Smetto Quando Voglio
La subdola gioia della superiorità intellettuale
Modern Warfare: in difesa del camping e dell'outwitting.
Oggi sono un Marine degli Stati Uniti con equipaggiamento da cecchino, divisa mimetica, face camouflage e una tripla razione di pazienza zen nello zaino. Sono fermo dietro questo covone di fieno da 15 minuti, perfettamente immobile, il fucile di precisione puntato verso l'orizzonte, infinite mine claymore a proteggere la mia postazione e una famiglia di camaleonti che mi guarda scuotendo la testa. Se i miei calcoli sono esatti, allo stato attuale ho colpito cinque rocce, tre foglie e un paio di topi di passaggio. Ma ora nel mirino ho un soldato nemico in movimento in campo aperto. Aumento il fattore di zoom, punto il visore termico alla testa, seguo l'inerzia del bersaglio, muovo lentamente il dito del grilletto e... POOM! Sono morto. Qualcuno mi ha sorpreso alle spalle e mi ha scaricato un colpo di fucile a pompa nella schiena. Ora lo osservo nella killcam mentre, totalmente incurante del bon ton bellico, esegue un'infame esibizione di teabagging sul mio cadavere. Non è mai stata semplice, la vita del cecchino...
Io sono un campeggiatore. Nulla a che vedere con tende canadesi, sacchi a pelo o fornelletti a gas, s'intenda. Io sono un campeggiatore nel senso videoludico del termine, ovvero uno di quei giocatori che, in un qualsiasi videogame competitivo online, prediligono l'attesa, la staticità e il pensiero laterale. E spesso finiscono con una scarica di fucile a pompa nella schiena. Nel caso degli FPS, realtà da cui nasce storicamente il termine, sono un cecchino integralista-oltranzista, di quelli che tentano di mimetizzarsi in un angolo del campo di battaglia e di cecchinare il nemico anche in mappe dell'estensione di uno sgabuzzino.

Voglio tuttavia chiarire un concetto. Non è corretto dire che, durante le mie esperienza di gioco competitivo, io mi estranei dalla lotta, presupposto che comporterebbe un giudizio non generoso nei confronti dei miei ascendenti. Ho spesso affrontato in prima persona lo scontro frontale, quello basato sulla forza bruta, sul riflesso istantaneo, sulla velocità di scelta e sulla visione d'insieme, uscendone persino vincitore, più e più volte. Ma questa forma di competizione, probabilmente, non mi appartiene. Prediligo invece il gioco ragionato, più lento, forse più subdolo, ma veicolo di incommensurabili gioie intellettuali.
Esiste un termine inglese che mi piace molto, perché interpreta perfettamente questa forma mentis: è "outwitting", verbo che può essere tradotto con l'italiano "superare in astuzia". "Outwitting" replica la forma di un altro termine inglese molto in uso in ambito agonistico, "outnumbering", che significa letteralmente "superare in numero". Al numero ("number"), riferimento al primato quantitativo, sostituisce tuttavia il genio ("wit"), introducendo una connotazione qualitativa. Io ti ho superato in astuzia, mio amico e avversario, e questo è un oltraggio con cui dovrai convivere per tutta la durata del match. E forse è anche per questo che oggi continuo a videogiocare (e sono felice). Perché nel momento esatto in cui premo il grilletto del mio Barrett, schiaccio l'acceleratore della mia Dodge Challenger o eseguo un flip sulla mia tavola Krooked, posso riuscire a superare soldati con una mira migliore della mia, piloti che vantano riflessi superiori ai miei o skater che volano assai più in alto di me. È la subdola gioia della superiorità intellettuale, che mi permette di sconfiggere il nemico con le armi dell'astuzia, della strategia, della sorpresa. È in quell'istante, quando un mio proiettile colpisce inatteso il nemico o quando sorpasso l'avversario salutando con la mano dal finestrino, che questa sensazione raggiunge il suo culmine. Sono strategie che non assicurano sempre i migliori risultati, sia chiaro, eppure sono in grado di elargire potenti soddisfazioni, ancora più di una killing streak. E se qualcuno vuole accusarmi d'essere un codardo o un cheater, rispondo che non ho mai infranto le regole e mai violato la deontologia bellica. Io sono un camper. Tutto il tempo, io vi osservo da lontano, pronto a superarvi in astuzia quando l'adrenalina o il testosterone vi inducono a scelte strategiche poco brillanti. E se il mio proiettile viaggia con assoluta precisione fino al centro del vostro cranio, per quanto voi possiate essere più abili o meglio armati di me, forse è il segno che infine vi ho ownato. O meglio, outwittato. Non biasimate il cecchino. Rassegnatevi alla vostra inferiorità.

