Time Machine

Time Machine

Time Machine è la rubrica con cui Videogame.it torna indietro nel tempo, impostando le coordinate del viaggio a ritroso ora su importanti saghe che hanno fatto la storia dei videogiochi, ora su singoli titoli che meritano attenzione, rispetto e degna memoria. Tutto questo attraverso retrospettive dettagliate, approfondimenti mirati e, inevitabilmente, considerazioni emozionali sul tema. Attenzione: la nostra macchina del tempo fa quasi 20 anni con un pieno di benzina!
Rubrica

Una lettera d’amore lunga 15 anni

Prima di toccare con mano il nuovo episodio, il resoconto della lunga relazione tra Tomb Raider e un suo utente.

di Francesco Alinovi, pubblicato il

Era il novembre del 1996 quando ci siamo incontrati per la prima volta. A quel tempo studiavo all’università, non sapevo dove sbattere la testa e ancora non avevo conosciuto quella ragazza che poi sarebbe divenuta mia moglie e avrebbe messo al mondo i nostri figli. In quindici anni la vita può cambiare radicalmente. Eppure, proprio come tre lustri fa, sono ancora qui a parlare di Lara Croft, dopo aver riversato per lei migliaia di caratteri in un word processor.

Non sono più l’individuo spavaldo con mille porte spalancate davanti a sé, ma all’ottimistica frenesia della giovinezza (di allora) è subentrata la più concreta (per quanto relativa al precariato) preoccupazione dell’età adulta. Lara Croft, invece, è rimasta sempre la stessa. Nel senso che le varie revisioni tecnologiche ne hanno smussato i tratti fisici ma il suo universo, il suo modo di esistere, per quanto in forma digitale, è rimasto sempre lo stesso. Come per tutte le celebrità, sarà costretta a ripetere questo copione di successo per la sua intera esistenza. A differenza dei vip del cinema, però, Lara Croft non può invecchiare. Anzi, può addirittura invertire il processo, e non grazie a qualche magico manufatto azteco, semplicemente pianificando un prequel.

Una posa inconfondibile e le altrettanto inconfondibili tapezzerie interne offerte da PlayStation - Tomb Raider
Una posa inconfondibile e le altrettanto inconfondibili tapezzerie interne offerte da PlayStation

A differenza di altre serie storiche che hanno attraversato gli anni e le generazioni hardware, quella di Tomb Raider non si caratterizza per una storia avvincente (per favore, non tiriamo in ballo la perdita della madre…) o per un cast di personaggi memorabile (fortunatamente muoiono tutti). Gran parte del tempo lo si trascorre in compagnia della sua protagonista, così irraggiungibile non solo perché dietro a uno schermo, ma soprattutto per lo scarto emotivo che suscita nel giocatore: alle sue curve da burlesque fa da contraltare un carattere da indomabile bisbetica e una forza d’animo e fisica da lanciatrice di martello dell’ex-DDR, capace di ridurre al silenzio qualsiasi compare di sesso maschile.

Quando ho giocato per la prima volta Tomb Raider, mi sembrava l’esperienza videoludica più intensa a cui avessi mai partecipato. L’unica volta in cui ero entrato nel ventre di una montagna era stato durante la gita dei chierichetti alle grotte di Frasassi e lì mica c’erano i dinosauri! Potevo finalmente rivivere quell’esperienza libero dai continui ammonimenti del monsignore, concentrando l’attenzione più che sulle meraviglie della natura sui prodigi della tecnica, che nonostante l’asperità poligonale del paesaggio consentivano di poter ammirare un fondoschiena così rotondo. E poi, all’improvviso, è comparso il T-Rex più spaventoso che avessi mai incontrato! E da quel momento in poi, è stata una sorpresa continua, fino a raggiungere l’epilogo, quando i resti di Atlantide collassano cancellando per sempre ogni traccia di quella civiltà (ad eccezione della perfida Natla e del clone, che ricompariranno nell’ultimo episodio – cosa vuoi che siano undici anni quando sei una divinità immortale?).

In breve, il primo incontro con Lara Croft fu il colpo di fulmine che mi spinse a voler a tutti i costi scrivere per le riviste di videogiochi. Un’aspirazione che si è avverata addirittura prima di terminare gli studi. Ancora oggi rimpiango di non aver avuto sogni più ambiziosi: che ne so… diventare promotore finianziario, probabilmente adesso non sarei così in agitazione ogni volta che mi viene addebitata una bolletta sul conto corrente. Tutti abbiamo un’epifania che ci mostra la strada. Ecco, nel mio caso (sigh…), quell’epifania è stata Tomb Raider.

Il secondo capitolo introduce svariate novità sul fronte dei contenuti e della tecnologia, non tutte positive, però... - Tomb Raider
Il secondo capitolo introduce svariate novità sul fronte dei contenuti e della tecnologia, non tutte positive, però...

L’amore folle è durato per un anno intero, fino all’arrivo del seguito. Non ricordo più le volte che ho finito i vari livelli di gioco, e a quei tempi mica c’erano gli Obiettivi: era solo fantastico tempo sprecato, e per giustificarlo a chi mi stava intorno dicevo che stavo studiando per la tesi (provateci: funziona!). Il seguito è stato finito in un battibaleno ma, anche se non ero ancora pienamente dentro ai meccanismi dell’editoria specializzata, già mi ero accorto che qualcosa non funzionava. Le sezioni di guida, a cominciare dal motoscafo tra i canali di Venezia, erano una vera tortura. Inoltre, non era così divertente ammazzare esseri umani e, soprattutto, non era così eccitante come sfuggire a un enorme predatore affamato. La varietà delle situazioni (e dei paesaggi) cozzava poi con la coerenza del game design, facendomi così tornare all’esplorazione delle mie amate caverne, in attesa di un terzo episodio che rimettesse il gioco in carreggiata. Quando questo arrivò, avevo appena iniziato a lavorare come professionista. L’aneddoto più curioso riguarda il punto colla per appiccicare il CD demo che facemmo mettere sul naso di Lara Croft, il cui volto era impresso sulla copertina della rivista, in modo da nascondere l’imbarazzante pasticcio combinato da una grafica non proprio all’altezza della situazione. Del gioco vero e proprio ricordo che all’inizio la struttura non lineare delle missioni (cioè la possibilità di scegliere quella da cui partire) mi sembrò piuttosto intrigante. Capii solo in seguito che serviva a celare un vuoto di idee piuttosto significativo. E così, nonostante l’entusiastica recensione (ai tempi nessuno osò parlarne troppo male), in realtà feci fatica a finirlo. Lara non era più la luce dei miei occhi. Al mio fianco, infatti, era comparsa una donna in carne e ossa!


Commenti

  1. king hero

     
    #1
    :DD usala per qualcosa di utile la time machine
  2. falinovix

     
    #2
    touché!
    Hahahahahahahahahah!
  3. falinovix

     
    #3
    Il prossimo è bellissimo, vedrai...
Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!