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Una rubrica per chi "ne sa", una rubrica per i veri appassionati, una rubrica che piacerebbe un casino a Maurizio Seymandi e al Telegattone. Videogame.it vi propone, e vi propina, le sue meravigliose Top Ten: quali i migliori picchiaduro della storia? Quali le armi più deficienti nel genere degli sparatutto? Quali le protuberanze più marcate tra i personaggi femminili digitali? A tutto una risposta, ovviamente "secondo noi". A voi la gioia di commentare le nostre scelte. Insulto libero, per una volta!
Rubrica

I 20 Home Computer dimenticati

Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?

di Alessandro Apreda, pubblicato il

Parlare oggi di home computer degli anni 80 è un po’ come parlare della Grande Inter. Parte automaticamente la litania: Sarti, Burgnich, Facchetti... Commodore 64, Spectrum, Amstrad, Amiga. Ma oltre alle più note macchine Commodore, al gioiello di Sinclair, agli MSX e alla famiglia CPC di Amstrad, l’era precedente alla standardizzazione violenta operata dagli IBM Compatibili prima e soprattutto dall’arrivo di Windows dopo ha visto nascere e morire decine e decine di macchine. Alle volte semplici vicoli ciechi nella scala evolutiva del computer domestico, idee abbozzate che hanno esaurito in fretta il loro corso. In altri casi macchine interessanti, magari con grandissime potenzialità videoludiche, ma uscite al momento sbagliato o confinate a mercati lontani. È di questi home computer dimenticati che si occupa il TopGame di questa settimana: alla scoperta di una fetta comune del nostro passato che ci siamo sforzati in qualche modo di dimenticare. Sì, un po’ come quella storia delle foto del saggio di danza alle elementari...

VENTESIMA POSIZIONE

ACORN ARCHIMEDES (1987) Immaginate un computer talmente rivoluzionario da essere anni avanti rispetto alla concorrenza. Immaginate un mercato dominato da Commodore, in cui un’azienda inglese da poco passata nelle mani di Olivetti, Acorn, vuole sfruttare il monopolio acquisito su università e scuole britanniche con il suo BBC B, creando una linea di computer di gran lunga più potenti di quanto offerto da tutti i competitor. Immaginate l’Acorn Archimedes, la prima macchina al mondo basata su tecnologia RISC. Diversi anni dopo quella stessa tecnologia avrebbe trovato spazio in tutta una serie di piattaforme diverse, da PSone al GBA, ma per l’epoca era qualcosa di semplicemente straordinario. Il cuore a 32-bit dell’Archimedes era veloce il doppio di qualsiasi Amiga, e la macchina Acorn era già proiettata verso un futuro fatto di poligoni grazie al suo feeling con le animazioni 3D. Il problema? Il costo. Anche limitandosi al modello entry level, L’A300, si trattava di spendere il doppio rispetto a un’Amiga o un ST. Un ostacolo non da poco conto, che ha di fatto limitato la diffusione dell’Archie (come lo chiamano ancora oggi i suoi aficionados) praticamente al solo circuito dell’istruzione britannica. Dei 150 giochi circa usciti, ricordiamo Zarch, SimCity e la migliore versione in assoluto di Elite mai realizzata.

DICIANNOVESIMA POSIZIONE

COMMODORE PLUS/4 (1984) Quello tra gli anni 80 e gli 8-bit della Commodore è stato un matrimonio lungo e felice. Ma ogni coppia ha i suoi momenti di crisi, e in questo caso prendono il nome di Plus/4, il modello più sfigato della (già sfigatissima di suo) linea Commodore 16.
L’idea malsana, due anni dopo aver scatenato sul pianeta l’uragano C64 e solo un anno prima del lancio di Amiga, era quella di un nuovo 8-bit entry level. Il Commodore 16 era incompatibile con VIC-20 e C64 sia a livello software che sul versante periferiche, ma in compenso si presentava con parecchia roba in MENO: niente SID, niente supporto hardware per gli sprite, solo 16K di memoria. Commodore ne riesce a vendere giusto una manciata di esemplari nell’Europa dell’Est, si rende conto del piccolo errore di valutazione commesso, e corre ai ripari. Con la versione C116, distribuita solo nel Vecchio Continente e ancora più scrausa della precedente, con quei suoi tastini in gomma anziché meccanici. Ma quel triste 1984 non è ancora finito per Commodore: si fa ancora in tempo a coronare questo enorme flop con il Plus/4, presentato con l’inquietante definizione di “versione top di gamma” della linea. E come sarà una versione top di gamma di una linea entry level realizzata in economia? Sarà un C16 con più memoria (64K) e dei programmi pseudo-professionali stoccati nella ROM. Un bel database, un bel foglio di calcolo, un bel word processor, un bel programmino grafico. Peccato solo che una non perfetta compatibilità tra i tre modelli (C16, C116, Plus/4) costrinse i programmatori dell’epoca ad appiattirsi sul minimo comun denominatore, rappresentato dai 16K del C16. Il fronte videoludico C16-Plus/4 annega così presto in un mare di porting da VIC-20, per poi trovare un insperato appiglio negli anni 90 nella scena indie.

DICIOTTESIMA POSIZIONE

SHARP X1 (1982) In quei primi, fluorescenti anni 80, mentre il mondo occidentale giocava a Congo Bongo e Jupiter Landing su VIC-20, la giapponese Sharp lanciava la sua gamma di home computer X1. Una famiglia di modelli succedutisi tra il 1982 e il 1987 in tutta una serie di varianti: con tastiera esterna o incorporata nella macchina, con lettore datassette o disk drive, con chassis color crema o rosso Zaku di Char Aznable. Sviluppatasi attraverso alcuni upgrade sostanziali (l’X1 Turbo nel 1984 e l’X1 TurboZ nel 1986), la linea X1 rappresentava un’evoluzione diretta della MZ, gamma di computer per ufficio lanciata da Sharp nel ‘79. Stavolta l’azienda nipponica puntava però al portafogli dei videogiocatori, in concorrenza diretta con gli MSX e i primi PC NEC. Il risultato fu una ludoteca zeppa di RPG (soprattutto Falcom ed Enix) e porting di sparatutto e action game Konami, Namco e Nintendo. Ma il supporto maggiore Sharp lo ottenne da Hudson. Un connubio che non solo permetterà la nascita di un ibrido X1/PC Engine (l’X1 Twin, con la sua porta per le HuCard), ma che proseguirà nella generazione successiva, allorquando Sharp deciderà di dire addio al vecchio processore Z80 e di debuttare nell’altrettanto competitiva arena dei 16-bit con il suo X68000.

DICIASSETTESIMA POSIZIONE

SINCLAIR QL (1984) Ripetere l’exploit della tua macchina precedente, quando di quella macchina hai piazzato 5 milioni di pezzi, non è esattamente semplice. Un problema con cui si è trovata a fare i conti Sinclair Research con quello che era stato pensato come il successore dello Spectrum, il Sinclair QL. Meno di 150.000 macchine vendute più tardi, e con soli trenta giochi all’attivo, lo stiloso home computer nero finì ufficialmente in naftalina. Era l’aprile del 1986, ma la produzione era già ferma da oltre un anno. Un fallimento frutto di una serie di motivi, a cominciare dai continui cambi di rotta iniziali in seno al progetto. Il design originale, nel 1981, parlava di un computer portatile, con schermo, stampante e modem, ma si trattava di qualcosa di troppo ambizioso per l’epoca, semplicemente irrealizzabile quando si passò a valutarne i costi. Nella sua versione definitiva, il QL si presentò al contrario come un home computer non particolarmente all’avanguardia. Per quanto si trattasse del primo a sfruttare un processore della serie 68000 di Motorola (un mese prima del Macintosh e un anno prima dell’ST), utilizzava ancora i vecchi e spesso inaffidabili Microdrive al posto dei floppy disk, e “vantava” una risoluzione modesta (256x256 a otto colori, o 512x256 a quattro). La quantità enorme di bug presenti nei primi modelli, inoltre, non facilitò di certo le cose. Tra i giochi, degno di menzione The Pawn di Magnetic Scrolls, versione un po’ meno nobile del gioco divenuto celebre su Amiga.

SEDICESIMA POSIZIONE

ORIC-1 (1983) 1979. Nella non-così-ridente contea inglese del Cambridgeshire nasce la Tangerine Computer System, che debutta sul mercato di lì a poco con il Microtan 65, microcomputer per hobbisti venduto come usava all’epoca sia pre-assemblato che in kit. Fast forward: 1983. Lo ZX Spectrum impazza sul mercato britannico, e lassù alla Tangerine hanno l’idea di tirarne fuori un clone. Viene creata un’apposita divisione, la Oric Products International, e un altro home computer con un nome da farmaco da banco arriva nei negozi. Venduto in due modelli da 16 e 48K esattamente come lo Speccie, ma a qualche sterlina in meno, L’Oric 1 vantava diversi punti a suo favore rispetto al concorrente made in Sinclair: una tastiera migliore, un chip audio dedicato programmabile, un’uscita RGB che si andava ad affiancare al modulatore antenna incorporato. Purtroppo il mercato non sentiva tutto questo bisogno di un’altra macchina comunque simile allo ZX, e grazie alla modesta campagna pubblicitaria messa in piedi da Tangerine molti videogiocatori non si accorsero nemmeno dell’esistenza dell’Oric-1. Un anno dopo il modello originale venne soppiantato dall’Atmos, con tastiera professionale e un’esteticamente discutibile livrea rossonera, ma ormai c’era poco da fare. Nonostante la sua breve esistenza, l’Oric-1 si vide dedicare oltre 200 giochi. Conversioni da BBC Micro e Spectrum da parte di softco inglesi, ma anche titoli originali sviluppati in Francia, dove la macchina vendette discretamente. Tante le avventure accompagnate da illustrazioni a fumetti o vettoriali (La Cité Maudite), dagli argomenti più disparati: dall’horror al simulatore d’appuntamenti (Don Juan).


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    |Sole| ha scritto:
    I 20 Home Computer dimenticati: Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?


    Nuovo viaggio del nostro Dr. Manhattan: questa volta i venti home computer dimenticati, o non dimenticati, o semplicemente "quelli che fa piacere ricordare". Chi lo sa? Lui, probabilmente: chiedete, e vi sarà dato.
  2. |Sole|

     
    #2
    Ci sono indubbiamente in questa classifica alcuni oggetti che, beh, per chi come me è vicino ai quaranta, fanno tornare alla mente ricordi fenomenali.

    Per esempio, il TI/99, che era in bella vista nella vetrina di un negozio di dischi (!) quando ero piccolino con un rolling demo che avrei potuto guardare per ore. O l'Apple II che, chettelodicoaffà, era un sogno per tanti, e che aveva l'amico di un amico che "oh, lui il computer se l'è costruito da solo!".

    Un altro amico aveva il PC Prodest 128, una vera chiavica. Un altro, sempre tenuto in una scatola ben chiusa e non ho mai capito perché (fino all'illuminante articolo del Dottore, chiaramente), aveva un Aquarius.

    Il PET sembrava la meraviglia definitiva, dalle pagine delle pubblicità delle riviste: veniva prima dei Commodore con cui giocavamo, era più sgrauso, ma aveva quell'aria completa, professionale, seria.

    Il QL, per chi come me è "nato" informaticamente su uno Spectrum, non poteva che rappresentare un sogno proibito. Proibito per fortuna, visto poi il successo della macchina. Ma anche lì, l'amico che ce l'aveva non mancava. Come non mancava chi aveva il Plus/4, e rosicava.

    E poi l'amico con il TI/99, che hai voglia a menarlo che era il computer più potente che c'era - era vero - ma non aveva che due-tre giochi e tutti gli altri con il Commodore 64 giù a spernacchiarlo. Incompreso!
  3. alexbi

     
    #3
    Pensa che io credevo fosse una calcolatrice tutto ciò che era TI qualcosa :D
  4. Dark76

     
    #4
    nella mia lunghissima carriera di home computer pre console ricordo con affetto questo sharp mz 700

    stampante, cassetta tutto di serie :nworthy:
  5. evil_

     
    #5
    perchè non c'è lui?
  6. Dna

     
    #6
    manca il grillo parlante clem clem ehhehe
  7. utente_deiscritto_1816

     
    #7
    |Sole| ha scritto:
    I 20 Home Computer dimenticati: Venti macchine cadute nell'oblio. Meritavano la loro sorte?
      Dimmi che avete in programma gli stessi articoli visto dal lato "positivo" e vi faccio santisubito :*
  8. cbm-amiga

     
    #8
    :nworthy::clap:
    C'è anche il mio sogno proibito, l'Archimedes :sbav:
    QUanto desideravo quel computer (va bene l'Amiga, ma le immagini delle meraviglie realizzabili con quella macchina mi causavano i primi orgasmi).
  9. Darth Mike

     
    #9
    Lo SHARP X68000 era più potente dell'Archimedes?
    Non pensavo. :))
  10. Dr. Manhattan

     
    #10
    Darth Mike ha scritto:
    Lo SHARP X68000 era più potente dell'Archimedes?
    Non pensavo. :))


    Macchine strutturalmente diverse, eccetera eccetera.
    Mostro da conversioni da sala la prima, uno sguardo sul futuro a tre dimensioni la seconda.
    Raffrontando le schede tecniche, comunque, gli X68000 erano delle bestie.
    Gli ultimi modelli montavano CPU come la MC68030 a 25MHz. Quattro mega di RAM,
    oltre 65.000 colori, una risoluzione massima più alta rispetto all'Archie...
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