Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in italiano
PEGI
18+
Prezzo
44,99 Euro
Data di uscita
13/2/2009

ShellShock 2: Blood Trails

ShellShock 2: Blood Trails Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Eidos Interactive
Sviluppatore
Rebellion
Genere
Sparatutto
PEGI
18+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
13/2/2009
Lingua
Tutto in italiano
Giocatori
1
Prezzo
44,99 Euro

Lati Positivi

  • Fa sempre piacere uccidere zombi nella giungla

Lati Negativi

  • Graficamente pessimo
  • Gameplay prolisso
  • Livelli troppo lineari
  • Intelligenza nemica mediocre
  • Longevità bassa
  • Multiplayer assente

Hardware

Per giocare senza problemi a Shellshock 2: Blood Trails servono almeno un processore a 3 GHz, 1 GB di RAM e una scheda grafica con 256 MB di RAM. Le opzioni grafiche sono comunque abbastanza numerose e permettono una configurazione ottimale anche in caso di configurazioni hardware più datate.

Multiplayer

Non sono presenti modalità di gioco in multiplayer.
Recensione

Virus mortale

Gli zombi arrivano anche nelle giungle cambogiane.

di Francesco Destri, pubblicato il

A differenza della Seconda Guerra Mondiale, di cui ormai conosciamo ogni minimo particolare anche grazie ai tantissimi sparatutto e strategici pubblicati negli ultimi dieci anni, la guerra in Vietnam su PC e console non ha per ora raccolto un consenso altrettanto vasto. Non che siano mancati titoli interessanti e ben realizzati (Battlefield Vietnam, Conflict: Vietnam, la serie di Vietcong), ma l’assenza di un vero e proprio trascinatore, come lo è stato Medal of Honor: Allied Assault per il secondo conflitto mondiale, si è fatta sentire e nemmeno un publisher di serie A come Eidos Interactive è riuscito a trainare il genere con il deludente ShellShock: Nam '67. A cinque anni da quello sparatutto il produttore inglese ci riprova con ShellShock 2: Blood Trails, affidato non più a Guerilla Games ma al team di Rebellion, il cui recente Call of Duty: World at War (Final Fronts) ha raccolto buoni consensi di critica e pubblico.

CUORE DI TENEBRA

Con Shellshock 2: Blood Trails la guerra del Vietnam non diventa solo lo sfondo per i classici combattimenti nella giungla o nei cunicoli sotterranei dei vietcong, ma aggiunge un elemento soprannaturale dai connotati horror con l’introduzione di soldati-zombi, resi tali da un esperimento scientifico dell’esercito americano chiaramente sfuggito dalle mani dei suoi creatori. Nel gioco impersoniamo un soldato semplice che si ritrova da subito in uno scenario da incubo tra cadaveri, muri imbrattati di sangue, urla lancinanti e un laboratorio segreto che pare uscito dagli incubi di Clive Barker; l’esperimento si è presto trasformato in un virus che trasforma gli uomini in morti viventi e, tra i contagiati, c’è anche nostro fratello, che dovremo inseguire dopo la sua fuga dal laboratorio arrivando fino nelle misteriose giungle cambogiane.
Non è la prima volta che lo sfondo di una guerra si tinge di fantastico, come dimostrano Return to Castle Wolfenstein o le trincee insanguinate di The Darkness, ma rispetto a questi due ottimi shooter ShellShock 2: Blood Trails si dimostra un normale sparatutto con la sola aggiunta degli zombi come nemici, senza che l’elemento horror porti una qualsiasi novità in un gameplay in serio debito d’ossigeno.

L’IMPORTANTE è DIFENDERSI

Che non funzioni quasi nulla lo si capisce fin dai primissimi istanti. I livelli sono di una banalità sconcertante a causa di una linearità eccessiva e di un solo percorso da seguire anche nelle location esterne e, teoricamente, più ricche di varianti come la giungla e le strade di una cittadina vietnamita. Negli interni, come la casa infestata di zombi nel terzo capitolo che tanto ricorda l’ospedale di Brothers in Arms: Hell's Highway, si ha quasi la sensazione di giocare a un railgun shooter e, se ciò non è di per sè un difetto, lo diventa a causa di un livello di difficoltà molto basso e di una libertà di movimento praticamente nulla. I nemici, siano essi vietcong o zombi contagiati dal virus, soffrono inoltre di un’intelligenza quanto mai primitiva, con routine di movimento senza alcuna logica e con una mira che passa da eccessi di perfezione a errori inconcepibili da distanze minime. Quello che più infastidisce nel gioco è però la ripetitività delle situazioni; in pratica lo schema fisso (o quasi) dei livelli consiste nel raggiungere un luogo, aspettare la solita sequenza scriptata, asserragliarsi in una posizione difensiva e aspettare l’ondata di nemici fino al loro esaurimento; possiamo difenderci o con le solite armi o con mitragliatori fissi che però, oltre a scaricarsi quasi subito, offrono una visuale scomodissima che costringe a sparare a casaccio senza riuscire a inquadrare perfettamente i nemici.
Qua e là gli sviluppatori hanno inserito dei Quick Time Event eseguibili con i tasti W, D, A e S per fuggire ad alcune trappole (mine, buche con fusti appuntiti, tronchi che cadono dall’alto) e per respingere un attacco ravvicinato, ma anche in questo caso il tutto è presentato in maniera gratuita e inserito un po’ a casaccio, segno di uno sviluppo confuso e di una carenza di idee a dir poco preoccupante.

NULLA DA SALVARE?

L’arsenale a nostra disposizione è il classico del genere e non prevede alcuna novità di rilievo, ma anche qui occorre rimarcare il comportamento discutibile di alcune armi; a volte il lanciarazzi non funziona per nulla a causa di un bug inspiegabile e per uccidere un soldato “normale” con il machete ci vogliono sette o otto colpi, quando invece ne basterebbe uno solo in testa. Non si spiega inoltre la superiorità così palese del M16 rispetto al AK-47 dei vietcong e il sistema di raccolta delle armi e delle munizioni, che non è automatico ma costringe ogni volta a premere un apposito tasto, lascia a desiderare e risulta parecchio scomodo. Anche ad essere magnanimi non riusciamo insomma a trovare nessun elemento positivo in un gameplay così scontato, ripetitivo e banale, senza contare lo scarso sfruttamento della componente horror (la tensione manca del tutto) e combattimenti mal congegnati, con nemici che spuntano alle spalle dal nulla o che ci vengono incontro quasi al rallentatore anche se li teniamo sotto tiro dall’alto con un M60.

GLI ZOMBI SOLITARI

A sancire però il completo fallimento del gioco contribuiscono sia l’assenza del multiplayer (che tra l’altro mancava anche in ShellShock: Nam '67) , sia il pessimo comparto grafico-sonoro. Nel primo caso spiace ancora di più non trovare una qualsiasi modalità per più giocatori, soprattutto quando titoli come Left 4 Dead o Call of Duty: World at War con la modalità Nazi Zombies hanno dimostrato la validità degli scontri cooperativi e competitivi tra umani e morti viventi; anche in questo caso si sarebbe potuto inserire qualcosa di simile, ma evidentemente problemi di budget o di tempistica non lo hanno permesso e, vista la bassa longevità del gioco in singolo (una media di cinque ore), l’assenza del multiplayer diventa ancor più pesante e incomprensibile.
Il peggio lo si raggiunge comunque nel comparto grafico; non vedevamo uno sparatutto così mediocre, scialbo e antiquato da parecchi anni, almeno per quanto riguarda un titolo con alle spalle un simile produttore. ShellShock 2: Blood Trails è infatti una vera sofferenza per gli occhi e si pone sugli stessi livelli (se non peggio) degli shooter di City Interactive come i vari Marine SharpShooter 3, Code Of Honor e Terrorist Takedown. Texture, filmati, espressioni facciali, vegetazione, esplosioni (paiono dei petardi) e modelli poligonali sono al limite dell’impresentabile per un videogioco del 2009, con in più animazioni poverissime e ragdoll di soldati rantolanti a un passo dal ridicolo.
Aggiungiamoci un doppiaggio italiano scadente, effetti sonori da console a 8 bit ed ecco servito uno dei piatti più insipidi e indigeribili degli ultimi tempi che testimonia, dopo i mezzi flop di Age of Conan: Hyborian Adventures e Conflict: Denied Ops, quanto Eidos stia faticando a ritrovare la strada del successo.

Voto 1 stelle su 5
Voto dei lettori
ShellShock 2: Blood Trails racchiude tutto quello che non vorremmo mai trovare in uno sparatutto del 2009. Realizzazione grafica e sonora imbarazzante, gameplay logoro e noioso, livelli lineari e scriptati, intelligenza nemica insufficiente, trama e personaggi privi di mordente, longevità ridotta e multiplayer assente. Tutti difetti bene o male presenti anche nel primo capitolo della serie, ma che qui, proprio per i cinque anni di distanza che separano i due titoli, risultano ancor più amplificati e incomprensibili e rendono il gioco la delusione più cocente di questo inizio anno.

Commenti

  1. Nogra

     
    #1
    Ci sto giocando...è nel pacco di eidos su steam...
    Sinceramente a me non dispiace il gioco è quello che è per carità ma ha un suo perchè, è un pò come un trash movie di serie b...
    Con le cuffie al buio di notte mette pure strizza...
    Graficamente sembra un gioco di qualche anno con delle texture un pò più recenti!




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