Smetto Quando Voglio

Smetto Quando Voglio

Perché continuo a videogiocare (e sono felice). Viaggio semiserio nella subcultura dei giocatori praticanti, per capire perché, a qualsiasi età, si continui a videogiocare nonostante quello che accade su schermo sia disconnesso dalla realtà. La professionalità espressa in questa rubrica potrebbe non riflettere quella dell'autore.
Rubrica

L'insostenibile tensione verso la vittoria

Rayman Origins: l'urlo di Globox euforizza l'Occidente.

di Ivan Fulco, pubblicato il

Oggi sono un'obesa creatura di fantasia con la pelle di colore blu cobalto, un forte problema di espressività e il nome di una radio locale degli anni 80, Globox. Bah, in fondo poteva andarmi peggio. Per arrivare fin qui, alla fine del time trial, ho ripetuto il livello una decina di volte, ho corso per venti minuti come se non esistesse un domani, ho esploso un numero imprecisato di moccoli e preso a colpi di chiappe una dozzina di streghe e uccelli. E ora sono qui, a tre salti e due barattoli dal traguardo, con soli cinque secondi rimasti per vincere la medaglia. Ma mentre fletto i muscoli, pronto a lanciarmi nel vuoto, vengo attraversato da una domanda. Ma chi diavolo me lo fa fare, che ho pure un'età?

Tutti sbagliano. Nel mio caso è successo qualche settimana fa, quando ho dato una leccata ai primi mondi di Rayman Origins, il colpo di genio di Michel Ancel in cui la melanzana con i piedi è protagonista di un platform 2D e tutti gli hardcore gamer sono contenti. Amen. In quel momento, lo ammetto, Rayman Origins mi era sembrato un titolo ludicamente spartano, quasi infantile nelle sue dinamiche platform. Poi è accaduto che i videogiochi non finiscono ai primi mondi, e tutto il resto si è rivelato assai più croccante. Soprattutto quando, conclusi i livelli standard, mi sono ritrovato a sbattere il muso contro i classici time trial. Da quel momento, come mi succede quasi sempre, sono andato irrimediabilmente in trip.

L'insostenibile contrazione dello sfintere, quando il fallimento è incombente - Smetto Quando Voglio
L'insostenibile contrazione dello sfintere, quando il fallimento è incombente

I time trial di Rayman Origins, intendiamoci, non sfoderano nessuna idea fuori dall'ordinario. È solo questione di lanciarsi verso il traguardo di un normale livello nel minor tempo possibile. Eppure, combinando salti, appigli, planate, scivoli e respingenti, ogni prova riesce a creare un flusso di azioni continuo, compresso, spesso ragionato, in cui inanellare acrobazie senza commettere errori, pena il probabile fallimento. È uno sforzo da compiere alla velocità massima, tutto d'un fiato, come un puro esercizio di perfezione dinamica, ma non eterno. Al contrario, ogni time trial si risolve in un tempo mediamente breve, costringendo in uno stato di tensione che si prolunga per uno, massimo due minuti, fino all'eventuale scarica di adrenalina che accompagna il successo della prova.

Attraverso le prove a tempo, Rayman Origins padroneggia quel meccanismo che, se mi si permette la licenza, io definisco "gestione controllata della contrazione dello sfintere anale". È quell'impegno compresso che impone di espandere i sensi e di stringere il culo, mentre si digrignano i denti e si maltratta il controller. Ma che poi, in caso di vittoria, si risolve d'improvviso in uno stato di rilassamento generale, figlio dell'appagamento agonistico, fratello del piacere sessuale. È quella sensazione, per intenderci, che si può apprezzare nelle prove a cronometro di Gran Turismo o Forza Motorsport, nelle incursioni tra le file nemiche in Modern Warfare o Battlefield, nei bullet time al limite di Max Payne o nei round finali di Street Fighter. Ma che, purtroppo, nella realtà spesso è assente.

La superba sensazione di leggerezza, quando il flusso trascina il giocatore - Smetto Quando Voglio
La superba sensazione di leggerezza, quando il flusso trascina il giocatore

Nella vita di tutti i giorni, nemmeno a dirlo, possono pioverci addosso forti emozioni, eppure non è quasi mai lo stesso. Ho superato l'esame? Posso avere una promozione? Amore, mi vuoi sposare? Boom, andata! L'emozione è forte, ma lo stato di prolungato sforzo fisico e intellettuale, e successiva distensione, ha un andamento totalmente differente. Le uniche situazioni reali sovrapponibili a quelle videoludiche, a conti fatti, sono quelle correlate allo sport. Ma anche in questo caso si tratta solo di determinate circostanze. Non è la gara di mezzofondo, ma gli ultimi 100 metri della volata testa a testa. Non è il Gran Premio di Formula Uno, ma la staccata dopo il rettilineo con due monoposto affiancate. Non è la partita di calcio, ma il contropiede in velocità da un'area di rigore all'altra. Nel primo caso, è competizione. Nel secondo, reale trance agonistica.

E forse è anche per questo che oggi continuo a videogiocare (e sono felice). Per quella prolungata sensazione di tensione che, al termine dello sforzo ludico, prorompe in un fragore di godimento, nel grado zero della soddisfazione. Alcuni potranno definirla un'emozione spicciola, avulsa dalla realtà, ma chi l'ha provata sa che può generare dipendenza. A quel punto, qualsiasi agente digitale che possa veicolare quei venti, trenta, sessanta secondi è benvenuto sul mio schermo. Poco importa che sia un'automobile, un marine, Max Payne o Evil Ryu. O persino un'obesa creatura di fantasia di colore blu cobalto.

La fragorosa emozione del successo, quando la vittoria è ormai in vista - Smetto Quando Voglio
La fragorosa emozione del successo, quando la vittoria è ormai in vista


Commenti

  1. SHAMNADHOH

     
    #1
    Articolo stupendo, ma soprattutto il Gioco in questione è STUPENDO.....peccato per le vendite basse.......chissà se ci sarà un sequel........io ho fatto tutti i Rayman sin dal primo capito, e posso dire che è spettacolare
  2. drmanhattan

     
    #2
    Non a caso questa nuova rubrica è firmata dal SECONDO miglior giornalista videoludico d'Italia. Il primo è... no, non si può dire. Peccato.
  3. lucacat

     
    #3
    drmanhattanNon a caso questa nuova rubrica è firmata dal SECONDO miglior giornalista videoludico d'Italia. Il primo è... no, non si può dire. Peccato.
    Il primo è quel pel di carota del Ravanelli, poche storie :cool:
  4. xsecuzione

     
    #4
    drmanhattanNon a caso questa nuova rubrica è firmata dal SECONDO miglior giornalista videoludico d'Italia. Il primo è... no, non si può dire. Peccato.
    Io lo so :D
  5. drmanhattan

     
    #5
    lucacatIl primo è quel pel di carota del Ravanelli, poche storie :cool:
    Zave è 27°. L'anno scorso era al ventiquattresimo posto: sta perdendo posizioni.
  6. Kiavikone

     
    #6
    drmanhattanNon a caso questa nuova rubrica è
    firmata dal SECONDO miglior giornalista videoludico d'Italia. Il primo
    è... no, non si può dire. Peccato.
    Sì beh, cmq non si può dire che sia una categoria popolata da premi Pulizer :D

    Detto questo, consiglio all'autore dell'articolo di provare Dustforce su PC.
  7. Gidus

     
    #7
    Dopamina.
    Meccanismo di ricompensa che guida le nostre azioni. Il videogioco rappresenta nella sue essenza un appagamento, un premio, un reward. La scritta "mission accomplished", "obiettivo raggiunto" è il correlato videoludico di un cannolo Siciliano o dello sballonzolamento "Baywtchiano" di una Pamela Anderson dei tempi d'oro.
    Cos'è che manda avanti il meccanismo del gioco online e permette ai ragazzacci di IW (Dice ecc ecc) di comprare i loro bolidi rossi fiammanti? Il livello da raggiungere, il cappellino da sbloccare, la protezione per l'unghia del mignolo e la stelletta da mostrare con orgoglio alla nostra fidata cricca nerd; vantandoci delle nostre imprese e di come abbiamo impavidamente rinunciato ad un'imbucata di lusso con la nostra tipa il giorno dell'anniversaio. La risposta è sempre quella: "Amore, ca**o, non lo vedi che sto giocando!" Ma la stelletta può.

    Ho visto uomini trasformati in bestie feroci inanellare combo di imprecazioni ed eseguire fatality sui Joypad per questo soave rumore con roba come questa o questa. Parliamo di persone adulte, vaccinate, che tornano a casa dopo un'estenuante giornata di lavoro e i marmocchi e la moglie e la suocera che vuole che gli cambi la lampadina fuminata. Si nascondono nelle loro stanze e abbassano il volume per non mostrare le vergogne. Sono degli eroi. Poi mettono su Gears of War 3, tolgono lo stato "Invisibile" fischiettando ed entrano nella stanza on line pronti a vomitare un po' di testosterone. Ma non hanno ancora realizzato che il frutto della loro fatica (che stavolta doveva restare nascosta), è rimasto lì, legato al loro account. Visibile da tutti. Ma quando comprendono, è troppo tardi. Sono degli eroi.

    XD
  8. stepkanevra

     
    #8
    Ottimo articolo! Condivido tutto, anche se non ho giocato alla melanzana..
  9. xPeter

     
    #9
    Beh, in effetti, lo sgraziato Rayman Origins come platform in sé lo trovo davvero poco divertente, l'unico modo per trovarci del mordente è intestardirmi sulle richieste di collectible e sui limiti di tempo, così magari nella trance agonistica la percezione selettiva mi fa dimenticare il brutto character design o le musichette da esaurimento nervoso.
    Ma prima ancora di entrare in trance già "voglio smettere" e sento l'impulso di tornare a migliorare i record nelle challenge di Arkham City.
  10. AVV.

     
    #10
    pensavo che sul termine "croccante" ci fossero i diritti d'autore
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