Time Machine

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Time Machine è la rubrica con cui Videogame.it torna indietro nel tempo, impostando le coordinate del viaggio a ritroso ora su importanti saghe che hanno fatto la storia dei videogiochi, ora su singoli titoli che meritano attenzione, rispetto e degna memoria. Tutto questo attraverso retrospettive dettagliate, approfondimenti mirati e, inevitabilmente, considerazioni emozionali sul tema. Attenzione: la nostra macchina del tempo fa quasi 20 anni con un pieno di benzina!
Rubrica

I have a Dreamcast

La triste storia dell'ultima console di Sega che morì troppo presto.

di Lorenzo Antonelli, pubblicato il

Più che una console, il Dreamcast è il pezzo d'hardware più vicino a James Dean che sia mai stato creato dall'uomo del Giappone. Come tutti gli autentici miti, la sua prematura dipartita alimentò innumerevoli leggende e teorie alternative, come quelle dei fanatici che ancora oggi continuano a giurare di aver visto Elvis pulire i cessi di un motel a sud di Memphis e credono che al posto del vero Paul McCartney (morto) ci sia un sosia incredibilmente bravo.
Il fatto è che, morendo all'iniqua e approssimativa età di 2 anni e mezzo (Hendrix ne aveva 28, Brian Jones 26, Cobain 27 e lo stesso Dean 24), la console di Sega generò letteralmente il fenomeno del culto "post mortem" nella declinazione videogame. Hardware prodigioso e maledetto, mito assoluto del tecnoludico, il Dreamcast se ne andò troppo in fretta, eppure al momento giusto. Scomparve sotto i colpi delle masse PlayStation-centriche, nella gelida indifferenza dei più babbei e modaioli, mentre dieci milioni di lacrime hardcore bagnarono la candida console, mandandola in corto.
Così, quel 31 gennaio del 2001, il bianco guscio natio (lo stesso che custodiva i circuiti e i suoi mirabili marchingegni sin dal 1998) funse contestualmente da pratico feretro per infanti, addirittura impreziosito da un'accattivante spirale colorata. Sciorinare qui il meglio della ludoteca disponibile per Dreamcast non servirà certo a riportare in vita la beneamata console né a lenire il dolore per la sua scomparsa, per cui si rimanda volentieri alla Top 20 già stilata in precedenza.

DREAMCASTSCOPIA

Il Dreamcast (precedentemente conosciuto con i nomi di Katana e Dural) venne lanciato in Giappone il 27 novembre del 1998, il 9 settembre 1999 in America (al modico prezzo di $199.99) e il 14 ottobre 1999 in Europa. Con circa un milione di unità vendute nel giro di soli due mesi (500.000 nelle prime due settimane), superò di slancio lo strabiliante record fino a quel momento detenuto dalla PlayStation (record, tra l'altro, ottenuto in un arco temporale di nove mesi). Il cuore pulsante della macchina era costituito da un processore RISC Hitachi SH-4 a 200MHz, capace di eseguire operazioni in virgola mobile a una velocità quattro volte superiore a quella di un Pentium II. La grafica era gestita da una GPU Power VR2 di NEC/Videologic, equipaggiata con 16 MB di RAM e un lettore GD-ROM 12x (supportava un particolare formato CD proprietario da 1 Gigabyte, purtroppo non esente da pirateria). L'ineccepibile architettura hardware era suggellata da un modem a 56k incorporato (33.6 kbit/s per la versione PAL) e da un adattamento ad hoc del sistema operativo Microsoft Windows CE. Il Dreamcast, di fatto, fu il primo sistema d'intrattenimento elettronico a proporre un servizio per videogiochi online che non obbligava l’utente ad acquistare ulteriori periferiche. Anzi, la connessione a internet integrata nel sistema consentiva persino di inviare e-mail servendosi della tastiera opzionale. Il "pachidermico" (ma solo in apparenza) joypad, infine, disponeva di uno slot per accogliere la Visual Memory Unit. Si trattava di un dispositivo dotato di un display LCD 37x26 mm e di un piccolo altoparlante, in grado di funzionare sia come memory card da 128 KB per salvare i dati, sia come micro-handheld per minigiochi.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE

Il mercato europeo fu probabilmente quello che recepì meno (ovviamente non solo per questo motivo) il sorprendente portato tecnoludico del Dreamcast. Ad esempio, sebbene i comunicati ufficiali parlassero di attente scelte estetiche condotte sui gusti del pubblico europeo, Sega fu costretta a modificare il proprio logo in blu a causa del sovrapporsi del colore della propria spirale (arancione) con quella di Tivola Publishing (un colosso del settore tecnologico tedesco). Ma i problemi di Sega nel vecchio continente non si fermarono certo a mere questioni estetiche: la rete permanente di Sega (DreamArena) fu vittima dei costi proibitivi di gestione, manutenzione e accesso. Si narra che in Finlandia i prezzi eccessivamente elevati castrarono ogni possibilità di sviluppo e fruizione dell'innovativo servizio. Per quel che riguardava l'Italia, invece, la catena distributrice Giochi Preziosi si guardò bene dal condurre appropriate campagne pubblicitarie per spingere il nuovo prodotto. Se inoltre si considera che il parco titoli disponibili per Dreamcast contava all'incirca 320 giochi ufficiali (oltre una discreta produzione homebrew sviluppatasi negli anni e alla piaga della pirateria con Utopia Boot Disk) e un buon terzo di questi non varcò mai - almeno in maniera ufficiale - i confini del Giappone, si ottiene un quadro desolante eppure realistico della situazione. In merito all'insuccesso del Dreamcast in territorio europeo, tuttavia, gli autori di Videogames Hardware Handbook forniscono una versione dei fatti piuttosto romantica, ma del tutto credibile. In altre parole, non vi era alcun dubbio sulle brillanti capacità di Sega nel produrre capolavori arcade e ottimi coin-op da sala giochi, ma questo influì "negativamente" sulla percezione della critica e del pubblico da salotto, desideroso di esperienze videoludiche domestiche e di un certo spessore. Neppure Shenmue, assoluta perla del maestro Yu Suzuki, riuscì a sfatare i pregiudizi e le false convinzioni che ormai serpeggiavano attorno alla macchina dei sogni di Sega. Anzi, gli elevatissimi costi di sviluppo e produzione (70 milioni di dollari) del titolo in questione contribuirono alla crisi economica che la compagnia nipponica avrebbe presto dovuto affrontare.

LA STORIA DELLA MACCHINA DEI SOGNI

Come per ogni buon mito che si rispetti, attorno alle cause della morte del Dreamcast è sempre aleggiato il mistero. Ciononostante, può tornare utile ripercorrere le vicissitudini di Sega per comprenderne al meglio le cause. Il 26 ottobre del 2000 le azioni di CSK (la compagnia che controllava Sega) raggiunsero la quotazione più bassa vista in otto anni. Le colpe del ribasso furono attribuite agli scarsi introiti fatti registrare da Sega in Giappone e alla paventata notizia della grave malattia che aveva colpito il presidente Isao Okawa.
Il 27 ottobre dello stesso anno la stessa Sega dichiarò pubblicamente di aver commesso pesanti errori di valutazione per quel che riguardava il proprio fatturato economico. In pratica e in barba agli annunciati profitti di un miliardo e mezzo di yen, l'azienda sbalordì chiunque dichiarando che alla fine dell'anno fiscale in corso avrebbe fatto registrare un bilancio passivo di 22 miliardi di yen. Per Sega, oltretutto, si trattava del quarto anno consecutivo chiuso in rosso: se già le difficoltose vendite del Saturn in America avevano influito negativamente sulle finanze della compagnia nipponica, gli elevati costi di produzione della nuova console e la necessaria riduzione del prezzo del Dreamcast (nell'ultimo ciclo produttivo sarebbe bastata una banconota da cinquanta dollari per portarselo a casa) condussero la società al tracollo finanziario. L'organigramma aziendale fu quindi ridefinito (Hideki Sato era il nuovo vice-presidente e l'ex presidente Shoichiro Irimajiri venne declassato a semplice consigliere), mentre fu addirittura tracciata una nuova linea di condotta commerciale: l'attenzione di Sega si sarebbe spostata sul mercato dell'intrattenimento via internet e sulla fornitura di contenuti per terze parti e nuove piattaforme (telefoni cellulari, personal computer e PDA). Il 30 ottobre, infine, cominciò a diffondersi la notizia secondo cui Sega e Nintendo avrebbero presto stretto una nuova partnership commerciale (o addirittura fondato assieme una nuova società), seguita da certe strane indiscrezioni: Sega avrebbe sviluppato giochi per PayStation 2, Xbox e GameCube. Nel mentre la compagnia fu costretta a smantellare una delle storiche sezioni dedicate all'assemblaggio dei coin-op e a cambiare nome (da Sega Enterprises a Sega e basta).
Il 31 ottobre le azioni della società toccarono il minimo storico, mentre il primo novembre il presidente Isao Okawa dichiarò alla stampa di essere malato di cancro all'esofago. Da qui in poi, il resto della storia di Sega diventa un affare fin troppo nebuloso e passibile di molteplici interpretazioni. L'unica costante tra tutte le voci sollevatisi, però, sosteneva che Sega si sarebbe concentrata su una definitiva apertura verso altri sistemi, come sviluppatore per terze parti. Sebbene in Giappone la produzione di software per l'ultima console di Sega proseguì più o meno spedita fino al 2007, il Dreamcast pagò interamente lo scotto (e senza neppure il più piccolo sconto) di tutto ciò, già indebolito dalla sua stessa casa produttrice. Fu allora che Sony affondò il colpo (a suon di PlayStation 2 e marketing virale) e il 31 gennaio del 2001 Sega annunciò che la produzione del Dreamcast sarebbe terminata a marzo dello stesso anno, con buona pace di chi riuscì ad accaparrarsene almeno un meraviglioso esemplare.


Commenti

  1. redmeteor

     
    #1
    console incredibile,nn ci sono piu parole per questa console
  2. Anthonyt

     
    #2
    A me piace ricordarla come la console con la best "resa cromatica" ever
  3. Fotone

     
    #3
    Avrei potuto scrivere semplicemente "Gloria al Dreamcast, ora e sempre."
    E basta. Che console meravigliosa...
  4. RALPH MALPH

     
    #4
    Il progetto dreamcast è fallito perchè la console uscì tra ps1 e ps2, nessuno si fidava a prenderlo dopo il saturn ma soprattutto tutti aspettavano la nuova console sony dopo il successo planetario della playstation. La storia del parco titoli è peraltro vera: ps1 aveva cambiato il mercato e il modo di giocare, prima una conversione arcade perfect era il massimo che un videogiocatore serio potesse desiderare della vita, quando finalmente il dreamcast rese il sogno realtà proponendo le conversioni perfette dei migliori coin op sulla piazza quel sogno aveva perso di significato.

    Poi oggi tutti a piangerlo, tutti a dire io ce l'avevo maledetta sony, evviva la sega, ma io ai tempi c'ero sui forum e le cose non erano esattamente così: eravamo una minoranza, la resistenza, anche tra i cosidetti hardcore gamers. Pure te, fotone, che hai scritto questo bel articolo, chissà da che parte stavi....
  5. jpeg

     
    #5
    'I have a Dreamcast'...
    Vorrei poter dire lo stesso. XD
    Dopo due implosioni a catena, non me la sono sentita di ricomprarne un terzo.

    'I still have a huge collection of Dreamcast games'.
    Questo si, posso scriverlo. :))
  6. chrono

     
    #6
    Fotone ha scritto:
    Avrei potuto scrivere semplicemente "Gloria al Dreamcast, ora e sempre."
    E basta. Che console meravigliosa...
    Grandissimo omaggio al DC, Fotone.
  7. chrono

     
    #7
    jpeg ha scritto:
    'I have a Dreamcast'...
    Vorrei poter dire lo stesso. XD
    Dopo due implosioni a catena, non me la sono sentita di ricomprarne un terzo.
    'I still have a huge collection of Dreamcast games'.
    Questo si, posso scriverlo. :))
    Nuuu, che sfiga. A me è partito il primo giapponese, quello comprato al lancio. Ne ho un secondo funzionante e uno PAL, raccattato in un negozietto, che teneva per altro una buona scorta di titoli interessanti (ovviamente catturati tutti!).
    .
    Uno dei ricordi più belli legati al DC è Samba de Amigo, nella uber collezione con Maracas... quanto mi ci sono divertito!
    E poi i wrestling, ricordo di averne comprato uno su tuo suggerimento (nel mitico thread in retrogame): mi pare fosse Fighting Spirit 4... oppure Giant Gram... umm, la memoria^^".
  8. giopep

     
    #8
    chrono ha scritto:
    Uno dei ricordi più belli legati al DC è Samba de Amigo, nella uber collezione con Maracas... quanto mi ci sono divertito!
    E poi i wrestling, ricordo di averne comprato uno su tuo suggerimento (nel mitico thread in retrogame): mi pare fosse Fighting Spirit 4... oppure Giant Gram... umm, la memoria^^".
     

    http://next.videogame.it/samba-de-amigo/690/
    Clicca su "Tutte le immagini di Samba De Amig" e scorri fino in fondo, anche sulla seconda pagina. :DD
  9. RALPH MALPH

     
    #9
    chrono ha scritto:
    Nuuu, che sfiga. A me è partito il primo giapponese, quello comprato al lancio. Ne ho un secondo funzionante e uno PAL, raccattato in un negozietto, che teneva per altro una buona scorta di titoli interessanti (ovviamente catturati tutti!).
    .
    Uno dei ricordi più belli legati al DC è Samba de Amigo, nella uber collezione con Maracas... quanto mi ci sono divertito!
    E poi i wrestling, ricordo di averne comprato uno su tuo suggerimento (nel mitico thread in retrogame): mi pare fosse Fighting Spirit 4... oppure Giant Gram... umm, la memoria^^".
    beh ma il dreamcast in quanto ad affidabilità era peggio della 360, soprattutto se ci mettevi le mani dentro per modificarlo e ai tempi dell'import lo dovevi fare per forza, i cd boot uscirono quasi alla fine del ciclo vitale, non so quanti ne ho cambiati di dreamcast, quello che ho adesso non ricordo nemmeno di che colore sia, so solo che c'ha appiccicato un set adesivi di gundam, ma lo avevo preso usato e di fretta quindi c'era poco da sceglie
  10. Fotone

     
    #10
    RALPH MALPH ha scritto:
    Pure te, fotone, che hai scritto questo bel articolo, chissà da che parte stavi....
    Dalla parte di chi l'aveva comprato al lancio, Jap, pagandolo una cifra impossibile e dividendo la spesa con un amico.
    Lo tenevamo una settimana a testa (per un anno, quando poi ne abbiamo comprato un secondo) e si godeva fortissimo. L'ho amato alla follia, poi è arrivata la PS2 per me, per te e per chiunque altro.
    Dei forum sinceramente non me ne interessavo affatto: passavo il tempo a giocarci.
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