Genere
Sparatutto
Lingua
Manuale in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
59,90 Euro
Data di uscita
25/1/2004

SWAT: Global Strike Team

SWAT: Global Strike Team Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Vivendi Games
Sviluppatore
Argonaut Games
Genere
Sparatutto
PEGI
16+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
25/1/2004
Lingua
Manuale in Italiano
Giocatori
4
Prezzo
59,90 Euro

Hardware

SWAT: Global Strike Team è in arrivo su PS2 e Xbox. Oltre a una confezione originale del gioco in versione europea, sarà consigliabile possedere un headset (microfono e auricolare) per impartire vocalmente diversi comandi nel corso del gioco.

Multiplayer

In entrambe le versioni saranno supportati il Cooperative Mode e il Deathmatch fino a quattro giocatori. Il supporto Xbox Live nella versione per Xbox permetterà inoltre di scaricare mappe aggiuntive e aggiornare le proprie statistiche.

Link

Anteprima

SWAT: Global Strike Team

Difficile dire se sia più rischioso imbarcarsi nelle missioni dei "Ghost" di Clancy o in quelle degli SWAT, ma certo è che entrambe non sono una passeggiata anche per il soldato più capace e addestrato, soprattutto in un futuro non troppo lontano in cui la Terra è in mano al crimine e alla violenza. Neanche a dirsi toccherà a noi uccidere i cattivi e salvare i buoni. Che fatica però!

di Francesco Destri, pubblicato il

La sigla SWAT, oltre a identificare uno dei più famosi reparti polizieschi del mondo, è tornata alla ribalta negli ultimi mesi per l'omonimo film di Clark Johnson con Colin Farrell e Samuel L. Jackson, ma gli appassionati di lungo corso ricorderanno anche tre capitoli videoludici targati Sierra e inaugurati nel '95 con un episodio adventure della serie Police Quest, che riscosse un certo successo tra gli avventurieri dell'epoca. Seguì tre anni dopo un bizzarro strategico che scontentò un po' tutti, mentre nel '99 fu la volta dell'ottimo SWAT 3: Close Quarters Battle, sparatutto tattico sulla scia di Tom Clancy's Rainbow Six che, pur riscuotendo un successo fin troppo timido tra i possessori di PC, si rivelò un titolo molto completo e avvincente, basando il suo fascino su una dose di cooperativismo molto più accentuata che nel capolavoro di Red Storm Entertainment e riuscendo perfettamente nell'intento di ricreare location urbane estremamente realistiche e dettagliate.
Seguirono espansioni più o meno riuscite, ma a parte alcuni screenshot rilasciati già due anni or sono non si seppe più niente della serie SWAT fino allo scorso E3 di Los Angeles, quando Vivendi Universal Games presentò tra lo stupore generale una prima beta di SWAT: Global Strike Team, sparatutto in prima persona sviluppato per Xbox e PS2 da Argonaut Games (chi si ricorda i due episodi di Harry Potter?) che si candida come uno dei titoli console più interessanti dei prossimi mesi.

GLI ARGONAUTI VIDEOLUDICI

La prima cosa che gli sviluppatori hanno tenuto a far sapere è che SWAT: Global Strike Team, rompendo con la tradizione passata, si configura come un mix tra l'attenta preparazione tattica e strategica di SWAT 3: Close Quarters Battle (dopotutto di un corpo speciale si tratta) e l'azione più immediata e adrenalinica che può ricordare a tratti sia Virtua Cop (nessuna Lightgun, comunque) che Project Eden, titolo forse snobbato dal grande pubblico, ma perfetto esempio di un gameplay cooperativo che sembra rivestirà molta importanza anche in quest'ultima fatica del publisher europeo.
Gli eventi del gioco ci portano nel 2018, quando il mondo, ormai sempre più preda di malavita, violenza e delinquenza a tutto spiano, è difeso solo da pochi reparti addestrati per la guerriglia urbana tra i quali spicca naturalmente quello degli SWAT. Nei panni di Mathias Kincaid, capo di una squadra formata dal tecnico Anthony Jackson e dall'esperto in cecchinaggio Tomi Ono, dobbiamo sventare le minacce del crimine più pericolose attraverso ventuno missioni ambientate sia nei sobborghi di Los Angeles, location che fece da sfondo anche al precedente episodio della serie, sia in altre parti del mondo (per ora sono state confermate solo Vancouver, Londra, Parigi, il Costa Rica e la Siberia, ma non mancheranno altre sorprese "geografiche").
La prima grande novità del gioco, oltre al fatto di essere sviluppato solo per console senza perciò risentire dell'influenza da PC per quanto riguarda il sistema di comando (e ciò a tutto vantaggio di una spiccata immediatezza di gioco), sta sicuramente nell'impronta del gameplay, allontanatosi decisamente dalla complessa pianificazione strategica del predecessore e molto più vicina a un action-game sì realistico (i membri di Argonaut Games hanno lavorato per mesi a stretto contatto con i veri SWAT della polizia di Los Angeles) ma molto più veloce e scattante di SWAT 3: Close Quarters Battle, pur rimanendo tutto il fascino cooperativo che sta alla base della struttura portante del gioco.
Le missioni infatti, che promettono di includere ambienti interni ed esterni in egual misura, dovranno essere affrontate con la collaborazione dei nostri due aiutanti attraverso la classica serie di ordini (mantenere la posizione, attaccare, avanzare con circospezione e via di questo passo) che potremo impartire in due modi: o ricorrendo al pad digitale, attivando secondo una comoda interfaccia di comando tutte le opzioni possibili, oppure, vero elemento rivoluzionario del gioco, impartendo i comandi a voce tramite l'headset USB per i possessori di PS2 o tramite ll'headset Communicator per chi invece utilizza la console Microsoft.
Si tratta indubbiamente di un aspetto innovativo e tale da promettere un piacevole diversivo, soprattutto se consideriamo che sono previsti alcuni comandi da "urlare" in faccia anche ai nemici (per intimare la resa) o ai civili (per farli mettere in salvo), ma di fatto questa aggiunta non sembra in grado di rivoluzionare più di tanto l'esperienza di gioco, che infatti sembra rimarrà ancorata a un classico sparatutto in prima persona molto concitato, ma lontano comunque dalle esagerazioni "run and blast" di Serious Sam.

ANCHE L'OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE

Gli sviluppatori infatti hanno promesso un approccio ai principali obiettivi molto libero e non sempre deciso da azioni muscolari come siamo abituati a vedere in action-game di questo genere. Per fare irruzione in una stanza, per esempio, si potrà seguire la strada di un'azione a sorpresa sfondando la porta, lanciando bombe lacrimogene per far uscire i nemici oppure entrare sparando all'impazzata con il rischio però di causare vittime indesiderate.
Naturalmente non mancherà un arsenale di tutto rispetto, ma anche in questo caso supportato da una realismo abbastanza accurato che impedirà ad esempio di portare con sé decine di armi diverse, senza però negare un certo design futuristico di alcune armi che rispecchieranno fedelmente l'ambiente in cui sarà collocato il gioco. Trattandosi di uno sparatutto di ultima generazione non mancheranno opzioni di gioco in multiplayer. Alle ventuno missioni in single player se ne affiancheranno infatti altre dieci dedicate al cooperative mode che faranno da completamento alla storia e dieci mappe disegnate appositamente per il deathmatch a quattro giocatori tramite split-screen. Niente gioco online su PS2 e purtroppo i possessori della console Microsoft dovranno accontentarsi di un supporto online limitato, visto che il servizio di Xbox Live permetterà unicamente di scaricare mappe aggiuntive e di aggiornare i propri punteggi, senza invece offrire alcun server dedicato per il gioco in rete.
Passando alla realizzazione tecnica, si può notare dai primi screenshots dimostrativi (e secondo quanto i nostri iviati hanno visto in una recente presentazione) una prestazione sufficiente del motore grafico (proprietario) utilizzato da Argonaut Games, che oltre ad avvantaggiarsi del Photo-Realistic Film Filter (una serie di routine grafiche atte a fornire un impatto cromatico il più possibile vicino alla realtà), proporrà numerosi effetti grafici tipici di molti altri sparatutto tattici (visori notturni, esplosioni molto dettagliate). Il vero fiore all'occhiello del reparto grafico sembra però da attribuire al cosiddetto Iris, un effetto che simulerà il più dettagliatamente possibile gli effetti della luminosità sull'occhio umano: ciò significa in poche parole che quando entreremo in una stanza buia la visuale ci metterà qualche secondo prima di riuscire a distinguere qualcosa e, al contrario, la nostra vista si abbaglierà per pochi istanti se dopo molto tempo trascorso in una location buia usciremo improvvisamente alla luce del sole.
Teoricamente si tratta di un'innovazione non comune, che finora nessun altro titolo del genere aveva preso in considerazione e che speriamo possa influire anche sul realismo del gioco. Si sa ancora molto poco invece sul sonoro, che comunque non dovrebbe contenere nessuno score musicale durante l'azione vera e propria, ma affidarsi esclusivamente a effetti ambientali come passi sul terreno, voci dei nemici e quant'altro contribuisca a creare il massimo realismo possibile. Naturalmente aspettiamo di poter testare a fondo il gioco prima di giudicare quanto SWAT: Global Strike Team possa davvero valere (il gioco sarà sui nostri scaffali a metà novembre), ma tra il numero consistente di missioni (trentuno in tutto), l'innovativo sistema di comando vocale e le chicche grafiche prima accennate sembra davvero che per i prossimi mesi gli appassionati di sparatutto a sfondo tattico non vivranno esclusivamente di pane e Tom Clancy.