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Tom Clancy

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Tom Clancy: un patriota della narrativa?

Tom Clancy ha ormai sfiorato i confini del fenomeno mediatico, è un nome che sembra tramutare in oro ogni cosa a cui è posto di fianco. Videogiochi, lungometraggi, siti Internet... e i libri. Dai suoi romanzi sono nati blockbuster cinematografici, dai suoi intrecci militari capolavori videoludici come Rainbow Six o Ghost Recon. Un articolo che elogia e critica le qualità dello scrittore, una piccola analisi superficiale che non pretende assolutamente di essere esaustiva, visto il poco spazio a disposizione e l'enorme mole di cose da dire.

di Andrea Focacci, pubblicato il

Perchè una rivista d'informazione videoludica dovrebbe soffermarsi a parlare di Tom Clancy? Se, sino a qualche tempo fa, la cosa avrebbe destato più di una perplessità, la decisione pare più che naturale gettando uno sguardo all'attuale mercato dei videogiochi: più di un titolo ha impresso a chiare lettere i suoi dati anagrafici in copertina e diverse produzioni cinematografiche attingono a piene mani da quella inesauribile fucina di idee che alberga nel suo cranio. Dunque, Tom Clancy è un game designer? Tom Clancy è un regista? O forse, molto più semplicemente, è uno scenografo? Nulla di tutto questo.

TOM CLANCY: L'UOMO

Concentriamoci per un attimo sull'aspetto che più ci compete, quello ludico appunto. Tom Clancy è uno di quei casi - più unici che rari - in cui un personaggio totalmente estraneo al mondo dell'intrattenimento digitale casalingo ha finito, più o meno intenzionalmente, per raggiunge una popolarità eguale (se non quasi maggiore) dei più illustri nomi legati a questa industria moderna. E senza faticare particolarmente per entrarvi, a ben vedere: Clancy si è limitato ad autorizzare lo sfruttamento dei propri libri, fornire qualche consulenza sporadica, e fondare una software house di sua proprietà - l'ormai famosa Red Storm Entertainment - con una facilità e naturalezza quasi disarmante, mostrando di aver compreso l'evoluzione dell'intrattenimento ma decidendo di non sconfinare realmente in prima persona all'interno di un universo a cui, con tutta probabilità, non sente (ancora?) di appartenere. In fondo, pur coltivando una lampante passione per il tecnologico (nella sua accezione più militare del termine, comunque), Tom Clancy può essere definito come un classico e patriottico americano conservatore, i cui ideali di gioventù andavano più volte sovrapponendosi con quelli della vita condotta nell'esercito americano.
Un colonnello in pensione, quindi? Sorprendentemente, no. La vita, a volte, sa essere più beffarda di quanto si immagini e un giovanotto afflitto da una forte (eufemismo) miopia non poteva certo intraprendere una brillante carriera nella US Army: ciò però non gli ha impedito, nei ritagli di tempo libero che il suo lavoro da assicuratore gli permetteva, di coltivare un'insana passione per ogni aspetto legato al "militare" - dalla raccolto di foto sino a notizie confidenziali sulla politica - che lo ha portato ad entrare in contatto con fonti spesso dichiarate "Top Secret" dalle stesse sedi governative. Clancy ha negato a lungo questo particolare della sua vita, affermando di aver sempre attinto da fonti pubbliche per i suoi thriller, salvo ammettere recentemente di essere entrato in contatto con "The Great Chain" (ovvero una rete di militari, impiegati del Governo, ufficiali del Pentagono, uomini della CIA e imprenditori) da cui attinge informazioni.
E' difficile capire quanto questa affermazione sia stata creata per amplificare il mito nato attorno al suo personaggio ma, è altresì vero che Clancy abbia goduto del privilegio di più conversazioni private con Ronald Reagan e George Bush Senior, di vari pranzi con lo Staff della Casa Bianca, che venga regolarmente consultato dagli esperti internazionali di strategia navale e dalla CIA e che i suoi libri siano studiati presso i War College americani. La sua passione per il militare emerge brillante nei suoi stessi libri, in cui è stato capace di descrivere minuziosamente un sommergibile militare, velivoli di diversa specie e le sue pagine siano spesso costellate dai gadget più tecnologici in dotazione ai corpi speciali dell'esercito, così come di descrivere minuziosamente luoghi, ambienti, strumenti, apparecchiature, tattiche di battaglia e armi.

TOM CLANCY: LO SCRITTORE

Perchè questa (sommaria) descrizione delle virtù di Tom Clancy? Per comprendere al meglio come il fenomeno nato lentamente attorno al suo nome poggi su solide basi e non sia comparso improvvisamente dal nulla. La precisazione è ancor più doverosa in relazione alla penisola italiana dove lo “scrittore” Tom Clancy è stato conosciuto solo in tempi recenti e più per merito delle operazioni cinematografico-videoludiche legate alla sua produzione: non scordiamoci che i thriller di Clancy (tomi da centinaia e centinaia di pagine) sono sulla cresta dell'onda in territorio americano già dal lontano 1984 (La Grande Fuga dell'Ottobre Rosso) e che ogni nuovo appuntamento del Ryanverse - la collana di libri dedicata al suo più famoso protagonista, Jack Ryan – è oggetto di trepidanti attese. A ben vedere, gran parte della sua fortuna è proprio dovuta al personaggio di Jack Ryan, il brillante professore di storia poi diventato alto dirigente della CIA, sufficientemente patriottico e politically correct per essere venduto con successo anche attraverso la macchina da quattrini costituita da Hollywood: con un velo di cinismo, infatti, gli altri libri creati dall'autore - come la serie OP-CENTER, di cui però Clancy ha solo curato il soggetto in collaborazione con Steve Pieczenik, lasciando ad altri autori il compito di svilupparne la crescita - possono considerarsi, se non proprio opere trascurabili, di certo come romanzi di secondo piano.
Ma cosa cattura realmente nella narrazione di Tom Clancy? Realisticamente, l'ingenuità delle sue tematiche e l'essenzialità del linguaggio: lo scrittore americano abbandona virtuosismi gotici, dedicandosi a forme espressive tipiche della letteratura per ragazzi; il ritmo crescente dei suoi thriller, inoltre, ne facilità la progressiva assimilazione, portando a letture rapite ma semplici da metabolizzare. Il pregio più evidente del suo stile è costituito dalla cosiddetta narrazione ad incastri, con l'attenzione che si sposta frequentemente su più fronti della storia - apparentemente slegati fra loro - per poi serrare le fila del discorso e svelare gradualmente tutti i particolari della vicenda, con la verità che si rivela al rapito lettore pezzo per pezzo, sino ad ammirare l'affresco finale in tutta la sua completezza. Tom Clancy fa leva sulle curiosità inesaudite della maggior parte della gente, la avvicina ad un mondo - quello delle operazioni politiche e militari segrete - in cui gran parte dei lettori ha sempre bramato di entrare o sulle cui cospirazioni ha sempre fantasticato, tenta di squarciare con la fantastia il velo delle "verità ufficiali". Tom Clancy, inoltre, ripropone in chiave realistica il mito dello 007, offrendo però al lettore la concreta possibilità che quanto narrato nelle sue pagine possa corrispondere a verità nella maggior parte dei casi.

TOM CLANCY: LO YANQUI

Lo stile di Clancy è però anche fin troppo Calvinista, offrendo una tangibile idea di universo predestinato nell'elaborazione delle sue trame: i fatti accadono perchè devono accadere, i guai si verificano senza evidenti colpe da parte di terzi e un gruppo di eroi comuni, senza macchia, cinismo e sensi di colpa è chiamato a porvi rimedio. Alcuni protagonisti dei suoi romanzi, pur interessati da diverse tragedie famigliari e non, sembrano totalmente scevri da eventuali - e giustificatissime - tracce di cinismo verso il Palazzo o lo status quo: accettano insomma di essere delle pedine poste su uno scacchiere più grande, rivelano tracce di una sotto-cultura a cui probabilmente erano legati in gioventù o dipendente dall'educazione ricevuta, sono integri e motivati, ma spesso mossi da un'entità morale superiore che l'alta religiosità di Clancy fa coincidere con i doveri verso Dio. Un Dio che esige, tornando alla visione Calvinista dei suoi romanzi. Eroi comuni, si diceva, sufficientemente misericordiosi e stereotipati dal perdonare parzialmente i torti subiti (Ryan, pur in preda all'ira cieca, risparmia i terroristi che hanno condotto in punto di morte moglie e figlia), fiduciosi nell'autorità e nella giustizia americana. A ben guardare, Tom Clancy è ancora fortemente legato allo stereotipo realista "yanqui": l'America è il paese delle libertà, delle pari opportunità, delle grandi occasioni, della giustizia suprema, della politica estera che non commette errori, della concezione di super-potenza che porta il bene nel mondo, di rispetto e valorizzazione estrema della personalità intrinseca di ogni cittadino americano che, cresciuto con le proprie forze, sempre con le proprie forze può trascendere la normalità del quotidiano e diventare, per volontà superiore o per coincidenza, un eroe.
Una visione del cittadino americano ormai forse demodè, soggetto di profonde (auto)ironie anche da parte della stessa popolazione americana e che affoga nel cinismo dei tempi moderni: ce lo vedreste il Principe del Galles ad imbracciare un mitra contro i terroristi (Attentato alla Corte d'Inghilterra) o un alto funzionario d'ufficio della CIA combattere in prima linea e uccidere delle persone per salvare dei soldati americani (Pericolo Imminente)? Credereste che il miraggio liberale americano possa convincere alti gradi ufficiali dell'esercito dell'ex-URSS a disertare in massa (La Grande Fuga dell'Ottobre Rosso)? Proprio quest'ultimo passaggio mostra alcune ideologie ingenue (ma anche presuntuose) che Clancy nutre nel rapporto che gli altri stati dovrebbero instaurare nei confronti degli USA: i russi sono soggetto di forti stereotipi, privi di idee e legati alla patria come automi oppure protagonisti di perfide cospirazioni interne. La loro tecnologia è buona ma solo in un governo come quello americano può trovare il giusto sviluppo. Ma i russi, i colombiani, i cubani... possono tradire, cambiare idea, fare marcia indietro. Gli americani, nella grande maggioranza dei casi, no: la loro integrità è assodata, la morale che li spinge inattaccabile e, quando decade, i trasgressori vengono puniti duramente. Gli eroi sono intrepidi e coraggiosi. I nemici sono sempre dei fanatici.

TOM CLANCY: L'ATTUALITA'

Il reale motivo di successo dei thriller di Tom Clancy, paradossalmente, risiede proprio nella forte componente stereotipata che li pervade e che li rende assimilabili - anche per metodo e ritmo narrativo - ad uno di quei classici film d'azione che si guardano tutti d'un fiato. Gli intrighi di fantapolitica parallela sono affascinanti, tanto da toccare addirittura temi come l'attentato al Papa o sfiorare preventivamente la realtà come le modalità scelte per l'attentato alle Torri Gemelle, ma i protagonisti sono sempre differenti dalle proprie controparti reali, per quanto ne conservino alcune reminiscenze. Per il resto, sono pagine costellate da Buoni e Cattivi, con il lettore che si andrà naturalmente ad identificare con i primi ma non necessariamente per un principio morale o la certezza che saranno loro a trionfare (anzi, a volte si prova intenzionalmente un forte desiderio che possano prevalere) ma per una carenza di informazioni che caratterizza la descrizione dei secondi: il "lato oscuro" della prosa di Tom Clancy non concede ai personaggi negativi particolari analisi psicologiche o della personalità, né spiegazioni - che non si limitino al superficiale, quanto meno - sulle motivazioni che li animano: il risultato è che non ci sarà nessun rimpianto per un "villain" morto ma si sprecheranno gli epitaffi funerei per gli eroi deceduti nella causa. Rimpianti? Nessuno. Dubbi? Nemmeno. Solo la convinzione di aver fatto la cosa giusta, è anche il motto che anima Jack Ryan nelle sue avventure.

Ma in fondo, chi è che stabilisce quando una cosa è giusta?

"Who watch the watchmen?", direbbe un Alan Moore d'annata.

E, improvvisamente, si comprende di quanto - indirettamente - Tom Clancy sia sempre attuale.