Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Un drappo rosso

Pensieri sparsi su una storia che ricomincia.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Mi sono ricordato che... mi sono ricordato di una volta che ero ragazzo, poco più che dodicenne. C'era una sagra, una di quelle feste de l'Unità con le salsicce, la gente accalcata, qualcuno che suona e la giostra. Quella giostra con le sedioline e i cavi collegati alla struttura, che gira tutto in tondo a una velocità folle, e i cavi si tendono e le sedioline volano sempre più in alto e più lontano. E poi c'era un'asta, con su in cima un pezzo di stoffa rossa, che se afferrata dava diritto a un altro giro di giostra. Non so come sia accaduto. Io era una frana, che proprio non mi piaceva girare. Neanche mi sognavo di fare un altro giro, anzi, di solito non vedevo l'ora di scendere. Chissà poi perché salivo. Ma ecco che arriva quel qualcosa. Un istante di comprensione. Capisco come fare, una questione di peso, forse, spinta e coraggio, non so, so solo che capisco e sento che prendere il drappo è la cosa più facile al mondo, un meccanismo alla mia portata, scontato, perfetto. Lo afferro, vinco il giro. Non scendo dalla giostra, consegno il drappo all'omino che raccoglie i soldi, e resto lì, pronto a ripartire, e riafferro il drappo, consapevole, due, tre, quattro volte, cinque, non c'è verso che io scenda. Sono un tutt'uno con la giostra, sono nel giro, sono il giro. Non mi fermo più, sul serio, non ricordo neanche più cosa sentivo, e se sentivo, c'ero, lì, in quell’istante, nient'altro. Assuefatto. Tra terra e cielo. Non so quanto tempo fosse passato. A un certo punto, quando ero lì lì per afferrare un nuovo giro, ho serrato il pugno e ho mancato la presa di proposito. E sono sceso. Perché scendere mi era sembrata la cosa più ovvia. Non potevo restare lì. Ma non per un motivo preciso: sapevo solo che era arrivato il momento di scendere. Il momento.

C'è un momento, quel momento in cui ti senti fuori luogo, ed è lì che ti aspetta la svolta. O entri di peso nel contesto - e lo cambi, se c'è qualcosa da cambiare, o lo sostieni, se è questo ciò che senti di fare - o ne esci fuori. Restare a metà, né carne né pesce, è un danno: per te e per chi ti sta intorno. Come un piede in due scarpe. L'ho detto che c'entra l’amore. E la responsabilità. Ti accorgi di quanto sia importante il lettore. Non lo puoi dare per scontato. O metti te stessi in quello che fai, dando al tuo dire un significato certo, o stai zitto. Altro che snocciolare conoscenze e proporre pensieri arzigogolati senza capo né coda!

Il collaboratore. E la forza del collaboratore. Il collaboratore è entusiasmo, una sferzata di energia, una rivoluzione silenziosa, da dentro. Ma l'entusiasmo va rinnovato, va portato a livelli sempre più elevati, fino all'equilibrio stabile, altrimenti scema e non rimane che la routine. Allora addio identità. Ma è giusto. Perché il collaboratore non è un'entità unica. Il collaboratore è un insieme di individui, l'uno diverso dall'altro, individui che si susseguono nel tempo, l'uno che resta di più, l'altro di meno, è una catena, una staffetta olimpica: energia che si rinnova nello scambio. Esce uno, entra l'altro. Cambia lo stile e la personalità, ma il cuore è lo stesso, ciò che lega è la passione. C'è sempre un collaboratore. Con una data di scadenza.

C'è sempre un collaboratore. Pronto a servire. Passione. Amore. Chissà se è giusto così.

Pensate a quanta fiducia si instaura tra una redazione e i suoi collaboratori: è come scegliersi. Io non ho esperienza di altre redazioni oltre a questa, non ho materia per un confronto. Eppure non serve aver esperito chissà quante varianti di una stessa qualità per rendersi conto della bontà di ciò che ti circonda. Penso all'indipendenza. Si fa presto a sbandierare l'incorruttibilità. Poi viene la prova dei fatti, sempre, quando sei chiamato a dimostrare, quando la dichiarazione preme per diventare evidenza. Mai una parola. Sul serio, mai una parola. Prendi il gioco, valuta e scrivi cosa ne pensi. Ci fidiamo. La fiducia non la compri al supermercato. La fiducia è un'attitudine, il darla, come il riceverla. Questa redazione è speciale per questo. Non può fallire, mai, perché vive di fiducia e di libertà. Come una casa con la porta sempre aperta, in apparenza non c’è alcunché a proteggerla, eppure una barriera sottile impedisce a chi non le corrisponde di entrare. Nessuna dogana, nessun permesso speciale. Responsabilità chiama responsabilità. Libertà chiama libertà. Un incastro perfetto.

Pensate a queste rubriche. A tutte queste rubriche. Lungimiranza. Hai qualcosa da dire? ? Dillo!

Passione. Amore. Sì, è giusto così. Giusto. Non ce la fai, non puoi mettere in discussione questo microcosmo. Si potrebbe ponderare, pensare, immaginare un giornalismo avanzato, una professione in atto, ma sarebbe come grattare lo schermo di un televisore per cambiare le immagini. Il film è già fatto.

E poi c'è il collaboratore.

Ed è proprio per questo che quando senti che è arrivata l'ora di dire basta, questo basta tu lo devi dire. Senza rimpianti, sul serio, è stato bello, ma non sono più all’altezza di quella fiducia. La vita chiama altrove, io vado, voi restate. Arriva un altro. Il meccanismo ingrana. Nuova linfa, nuove visioni e conoscenze. E modi di pensare: la direzione artistica e il videogioco come arte; il divertimento puro e la gioia aldilà della sfida; la narrazione adulta e l'adulto che gioca. Una dinamismo inarrestabile, una crescita di pensiero costante, che scaturisce sempre da un confronto procedente, che tanto c'è spazio per tutti: anche per chi continua a saltare in testa ai funghi e cataloga le annate videoludiche dal 1996 in giù.

Accidenti, mi sono ritrovato.
Accidenti, sono arrivato alla fine.

Grazie.


Commenti

  1. gahn

     
    #1
    chronoPensieri sparsi su una storia che finisce.

    Quindi in sostanza non avevi abbastanza tempo per consegnare dei pezzi della qualità che avresti voluto e hai deciso di smettere?
    Ti piace videogiocare, lo ami e per questo hai deciso di smettere di scrivere, anche alla luce del fatto che il tuo ultimo trigger ha generato un po' di discussioni?

    Mi suona tanto di sit-com americana in cui il protagonista dice:"Ti amo perciò ti lascio".

    G.

    P.S.: Guarda che è il tizio che tira la cordicella a decidere se farti vincere un altro giro o no.
  2. Vincent Valentine

     
    #2
    Arigatou gozaimasu, sayonara :(
  3. jpeg

     
    #3
    Dimmi che la recensione di Xenoblade non c'entra, Vincenzo. Ti prego.
  4. |Sole|

     
    #4
    Jpeg, su questo posso rassicurarti. Vincenzo mi ha comunicato le sue intenzioni mentre stava ancora giocando a Xenoblade, quindi non penso proprio che ci sia un nesso con le discussioni che ne sono scaturite.

    Ma ci risponderà meglio lui quando avrà tempo.
  5. chrono

     
    #5
    jpegDimmi che la recensione di Xenoblade non c'entra, Vincenzo. Ti prego.

    Risposto in PM. Assolutamento no caro, Xenoblade non c'entra nulla. Come il carissimo |Sole| ha gentilmente specificato sopra. :)
  6. Andrea_23

     
    #6
    Grazie a te : ).
  7. chrono

     
    #7
    gahnQuindi in sostanza non avevi abbastanza tempo per consegnare dei pezzi della qualità che avresti voluto e hai deciso di smettere?
    Ti piace videogiocare, lo ami e per questo hai deciso di smettere di scrivere, anche alla luce del fatto che il tuo ultimo trigger ha generato un po' di discussioni?

    Mi suona tanto di sit-com americana in cui il protagonista dice:"Ti amo perciò ti lascio".

    G.

    P.S.: Guarda che è il tizio che tira la cordicella a decidere se farti vincere un altro giro o no.

    Gli articoli non c'entrano gahn, che un Trigger e una recensione possano far discutere fa parte del mestiere, ed è anche la parte più piacevole: hai la possibilità di metterti in discussione, vedere apprezzate o confutate le tue tesi. Uno scambio, no?

    Amo il videogioco, apprezzo tanto questa redazione e questo sito, certo, ma non è per troppo "amore" che uno lascia.

    Penso di aver completato il mio percorso, di aver dato con gioia quello che potevo dare, di aver messo in campo riflessioni e il mio pensiero, quando si è trattato di analizzare dei giochi.

    Ma ho raggiunto il mio limite, me ne rendo conto. E quando lo raggiungi, necessariamente ti chiedi se vuoi o puoi andare oltre. Andare oltre, vuol dire mettersi ancora di più in gioco, approfondire, studiare, partecipare, rinnovare l'energia e l'entusiasmo.

    Avrebbe voluto dire abbracciare questo settore come un lavoro vero e proprio, ma io per primo, a prescindere dalle possibilità che mi avrebbe o meno potuto offrire la redazione, questo non lo volevo, perché sono altre le professioni dentro le quali io voglio esprimermi a pieno regime.

    Vedi che di fronte a questa stasi, a questa possibilità di continuare ad offrire all'infinito un limite già raggiunto, senza andare oltre, io ho detto basta, poiché non amo stagnare. Questo settore ha bisogno di vitalità, di energie, di nuove persone che, affiancandosi ai "mostri sacri" presenti in redazione, propongano visioni, pensieri, analisi, come da me fatto, spero, tre anni fa.

    La ruota gira. E penso che una persona debba avere l'onestà di fermarsi quando sente che è giunto il momento. Anche se può dispiacere. Perché sia chiaro che ho adorato questa esperienza.
  8. SirMana

     
    #8
    Ma noo, che grossa perdita per il sito! :(
    Mi piacevano molto i tuoi articoli e apprezzavo il fatto che qualcuno scrivesse professionalmente e con passione su una certa tipologia di giochi e gaming che adoro.Davvero.
    Spero sia un pescione anticipato, altrimenti...buon proseguimento per qualunque cosa farai in futuro^^ e grazie di tutto m(_ _)m
    Arigatou gozaimasu, chronosan.
    E speriamo di vederti ogni tanto sul forum almeno.

    ps: anche io avevo paura fosse per Xeno, ma immaginavo non fosse per quello XD
  9. Magallo

     
    #9
    Bellissimo pezzo, carico di....tutto....Scelta difficile immagino e sinceramente mi dispiace; molto.


    Nell'ultimo Trigger siamo andati a toccare il tema dei romantici, quella storia legata alla direzione artistica. Non ne siamo venuti a capo, quantomeno non con grandi risultati, più che altro con la sensazione di parlare a vanvera a volte, dicendo cose delle quali non abbiamo piena comprensione. Si finisce per dire e dire e ancora, senza sapere cosa effettivamente l'altro colga. Eppure, la responsabilità della comprensione di un discorso è sempre di chi parla. Ma farci comprendere è un problema.


    In effetti e' li' che eravamo rimasti, anche io cercai di dire la mia nel topic. Come l'ultimo post di Seph|rotH che quotai in toto. E purtroppo e' li' che siamo rimasti, con nessuna risposta da parte tua, nè da parte di alcuni della redazione che provammo a tirare dentro alla discussione. Purtroppo, non so perche', ma non c'e' stata piu' nessuna risposta. Noi abbiamo fatto la mossa, a voi muovere. Ma ancora stiamo aspettando.

    Aldila' di questo, ricordo quel topic come una delle discuissioni piu' interessanti a cui abbia partecipato negli ultimi mesi. C'era in effetti un'icomunicabilita' di fondo che pero' mi sforzavo di comprendere, d chiarire. Io non so quali sono i motivi che ti hanno portato a questa sofferta decisione, mi domando soltanto se quel tuo ulitmo (penultimo) trigger e annessa discussione, non sia stato un mattoncino in quella direzione. Comunque sia, grazie per tutto. Questa redazione è speciale, collaboratori inclusi. Chè poi, a noi lettori non è che sia cosi' chiara la differenza fra collabortori e non, ai miei occhi sembrate tutti una grande famiglia. La migliore.

    Ciao e in bocca al lupo per il futuro.
  10. sona

     
    #10
    nella lettura del testo credo di aver percepito molta serenità e questo mi rincuora, nonostante la tristezza rimanga, soprattutto leggendo l'ultimo paragrafo.

    Ma finchè rimani nel forum, a me va bene tutto.
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