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Una rubrica per chi "ne sa", una rubrica per i veri appassionati, una rubrica che piacerebbe un casino a Maurizio Seymandi e al Telegattone. Videogame.it vi propone, e vi propina, le sue meravigliose Top Ten: quali i migliori picchiaduro della storia? Quali le armi più deficienti nel genere degli sparatutto? Quali le protuberanze più marcate tra i personaggi femminili digitali? A tutto una risposta, ovviamente "secondo noi". A voi la gioia di commentare le nostre scelte. Insulto libero, per una volta!
Rubrica

I 20 controller più ridicoli della storia

Scomodi, brutti, semplicemente inutilizzabili: 20 pad da dimenticare.

di Alessandro Apreda, pubblicato il

Il controller, oggetto in plastica munito di leve vagamente falliche, tasti e pulsanti, accompagna il videogioco da quando questo ha assunto, oltre trent’anni fa, una sua dimensione casalinga. Continuamente alla ricerca di un design che coniugasse ergonomia, disposizione razionale dei comandi e resistenza (che il videogiocatore, lo sappiamo, sa essere un individuo particolarmente brutale), ma anche di qualcosa che risultasse sufficientemente nuovo e futuristico, l’industria dei giochini si è lanciata negli ultimi quattro decenni all’inseguimento di forme nuove, strane, sperimentali. A volte centrando in pieno il bersaglio (pensiamo al doppio corno di PlayStation, il cui cuore batte ancora sostanzialmente nel Dual Shock 3, oltre quindici anni dopo), alle altre mancando COMPLETAMENTE perfino il paglione di sostegno. Quella che segue è la galleria degli orrori dei controller di gioco, un viaggio in 20 tappe attraverso le interfacce in plastica più scomode, stupide o semplicemente brutte. Regole seguite: niente accessori per PC (che altrimenti facevamo giorno), niente controller con giochi inclusi (il che purtroppo non ci permette di trovare un posticino in classifica per il pad-gioco di Spongebob) e no, niente pad del Nintendo 64. Che a qualcuno continua a non piacere, ok. Ma visto che quel qualcuno non è evidentemente in grado di comprendere la natura rivoluzionaria di quel controller, sono un po’ problemi suoi. Diciamolo.

VENTESIMA POSIZIONE

ERGONOMIA? TE LA SOGNI (DREAMCAST) E per non farci mancare proprio nulla, giochiamo subito la carta controversia della settimana. Olé. Il pad dello sfortunato, grandissimo Dreamcast, era qualcosa di effettivamente innovativo, con il suo slot per inserire la VMU? O era più semplicemente un controller troppo grande, con una disposizione tutt’altro che ottimale dei quattro tasti frontali (e del tasto Start non parliamone proprio)? Qui si propende decisamente per la seconda scuola di pensiero. È vero: in questa classifica incontreremo sadici esercizi di design creativi molto, ma molto più indigesti, ma il fatto di esser apparso in un mercato che aveva già imparato a modellare le proprie appendici prensili sulle forme del Dual Shock è un’aggravante mica da ridere. Restando in casa Sega, degno di nota anche il primo pad per il Saturn PAL e NTSC USA. Come prendere quello originale (ottimo) e renderlo più cesso e meno comodo con tutti quegli spigoli assurdi.

DICIANNOVESIMA POSIZIONE

PER LUI, MA SOPRATTUTTO PER LEI (FAIRCHILD CHANNEL F) Un po’ controller per una pista di macchinine, molto accessorio per la coppia moderna, il “gamepilot” del Fairchild Channel F (la prima console funzionante a cartucce) è un calcio di pistola nero sormontato da un enigmatico stick piramidale, inclinabile in più direzioni o schiacciabile, facendo in quest’ultimo caso le veci del pulsante di fuoco. Visto che sul gamepilot di tasti non ce ne sono. Brutto resta brutto, ma per l’epoca, comunque, svolgeva discretamente il suo compito. Del resto stiamo parlando del 1976, di un’era pionieristica per il mercato. E l’unica macchina che aveva preceduto il Fairchild Channel F nei salotti ammerrigani, il Magnavox Odyssey, aveva fatto probabilmente anche peggio. "A cosa servono queste due radioline collegate via cavo?", si erano chiesti nel ’72 gli early adopter della prima home console di sempre, fatta di diodi e transistor. Solo che quelle non erano radioline. Quei due mattoni beige e marrone erano due controller, e le rotelle ai lati servivano per muovere sullo schermo le palette del Pong in tutta una serie di salse. E chi se l’aspettava?

DICIOTTESIMA POSIZIONE

VIRTUALMENTE STUPIDO (VIRTUAL BOY, 1995) Solo una settimana fa, a queste coordinate ci occupavamo della sorte nefasta della macchina (volutamente) dimenticata di Nintendo, il primo esperimento della casa di Kyoto con il 3D, conferendole un posto di prestigio nella classifica delle peggio console di sempre. Ma nel cantare il peana dell’unico, fatale errore commesso dal povero Gunpei Yokoi nella sua illustre carriera, ci si è dimenticati di sottolineare gli innumerevoli difetti del suo controller. Da dove vogliamo iniziare? Dalla doppia croce direzionale? Dalla posizione degli altri quattro tasti (i convenzionali Select, Start, A e B), che costringevano quei quattro utenti che avevano avuto la malsana idea di comprare la macchina a far assumere configurazioni laocoontiche ai propri pollici? Alla collocazione del tasto d’accensione e spegnimento, INQUIETANTEMENTE vicino al tasto B e pertanto dalle potenzialità bestemmiogene importanti? O forse dal fatto che il pacco pile era montato direttamente sotto il pad, rendendolo al contempo ingombrante e pesantissimo? Quel nero e quei tocchi di rosso erano in compenso davvero fighi. Inutilizzabile e malato come tutta la console, ma stiloso.

DICIASSETTESIMA POSIZIONE

TELEFONO... CASA (COLECOVISION) A guardarlo ora è il cugino povero di un vecchio telefonino ETACS dei primi anni Novanta. Il tastierino dell’antifurto. Un cordless con radiolina parecchio vintage. Ma all’epoca l’accoppiata potenziometro più tastierino numerico si portava tantissimo, come dimostrano i design simili (ma un pelo meno orridi) esibiti da Intellivision, Hanimex HMG 2650 e CreatiVision. Ma... a) da una console innovativa e potente come quella di Coleco (un vero mostro per l’epoca, la cui corsa è stata frenata solo dal grande Crash del mercato a metà anni 80) ci si aspettava qualcosa di meglio rispetto alla blanda concorrenza, e soprattutto b) quando l’iconico stick dell’Atari VCS/2600 è già in circolazione da cinque anni, non è che devi starti lì a inventare chissà cosa. Scottata dalla crisi del mercato, Coleco abbandonerà peraltro i videogiochi nel 1984, dedicandosi a un settore molto più violento e feroce. Quello delle bambole, con le sue odiosissime Cabbage Patch Dolls, che tante ragazzine dell’epoca hanno turbato nell’incoscio con quella storia (letteralmente) del cavolo. Ma vabbé.

SEDICESIMA POSIZIONE

TU CHIAMALE SE VUOI, EREZIONI (ATARI 5200) Elogiavamo giusto un paio di righe fa l’incredibile, riuscitissimo design dello stick per il VCS. Atari non ha dovuto far altro, quindi, che capitalizzare quell’idea azzeccata, giusto? Sbagliato. Perché l’Atari dell’epoca aveva una certa, irrefrenabile pulsione a farsi del male in modi creativi. Enter il pad del 5200: struttura a forma di zeppa per la porta, leva corta ma inquietantemente grossa, due tasti arancioni da tendinite istantanea per lato, pulsanti di avviamento e pausa partita incassati nella struttura e adeguatamente mimetizzati, solito tastierone numerico da telefono anni 80 di un programma con Raffaella Carrà. Dice: eh, ma almeno lo stick sarà stato preciso, no? Macché, un vero e proprio incubo: la levetta del 5200 non era infatti autocentrante. Un simpatico particolare che raddoppiava di fatto gli input da impartire in molti giochi, e rendeva la fruizione di titoli che una certa precisione la richiedevano di loro, come Pac-Man, un’esperienza quasi mistica. L’equivalente videoludico, diciamo, di appendersi ai ganci per il petto come l’Uomo chiamato cavallo.


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    Peccato non averci messo i controller PC: dai tempi in cui facevo le review di "gadget e controller" sulla mai dimenticata ZETA mi sono rimaste qui delle chicche niente male. Tipo il Fragmaster. O il Dual Strike di Microsoft. O il Salcaz Commander, quello sempre di Microsoft per gli RTS.

    Alcune cose, sorprendentemente, sono riuscito a venderle su eBay, per esempio un controller per giochi da biliardo, con stecca e "rotella" su cui appoggiarla. Me l'ha comprato un tedesco, anni fa. Bei tempi :D
  2. Dark76

     
    #2
    dov è il pad n64?
    tra dimensioni e forma....meritava un posto d'onore XD
  3. dis-astranagant

     
    #3
    La prima posizione è uno scherzo vero?

    (e no, non ho le mani di un gorilla)
  4. Kiavikone

     
    #4
    Mamma mia quanto è scritto male questo articolo.
  5. DevilRyu

     
    #5
    che robe orribili :S fantastica la sfera dell'ASCII sphere!
  6. Fotone

     
    #6
    No, la prima posizione è tanto esilarante quanto azzeccata.
    La croce concava, i tasti duri come biglie, Gianni Morandi!!!
    HAHAHAHAHAHAHA
  7. kingkilium

     
    #7
    "SEGA ACTIVATOR: la periferica da gioco preferita da chi abitava a fine
    anni 80 in una stanza di deprivazione sensoriale completamente vuota"

    Muoio :DD
  8. Dr. Manhattan

     
    #8
    Kiavikone ha scritto:
    Mamma mia quanto è scritto male questo articolo.
    Ah, che soddisfazione vedere che il proprio lavoro viene apprezzato...
    Altri commenti brillanti?

    [Modificato da Dr. Manhattan il 02/06/2010 10:49]

  9. dis-astranagant

     
    #9
    Fotone ha scritto:
    No, la prima posizione è tanto esilarante quanto azzeccata.
    La croce concava, i tasti duri come biglie, Gianni Morandi!!!
    HAHAHAHAHAHAHA
     La prima posizione è pura fantascienza, altrimenti qualcuno mi spieghi l'assenza del tricorno per N64 (mmmmh, comodissimo) o del joypad per GC.
  10. njoe

     
    #10
    dis-astranagant ha scritto:
    La prima posizione è pura fantascienza, altrimenti qualcuno mi spieghi l'assenza del tricorno per N64 (mmmmh, comodissimo) o del joypad per GC.
    E magari ci mettiamo anche il pad dello SNES e le tette di Megan Fox. :6
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