> <b>SECONDO COMMENTO</b> Per leggere un secondo commento, cliccate <a href="/html/articolo.php?id=2767&box=1" target="_blank">qui</a>.