Genere
Strategico in tempo reale
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
37,90 Euro
Data di uscita
5/5/2005

Stronghold 2

Stronghold 2 Aggiungi alla collezione

Datasheet

Sviluppatore
Firefly Studios
Genere
Strategico in tempo reale
PEGI
12+
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
5/5/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
8
Prezzo
37,90 Euro

Lati Positivi

  • Un deciso passo avanti rispetto a Stronghold
  • Le cose da fare sono molte
  • Motore grafico funzionale
  • Molto longevo

Lati Negativi

  • Qualche bug di troppo
  • Intelligenza artificiale poco sviluppata
  • A tratti il gameplay diventa banale

Hardware

Stronghold 2 richiede un hardware piuttosto potente per essere giocato a risoluzioni medio-alte. Con tutti i dettagli al massimo abbiamo avuto qualche scatto nelle situazioni più affollate pur utilizzando un Pentium 4 a 3,4 GHz, 1 GB di RAM e una Geforce 6600 GT con 128 MB di RAM. La configurazione consigliata dal gioco indica comunque un processore a 1,2 GHz, 256 MB di RAM e una scheda 3D con almeno 64 MB di RAM, ma ci pare sinceramente insufficiente per giocare con un dettaglio quanto meno apprezzabile.

Multiplayer

Sarà possibile giocare a Stronghold 2 fino a un massimo di otto giocatori su apposite mappe via LAN e via Internet.

Link

Recensione

Stronghold 2

"Sire, i topi stanno infestando la mia via". "E chi se ne frega?". "Sire, il popolo chiede più spettacoli e almeno un concerto alla settimana". "Impossibile, non ci sono i soldi nemmeno per chiamare uno squallido circo". "Sire, dovremmo rinforzare le mura; l'attacco nemico è ormai prossimo". "Non mi interessa; tanto gli verseremo addosso quintali di olio bollente...

di Francesco Destri, pubblicato il

Se i sudditi sono contenti per l'aumento di scorte di cibo o per la diminuzione delle tasse, si spargerà la voce del nostro buon governo nelle zone adiacenti e altri abitanti verranno nella nostra cittadina, portando soldi e soprattutto braccia per lavorare. Se invece non lo sono, inizieranno a verificarsi dei tumulti (tipo il saccheggio del granaio) e molti abbandoneranno le loro case lasciando i campi incolti, i mulini vuoti e le segherie abbandonate, con un danno quasi irrimediabile per l'economia. In Stronghold 2 non potremo infatti selezionare un suddito e decidere dove farlo lavorare, ma la cosa sarà automatica e ciò, se da un lato semplifica non poco il processo di amministrazione, dall'altro risulta piuttosto scomodo nel caso in cui uno o più lavoratori abbandonino i loro posti senza che ci sia nessun altro a rimpiazzarli. Il castello infatti, pur fungendo da costruzione principale, non è in grado di sfornare sudditi come avviene in buona parte degli odierni titoli gestionali, ma questi devono essere attratti dai villaggi circostanti grazie alle nostre buone (o almeno si spera) capacità di governo. Naturalmente non tutto si riduce a produrre beni alimentari o a fornire alloggi. Bisognerà anche intrattenere il popolo con fiere, giostre, spettacoli e birrerie, farlo pregare (chiese, monasteri o monumenti) e, cosa forse più "divertente" se si è piuttosto sadici, punire i più facinorosi con gogne, roghi e strumenti di tortura. Le cose cambiano se optiamo invece per il lato militare-bellico. In questo caso Stronghold 2 diventa un titolo più "normale" e vicino al suo predecessore. Dovremo fortificare il nostro castello, erigere mura attorno ad esso, preparare trappole per gli assedianti o, nel caso fossimo noi ad attaccare, sfornare soldati a ripetizione (decisamente molte le unità disponibili) e costruire marchingegni bellici come catapulte, arieti e torri mobili.

LA DIFFICILE ARTE DEL COMANDO

Descritto così, Stronghold 2 sembra un titolo completo, impegnativo, ricco di opzioni e di varianti di cui tenere conto e, tranne nel caso delle battaglie vere e proprie, molto più vasto e completo dell'episodio precedente. In effetti le cose da fare sono molte e chi ha già un minimo di esperienza con il genere non può che ritrovare nelle pieghe del gioco un'attenzione molto particolare agli edifici, al funzionamento dell'economia (semplice ma realistico allo stesso tempo) e alla logicità dell'incontro tra causa ed effetto che domina l'intero gameplay. Quasi tutti gli elementi economici, militari e "sociali" sono infatti strettamente legati tra di loro e ciò ha portato a una duplice conseguenza; un grande realismo ma anche un livello di difficoltà non proprio elementare per chi è rimasto ancorato al metodo gestionale, ben più semplice ed intuitivo, di un Warcraft o di un Age of Empires. Ne risulta quindi un titolo approfondito e abbastanza realistico nello svolgimento, segnato qua e là da qualche bug di lieve entità (è già disponibile comunque una patch piuttosto consistente) ma tutto sommato in linea con le aspettative che lo volevano come un ampliamento consistente rispetto al pur valido predecessore.
Eppure non ci sentiamo di considerarlo appieno un titolo imperdibile. Se visto più a fondo nei suoi funzionamenti basilari, il gameplay può infatti risultare piuttosto banale su entrambi i versanti, quello gestionale e quello militare. Nel primo caso sembra infatti che certi comportamenti dei sudditi avvengano per caso senza una valida spiegazioni alle spalle, ma anche l'aumento o la diminuzione della loro felicità è legato a elementi troppo ridotti.
Un aumento anche minimo delle tasse causerà i primi abbandoni e la nostra popolarità inizierà immediatamente a scendere, mentre un loro calo farà schizzare subito alle stelle le nostre quotazioni. Abbiamo fatto l'esempio delle tasse, ma avremmo potuto farne benissimo un altro (ad esempio la distribuzione di cibo o l'aspetto legato allo svago) senza che la situazione cambi di molto. Si ha insomma l'impressione che lo sforzo per offrire una gestione più stratificata e variegata possibile non sia stato focalizzato al meglio se poi tutto dipende da elementi realistici, ma fin quasi banali, come l'aumento o la diminuzione di tasse e di cibo, che portano a un approccio gestionale quasi obbligato e poco personalizzabile.
Per quanto riguarda l'aspetto militare, abbiamo invece riscontrato un'intelligenza nemica a tratti discutibile e un non perfetto funzionamento delle difese del castello, che a volte, senza nessun motivo apparente, si dimenticano di funzionare. Questi difetti non pregiudicano affatto il valore di un gioco completo e dotato di un'ottima longevità come si è dimostrato Stronghold 2, ma gli impediscono di raggiungere quei livelli di eccellenza tali da renderlo un must-buy per tutti gli appassionati di gestionali e di strategici in tempo reale, anche se il prezzo di vendita (leggermente inferiore al solito), la discreta localizzazione italiana, il nuovo motore 3D e il senso di realismo che si respira per le strade del nostro feudo o nei campi di battaglia possono farne un sicuro successo di pubblico.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Stronghold 2 è un buon gioco. Ha carisma da vendere, una grafica di sicuro impatto, un'interfaccia semplice e intuitiva e una quantità di nuovi elementi rispetto al suo predecessore tale da considerarlo un seguito riuscito sotto tutti i punti di vista. Potremmo anche definirlo con la formula "due giochi in uno" (uno gestionale, l'altro strategico) e non andremmo poi molto lontani dalla verità, per non parlare di una longevità che tra multiplayer, skirmish, campagne, editor di mappe e scenari casuali assicura ore e ore di divertimento a un prezzo tra l'altro inferiore alla media. Tutto perfetto dunque? Non proprio. Tra qualche bug di troppo (e non solo grafico), un'intelligenza artificiale non sempre impeccabile e un gameplay che a tratti cade in funzionamenti piuttosto banali, Stronghold 2 presenta infatti anche qualche debolezza che gli impedisce di raggiungere quei livelli di eccellenza che un po' tutti ci aspettavamo. Colpa sicuramente della duplice natura del gioco, che ha impedito di sviluppare al meglio entrambi i generi, ma anche di un approccio che nel tentativo di accontentare tutte le frange di videogiocatori rimane fermo in una posizione intermedia e non troppo definita, diventando dispersivo per i neofiti e fin troppo elementare per i più esperti. Una scelta produttiva che forse accontenterà molti (giocarci in fondo è davvero piacevole), ma che deluderà chi si aspettava il titolo "definitivo" in ambito strategico-gestionale. Ci siamo decisamente vicini (e i miglioramenti rispetto al predecessore sono più che significativi), ma manca ancora quello slancio finale che solo i fuoriclasse possiedono.