TopGame

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Una rubrica per chi "ne sa", una rubrica per i veri appassionati, una rubrica che piacerebbe un casino a Maurizio Seymandi e al Telegattone. Videogame.it vi propone, e vi propina, le sue meravigliose Top Ten: quali i migliori picchiaduro della storia? Quali le armi più deficienti nel genere degli sparatutto? Quali le protuberanze più marcate tra i personaggi femminili digitali? A tutto una risposta, ovviamente "secondo noi". A voi la gioia di commentare le nostre scelte. Insulto libero, per una volta!
Rubrica

La Top Five degli home computer

I più ambiti, curiosi e, storicamente, i più importanti.

di Alessandro Apreda, pubblicato il

QUINTA POSIZIONE

TOMY TUTOR/PYUUTA (1982) E veniamo finalmente al primo home computer con barra spaziatrice color lilla della storia! Presentato dalla giapponese Tomy nel 1982 a un prezzo a dir poco scandaloso, il Pyuuta aveva strutturalmente molti tratti in comune con il TI99/4A di Texas Instruments, dal quale si differenziava in buona sostanza soprattutto per l’impiego di una diversa CPU a 16-bit (TMS 9995 al posto della TMS 9900). Il computer Tomy arrivò anche in Europa e negli States, dove venne ribattezzato Tutor e arricchito di alcuni extra. La versione occidentale supportava infatti due linguaggi (Tomy Basic e GBASIC), al posto del “nihongo basic” basato su ideogrammi dell’originale. 28 i giochi usciti per il Pyuuta/Tutor, tutti su cartuccia: ricordiamo alcune conversioni Konami (Frogger e Scramble), il gioco con grafica vettoriale Rescue Copter e il platform di Disney Mickey Athletic Land. Praticamente ignote le caratteristiche del nuovo modello del Pyuuta, il Mark II, distribuito solo in Giappone, e solo per qualche mese, nel 1984. Tomy, del resto, era stava già cavalcando il fenomeno Zoids, e aveva giustamente poco tempo da dedicare ai giochini...

QUARTA POSIZIONE

OLIVETTI M20 (1982) L’ultimo baluardo di Olivetti di fronte all’invasione degli IBM-compatibili. Subito prima di sventolare bandiera bianca con il lancio dell’M24, compatibile con il PC IBM (una macchina con la quale peraltro l’azienda italiana avrebbe sbancato, tanto in Europa quanto negli USA), Olivetti tenta un’ultima, coraggiosa difesa di un suo standard proprietario. Gestito dal suo sistema operativo PCOS e costruito attorno al processore Zilog Z8001, l’M20 era un computer potente ma dall’appeal limitato. Destinato soprattutto agli uffici e alle applicazioni tecnico-industriali o alla contabilità, nel suo breve ciclo vitale (l’M24 arrivò meno di un anno dopo), l’M20 ospitò oltre a word processor, programmi educativi e per il database, anche qualche gioco realizzato da appassionati. Sui siti dedicati al personal computer Olivetti circolano infatti ancora oggi le immagini di un gioco di Star Trek in inglese e in tedesco, e di alcuni demo disk carichi di titoli, tra cui i cloni abbastanza fedeli di PacMan e Asteroids. Grazie a una scheda di espansione, chiamata Alternate Processor Board, era comunque possibile utilizzare sull’M20 un processore Intel 8086 e far girare l’MS-DOS.

TERZA POSIZIONE

APPLE II (1977) Se vogliamo l’inizio di tutto. Il primo foglio di calcolo. Il primo disk drive esterno. Il primo personal computer. Steve Wozniak e Steve Jobs presentano al mondo il primo computer già pronto da usare, e per quanto il prezzo al pubblico lo rendesse inaccessibile a molti giocatori (1.300 dollari dell’epoca. Senza monitor e lettore), che fosse anche una macchina da gioco era reso evidente dai due controller con potenziometro inclusi nella confezione. Erano del resto gli anni di Breakout, titolo al quale aveva lavorato lo stesso Wozniak e che pare sia stato tra le principali fonti d’ispirazione per la creazione di Apple II. È l’alba di un’intera nuova generazione di videogiochi e di sviluppatori di videogiochi: sulla tastiera dell’Apple II nascono SSI (Strategic Simulations Incorporated) e Brøderbund, nasce la On-Line Systems (la futura Sierra On-Line) di Roberta e Ken Williams, vengono gettate le basi della saga di Ultima con Akalabeth: World of Doom di Richard Garriott. E ancora: su Apple II fanno la gavetta John Romero, Jason Rubin e tanti altri nomi celebri dell’industria. Nonostante il lancio di rivali ben più agguerriti dal punto di vista tecnologico (Atari 800, Commodore 64) e di altre macchine Apple come il Lisa o il Macintosh, il vecchio Apple II continua per anni a dominare il mercato americano. Si calcola che fino al 1982 oltre metà dei giochi per computer in circolazione fossero disponibili anche/solo per Apple II. Rimasto in produzione fino al 1993 (grazie all’Apple IIgs, il primo computer Apple a 16-bit, retrocompatibile con i titoli della versione precedente), l’Apple II rimase comunque un fenomeno per lo più statunitense, ignorato tanto in Giappone quanto in Europa.

SECONDA POSIZIONE

FUJITSU FM TOWNS (1989) 1989: il più “giovane” tra gli home computer presenti in questa classifica è anche uno dei più intriganti per il videogiocatore, oggi come allora. Una macchina aliena, con cui Fujitsu decise di puntare sul CD-ROM anni prima di PC e Mac, per andare a rompere le uova nel paniere a Sharp e al suo X68000 (vedi sotto). Un computer potente e accessibile, dotato di un suo sistema operativo e di una risoluzione notevole: 640x480 a 256 colori. Per quanto né l’FM Towns né il concorrente di Sharp riuscirono a scalfire la presa sul mercato nipponico dei PC-98 di NEC, il super-computer Fujitsu era un hardware da gioco da sogno. Al di là della consueta dose di hentai (Princess Maker), ottime conversioni di titoli da sala (Splatterhouse, Tiger Heli) e una mole consistente di porting da PC: Monkey Island, Wing Commander, Falcon 3.0, Alone in the Dark, King’s Quest, Scavenger 4 di Psygnosis. Di fatto, l’FM Towns divenne per molte softco occidentali una palestra in cui sperimentare con il CD-ROM e il 3D. La gamma FM Towns rimase in vita fino al 1995, quando uscirono i primi modelli (FMV-Towns) con processore Pentium e Windows 95; risale invece al 1993 l’FM Towns Marty, una versione console dell’FM Towns, oggi ambitissima dai collezionisti.

PRIMA POSIZIONE

SHARP X68000 (1987) Un altro home computer costruito, come testimonia il nome stesso della macchina, attorno al 68000 di Motorola. Cosa aveva l’X68000 di particolare? Il fatto di essere il più potente in assoluto tra tutti quelli che sfruttarono quel chip. L’imponente struttura a doppio minitower nascondeva una bestia anni luce avanti rispetto ad Amiga e ST. Un mostro con risoluzione massima di 768x512, fino a 65.536 colori e 128 sprite, sintetizzatore Yamaha. Il risultato? Trasposizioni arcade perfect di giochi da sala come Final Fight, Ghouls’n Ghost, Strider e molti altri titoli Capcom (l’architettura dell’X68000 era del resto molto vicina a quella della piattaforma CPS), Konami, SNK, ma anche titoli originali di gran pregio come Akumajo Dracula (il Castlevania poi portato su PSone con il titolo di Castlevania Chronicles), Thunderforce 2. Non solo: durante il ciclo vitale della linea di computer, la cui produzione fu interrotta da Sharp nel maggio del 1993, fioccarono gli adattatori per periferiche da gioco. Capcom vendette ad esempio il suo Street Fighter II per X68000 in bundle con un accrocchio per utilizzare i pad per Mega Drive e Super Famicom, senza contare che le porte a 9-pin dell’X68000 accoglievano già di default joystick Atari e controller MSX. Non è un caso che per molti appassionati di retrogaming l’X68000 rappresenti ancora oggi il Sacro Graal. Farsene spedire uno dal Giappone? Oh, certo, è possibile. Basta armarsi di carta di credito, di quei sette/ottocento euro tra costo del computer e spedizione, e di un bel po’ di pazienza per trovarne un esemplare in perfette condizioni.


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    |Sole| ha scritto:
    I 20 Home Computer dimenticati: Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?


    Nuovo viaggio del nostro Dr. Manhattan: questa volta i venti home computer dimenticati, o non dimenticati, o semplicemente "quelli che fa piacere ricordare". Chi lo sa? Lui, probabilmente: chiedete, e vi sarà dato.
  2. |Sole|

     
    #2
    Ci sono indubbiamente in questa classifica alcuni oggetti che, beh, per chi come me è vicino ai quaranta, fanno tornare alla mente ricordi fenomenali.

    Per esempio, il TI/99, che era in bella vista nella vetrina di un negozio di dischi (!) quando ero piccolino con un rolling demo che avrei potuto guardare per ore. O l'Apple II che, chettelodicoaffà, era un sogno per tanti, e che aveva l'amico di un amico che "oh, lui il computer se l'è costruito da solo!".

    Un altro amico aveva il PC Prodest 128, una vera chiavica. Un altro, sempre tenuto in una scatola ben chiusa e non ho mai capito perché (fino all'illuminante articolo del Dottore, chiaramente), aveva un Aquarius.

    Il PET sembrava la meraviglia definitiva, dalle pagine delle pubblicità delle riviste: veniva prima dei Commodore con cui giocavamo, era più sgrauso, ma aveva quell'aria completa, professionale, seria.

    Il QL, per chi come me è "nato" informaticamente su uno Spectrum, non poteva che rappresentare un sogno proibito. Proibito per fortuna, visto poi il successo della macchina. Ma anche lì, l'amico che ce l'aveva non mancava. Come non mancava chi aveva il Plus/4, e rosicava.

    E poi l'amico con il TI/99, che hai voglia a menarlo che era il computer più potente che c'era - era vero - ma non aveva che due-tre giochi e tutti gli altri con il Commodore 64 giù a spernacchiarlo. Incompreso!
  3. alexbi

     
    #3
    Pensa che io credevo fosse una calcolatrice tutto ciò che era TI qualcosa :D
  4. Dark76

     
    #4
    nella mia lunghissima carriera di home computer pre console ricordo con affetto questo sharp mz 700

    stampante, cassetta tutto di serie :nworthy:
  5. evil_

     
    #5
    perchè non c'è lui?
  6. Dna

     
    #6
    manca il grillo parlante clem clem ehhehe
  7. utente_deiscritto_1816

     
    #7
    |Sole| ha scritto:
    I 20 Home Computer dimenticati: Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?
      Dimmi che avete in programma gli stessi articoli visto dal lato "positivo" e vi faccio santisubito :*
  8. cbm-amiga

     
    #8
    :nworthy::clap:
    C'è anche il mio sogno proibito, l'Archimedes :sbav:
    QUanto desideravo quel computer (va bene l'Amiga, ma le immagini delle meraviglie realizzabili con quella macchina mi causavano i primi orgasmi).
  9. Darth Mike

     
    #9
    Lo SHARP X68000 era più potente dell'Archimedes?
    Non pensavo. :))
  10. Dr. Manhattan

     
    #10
    Darth Mike ha scritto:
    Lo SHARP X68000 era più potente dell'Archimedes?
    Non pensavo. :))


    Macchine strutturalmente diverse, eccetera eccetera.
    Mostro da conversioni da sala la prima, uno sguardo sul futuro a tre dimensioni la seconda.
    Raffrontando le schede tecniche, comunque, gli X68000 erano delle bestie.
    Gli ultimi modelli montavano CPU come la MC68030 a 25MHz. Quattro mega di RAM,
    oltre 65.000 colori, una risoluzione massima più alta rispetto all'Archie...
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