Tondemonai!

Tondemonai!

In questa rubrica, il nostro Alberto Torgano, fine conoscitore del giapponese e delle usanze del Sol Levante, ci racconta le ultime pazzie giapponesi legate al mondo dei videogiochi. Pazzie che il termine "Tondemonai!" riassume alla perfezione: può essere infatti tradotto con "Impossibile! Non può essere così!".
Rubrica

Vie e viucce, strade e stradicciole

Eccitanti avventure nella geografia giapponese

di Alberto Torgano, pubblicato il

Anche per questo mese ho preparato un argomento piuttosto originale per il mio Tondemonai, come al solito abbastanza slegato dal mondo dei videogiochi, ma d’altronde qua si vuole fare anche informazione! Si tratta dell’urbanizzazione delle aree giapponesi e di come rendano indispensabile utilizzare mappe anche solo per andare dal panettiere sotto casa! Una dissertazione degna di architettura, quest’oggi per voi su… Tondemonai!

UN MONDO SENZA VIE

Probabilmente almeno qualche lettore avrà sentito dire che in Giappone le vie non hanno nomi: a differenza dell’Italia, dove anche il più sfigato dei vicoli ha un nome ispirato a personaggi o eventi storici, o quantomeno dedicato al suo primo abitante, o agli Stati Uniti, dove ai nomi prediligono i più razionali numeri, in Giappone le vie non si chiamano e basta. Con l’eccezione di autostrade, tangenziali e strade particolarmente importanti per ragioni storiche, sociali o turistiche, tipo la Dogenzaka di Shibuya, la Omotesando Doori o la Takeshita Street di Harajuku, le città giapponesi non intitolano le strade a nessuno, rendendo così particolarmente difficoltoso per gli occidentali trovare gli indirizzi. Ma, gaijin a parte, anche i giapponesi non è che siano proprio a loro agio con questo sistema: diciamo che il signor Suzuki-san dà appuntamento a un amico davanti a questo allegro batting center a Shinjuku, per andare a gozzovigliare tutta la notte nel Kabukichou, e gli comunica questo indirizzo: Tokyo-to, Shinjuku-ku, Kabukichou, 2-chome, 21-13; come fa l’amico a raggiungerlo!?

Ecco la mappa di un quartiere giapponese, come vedete le vie non hanno nomi e le uniche scritte sono posizionate sugli edifici più rappresentativi, generalmente hotel, uffici pubblici o comunque palazzi facilmente identificabili - Tondemonai!
Ecco la mappa di un quartiere giapponese, come vedete le vie non hanno nomi e le uniche scritte sono posizionate sugli edifici più rappresentativi, generalmente hotel, uffici pubblici o comunque palazzi facilmente identificabili
Allora, la premessa di tutto il discorso è che gli indirizzi giapponesi funzionano come scatole cinesi: partono identificando un’area molto grossa, andando sempre più nel dettaglio fino a indicare uno specifico numero civico. Passiamo ora a sezionare l’indirizzo di cui sopra: Tokyo-to significa città di Tokyo, Shinjuku-ku identifica il quartiere di Shinjuku all’interno della città e Kabukicho è una zona di questo quartiere. In questo modo abbiamo già identificato una zona abbastanza ristretta del paese, ora procediamo con i numeri successivi: 2-chome indica uno dei “chome” di Kabukicho (in Giappone ogni quartiere è diviso in un numero di “chome”), 21 è il numero dell’isolato all’interno del 2-chome e infine 13 è il civico del batting center.
Se questo sistema vi pare un po’ macchinoso, ebbene lo è anche per i giapponesi, non a caso a caso gli unici che lo usano davvero sono solo i postini e poliziotti (e i GPS, vabbé). I primi lavorano sempre nelle stesse zone, così da conoscere le famiglie che vivono dell’area senza dover ricorrere continuamente alle mappe, la polizia invece ha avuto la premura di creare l’istituzione dei poliziotti di quartiere: agenti stanziati in sgabbiotti chiamati “kouban” e presenti in prossimità di tutte le stazioni. Questi omini, più che affrontare criminali, si occupano di fare servizio civile, rimproverando chi butta carta per terra, segnalando alle scuole gli studenti che bigiano e fornendo appunto indicazioni ai passanti sugli indirizzi del quartiere. Il giapponese medio, se deve cercare un indirizzo che non conosce, prima di aprire una mappa si rivolge a questi tutori dell’ordine.

MAPPAPPÀ

Viste le serie difficoltà che chiunque incontrerebbe nel trovare un’abitazione o un ufficio con un sistema di indirizzi come quello di cui sopra, in Giappone è estremamente comune ricorrere a mappe disegnate a mano, che riportano il percorso più diretto per raggiungere un dato luogo dalla stazione più vicina. Poiché mancano i nomi della strade, i punti di riferimento sono sempre gli esercizi commerciali più solidi, come le banche, gli hotel o i minimarket, che vengono indicati sulle mappette per essere sicuri che il visitatore percorra la strada giusta. La cosa buffa è che, senza nomi di vie, anche le mappe “ufficiali”, quelle che si acquistano nei negozi, e Google Maps riportano le posizioni di uffici postali, convenience store e persino McDonald's per dare almeno un minimo di punti di riferimento al lettore.
In Giappone le mappine sono una vera e propria istituzione e chiunque sia stato invitato a casa di un amico o in un ufficio ne avrà sicuramente ricevuta una. Addirittura sui siti internet di locali e negozi è normale trovare una mappa stilizzata della zona circostante con il tragitto ideale per raggiungerli. L’avvento di Google Maps e degli smartphone ha un po’ ridotto la necessità di utilizzare i disegni, ma tanti negozi e locali le usano ancora, un po’ per comodità, un po’ per tradizione. E tra privati rimangono ancora il metodo principale per comunicare gli indirizzi.

La mappa reperibile sul sito di un ristorante del quartiere di Ikebukuro. Il punto di riferimento principale è la stazione Japan Railways di Ikebukuro (il rettangolo bianco in basso a sinistra), da lì bisogna proseguire di edificio in edificio, dato che le strade non sono identificabili... e fidatevi che con un mappetta così non è proprio semplicissimo! - Tondemonai!
La mappa reperibile sul sito di un ristorante del quartiere di Ikebukuro. Il punto di riferimento principale è la stazione Japan Railways di Ikebukuro (il rettangolo bianco in basso a sinistra), da lì bisogna proseguire di edificio in edificio, dato che le strade non sono identificabili... e fidatevi che con un mappetta così non è proprio semplicissimo!

Un legame diretto tra questo argomento e i videogiochi onestamente non ce l’ho! Certo, in tantissimi giochi giapponesi e non ci sono mappe di ogni tipo, ma non direi che la cosa abbia un rapporto diretto con il sistema a scatole chiuse degli indirizzi nipponici. Al contrario, è una cosa relativamente comune imbattersi in mappette in manga o anime di taglio realistico o scolastico e sicuramente ci saranno anche videogiochi che riprendono questa usanza... ma al momento non me ne vengono in mente. Se qualcuno ne conosce, mi faccia sapere!


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    HAHAHA, sta cosa è folle, completamente folle. Fotone, ti ricordi il taxista che doveva portarci dalla stazione di Shibuya al TokyuStay che sbattimenti totali? Per fare un chilometro!
  2. SirMana

     
    #2
    ahah sta cosa già la sapevo ;D
    Apparte che io già qua mi oriento quasi di più prendendo per riferimento posti e ricordandomi le strada visivamente piuttosto che i nomixD.Come tutte le cose penso sia abitudine XD
  3. drmanhattan

     
    #3
    Il tasso di suicidi, tra i giovani postini chiamati a sostituire quelli andati in pensione, è ALTISSIMO.
    E comunque Suzuki-san a Kabuki-cho ci andava chiaramente per i localini zozzi, altro che batting center :)
  4. XESIRROM

     
    #4
    in yakuza per esempio no? :)
  5. Fotone

     
    #5
    Folli, folli, adorabilmente folli.
    Ricordo anche di un signore che ci accompagnò per centinaia di chilometri fino alla nostra fermata, e probabilmente lui avrà perso il suo treno, la sua famiglia, la sua stessa vita, per accompagnarci.

    Ma che poi... il tassista aveva anche il navigatore satellitare, ma non l'avrebbe usato manco morto, mortacci sua :)
  6. brazzy

     
    #6
    Al contrario, è una cosa relativamente comune imbattersi in mappette in manga o anime di taglio realistico o scolastico e sicuramente ci saranno anche videogiochi che riprendono questa usanza... ma al momento non me ne vengono in mente.


    Shen Mue. In una parte del gioco si doveva guardare una mappa con i nomi delle famiglie per abitazione per trovare la casa giusta.
  7. Stefano Castelli

     
    #7
    A Tokyo ci sono diventato scemo. Il bello è che quando chiedevo indicazioni anche la gente non aveva idea di dove portarmi, pur abitando magari a due casette di distanza...
  8. Stefano Castelli

     
    #8
    FotoneRicordo anche di un signore che ci accompagnò per centinaia di chilometri fino alla nostra fermata, e probabilmente lui avrà perso il suo treno, la sua famiglia, la sua stessa vita, per accompagnarci.


    Questo. Sia a Tokyo che a Kyoto. Due casi identici: mi hanno visto con la mappetta in mano, son venuti li senza che io li chiamassi, mi hanno accompagnato. Nel caso di Kyoto il tizio stava decisamente andando in ufficio e ci ha accompagnato a piedi per una quindicina di minuti.


    E' un modo di fare che francamente mi è rimasto molto "addosso".
  9. njoe

     
    #9
    FotoneFolli, folli, adorabilmente folli.
    Ricordo anche di un signore che ci accompagnò per centinaia di chilometri fino alla nostra fermata, e probabilmente lui avrà perso il suo treno, la sua famiglia, la sua stessa vita, per accompagnarci.

    Ma che poi... il tassista aveva anche il navigatore satellitare, ma non l'avrebbe usato manco morto, mortacci sua :)
    Casi del genere ormai non sono più una novità per chiunque sia andato in Giappone o conosca un po' delle abitudini dei giapponesi.
    Consiglio "Autostop con Buddha", un simpatico libro / diario di viaggio di un professore di inglese in una scuola giapponese che decide di farsi tutto il Giappone in autostop, in certi punti stavo crepando dal ridere :asd: e ci sono un sacco di esempi di come i giapponesi spesso si sentano obbligati ad aiutare una persona in difficoltà, o forse solo i "gaijin" in difficoltà....
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