Genere
Azione
Lingua
Manuale in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
19,99 Euro
Data di uscita
21/6/2005

Spy vs. Spy

Spy vs. Spy Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Azione
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
21/6/2005
Lingua
Manuale in Italiano
Giocatori
4
Prezzo
19,99 Euro

Lati Positivi

  • Molti extra da sbloccare
  • Facile e poco impegnativo da padroneggiare
  • Prezzo aggressivo

Lati Negativi

  • Ripetitivo e noioso
  • Perde lo spirito del fumetto
  • Comparto tecnico deludente

Hardware

Spy vs. Spy richiede una PlayStation 2 PAL, una confezione originale del gioco nella medesima versione, un joypad e una Memory Card con almeno 112 KB disponibili. Per il gioco online, che si basa sui server gratuiti di GameSpy, dovrete utilizzare un Network Adaptor, integrato nella versione Slim della console. Il gioco supporta sia la modalità 60 Hz, sia il Progressive Scan, mente non sono previste le uscite video a 16:9 o audio in Dolby Surround.

Multiplayer

Spy vs. Spy offre la possibilità di sfidarsi a quattro giocatori, offline tramite schermo diviso, e online tramite l'uso del Network Adaptor e i server di GameSpy.

Link

Recensione

Spy vs. Spy

Prima della caduta della "Cortina di ferro", ogni spia aveva un look d'ordinanza ben definito: trench, cappellaccio, occhiali da sole. Poi arrivò la Glasnost, il muro di Berlino cadde sotto i colpi della democrazia, i sovietici smisero di mangiare i bambini. E le spie, che fine hanno fatto? Non temete, il look è sempre quello, varianti cromatiche a parte.

di Alberto Cavalli, pubblicato il

La memoria, si sa, addolcisce i ricordi. Dev'esserci qualche perverso meccanismo nella mente umana che fa sì che, nel baluginare delle reminiscenze, gli avvenimenti piacevoli siano rappresentati quasi a livello paradisiaco, mentre quelli spiacevoli, col passare del tempo, poco a poco smussino gli spigoli più vividi e vengano alla peggio catalogati tra le esperienze che "ci hanno arricchito, ci hanno fatto crescere". Ovviamente, saremo quindi inclini a ricercare di ripetere, per quanto possibile, le esperienze positive e a evitare quelle negative, anche se così facendo dobbiamo essere ben consapevoli delle trappole della memoria, che rendono molto difficile ottenere il medesimo soddisfacimento dallo stesso stimolo. Da un lato, questo avviene perché noi stessi non siamo più le medesime persone che eravamo una volta, e lo stimolo con cui andiamo a confrontarci non è quello reale, bensì quello traslato dai ricordi, rispetto ai quali molto difficilmente potrà risultare vincitore. Dall'altro lato, gli stessi fenomeni raramente sono riproducibili perfettamente, e l'ambiguità causale (tipica di molte opere d'ingegno) ci impedisce di capire esattamente "cosa" ci avesse tanto appassionato, tanto deliziato. E' in effetti il motivo che relega molti seguiti di film, romanzi o album musicali di successo a un ruolo nettamente subalterno rispetto al progenitore.

SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO

Lo scopo di questa lunghissima introduzione è duplice: in primis, si è cercato di annoiare quanti più lettori possibili, disincentivandoli dal proseguire verso il cuore della recensione. In seconda battuta, obiettivo tanto ambizioso quanto subalterno rispetto al primo, preparare i coraggiosi (o gli insonni) che avessero deciso di proseguire nella lettura all'amara sorpresa che li attende.
Spy vs. Spy, infatti, è il seguito di un glorioso titolo che sul finire degli anni '80 ha imperversato sulla maggior parte dei sistemi casalinghi, rappresentando le scaramucce tra due spie alla ricerca di documenti e componenti segreti (a che pro non ci fu mai dato di saperlo). Ebbene, questo remake tridimensionale non riesce in alcun modo a replicare i semplici meccanismi che erano alla base del titolo originale, restando confinato nel reame dei titoli a dir poco scadenti.
I motivi di questa perentoria bocciatura sono molteplici: anche a prescindere dal ruolo ingannatorio dei dolci ricordi del passato, è innegabile la scarsissima cura dedicata alla realizzazione di questo gioco, tradita analizzando ogni singolo aspetto che lo compone, e ancor più considerandolo nel complesso.
Nato dalla matita di Antonio Prohias, un esule cubano che fece appena in tempo a sfuggire al regime di Fidel Castro, la strip di Spy vs. Spy è pubblicata sul mensile umoristico americano MAD da oltre 40 anni. Nel fumetto, che potremmo quasi considerare un antesignano di Grattachecca e Fichetto, una spia bianca e una spia nera si sfidano incessantemente senza risparmiarsi colpi proibiti, che vanno dallo scontro frontale all'utilizzo di divertenti (e letali) trappole per rallentare l'immortale avversario nella sfida al raggiungimento dell'obiettivo. Lo stile del fumetto è decisamente minimalista, e punta tutto sull'efficacia di pochi, semplici tratti. La trasposizione tridimensionale falsa quasi del tutto lo spirito originale, graffiante parodia della guerra fredda, trasformando i protagonisti i macchiette e immergendoli in uno scenario confusionario e troppo colorato rispetto alle strisce. Come sapranno i numerosi linguisti che da tempo ci seguono, "tradire" e "tradurre" hanno la stessa radice, e quindi non si può fare una colpa agli sviluppatori di aver cercato di aggiornare un titolo bidimensionale alle nuove caratteristiche 3D permesse dagli hardware attuali. Gli si può invece imputare di aver completamente perso di vista quello che dovrebbe essere l'obiettivo di qualsiasi gioco, ovvero il divertimento.

MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI

Prendere di peso un titolo 2D e scaraventarlo in un mondo tridimensionale preoccupandosi esclusivamente di infarcirlo di armi e nemici non è ovviamente la strada da percorrere se si mira ad altro che sfruttare un marchio famoso. Purtroppo questa è stata la strada intrapresa in questo caso, dato che Spy vs. Spy non pecca certo dal punto di vista della varietà di armi (alcune molto divertenti, come la motosega o il lanciafiamme) o di situazioni, ma la maggior parte di queste contribuiscono a rendere un senso di confusione piuttosto che rappresentare un valore aggiunto. Paradossalmente, dove il titolo originale faceva delle sfide multigiocatore il proprio punto di forza, questo remake trova la sua modalità più corposa nello story-mode, il che può essere considerato quasi un sacrilegio, visto che è costituito da un action-platform decisamente banale, caratterizzato da un level design confusionario e da puzzle dalla semplicità sconcertante (forse per ovviare al senso di smarrimento causato dalla scarsa chiarezza degli obiettivi).
Accanto a questa modalità è presente il cosiddetto "Classic Mode", che ricalca più o meno pedissequamente le meccaniche del titolo originale: le due spie si sfidano sul tempo nel tentativo di rinvenire per prime tutti gli oggetti disseminati all'interno di casseforti più o meno celate alla vista in un'area limitata di cinque stanze, non senza scambiarsi colpi bassi nascondendo trappole in alcune di esse. La terza modalità è denominata "Modern", e prevede una sfida a quattro (si aggiungono la spia rossa e la spia blu) per il rinvenimento degli obiettivi della missione all'interno delle stesse arene che possiamo esplorare nello Story Mode. Sulla carta, questa dovrebbe essere la reale dimensione del gioco, visto che miscela sia la vastità esplorativa dello Story Mode, sia la frequenza degli scontri con le altre spie del Classic, ma anch'essa si rivela ben presto poca cosa: simile alla modalità multiplayer (che analizzeremo a breve), ne eredita tutti i gravi difetti senza ovviamente il pregio rappresentato dalla sfida con altri avversari umani. Le arene di gioco sono infatti troppo vaste per soli quattro contendenti, e si risolvono spesso in un festival delle mazzate, dato che il conseguimento degli obiettivi di missione (l'ormai canonico rinvenimento di oggetti-chiave) viene reso quanto mai frammentario dai frequentissimi scontri in prossimità delle basi delle quattro spie. In altre parole, rimanere vittima di una trappola piazzata da un rivale comporta la rinascita al punto di partenza, dove non sarà infrequente restare invischiato in uno scontro all'ultima buccia di banana con un'altra spia, vittima del medesimo destino.

MARAMALDO, TU UCCIDI UN UOMO MORTO!

Come se non bastasse, esiste un oggetto (il naso finto con gli occhiali) che permette di aggirare le telecamere dotate di laser che bloccano i tentativi di invasione dei covi delle spie nemiche. L'idea è simpatica, ma presta immediatamente il fianco a un difetto imperdonabile: trovatosi a malpartito, un giocatore sleale potrebbe rinvenire il camuffamento e rintanarsi nella propria base, ponendo irrimediabilmente la partita in una fase di stallo. Con questa spada di Damocle sulla testa, l'esperienza multigiocatore (soprattutto online) riceve definitivamente il colpo di grazia, sebbene nel nostro caso si possa parlare di feroce accanimento su un cadavere. Il lato positivo, si fa per dire, è che i server di Gamespy dedicato a questo gioco sono pressoché deserti a tutte le ore, e per trovare qualcuno da sfidare (a meno di organizzarsi autonomamente) l'unica strada è creare una stanza e mettersi in paziente attesa. Francamente, riteniamo che il gioco non valga la candela.
Dal punto di vista tecnico non giungono note particolarmente liete: il sonoro è abbastanza ripetitivo, e anche i temi musicali più accattivanti vi verranno prontamente a noia dopo una mezz'ora di sfibrante ricerca degli obiettivi, coadiuvati da alcuni messaggi di aggiornamento dello status della missione semplicemente irritanti nella loro futilità.
Lo stile minimalista del fumetto è andato completamente smarrito, e al suo posto troviamo un comparto grafico ai limiti della sufficienza (limiti, sia chiaro, che vengono avvicinati per difetto): il numero di poligoni su schermo è assai modesto, e le texture sono lungi dall'essere definite lo stato dell'arte. Senza essere ingenerosi, il level design ricalca quello di un gioco di ultima generazione su PsOne, sebbene la mole poligonale sia sensibilmente maggiore. Per lo meno il gioco non accenna a rallentare, anche se non si riesce a immaginare una situazione in cui l'hardware Playstation 2 potrebbe avere la benché minima incertezza nel gestire quel motore grafico.
Anche il sistema di controllo non è particolarmente indovinato, dato che denuncia spesso un certo ritardo tra azione e reazione, ma se non altro la possibilità di gestire liberamente la telecamera vi eviterà ulteriori fonti di frustrazione.
A fronte di tanta pochezza, fa specie la presenza del supporto per i 60 Hz e addirittura per il Progressive Scan.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Spy vs. Spy conferma la tendenza degli sviluppatori a offrire nelle proprie linee budget giochi che difficilmente hanno altre attrattive se non il basso prezzo. Certo esistono le eccezioni, ma sfortunatamente non è questo il caso. Spy vs. Spy rimane un titolo destinato a perdersi nel limbo delle produzioni mediocri e, cosa assai più grave, non divertenti. Per un titolo del genre, riuscire a fallire l'obiettivo del multiplayer è semplicemente deplorevole, anche e soprattutto alla luce delle notevoli possibilità offerte. Piange quasi il cuore vedere un grande titolo del passato riproposto in maniera così approssimativa, ma il consiglio è quello di dedicare le luminose giornate estive a passatempi più divertenti.