Smetto Quando Voglio
La passione investigativa del cheater
Fez: come trionfai con l'inganno nonostante la sconfitta.
Oggi sono un omino di nome Gomez, in testa indosso un fez, la notte suono la batteria jazz. Sono in missione per conto di non so chi, in un luogo che non so dove, alla ricerca di cubi per fare non so cosa. Sul serio, non lo sopporto il lunedì. Quando mi sono ritrovato davanti all'ennesima stele in pietra priva di qualsiasi iscrizione, tuttavia, non mi sono perso d'animo. Ho aperto Internet, ho ricercato [CUT] e ho scoperto che [CUT]. Poi ho letto che era necessario [CUT] e replicare il [CUT], che andava decifrato nella [CUT]. Et voilà, l'anticubo è tratto. Sono stato un genio o no?
Non chiamatemi cheater. Io credo solo che nella vita sia giusto rendere onore al più forte. Combattere quanto basta, ovvio, ma poi non accanirsi in sterili battaglie dettate unicamente dall'orgoglio. E questo vale anche per i videogiochi. Quando mi sono ritrovato davanti agli enigmi che-non-devi-capire-niente di Fez, ad esempio, non ho esitato a lungo. E ho riflettuto: voglio avventurarmi in un'avvilente ricerca di ore, frustrata dall'imperscrutabilità del mondo di Gomez, oppure è meglio raccogliere indizi su Internet, avvicinandomi progressivamente alla risoluzione piluccando informazioni a destra e a manca?

Nel caso di Fez, la risposta è stata istintiva. In tutta onestà, credo che il gioco Polytron sia un piccolo gioiello, ma anche un trionfo dell'ermetismo onanistico. Da una parte, propone ingegnosi enigmi ambientali basati sul paradosso 2D/3D (ovvero: come scalo questo livello, considerando che ruotando la visuale gli elementi su piani differenti si fondono in un unico piano bidimensionale?). Dall'altra, intesse oscuri enigmi investigativi basati sulla ricerca di indizi (ovvero: come capisco cosa diavolo fare qui?). Ma se il primo aspetto eccelle, superando di slancio titoli come Echochrome o Crush, il secondo è a volte inutilmente impenetrabile. Non solo per la nebulosità degli enigmi, ma perché introduce ostacoli che esulano dalle dinamiche di risoluzione, come il complesso sistema di navigazione tra i livelli o l'assenza di indizi sulle abilità da sbloccare. Questo rende Fez una sontuosa esperienza sado-maso-ermetista. Ma come ha scritto un saggio del nostro tempo: "Il vero genio è colui che sa farsi comprendere".
Ora, quando un videogioco in singolo trascende il livello standard di abilità, comprensione o pazienza del videogiocatore, a mio parere lo autorizza moralmente al cheat. Ed è qui che, paradossalmente, il videogioco si apre al mondo, richiedendo di raccogliere informazioni attraverso altre fonti, di compilarle ed applicarle con metodo, in un excursus extradiegetico che impone di consultare guide cartacee, walkthrough digitali, forum online e quant'altro. Tutto questo presuppone un'attività di ricerca, ricostruzione e catalogazione che, a suo modo, è un gioco nel gioco. E che io onestamente amo molto.

Questa ricerca di informazioni può assumere forme molto diverse, ma spesso affascinanti. Nel caso di Fez ho indagato su Internet per ricostruire i codici simbolici del gioco, attraverso i quali ho potuto interpretare le sfumature del mondo di Gomez. Per Grand Theft Auto IV ho saccheggiato Flickr per creare una galleria fotografica con nome del quartiere, nome della strada e immagine di ogni piccione e gabbiano da eliminare, ritrovando poi ciascuna posizione orientandomi con la mappa e osservando lo scenario urbano. Al termine di Lego Batman, Lego Harry Potter e altri ho recuperato su YouTube e catalogato su iPad i filmati relativi a cittadini e studenti in pericolo, così da poter individuare quelli mancanti.
E ancora. In Assassin's Creed II ho consultato Google Maps per trovare alcuni edifici storici dei quali dovevo ancora analizzare i glifi, confrontando poi la mappa reale e la mappa di gioco per determinare la posizione dell'edificio. Nella fase finale di Dead Rising ho recuperato dai siti specializzati una lunga checklist dei cibi e delle bevande da raccogliere, completa dei negozi in cui reperirli, così da sbloccare i relativi achievement.
In questo elenco di imprese non conto il numero di volte che ho disegnato, consultato e aggiornato una mappa cartacea o digitale per recuperare i collezionabili di qualche mondo virtuale, come accaduto in Assassin's Creed, Grand Theft Auto, Call of Duty, Saints Row o i Simpson, per citarne alcuni. Ancora di più sono state le volte che, dopo prolungata analisi delle fonti Internet, ho compilato un piano d'azione per sbloccare gli ultimi obiettivi o trofei di un gioco, completo dei luoghi e delle strategie per soddisfare ciascuno.

Sono un cheater? Chiamatemi come preferite, ma prima riflettete su questo: il lavoro di ricerca videoludica richiede tempo, dedizione, logica e capacità organizzativa. Non ci si improvvisa investigatori. Negli anni ho redatto elenchi, disegnato mappe, stampato guide, catalogato immagini e video, dotandomi in principio di carta e penna, per poi passare a un computer portatile, infine al mio fedele iPad. È un'opera a volte complessa, che richiede la ricerca di fonti, la raccolta di informazioni, la compilazione di guide, l'esecuzione di strategie e la catalogazione dei risultati. A ripensarci, credo sia l'attività in assoluto più nerd a cui mi sia mai dedicato nella mia vita. Mi ha confessato un giorno un amico, conscio di questa mia perversione: "Io sono realmente orgoglioso di te. Vorrei tanta caparbietà, costanza e ostinatezza. Magari per usarle in altro modo, però". È stata una severa lezione di vita, lo ammetto, nondimeno continuo ad andare fiero della mia follia.
E forse è anche per questo che oggi continuo a videogiocare (e sono felice). Perché a volte il videogioco trascende il mio livello di abilità, comprensione o pazienza, eppure la strada di corruzione che inganna i miei limiti può essere altrettanto appassionante di quella legittima. E quando traccio una linea di penna sull'ultimo obiettivo della lista, si tratti di un cubo, di un glifo o di un piccione, mi assale un'incolpevole sensazione di trionfo, perché riconosco di essere stato un perfetto investigatore, archivista ed esecutore. E poco importa che abbia percorso quella che alcuni integralisti definiscono la via del cheater. La realtà è che adoro i piani ben riusciti. Soprattutto quando dimostrano a me stesso la mia caparbietà, costanza e ostinatezza.