Genere
Sparatutto
Lingua
Inglese
PEGI
16+
Prezzo
24,90
Data di uscita
19/6/2004

The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay

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Datasheet

Produttore
Vivendi Games
Sviluppatore
Starbreeze Studios
Genere
Sparatutto
PEGI
16+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
19/6/2004
Lingua
Inglese
Giocatori
1
Prezzo
24,90

Lati Positivi

  • Audiovisivamente notevole
  • Splendidamente d'atmosfera
  • Gameplay vario e ben strutturato
  • Ottimo ritmo

Lati Negativi

  • Longevità sulla soglia di guardia
  • Nessuna modalità multigiocatore
  • Qualche piccola sbavatura tecnica

Hardware

Per giocare a Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay nella versione da noi testata occorre una confezione originale americana del gioco, un Xbox americano e un joypad. La versione PAL è in arrivo a fine agosto. E' stato incluso il supporto del Dolby Digital 5.1.

Multiplayer

Non è stata inclusa nessuna modalità multiplayer.

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Recensione

Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay

"I tie-in sono tutto fumo e niente arrosto, non ce n'è uno che si salvi", "L'hardware di Xbox è arrivato da tempo, stenta ormai a tenere il passo", "Gli sparatutto in soggettiva sono tutti uguali", "Da un film con Vin Diesel può essere tratto solo un gioco mediocre"... Preparatevi a fare la conoscenza di un titolo in grado di far cadere tutti questi luoghi comuni in un sol colpo!

di Stefano F. Brocchieri, pubblicato il

Pur richiedendo il ricorso a un minimo indispensabile di materia grigia (specie a livello Hard dove la precisione e la potenza di fuoco degli avversari aumentano sensibilmente), piuttosto che esigere finezze, intuito e pensiero strategico, queste sequenze si segnalano per l'impatto frontale, tenute in piedi da un buon ritmo e da un'intelligenza artificiale dei nemici che, sebbene non sia esente da occasionali imbarazzi, riesce comunque a offrire una sfida all'altezza, con gli avversari che si abbassano, cercano riparo e, se possibile, fanno esplodere contenitori di materiale infiammabile prima che lo faccia il giocatore.
Ed è proprio il ritmo la migliore dote di Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay, classico esempio di come il valore complessivo superi la somma delle sue singole componenti. A fare la differenza è l’innegabile mestiere con cui vengono dosati gli elementi alla base del gameplay, tenuti insieme da una fitta rete di eventi, i quali, sebbene siano tutti rigorosamente scriptati, raggiungono in ogni caso lo scopo di mantenere alta la soglia dell'attenzione.

LUCI, OMBRE E RUGGINE, TANTA RUGGINE

L'aspetto audiovisivo di Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay ne costituisce innegabilmente una delle più grosse attrattive, tuttavia non è (solo) una mera questione di numeri, di poligoni e di implementazioni grafiche all’avanguardia. Quello che colpisce maggiormente è il modo con cui questa abbondanza tecnologica viene piegata per l’allestimento di un universo di gioco estremamente credibile, nel quale oppressione e decadenza sono rese in maniera quasi vivida e concreta. Un surplus non indifferente per la riuscita di qualsiasi titolo, a maggiore per uno nel quale ampio spazio viene concesso a passaggi stealth e GdR, due dinamiche intimamente legate al concetto di "atmosfera".
L'influenza di film come Alien 3 nelle scelte di design operate da Starbreeze Studios è palese. La prigione all’interno della quale si svolge l’avventura riprende al limite del plagio quella incontrata nel film diretto da Fincher: superfici metalliche e rugginose, corridoi che si perdono in maniera labirintica o che si affacciano su aree dalle dimensioni talvolta ciclopiche, condotti d'areazione claustrofobici, esterni schiacciati dall'imponenza delle architetture circostanti e cavità sotterranee tra i cui vapori si può celare di tutto. Tutte strutture caratterizzate da un'estrema vitalità, resa attraverso l'ottima cura per i dettagli, testimoniata da particolari come le scritte (spesso volgari) che imbrattano i muri dei locali in cui alloggiano i detenuti, gli insetti notturni attratti dai neon, la sporcizia di alcune stanze o il disordine con cui al loro interno sono distribuiti gli oggetti, l'usura dei macchinari e via di questo passo. Allo stesso modo è la cura per i dettagli a stupire nella realizzazione dei personaggi, i quali, nonostante siano ascrivibili nella maggior parte dei casi allo stereotipo del carcerato "sordido e violento", sono stati diversificati e resi riconoscibili proprio grazie all'attenzione per particolari come le espressioni facciali, la postura e gli atteggiamenti, caratteristiche queste in grado di delineare efficacemente la personalità di ciascuno. A completare il quadro intervengono infine i sofisticati algoritmi di gestione delle fonti luminose (basati sul binomio Per-Pixel Lighting / Dynamic Lighting), capaci di offrire una proiezione delle ombre che nel panorama Xbox non ha precedenti, ultimo tassello di un motore grafico tra i più perfomanti in ambito console: la considerevole mole poligonale messa a video, rivestita da texture di ottima qualità e abbellita da un uso massiccio del bump mapping, viene mossa con una fluidità più che soddisfacente.
Saltuari problemi di scalettature, di "cambio al volo" nel dettaglio dei modelli poligonali, di compenetrazione tra poligoni e qualche breve congestione nel numero dei fotogrammi al secondo (occorrenti principalmente negli spazi aperti, dove il numero delle geometrie diventa considerevole) non inficiano la bontà dello spettacolo. Da segnalare l'applicazione della tecnica del Ragdoll ai cadaveri, la discreta interattività dei fondali e l'impiego del Normal Mapping, processo tramite il quale è stato possibile mettere su schermo modelli poligonali che appaiono più dettagliati di quanto non lo siano in realtà.
Note positive anche per il sonoro, caratterizzato da una buona collezione di brani musicali e dall'ottimo lavoro svolto in sede di doppiaggio (uno sguardo ai crediti, dove è possibile rendersi conto del numero di doppiatori coinvolti, dovrebbe rendere piuttosto bene l'idea) e per gli intermezzi narrativi dalla forte impronta cinematografica, i quali, assieme all’intervento di una visuale in terza persona in corrispondenza di determinate azioni e di un uso talvolta "inedito" della soggettiva assicurano un livello di coinvolgimento superiore alla media.

MULTIPLAYER, QUESTO SCONOSCIUTO

Pur con le sue piccole sbavature a livello grafico e a livello di intelligenza artificiale, Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay rimane una produzione nel suo complesso estremamente valida, una buona commistione tra generi, sulla cui testa pende però la spada di una longevità non proprio esaltante. Il gioco si consuma in circa nove-dodici ore, lasciando la sensazione di aver vissuto un'esperienza intensa e galvanizzante, visivamente splendida, ma che sarebbe potuta durare di più. Un numero di missioni più folto avrebbe fatto acquisire al titolo edito da Vivendi Universal Games una caratura certamente superiore. Se e quanto i diversi livelli di difficoltà e i bivi aperti dal sistema delle subquest siano in grado di incentivare a vestire nuovamente i panni di Vin Diesel dipende ovviamente dal modo in cui il singolo giocatore verrà catturato dall'avventura, quello che è dato per certo è che un'altra piccola delusione la regala il mancato supporto di una qualsiasi modalità multigiocatore, altra implementazione dagli effetti salvifici in questo senso. Nonostante sulla confezione faccia capolino la scritta "Live Online Enabled", il supporto del servizio Microsoft è previsto solo con funzione "aware", ovvero per segnalare la propria presenza agli amici eventualmente collegati. L'impostazione particolare del gameplay, in cui agilità, potenza di fuoco e approccio stealth la fanno da padrone, avrebbe potuto portare a cose estremamente interessanti, simili potenzialmente a quanto incontrato nella modalità online di Splinter Cell: Pandora Tomorrow.
Un piccolo rammarico quindi ma anche la speranza che in futuro venga rilasciato qualche contenuto aggiuntivo per uno dei giochi più chiacchierati del momento, riguardo al quale, come di consueto, Nextgame.it esprime il suo parere defintivo nel commento allegato a questa recensione. Diamo anche un altro appuntamento a Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay, verso la fine di agosto, con la recensione della versione PAL.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Al centro delle attenzioni per gli inevitabili paragoni con DOOM 3, suscitati dal modo con cui spinge le capacità audiovisive di Xbox, Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay è un titolo che rischia di vedere ingiustamente sottovalutate le sue indubbie qualità ricreative. Starbreeze Studios è riuscita ad allestire un contesto immersivo e credibile, dotato di un'atmosfera semplicemente notevole, imperniato su dinamiche che attingono in maniera fresca e personale tanto dagli sparatutto in prima persona quanto dagli stealth e dai giochi d’azione, senza dimenticare qualche spruzzata adventure e GdR. Il risultato è gustoso: un'esperienza dalle tinte forti in grado di segnalarsi per una serie intuizioni particolarmente felici, il cui unico limite è da ravvisare in una longevità non proprio esemplare, alla quale si è cercato di compensare inserendo alcuni bivi che dovrebbero incentivare ad affrontare nuovamente l'avventura coloro che dopo una prima "passata" non hanno ancora fatto il pieno della corruzione e della violenza che il gioco propone generosamente. Di certo l'inclusione di una modalità multiplayer e di qualche livello aggiuntivo avrebbe proiettato Riddick ancora più in alto, ma anche così rimane un titolo caldamente consigliato ai fan di Diesel, ai nostalgici di Alien 3 e a chi è alla ricerca di qualcosa che non sia solo "il solito sparatutto".