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Datasheet
- Sviluppatore
- Edmund McMillen
- Genere
- Azione
- Distributore Italiano
- Steam
- Data di uscita
- 28/9/2011
- Lingua
- Italiano
- Giocatori
- 1
- Prezzo
- € 4,99
Lati Positivi
- Stile grafico accattivante
- Colonna sonora efficace
- Trasgressivo!
- Piccola opera d'arte videoludica
Lati Negativi
- Sistema di controllo WASD
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Link
Una mamma per nemico
Il roguelike più morboso, sanguinario e borderline della scena indie.
Il modo migliore per spiegare cos'è The Binding of Isaac - parola del suo creatore Edmund McMillen - è quello di definirlo un "roguelike shooter basato sulla struttura dei dungeon di Zelda". In altre parole, si tratta di uno sparatutto ambientato in dungeon generati casualmente, in cui c’è il cosiddetto "permadeath" ed è pensato per essere giocato più e più volte, con risultati sempre diversi. Fatto ancora ben più importante di ogni altra questione, The Binding of Isaac è un'opera oltremodo morbosa, sanguinolenta, macabra e generalmente disturbante, ricca di riferimenti religiosi (ma non solo), esseri aberranti e situazioni distopiche, che neanche nei peggiori incubi. In altre parole, è un piccolo capolavoro tinto di rosso, rosa e marrone.
Non è abbastanza, lo devi uccidere
La storia concepita da McMillen (già membro del Team Meat di Super Meat Boy) narra di lacrime, dolore e un sacrificio umano. Isaac è un bambino come tanti, che vive in una tranquilla casa in cima a una collina. Un giorno il Signore decide di mettere alla prova la fede di sua madre, chiedendole di proteggere ad ogni costo suo figlio dal male. Privato dei suoi giochi e relegato in una stanza più che spoglia, Isaac sente ancora una volta il Signore chiamare la mamma: "Non è abbastanza, lo devi uccidere." Così, preso da sconforto, dolore e terrore (in ordine sparso), Isaac trova una botola che dà accesso al seminterrato, e da lì comincia una disperata fuga nei suoi incubi peggiori (oltre che il gioco vero e proprio), alla ricerca di un'insperata salvezza.
La visuale di gioco e l'interfaccia grafica richiamano a gran voce i classici della serie di Zelda, con tanto di mappa a riquadri dei dungeon e un boss finale collocato ad hoc. Prima di poter raggiungere il quadro successivo, ovviamente, occorre far piazza pulita degli abomini e delle oscenità rappresentate in ciascuna macabra arena (pustole infette, pozze di liquame, vermi inferociti, corpi privi di testa, feti di fratelli del protagonista mai venuti al mondo, cloni sanguinanti, impiccagioni, cumuli di escrementi con relative mosche, i cavalieri dell'Apocalisse e persino il cuore della stessa madre, da raggiungere attraverso l'apposito pertugio posteriore). Come nei classici roguelike, la morte costringe a ricominciare l'incubo dal principio e ogni elemento viene generato in maniera casuale, assicurando così a ogni nuova partita una combinazione sempre inedita di nemici, oggetti da raccogliere e dungeon da bonificare. Tutto ciò, unito all'enorme mole di contenuti sbloccabili partita dopo partita, rappresenta il punto di forza di The Binding of Isaac e garantisce un elevato fattore "replay". Ogni quadro è una sorpresa, un'orgia di improbabili armi, bonus modificatori, fatti inverecondi, situazioni distopiche (lasciamo al lettore/giocatore il gusto della scoperta) e macabri enigmi da risolvere. In parole povere, The Binding of Isaac è un continuo, nauseabondo e sempre nuovo raccapriccio, tutto da scoprire e (ri)giocare.
FIUMI DI LACRIME
Per difendersi e cercare di scamparla (o di sopravvivere il più a lungo possibile), il piccolo e glabro Isaac ha facoltà di sparare grosse lacrime dagli occhi. Trattandosi di un gioco esclusivamente destinato alle piattaforme PC e Mac, però, il sistema di controllo non prevede l'impiego del joypad, ma sfrutta il classico blocco di tasti WASD per il movimento e assegna lo sparo alle quattro frecce direzionali. In buona sostanza, il gameplay di The Binding of Isaac sottostà alle tipiche dinamiche shooter, in un mix irresistibile, assuefacente e decisamente arcigno per quel che riguarda il suo livello di difficoltà. Per finire, l'aspetto del gioco è pregevole nella sua immediata semplicità: ogni illustrazione e il design di mostri e personaggi (ce ne sono anche di alternativi al protagonista) possiedono lo stile tipico dell'artista McMillen, che introduce qui e là brillanti ester-egg o blasfemi rimandi al mondo dei videogiochi e della cristianità (spoiler esagerato: potreste incontrare il Diavolo o ritrovarvi con una croce capovolta in fronte e lacrimare sangue), mentre l'efficace colonna sonora di Danny Baranowsky (già autore delle musiche di Super Meat Boy e Canabalt) contribuisce a rendere ancora più macabra e dolorosa la spiacevole avventura di Isaac. Si tratta di un videogioco frenetico, estremamente difficile e tanto appassionante quanto irritante, volutamente trasgressivo, oltraggioso e possibilmente disturbante, quasi creato per vedere l'effetto che fa sui giocatori. Un'opera d'arte interattiva a tutti gli effetti.

