Genere
Avventura
Lingua
ND
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
14/10/2014

The Evil Within

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Datasheet

Produttore
ZeniMax Media
Sviluppatore
Tango Gameworks
Genere
Avventura
Distributore Italiano
Warner Bros
Data di uscita
14/10/2014

Lati Positivi

  • Direzione artistica superba
  • Grande atmosfera
  • Progressione incalzante

Lati Negativi

  • IA non sempre all'altezza
  • Personaggi mal caratterizzati
  • Concept un po' troppo classico

Hardware

The Evil Within è disponibile su PC, Xbox One, Xbox 360, PS3 e PS4 dal 14 ottobre.

Multiplayer

Il titolo non propone alcuna modalità multiplayer ma solo una ricca campagna principale.

Modus Operandi

Ci siamo letteralmente immersi nel folle mondo creato da Tango Gameworks grazie a una copia promozionale per Xbox One su concessione di Bethesda.

Link

Recensione

Nel vivo di un incubo a occhi aperti

Shinji Mikami torna in pista con un nuovo, ambizioso survival horror.

di Davide Persiani, pubblicato il

Negli anni in cui l'industry nipponica dominava incontrastata il panorama videoludico, uno dei suoi massimi esponenti era senza dubbio Shinji Mikami, ideatore di storici brand quali Resident Evil, Dino Crisis, ma il mito di questo celebre game designer è andato ben oltre l'epoca d'oro del "Made in Japan". Nel corso dell'ultimo decennio, Mikami è infatti riuscito a sfornare prodotti unici, che pur non riuscendo a imporsi sempre come capolavori assoluti, hanno saputo affascinare e stupire come pochi altri, e proprio alla luce di questo la sua decisione di tornare alle origini nel tentativo di rilanciare il genere dei survival horror, non poteva che essere accolta con estremo entusiasmo. The Evil Within si sarà però rivelato quel capolavoro che tutti ci aspettavamo?

Folle Genialità

La prima cosa da sottolineare è che The Evil Within è un prodotto che incarna l'essenza della tradizione horror "vecchia scuola" e che, come tale, potrebbe deludere le aspettative di chiunque si aspettasse che Mikami avrebbe dato vita a una vera e propria rivoluzione strutturale e soprattutto concettuale. Sin dai primissimi minuti il titolo evidenzia infatti la vena conservatrice dei suoi ideatori in maniera piuttosto evidente tanto nel gameplay quanto nella progressione, proponendo un'esperienza che pur peccando talvolta di un tradizionalismo eccessivo, riesce a emozionare più di quanto fosse lecito attendersi.

Il primo impatto con la realtà di gioco potrebbe essere destabilizzante e parzialmente negativo, ma non appena l'avventura entrerà nel vivo, dubbi e perplessità scompariranno come d'incanto, lasciando il posto a un grande coinvolgimento.  - The Evil Within
Il primo impatto con la realtà di gioco potrebbe essere destabilizzante e parzialmente negativo, ma non appena l'avventura entrerà nel vivo, dubbi e perplessità scompariranno come d'incanto, lasciando il posto a un grande coinvolgimento.

In una realtà di gioco opprimente, perversa e profondamente disturbante che sembra fondere il meglio di Resident Evil e Silent Hill, il titolo propone infatti un costante susseguirsi di orribili eventi che, pur denotando una certa inconsistenza, compongono una trama tanto intricata quanto al tempo stesso affascinante che si schiude, capitolo dopo capitolo, con rivelazioni sempre più macabre e inquietanti. Chiunque si aspettasse di comprendere ogni sfaccettatura della folle epopea di Sebastian Castellanos, tenebroso detective ritrovatosi prigioniero di un mondo infernale popolato da orribili creature per motivi poco chiari, rimarrà probabilmente deluso, ma in fin dei conti ciò che rende le esperienze a tinte horror così affascinanti è proprio la confusione mentale, e in questo senso The Evil Within è paragonabile alle migliori pellicole di Sam Raimi.

In termini di atmosfera il titolo brilla infatti per intensità e attraverso una direzione artistica di altissimo profilo votata a un simbolismo quasi esasperato, esalta la vena estremista, eccessiva e sopra le righe del suo creatore con estrema regolarità. In alcuni casi la sensazione è che il celebre game designer si sia forse spinto un po' oltre (alcune sequenze sono davvero brutali e difficilmente digeribili), ma nel complesso ben pochi prodotti possono vantare un tale valore artistico. Tra scorci mozzafiato, nemici perversamente intriganti e un sapiente mix di suoni, luci e ombre, in pochi riusciranno a restare indifferenti di fronte alla folle realtà di gioco di The Evil Within.

A limitare la credibilità dell'avventura vi è tuttavia un cast di personaggi davvero mal caratterizzati, che oltre a denotare scarso carisma, danno vita a dialoghi in perfetto stile B-Movie, incapaci di suscitare particolari emozioni se non un leggero senso di tenerezza. In questo senso di poteva sicuramente fare qualcosa in più, ma visto e considerato che in un survival horror la narrazione non rappresenta di certo il fulcro dell'esperienza, tale aspetto potrebbe avere per molti un peso essenzialmente relativo.

IL PASSATO NON SI DIMENTICA

In termini di progressione The Evil Within appare prigioniero di in una miriade di retaggi di una visione di game design arcaica e sorpassata, ma la cosa paradossale è che nonostante la sua arretratezza concettuale, il titolo riesce a regalare un'esperienza sorprendentemente affascinante, destinata a soddisfare in pieno le aspettative di tutti gli appassionati di survival horror con derivazioni action. Se da un lato è infatti innegabile che la scarsa intelligenza artificiale dei nemici, risultante molto spesso in comportamenti scontati e prevedibili, possa apparire inadeguata a un progetto così ambizioso, dall'altro è impossibile non rendersi conto di come avanzare in ambientazioni ricche di orribili creature risulti comunque affascinante e stimolante.

Le ambientazioni sono ricche di posti in cui nascondersi, ma il fatto che i nemici non siano quasi mai in grado di individuare Sebastian limita parecchio il senso di terrore che questi frangenti potrebbero suscitare.  - The Evil Within
Le ambientazioni sono ricche di posti in cui nascondersi, ma il fatto che i nemici non siano quasi mai in grado di individuare Sebastian limita parecchio il senso di terrore che questi frangenti potrebbero suscitare.

A un primo sguardo The Evil Within sembra infatti affogare in un mare di cliché della tradizione horror di cui lo stesso Mikami appare ormai prigioniero, ma la realtà dei fatti è che tutto ciò risulta sorprendentemente funzionale alla creazione di un'esperienza intensa e dal sapore antico, seppur lontana dalla perfezione assoluta. Nonostante un gameplay un po' macchinoso e una telecamera sicuramente da rivedere, The Evil Within brilla infatti proprio per la qualità delle sue fasi di azione, impreziosite non solo da una grande libertà in termini di approcci adottabili, ma soprattutto dalla frenesia che le contraddistingue. Sebbene la struttura generale ricalchi quella del ben più celebre Resident Evil 4 in maniera fin troppo marcata e non brilli dunque per innovazione, sfruttare svariate armi da fuoco oltre che una potente balestra permette di contrastare i nemici con sempre maggior efficacia, sebbene il loro elevato numero rappresenti comunque un problema a dir poco costante.

Questo implica ovviamente che il senso di terrore tenda inevitabilmente a scemare con l'aumentare delle armi in proprio possesso, ma il punto è che siamo di fronte a un action horror più vicino a Shadows of the Damned che a un vero survival horror in stile Silent Hill. In The Evil Within, Mikami ha chiaramente cercato di esaltare la forza d'animo di personaggi determinati a lottare per la propria sopravvivenza con ogni mezzo piuttosto che il senso d'impotenza che spesso contraddistingue i protagonisti dei survival horror più convenzionali, e tale scelta, seppur destinata a scontentare i puristi del genere, si rivela particolarmente azzeccata visto che fonde angoscia e adrenalina in un mix di emozioni davvero irresistibile.

Il fatto che il titolo permetta di adottare anche approcci di natura stealth, garantisce inoltre interessanti variabili strategiche, accrescendo di riflesso gli stimoli, e lo stesso dicesi per un pregevole sistema di crescita, attraverso cui è possibile potenziare gradualmente le capacità di Sebastian, oltre che le sue armi, al fine di renderlo più resistente e letale con il passare delle ore. Ciò detto, il nostro impavido eroe denota tuttavia una leggera staticità nei movimenti che tende a ridurre il dinamismo dei combattimenti, ma nel complesso la sensazione è che questo sia sicuramente uno degli aspetti più riusciti dell'intero progetto. Ad accrescere ulteriormente la varietà dell'esperienza vi sono poi alcuni collezionabili e sporadici enigmi, ma la loro scarsa profondità non contribuisce purtroppo a incrementare la qualità di una progressione incentrata principalmente sugli scontri a fuoco.

Una tale impostazione generale ha tuttavia il suo inevitabile rovescio della medaglia: una linearità di fondo a tratti fin troppo marcata, a cui si aggiungono alcune discutibili scelte di design che tendono a ridurre l'intensità di una progressione altrimenti priva di veri e propri difetti, eccezion fatta per il suo sopracitato tradizionalismo di fondo. Oltre a riproporre i ben noti "invincibili" della tradizione horror nipponica, ovvero creature impossibili da abbattere da cui si è costretti a fuggire in frangenti di gioco che al giorno d'oggi non suscitano purtroppo più lo stesso coinvolgimento di un tempo, i ragazzi di Tango Gameworks hanno infatti proposto una quantità spropositata di sequenze scriptate, spesso risultanti in insopportabili fasi di puro "trial & error". In tali frangenti il rischio di incorrere in un profondo senso di frustrazione è ovviamente piuttosto concreto, ma ciò non toglie che una volta presa dimestichezza con la realtà di gioco e le spietate regole che la contraddistinguono, le difficoltà appariranno soltanto come un irresistibile stimolo a migliorarsi.

Il titolo propone diverse pregevoli boss fight, che pur non brillando per dinamismo e originalità, garantiscono comunque parecchie soddisfazioni.  - The Evil Within
Il titolo propone diverse pregevoli boss fight, che pur non brillando per dinamismo e originalità, garantiscono comunque parecchie soddisfazioni.

LA TENSIONE SI TAGLIA A FETTE

Al di là di un concept con evidenti limiti strutturali e concettuali, The Evil Within propone un comparto tecnico di ottimo livello, che suscita qualche perplessità solo a fronte della decisione del team di sviluppo di proporre un aspect ratio di stampo cinematografico, risultante nella presenza delle controverse bande nere. Una scelta sicuramente funzionale ad accrescere l'intensità dell'esperienza, che si traduce tuttavia in un'evidente riduzione del campo visivo che può talvolta complicare l'individuazione di oggetti e, in qualche caso, anche dei nemici. Si tratta comunque di un problema marginale, che non limita in alcun modo le qualità di un prodotto che, almeno sul versante artistico, propone una realizzazione di primissimo piano.

Il design dei nemici è infatti ottimo, e lo stesso dicesi per il level design, molto ispirato sebbene forse un po' troppo votato al gore estremo, e ciò che ne consegue è un'atmosfera incredibilmente suggestiva oltre che evocativa, in grado di angosciare e colpire dritto allo stomaco anche i più insensibili. A deludere sono solo i modelli poligonali dei personaggi, privi di grande espressività in quanto ad animazioni facciali, e alcuni elementi contestuali, le cui texture a bassissima risoluzione finiscono col tradire la nature cross-gen del progetto. Da segnalare infine l'ottimo comparto audio, composto da effetti sonori molto azzeccati e da una soundtrack eccezionale, entrambi determinanti per assicurare un costante senso di inquietudine e dare così maggior lustro anche al pregevole doppiaggio in Italiano.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
The Evil Within è uno di quei titoli che si amano o si odiano, i cui tanti paradossi non fanno che esaltare la vena estrema ma al contempo geniale di un game designer che nel corso dell'ultimo decennio non ha mai mancato di dimostrare il suo grande (e talvolta incompreso) talento. Per quanto debole a livello narrativo e minato da una progressione non sempre convincente, a causa di una linearità a tratti eccessiva, The Evil Within è in grado di regalare parecchie soddisfazioni e un senso di coinvolgimento davvero insperato, figlio di una direzione artistica che non lascia spazio a dubbi o perplessità sulle innegabili doti artistiche dei ragazzi di Tango Gameworks. Forse si poteva fare di più in termini di innovazione, ma ciò non toglie che il survival horror di Shinji Mikami brilli per intensità, pathos e suggestione, assicurando un'esperienza unica nel suo genere, in grado di emozionare dall'inizio alla fine.

Commenti

  1. utente_deiscritto_116

     
    #1
    Appoggio la mozione del doppiaggio italiano, a sorpresa di gran lunga migliore per pathos dell'originale (che è doppiato, non so quanto volutamente, come un horror di serie Z).

    Solo una nota a margine: credo che tra impatto tecnico *drammatico*, telecamere alla cazzo e alcune cose che uno si aspetta che si possano fare e invece ciccia, abbia i peggiori 40 minuti iniziali della storia recente dei videogiochi. Dopo i difetti per un motivo o per un altro si notano meno, giuro. Resistete.
  2. Nox Lucis Caelum

     
    #2
    Posso domandare a quale livello di difficoltà sia stato provato il gioco?
  3. utente_deiscritto_116

     
    #3
    In attesa che risponda anche Davide: vai tranquillo al livello più alto disponibile, che è il secondo su tre, se la domanda è quella. Ho anche disattivato un paio di indicatori.

    Non ho riscontrato grosse necessità di micromanagement, con un minimo di esplorazione, e la difficoltà è tarata in modo che le vere difficoltà arrivino verso i due terzi, che ci sta.

    Le situazioni in cui ti puoi trovare un po' a corto di proiettili ti indicano che stai facendo un cattivo uso delle risorse. Tipo: c'è una varietà di nemici che puoi uccidere a fucilate (finirai per farlo di sicuro, all'inizio, perchè è la tipica situazione in cui si va in panico), ma è terribilmente dispendioso in quel modo in termini di proiettili (anche 4-5). Andando avanti ti rendi conto, se non sei proprio tonto, che devi usare un'arma particolare per venirne a capo.

    Stesso discorso per le trappole ambientali e cose simili. In occasione del primo boss, se non le usi e vai avanti come uno sparatutto, ti troverai in forti ambasce. Usando lo scenario credo di esserne uscito pulitissimo (a costo di qualche tentativo in più). In questa prospettiva, in effetti, non mi spiego per quale motivo non abbiano messo la possibilità di spostare determinati oggetti.
  4. Falc0nero

     
    #4
    Eccolo! Dunque il gioco l'ho provato a livello di difficoltà standard, ovvero il più alto tra quelli disponibili inizialmente. Per il resto non posso che quotare il buon Duffman: i primi 40 minuti (facciamo pure un'oretta abbondante) sono pessimi, poi il gioco, sorprendentemente, decolla.
  5. Nox Lucis Caelum

     
    #5
    Grazie della risposta.
    Ho letto una recensione che ha definito il gioco frustrante all'eccesso se giocato a difficoltà 2 su 3: il recensore affermava che superato il primo terzo di gioco diventava tutto noioso e frustrante a causa di mala gestione dei nemici che erano quasi imbattibili con ogni tipo di arma e che causavano instant death in maniera inevitabile; affermava che la maggior parte delle volte era solo questione di fortuna.
    Non avendo trovato nessun riscontro in questa recensione mi sono incuriosito; mi sembra molto strano che quell'altra recensione sia così critica. Addirittura non ha finito il gioco, ritenendo che non ne valesse la pena, fermandosi all'undicesimo capitolo su quindici. Non mi è parso un comportamento molto professionale, dopo di che non sono un esperto del settore quindi...
  6. Falc0nero

     
    #6
    Oddio, che sia frustrante in alcuni momenti è innegabile, ma trovo quelle affermazioni un po' eccessive. Il gioco sale di ritmo con il passare delle ore, ma arrivati a un certo punto si viene letteralmente riempiti di armi e oggetti (senza contare che il personaggio cresce di potenzialità e resistenza), e questo va a bilanciare l'innegabile aumento di difficoltà. Detto questo il punto è che i combattimenti vanno affrontati con un po' di raziocinio, cercando di massimizzare headshot et similia, ma considerando soprattutto la balestra (che dispone di vari tipi di dardi adatti a tutte le occasioni) anche i frangenti più complessi possono essere affrontati senza eccessivi problemi, specie se si ha un minimo di esperienza con questo genere di prodotti (RE4 docet).
  7. utente_deiscritto_116

     
    #7
    Nox Lucis CaelumGrazie della risposta.
    Ho letto una recensione che ha definito il gioco frustrante all'eccesso se giocato a difficoltà 2 su 3: il recensore affermava che superato il primo terzo di gioco diventava tutto noioso e frustrante a causa di mala gestione dei nemici che erano quasi imbattibili con ogni tipo di arma e che causavano instant death in maniera inevitabile;
    Presumo che si riferiscano esattamente al nemico di cui parlavo prima.

    Al che evocherei Anne Hathaway.



    che male che vada, è sempre Anne Hathawa
  8. Nox Lucis Caelum

     
    #8
    Ringrazio ancora per le risposte.
    Per ora non rientra nella mia lista acquisti, ma mi avete rassicurato. È uno dei (troppi) potenziali titoli da recuperare.
    E sì, Anne Hathaway è pur sempre Anne Hathaway.
  9. Falc0nero

     
    #9
    Sempre a disposizione ;)
  10. Mario Anzisi

    #10
    Sotto l'aspetto tecnico, è davvero così deludente? Grazie
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