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Datasheet
- Produttore
- Square Enix
- Sviluppatore
- Crystal Dynamics
- Genere
- Azione
- Data di uscita
- Autunno 2012
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Amore a prima vista
Il nuovo inizio di Tomb Raider.
È tanto, troppo, il tempo che ci separa da questo nuovo Tomb Raider, previsto per la fine del prossimo anno. L’emozione di vederlo in movimento è tale da desiderare di poterlo giocare subito. Con questo piccolo “vertical slice” (una “fetta” di gioco creata apposta per E3 usando vari elementi dell’engine finale) Crystal Dynamic passa davanti a Naugthy Dog nel fittizio gran premio del genere esplorativo (una cosa che esiste solamente nella testa del sottoscritto, sia chiaro!). Lara si appresta infatti a tornare sugli schermi con la sua avventura più ambiziosa, che non punta a raggiungere i concorrenti a scaffale (come accaduto con Underworld) ma a creare nuovi standard per il genere avventuroso. Gli elementi chiave di questa evoluzione sono da ricercare nell’implementazione di un sistema fisico assai avanzato, nell’impiego di una telecamera molto dinamica e sempre in movimento e dall’uso spropositato di animazioni per il personaggio principale. Ancor più di Uncharted, il nuovo Tomb Raider offre l’impressione di prendere direttamente parte a un blockbuster hollywoodiano.

Il live demo mostrato all'E3 è composto da due sezioni: l’introduzione vista alla conferenza Microsoft e una sequenza inedita presa dal quarto giorno di naufragio (in cui Lara ritrova Ruth, il proprio mentore, gravemente ferito, e deve cercare di raggiungere la stazione radio sull’isola per lanciare un segnale di soccorso). Per far capire che quello che stiamo vedendo è tutto realizzato con il motore di gioco, lo sviluppatore commette apposta degli errori: cade dalle rampe, si lascia catturare dall’inseguitore, sbaglia una presa, ma il pubblico continua a rimanere a bocca aperta.
ci vediamo alla base
Il gameplay si fonda sulla complessa interazione fisica con l’universo digitale. Per quanto le azioni in un gioco come questo possano sembrare limitate (correre e saltare), i rapporti causa/effetto basati sull’uso della fisica reale (per esempio le fiamme possono appiccare incendi…) permettono di creare enigmi di una certa complessità, questo grazie al fatto che il mondo - che cambia a seconda delle variazioni climatiche e dell’ora del giorno - si trasforma anche in seguito al nostro intervento, impedendo di fatto di percorrere due volte la stessa strada. La vera novità è data appunto dalla non linearità dei livelli, composti da aree che possono essere attraversate in svariati modi, per esempio seguendo “l’istinto di sopravvivenza”, un sesto senso simile a quello di Batman in Arkham Asylum, oppure affidandosi alle abilità acrobatiche di Lara per superare gli ostacoli naturali e individuare le scorciatoie. Un’altra novità è data dal fatto che, liberata una certa area, questa diventa un campo base, da cui è possibile gestire varie attività: per esempio esaminare e combinare gli oggetti raccolti, modificare le proprie abilità di sopravvivenza, o raggiungere più velocemente i punti indicati sulla mappa (tramite l’opzione “fast travel”).
Nel complesso, il ritmo di gioco è dettato dalla rapida alternanza di spazi aperti e spazi chiusi, di arene e percorsi obbligati, di fasi di esplorazione libera e sezioni in QTE, insistendo tanto sul senso di spaesamento quanto su un’opprimente claustrofobia (stringendo al massimo l’inquadratura sulla protagonista). Crystal Dynamics è riuscita in questo modo a catturare tutta l’intensità della lotta per la sopravvivenza. Questo nuovo reboot di Tomb Raider è un survival game come non lo è mai stato in precedenza e come non lo è stato nessun altro titolo uscito finora. Il dolore e la paura di Lara sembrano reali: dimenticatevi l’aggressiva esploratrice che siamo abituati a conoscere. Questa è la sua prima avventura, quella che la trasformerà nell’indomabile bisbetica che ha conquistato i nostri schermi. Qui Lara uccide per necessità e si pente delle azioni che compie (invoca perdono per il lupo che cercava di sbranarla e che ha appena ammazzato infilzando ripetutamente il suo cuore con un punteruolo). È ferita, sola e insicura, può contare unicamente su un arco e su una picozza per scalare le pareti più ripide. Anche le sue animazioni sono diverse (più goffe – e quindi più realistiche) rispetto a quelle del suo passato videoludico, così come più acerbi sono i tratti del viso (nonostante il marcatissimo ombretto, che non scolora nemmeno sotto la pioggia battente). Questa è una Lara tutta nuova in un gioco che quasi Tomb Raider non sembra. Ecco perché non ci sono sottotitoli: l’ultima fatica di Crystal Dynamics rappresenta davvero un nuovo anno zero per la saga.
Best of the show (per dirla con gli americani)? È ancora presto per dirlo e, soprattutto, a differenza di altri titoli presentati a Los Angeles, qui siamo ancora indietro con i lavori. Sta di fatto che, indipendentemente dall’essere fan della saga o della sua protagonista, questo è uno dei giochi del prossimo futuro da tenere sotto stretta sorveglianza. Lunga vita a Lara Croft!












