Tondemonai!

Tondemonai!

In questa rubrica, il nostro Alberto Torgano, fine conoscitore del giapponese e delle usanze del Sol Levante, ci racconta le ultime pazzie giapponesi legate al mondo dei videogiochi. Pazzie che il termine "Tondemonai!" riassume alla perfezione: può essere infatti tradotto con "Impossibile! Non può essere così!".
Rubrica

Fiera che vai, giochi che trovi

Breve post-mortem del Tokyo Game Show 2010

di Alberto Torgano, pubblicato il

Che dire, il primo dato che emerge è che tutti i giochi premiati sono di publisher e studi giapponesi, un’indicazione che ci fa capire quanto poco i giocatori nipponici siano interessati ai titoli occidentali, anche nel caso di produzioni di eccellenza come Castlevania Lord of Shadows. Il secondo dato è la quasi totale assenza di giochi Kinect e Move e il sorpasso di PSP sul DS (in questo caso pesa anche il passaggio al 3DS per molti studi), entrambi indicatori di un maggiore interesse suscitato dai giochi “core” rispetto a quelli casual, di cui un po’ tutti abbiamo fatto una scorpacciata gli scorsi anni. Infine, segnalerei ancora la presenza di ben 2 esclusive 360, come DanceEvolution e Idolm@ster 2, piuttosto strana considerando la scarsa penetrazione di Xbox 360 in Giappone, ma significativa della percentuale di appassionati di videogiochi presenti alla fiera.
Nel complesso, il dato positivo che emerge da questa classifica è che i giocatori giapponesi sono in attesa di “giochi” veri e propri più che di simulatori di animali e controlli innovativi, quello negativo è un certo immobilismo, dettato sia dal rifiuto verso i titoli occidentali che dalla massiccia presenza di seguiti o quasi, in questo senso la novità più interessante è El Shaddai, ma è un po’ poco rispetto a quanto la fiera aveva da offrire. Inspiegabile poi l’assenza di The Last Guardian!

POUR PARLER

I grandi assenti dal TGS 2010 sono stati il 3DS, gelosamente custodito da Nintendo per il suo personale evento della scorsa settimana, e la PSP2, che evidentemente Sony non è ancora pronta a rivelare pubblicamente nonostante sia ormai il segreto di Pulcinella. Senza queste due macchine, la fiera ha potuto sì concentrarsi sui giochi per la macchine attualmente in commercio, ma ha anche risentito dell’influenza dello scorso E3 e della vicinanza della Gamescom, con relativamente poche novità davvero significative. Nonostante l’ottima affluenza di pubblico e i tanti giochi, lo spettro di Nintendo ha aleggiato su tutta la fiera, mostrando chiaramente come nel bene e nel male la casa di Kyoto sia un giocatore che pesa quanto tutto il resto del mercato messo insieme.
Tra le varie lineup, quella che ho apprezzato di più è stata probabilmente quella di Capcom, seguita da quella di Konami. Questi due publisher mi sono sembrati infatti più capaci di aprirsi all’occidente e di proporre giochi in grado di piacere a entrambi i mercati, penso naturalmente alla nuova interpretazione di Castlevania o anche al nuovo (e già criticato) Devil May Cry, ma anche alla lineup dei mesi precedenti e di questo Natale. Anche Sega si difende bene, in particolare con il suo Vanquish e con Yakuza Of the End che, pur decisamente derivativo, sembra un buon esperimento di fusione tra un taglio orientale e uno occidentale. Un po’ più abbarbicate sulle loro posizioni invece NamcoBandai e SquareEnix, la prima che a quanto pare non ci prova nemmeno a presentare titoli dal gusto più internazionale e la seconda che ci riesce discretamente solo quando propone giochi della neoacquisita Eidos, ma che sul versante delle serie storiche mostra un immobilismo a tratti imbarazzante (basta Nomura!!!) e ingiustificato.
A ben vedere capisco un po’ quello che intende l’acidissimo Keiji Inafune (Capcom), che dopo le esternazioni dell’anno scorso (“Il Giappone è finito”) è tornato anche quest’anno a criticare la fiera dicendo di aver visto solo giochi terribili e che il Giappone è 5 anni indietro rispetto all’occidente. Inafune esagera un po’ però non è che sia del tutto fuori strada: soprattutto sulle console domestiche negli ultimi anni gli studi occidentali hanno dimostrato di saper sfruttare in generale meglio di quelli giapponesi le nuove potenzialità delle macchine e di saper innovare in modo più marcato. Inafune è molto tranchant nel suo giudizio e vorrebbe buttare al macero tutto ciò che viene prodotto in Giappone, la verità è che probabilmente non capisce a pieno in cosa consiste la presunta superiorità dell’approccio occidentale, e di sicuro non lo capiscono la maggior parte dei publisher e degli sviluppatori giapponesi.
Al di là dell’ambito prettamente tecnico, in termini di design l’approccio occidentale si vede nella libertà d’azione, nella gestione della storia e delle cutscene, nei controlli più o meno rigidi e nel level design più o meno aperto e più o meno interattivo. Il punto è che il pubblico occidentale è più contento se questi elementi chiave sono presentati in un certo modo, il pubblico orientale se lo sono in un altro, e fare felici entrambi è un po’ come avere i proverbiali capra e cavoli. Qualcuno ci riesce, per esempio Nintendo, ma anche Capcom, Konami, Sega, Sony o Level 5, altri non ci riescono ma ottengono comunque buoni risultati, vedi SquareEnix o NamcoBandai, altri ancora non ci riescono e si struggono nel tentativo di capire dove sbagliano, come la maggior parte dei piccoli studi. Il punto a mio parere qui è che bisognerebbe valorizzare il proprio stile di fare giochi piuttosto che cercare di scimmiottarne un altro, e tanti publisher giapponesi più che ambire a “capire” il pubblico occidentale dovrebbero semplicemente ammodernare il proprio approccio senza snaturarlo. Un buon esempio di ciò che intendo sono alcuni giochi Level 5, di successo in occidente pur senza avere un vero taglio occidentale (pensiamo al Prof. Layton), o anche titoli esageratamente “sboroni” come Bayonetta e Vanquish di Platinum Games o No More Heroes di Grasshopper, che con l’azione e i dialoghi sopra le righe sono fieri rappresentati di uno stile giapponese che piace senza riserve anche in occidente.
Al TGS di quest’anno non è che abbiano mostrato novità incredibili da questo punto di vista, ma ho apprezzato molto il desiderio e lo sforzo di cercare nuovi spunti ludici che non siano la reiterazione in chiave HD o 3D dei giochi motion control che abbiamo già visto negli ultimi 5 anni, e non è poco.

Fine dei pensierini sparsi sul TGS! Che ne pensate? Siete d’accordo o no? La discussione continua sul forum!


Commenti

  1. obywan

     
    #1
    Sto provando la gioia di poter dire che concordo completamente con qualcuno! (da quanto tempo non accadeva? lol).
    Aggiungo solo che a mio parere il videogiocatore occidentale tende anche ad essere normalmente piú aperto alla "novitá" giapponese, mentre l'opposto sembra non verificarsi.
  2. XESIRROM

     
    #2
    beh diciamo pure che molti di noi nascono e crescono con l'oriente alle spalle, dopo anni di titoli prettamente jappo non è detto che si debba rimanere solosu quelli. I giochi occidentali spaccano come spaccano molti titoli (oddio non molti, ma nell'arco del tempo si) jap. Basta che si giochi e ci di diverti, anche se è vero che appena esce un titolone jap che sembri sopra le righe sono il primo a gioire come una scolaretta (giapponese appunto) ma quando un titolo riesce riesce, il problema infatti del giappone è proprio il non voler o il non riuscire piuttosto a bilanciare la propria iperpassionepertuttociòcheègiapponese (si tutto attaccato ;)).
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