TopGame

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Una rubrica per chi "ne sa", una rubrica per i veri appassionati, una rubrica che piacerebbe un casino a Maurizio Seymandi e al Telegattone. Videogame.it vi propone, e vi propina, le sue meravigliose Top Ten: quali i migliori picchiaduro della storia? Quali le armi più deficienti nel genere degli sparatutto? Quali le protuberanze più marcate tra i personaggi femminili digitali? A tutto una risposta, ovviamente "secondo noi". A voi la gioia di commentare le nostre scelte. Insulto libero, per una volta!
Rubrica

Posizioni 15-11

Prosegue il viaggio nei "retrocomputer".

di Alessandro Apreda, pubblicato il

QUINDICESIMA POSIZIONE

ENTERPRISE (1985) Spazio, ultima frontiera: questi sono i viaggi dell’astronave Enterprise. Oppure: anni 80, Inghilterra, una macchina a 8-bit nuova ogni mese. In un mercato in cui l’offerta era tanto vasta da assumere contorni minacciosi, la Intelligent Systems dichiara: “Noi non siamo come le altre aziende. Non facciamo stupidi proclami”. Una posizione coraggiosa, onesta, apprezzabile per quanto inusuale. Peccato che l’uscita successiva sia stata: “Ecco l’Enterprise, il computer definitivo!”. Di definitivo, in un home computer pensato per essere “come uno Spectrum, ma con una tastiera migliore” non è che ci fosse granché. La scelta di lanciarlo a un prezzo superiore a quello di uno Spectrum o di un MSX, in un mercato scosso dall’arrivo di Atari ST e Amiga, non fu inoltre delle più brillanti. Aggiungiamoci pure che buona parte delle promesse fatte da Intelligent Systems alla vigilia restarono disattese: non solo non arrivarono l’espansione da 4MB e il doppio floppy da 3,5, ma buona parte dei 100 giochi previsti per il lancio erano stati inghiottiti da un qualche buco nero o distrutti da un attacco Klingon. Quel che si vide fu solo qualche porting a opera di US Gold, Mastertronic ed Elite, e l’emulazione Spectrum via ROM per far girare i titoli del computer Sinclair. Un vero peccato, considerando che l’Enterprise aveva comunque i suoi punti di forza, dal suono stereo ai 128K del modello più costoso, senza dimenticare una risoluzione (672x512 pixel a 256 colori) semplicemente fantascientifica per gli altri 8-bit.

QUATTORDICESIMA POSIZIONE

NEC PC-98 (1982) Definita spesso come la controparte nipponica dei nostri PC carburati a MS-DOS, la linea PC-98 di NEC fu la prima gamma di home computer a 16-bit giapponese. Una gamma che prendeva il posto della precedente serie di PC NEC, gli 8801, e come quest’ultima avrebbe vissuto nel corso degli anni un’evoluzione continua. Momenti clou di questa lenta metamorfosi, che ha prodotto una quantità di modelli e varianti semplicemente spaventosa, il passaggio dal processore 8086 di Intel a un chip sviluppato internamente da NEC, e poi il ritorno di fiamma con Intel nei primi anni 90, con l’adozione dei processori 386, 486 e Pentium. Ma dettagli tecnici a parte, i PC-98 di NEC erano macchine da gioco notevoli, con un’impressionante ludoteca di oltre 2.000 titoli. Tra un gioco di corse ippiche, un simulatore d’appuntamenti, tonnellate di roba hentai e una simulazione storica di Koei, troviamo così i primi capitoli di saghe che hanno fatto in seguito la storia del videogioco, come Thunderforce e Ys 2. La fine arrivò dopo oltre un decennio di onorato servizio, per la concorrenza sempre più a buon mercato degli IBM-compatibili: a un certo punto la stessa NEC decise di votarsi alla produzione di macchine con sistema operativo Windows, e ciao.

TREDICESIMA POSIZIONE

COMMODORE PET (1977) L’aspetto è di quelli severi. Un po’ computer da film di fantascienza di quegli anni, un po’ vecchio registratore di cassa. Eppure è con profondo rispetto che dobbiamo guardare allo zio anziano di VIC-20 e C64, una macchina capace di lanciare assieme all’Apple II e al TRS-80 (non a caso anche loro ospiti pregiati di questa classifica) l’industria degli home computer. Quel che forse non tutti sanno è che il Pet (“Personal Electronic Transactor”) non era stato creato da Commodore, ma da un’altra compagnia, la MOS Tecnologies, assorbita da Commodore proprio poco prima del debutto della macchina. Già pronto da utilizzare out of the box, al contrario dei tanti computer che all’epoca richiedevano un lavoro di assemblaggio, il Pet incorporava in un unico blocco tastiera, monitor e lettore a cassette. Il risultato era un mostro da 20 kg, pare popolarissimo presso le scuole statunitensi proprio perché meno facile da rubare. Il suo aspetto professionale nascondeva in realtà una macchina realizzata con materiali costruttivi tutt’altro che eccellenti, priva di sonoro e con una risoluzione infima. Dettagli che non hanno impedito a un paio di softco (Avalon Hill e Adventure International su tutte) di sfornare una trentina di titoli per la piattaforma. Il Pet è rimasto in produzione fino al 1982, nell’arco di cinque anni che hanno visto susseguirsi almeno nove modelli diversi, alcuni dei quali destinati esclusivamente al mercato tedesco.

DODICESIMA POSIZIONE

THOMSON TO7 (1983) Mentre l’Inghilterra, come detto, veniva cannoneggiata a ritmo costante da un numero spropositato di home computer a 8-bit, l’Europa continentale si limitava a guardare alla finestra la tumultuosa scena britannica, giusto? Sì, ma non ovunque. Prendi la Francia. Vuoi mai che i cugini d’Oltralpe accettassero supini tutti questi computer provenienti dall’altra sponda della Manica? Jamais! Ecco allora che il progetto finanziato dal governo per accrescere il tasso di alfabetismo informatico (“Plan Informatique por tous”, o IPT) viene sfruttato dalla francese Thomson per infilare in ogni singola scuola del paese il suo nuovo tele ordinateur, il TO7. Il computer 100% francese di Thomson faceva il verso alle macchine inglesi, ma non mancavano alcuni elementi peculiari. La prima versione, con orridi tasti in membrana, includeva ad esempio una lightpen, da riporre in un apposito scomparto del case. Un accessorio poi diventato (al pari di datassette e lettore di floppy) un optional per i tanti, più economici restyling successivi della macchina: il più compatto MO5, l’MO6, il TO8, il TO9... A supportare il TO7 furono soprattutto, neanche a dirlo, software house francesi, come Infogrames, Titus, Loriciel e Ubisoft, per un totale di circa un centinaio di giochi. Una curiosità: i fratellini del TO7 arrivarono anche in Italia, rimpacchettati e distribuiti da Olivetti con il marchio Prodest PC128.

UNDICESIMA POSIZIONE

DRAGON 32 (1982) Altro 8-bit britannico, ma per una volta non inglese. Prodotto infatti dalla gallese Dragon Data, il Dragon 32 aveva aspetto diverso, ma architettura sostanzialmente identica rispetto all’americano TRS-80 Color Computer (altrimenti noto come CoCo. Vedi più avanti): stessa CPU Motorola, identici chip video. Il che, pur restando i due computer incompatibili, facilitò inizialmente la diffusione di porting veloci da una macchina all’altra. Dopo una fase di supporto iniziale da parte della stessa Dragon Data (con titoli prevalentemente su cartuccia), il fronte videoludico del Dragon 32 fu sostenuto proprio grazie a una quantità consistente (oltre 100 cassette) di conversioni e cloni di varia natura. Come la serie Cuthbert, che regalò al computer gallese una mascotte e procurò dei bei grattacapi legali alla Microdeal (Cuthbert in the Jungle era un clone piuttosto spudorato di Pitfall), Draconian (clone di Bosconian), Galagon (Galaga), ma anche alcune interessanti avventure, come The Ring of Darkness e Return of the Ring della Wintersoft. Alla fine di quello stesso 1982, fece la sua comparsa il secondo modello della Dragon Data, il Dragon 64, che si differenziava dal precedente giusto per la presenza di una porta seriale in più, per la memoria doppia (64K contro 32) e per un colore leggermente più chiaro del case, altrimenti identico. Dopo il fallimento della Dragon Data, subentrò nella produzione dei Dragon la spagnola Eurohard SA, che andò avanti fino al 1986.


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    |Sole| ha scritto:
    I 20 Home Computer dimenticati: Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?


    Nuovo viaggio del nostro Dr. Manhattan: questa volta i venti home computer dimenticati, o non dimenticati, o semplicemente "quelli che fa piacere ricordare". Chi lo sa? Lui, probabilmente: chiedete, e vi sarà dato.
  2. |Sole|

     
    #2
    Ci sono indubbiamente in questa classifica alcuni oggetti che, beh, per chi come me è vicino ai quaranta, fanno tornare alla mente ricordi fenomenali.

    Per esempio, il TI/99, che era in bella vista nella vetrina di un negozio di dischi (!) quando ero piccolino con un rolling demo che avrei potuto guardare per ore. O l'Apple II che, chettelodicoaffà, era un sogno per tanti, e che aveva l'amico di un amico che "oh, lui il computer se l'è costruito da solo!".

    Un altro amico aveva il PC Prodest 128, una vera chiavica. Un altro, sempre tenuto in una scatola ben chiusa e non ho mai capito perché (fino all'illuminante articolo del Dottore, chiaramente), aveva un Aquarius.

    Il PET sembrava la meraviglia definitiva, dalle pagine delle pubblicità delle riviste: veniva prima dei Commodore con cui giocavamo, era più sgrauso, ma aveva quell'aria completa, professionale, seria.

    Il QL, per chi come me è "nato" informaticamente su uno Spectrum, non poteva che rappresentare un sogno proibito. Proibito per fortuna, visto poi il successo della macchina. Ma anche lì, l'amico che ce l'aveva non mancava. Come non mancava chi aveva il Plus/4, e rosicava.

    E poi l'amico con il TI/99, che hai voglia a menarlo che era il computer più potente che c'era - era vero - ma non aveva che due-tre giochi e tutti gli altri con il Commodore 64 giù a spernacchiarlo. Incompreso!
  3. alexbi

     
    #3
    Pensa che io credevo fosse una calcolatrice tutto ciò che era TI qualcosa :D
  4. Dark76

     
    #4
    nella mia lunghissima carriera di home computer pre console ricordo con affetto questo sharp mz 700

    stampante, cassetta tutto di serie :nworthy:
  5. evil_

     
    #5
    perchè non c'è lui?
  6. Dna

     
    #6
    manca il grillo parlante clem clem ehhehe
  7. utente_deiscritto_1816

     
    #7
    |Sole| ha scritto:
    I 20 Home Computer dimenticati: Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?
      Dimmi che avete in programma gli stessi articoli visto dal lato "positivo" e vi faccio santisubito :*
  8. cbm-amiga

     
    #8
    :nworthy::clap:
    C'è anche il mio sogno proibito, l'Archimedes :sbav:
    QUanto desideravo quel computer (va bene l'Amiga, ma le immagini delle meraviglie realizzabili con quella macchina mi causavano i primi orgasmi).
  9. Darth Mike

     
    #9
    Lo SHARP X68000 era più potente dell'Archimedes?
    Non pensavo. :))
  10. Dr. Manhattan

     
    #10
    Darth Mike ha scritto:
    Lo SHARP X68000 era più potente dell'Archimedes?
    Non pensavo. :))


    Macchine strutturalmente diverse, eccetera eccetera.
    Mostro da conversioni da sala la prima, uno sguardo sul futuro a tre dimensioni la seconda.
    Raffrontando le schede tecniche, comunque, gli X68000 erano delle bestie.
    Gli ultimi modelli montavano CPU come la MC68030 a 25MHz. Quattro mega di RAM,
    oltre 65.000 colori, una risoluzione massima più alta rispetto all'Archie...
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