Genere
Avventura
Lingua
Inglese
PEGI
ND
Prezzo
€ 7,90
Data di uscita
19/3/2009

The Path

The Path Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Sviluppatore
Tale of Tales
Genere
Avventura
Distributore Italiano
Steam
Data di uscita
19/3/2009
Lingua
Inglese
Giocatori
1
Prezzo
€ 7,90

Lati Positivi

  • Un passo importante verso la maturazione dei videogiochi
  • Spinge continuamente alla riflessione
  • Ambientazione affascinante

Lati Negativi

  • Non esiste un vero e proprio tasso di sfida
  • Fisica delle collisioni appena abbozzata
  • Animazioni un po' grezze

Hardware

Provato su un PC con processore Intel Core i7 a 3,2 GHz con 6 GB di RAM e scheda video GeForce GTX 260 con 1 GB di memoria, il gioco è risultato fluido alla risoluzione di 1680x1050 pixel e con i dettagli impostati al massimo. I requisiti hardware raccomandati prevedono un sistema operativo Windows XP, processore a 2 GHz, 1 GB di RAM e scheda video GeForce o Radeon con almeno 256 MB di memoria a bordo. Il valore tecnico è discontinuo per via delle animazioni molto grezze e a causa di una fisica delle collisioni appena abbozzata; sotto il profilo artistico, però, c'è veramente ben poco di cui lamentarsi.

Multiplayer

Non sono previste modalità multiplayer.

Link

Recensione

Riti di passaggio

Alla scoperta della foresta di Tale of Tales.

di Sebastiano Pupillo, pubblicato il

La storia di qualunque forma d'arte è scandita da opere dell'ingegno che tutt'oggi riteniamo fondamentali, di svolta, in grado di ridefinire i confini del mezzo utilizzato e rivoluzionarlo, imporre nuovi linguaggi o anche solo porre nuove domande. Il videogioco The Path, sviluppato dal minuscolo team di Tale of Tales, ricade a pieno titolo nella categorie delle opere di cui sopra, e il suo essere "indipendente" per natura non fa che mettere in luce la sconfortante uniformità cui sono soggette le produzioni ad alto costo dei grossi publisher. Dovremmo, del resto, ormai esserci abituati a vedere uscire gemme di valore straordinario dal mondo degli sviluppatori indipendenti, basti citare i recentissimi casi di Braid e World of Goo.

larghezza di vedute

La prima questione che The Path pone al giocatore è quella delle sue abitudini, di ciò che ritiene essenziale e ormai assodato per poter dire di trovarsi di fronte a un videogioco; per esempio, la presenza di un obiettivo a cui tendere nella speranza di ottenere un premio (una nuova armatura, soldi da spendere, un achievement, qualunque cosa); o di un percorso più o meno prestabilito all'interno del quale avanzare superando delle missioni. Avrete iniziato a intuire che per giocare a The Path non serve mettere in campo nessuna delle abilità "tradizionali" nei videogiochi: il tasso di sfida, per come viene comunemente inteso, non esiste, anche se ciò non significa che manchi una sfida in generale, tutt'altro.
Provando a descrivere The Path attraverso le categorie consuete, ne verrebbe fuori un ritratto alquanto bizzarro, qualcosa tipo "gioco in cui è richiesto di perdere per sei volte di fila, trasgredendo l'unica regola base che viene dettata all'inizio, costringendo una serie di personaggi a subire un'aggressione, forse anche a sfondo sessuale, da parte di altrettanti sconosciuti". Aggiungete dettagli a caso, per esempio la giovanissima età delle sei vittime e il fatto che si tratti di donne, e otterrete un buon punto di partenza per un pezzo scandalistico in cui tuonare contro la violenza nei videogiochi.

cappuccetto rosso

Il tessuto narrativo confezionato da Tale of Tales si esprime attraverso i pensieri di sei personaggi protagonisti, sei ragazze (due poco più che bambine, due adolescenti e due quasi-donne) che intraprendono la strada che porta a casa della nonna ma, perdendosi nel bosco, fanno un "brutto incontro". Il palese riferimento a Cappuccetto Rosso si inserisce brillantemente nel filone gotico in cui ricadono alcune riletture moderne di opere classiche come Alice nel Paese delle Meraviglie e le fiabe dei fratelli Grimm, ma è sotto la soglia dello stile che bisogna guardare per trovare il vero valore di The Path, che da Cappuccetto Rosso ha spremuto soprattutto la morale, arricchendola e completandola in modo originale e fantasioso.
La prima edizione della fiaba di Perrault, datata 1697, non prevede infatti nessun boscaiolo o cacciatore che intervenga, alla fine, tagliando la pancia del lupo e salvando sia la nonna che la bambina: un finale tragico che The Path condivide con il suo lontano antenato e, anzi, moltiplica di numero, offrendoci sei diverse letture stracolme di pathos ed eleganza.

la foresta proibita

La morale di Cappuccetto Rosso, come esplicitata dallo stesso Perrault, è che le ragazze devono stare molto attente a dare confidenza ai "lupi", specie quando si presentano sotto mentite spoglie e dall'apparenza mite. Un elemento importante, però, anche e soprattutto nel gioco, è quello della trasgressione: la protagonista sa che non deve allontanarsi dal sentiero eppure lo fa, ed è proprio questa dimensione che viene maggiormente esplorata da The Path, grazie ai tanti oggetti che è possibile trovare in mezzo agli alberi e che scatenano solitamente reazioni e pensieri diversi nelle sei protagoniste: una televisione accesa, una ragnatela, una siringa, una lattina di birra e tanti altri simboli che, man mano che esauriamo le nostre sei "vite", concorrono a dipingere un quadro che ha come soggetti alcuni sentimenti umani in cui è impossibile non rispecchiarsi, dai più infantili - com'è giusto trattandosi anche di bambini - a quelli tipici della maturità.
Nel riempimento dell'inventario (comune alle sei ragazze) si colloca anche la dimensione più prettamente ludica di The Path: la cui foresta è disseminata di 144 fiori luminosi da raccogliere e strutture di ampie dimensioni - riconoscibili per l'improvvisa saturazione dello spettro cromatico - che costituiscono solitamente il "teatro" in cui avviene l'incontro con i lupi. L'unico personaggio non giocante con cui è possibile interagire è un'altra ragazza che, di bianco vestita, si aggira correndo tra gli alberi; non è sempre agevole raggiungerla ma nel corso di una partita ce ne viene spesso data l'occasione. La sua reazione alla nostra vista sembra dipendere da quale delle sei protagoniste stiamo impersonando ma se riusciamo a farci prendere per mano ci riaccompagnerà sul sentiero di casa.

psichedelia della paura

Il modo in cui Tale of Tales ha efficacemente caratterizzato la sua "macchina emotiva" è quello tipico dell'horror, espresso soprattutto nel comparto sonoro e grazie ad alcuni accorgimenti che amplificano ancor di più il senso di disagio nel giocatore, abituato agli schemi soliti dei giochi d'azione e avventura: basti pensare alla ridicola velocità della camminata, a cui qualcuno cercherà di rimediare sfruttando la funzione di corsa e subendo il perfido meccanismo che oscura gradualmente la visuale e costringe a fermarsi di continuo per "prendere fiato"; se non altro, però, il ritmo pacato è utile a non lasciarsi sfuggire preziosi dettagli e oggetti da raccogliere.
L'interfaccia che dovrebbe aiutare a orientarsi rientra perfettamente nello spirito beffardo di questa produzione, che con la sua quasi inutile funzione di mappa (appare casualmente ogni tanto, per pochi secondi, ed è spesso poco visibile) non consente di avere che una vaghissima idea della direzione intrapresa; tutto l'impianto di gioco, del resto, non fa che rendere altamente probabile l'eventualità di perdersi, e la mappa serve solo a dirigersi verso i punti inesplorati evitando di "battere" sempre le stesse porzioni di mondo. In realtà anche il senso di smarrimento è relativo dal momento che per ciascun personaggio è fin troppo facile trovare la tana del lupo ed è il giocatore a decidere se starne alla larga per un po'.

lupi mannari

Smarrito, giusto per restare in tema, l'entusiasmo iniziale di trovarsi di fronte a qualcosa di profondamente "nuovo", The Path rivela man mano la sua natura di gioco al contrario, di efficace rimescolamento delle carte in tavola per spiazzare il giocatore e portarlo sulla strada della riflessione anziché dell'azione automatica; se in un qualunque videogioco tendiamo a lodare la fluidità dell'azione e la facilità con cui si entra in sintonia con le meccaniche di gameplay, per The Path sembra quasi sia necessario forgiare categorie nuove, tanto è distante il tipo di esperienza che offre. Eppure, nonostante il suo ostinato "remare contro", si rivela sempre più un piccolo capolavoro da cui è difficile staccarsi fino al finale, raggiungibile comunque con facilità e in poche ore senza pretendere di raccogliere tutti i fiori e gli oggetti disseminati per il bosco.
Alla fine, quando le ragazze sono tornate tutte a casa, chiudiamo con la sensazione di aver sollecitato stati d'animo che non avevamo mai nemmeno sfiorato giocando a un videogioco; e il bello è che non sono stati necessari filmati in CG di qualità cinematografica, né personaggi dalle incredibili animazioni facciali o avventure con decine di missioni e personaggi con cui interagire: un bosco, qualche oggetto sparpagliato e una serie di frasi è tutto ciò che The Path ha da offrirvi; eppure è tantissimo.

Voto 5 stelle su 5
Voto dei lettori
Opera matura, di transizione tra il videogioco come puro e semplice intrattenimento di serie B e la vera dimensione artistica, poetica e autoriale che questo strumento espressivo ormai merita a pieno titolo. Una delle fiabe classiche più "terribili", quella di Cappuccetto Rosso, viene riletta sei volte di fila inserendo tematiche moderne eppure senza tempo: la voglia di trasgredire, la perdita dell'innocenza, le insidie della crescita, i pensieri reazionari della maturità. Alcuni passaggi sono un po' "forti" per via delle allusioni sessuali e le sei scene finali chiudono ogni capitolo lasciando il giocatore in preda a visioni e allucinazioni difficili da decifrare, inserite comunque molto bene nell'impiato artistico complessivo. Non facile da consigliare, sicuramente non adatto a tutti i palati, The Path è un'esperienza che "segna" positivamente e che fa ben sperare per il futuro dei videogiochi.

Commenti

  1. utente_deiscritto_33514

     
    #1
    babalot ha scritto:
    La storia di qualunque forma d'arte è scandita da opere dell'ingegno che tutt'oggi riteniamo fondamentali, di svolta, in grado di ridefinire i confini del mezzo utilizzato e rivoluzionarlo, imporre nuovi linguaggi o anche solo porre nuove domande. Il videogioco The Path, sviluppato dal minuscolo team di Tale of Tales, ricade a pieno titolo nella categorie delle opere di cui sopra, e il suo essere "indipendente" per natura non fa che ...


    Uppo spudoratamente perché sto gioco se lo merita proprio.

    Bravo Baba... una cosa, ma la sezione PC è ormai morta del tutto?
  2. Fotone

     
    #2
    Splendida analisi, davvero bella.
    Spiega con estrema attenzione il senso del gioco e i sensi di chi è ai controlli.
    E non era facile, secondo me.
    :approved:

    Lo vorrei su Mac, quanto lo vorrei...
     
  3. 赤い人

     
    #3
    Fotone ha scritto:
    Splendida analisi, davvero bella.
    Spiega con estrema attenzione il senso del gioco e i sensi di chi è ai controlli.
    E non era facile, secondo me.
    :approved:

    Lo vorrei su Mac, quanto lo vorrei...
     Vai di BootCamp e vivi felice, per quanto quel "Gira fluido sul computer della NASA" mi lascia dubbioso circa le prestazioni sui computer di Cupertino che non siano gli ultimi modelli.

    Complimenti davvero al recensore per aver trattato apertamente i vari aspetti del titolo, invogliando a provarlo e dando delle chiavi di lettura per approcciarlo in modo corretto.

    Mio a giugno! Ovvero quando tornerò ad avere il PC disponibile..
  4. babalot

     
    #4
    Gigirizzi ha scritto:
    Bravo Baba... una cosa, ma la sezione PC è ormai morta del tutto?
     si vede che noi pcisti preferiamo giocare piuttosto che chiacchierare :D

    @fotone e akaijin: grazie anche a voi! ^__^

    [Modificato da babalot il 07/04/2009 13:21]

  5. Da Hammer

     
    #5
    Alla fine ho deciso di non prenderlo, almeno per ora. Ho troppi giochi in arretrato e non vorrei aggiungere anche The Path alla lista, cosa che non merita. Il mio prossimo gioco indie sarà sicuramente Braid, per The Path vedremo più in là.
  6. Myau

     
    #6
    Vedendo un po' i filmati e leggendo la recensione mi pare proprio che la principale fonte di ispirazione di questo gioco sia Rule of Rose, l'"inutile", "ingiocabile", "orrendo" Rule of Rose.
  7. Stefano Castelli

     
    #7
    Myau ha scritto:
    Vedendo un po' i filmati e leggendo la recensione mi pare proprio che la principale fonte di ispirazione di questo gioco sia Rule of Rose, l'"inutile", "ingiocabile", "orrendo" Rule of Rose.
     Veramente non ci azzecca praticamente niente.
  8. Stefano Castelli

     
    #8
    babalot ha scritto:
    si vede che noi pcisti preferiamo giocare piuttosto che chiacchierare :D
    Per la cronaca: gli sviluppatori stanno contattando Microsoft e Sony per eventuali versioni su XBLA e PSN.

    Solo che hanno "dubbi che venda". Boh.
  9. DevilRyu

     
    #9
    Stefano Castelli ha scritto:
    Per la cronaca: gli sviluppatori stanno contattando Microsoft e Sony per eventuali versioni su XBLA e PSN.

    Solo che hanno "dubbi che venda". Boh.
        beh, qualche dubbio è normale farselo dato il "genere" , però se non hanno nulla da perdere...
  10. DevilRyu

     
    #10
    Myau ha scritto:
    Vedendo un po' i filmati e leggendo la recensione mi pare proprio che la principale fonte di ispirazione di questo gioco sia Rule of Rose, l'"inutile", "ingiocabile", "orrendo" Rule of Rose.
     Se proprio si vuole parlare di ispirazione, si deve andare a parare sui libri (cappuccetto rosso in primis), perchè videogiochi lontanamente simili non ce ne sono.
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