Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

L'ultimo giro di giostra

Pensieri sparsi su una storia che finisce.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Una volta ho letto che difficile non è tanto scegliere, quanto dimostrarsi all'altezza delle scelte compiute. Come se nel momento della decisione, quando le parole sembrano sgorgare pure, in un tutt'uno con se stessi, si fosse proiettati altrove, in un luogo di coerenza e sincerità - lì dove tutto è semplice e si realizza nell'immediato. Quando questo stato svanisce, quando l'incanto si rompe, ecco, ti ritrovi giù, incastrato nel tempo, e come un po' sperduto, dubbioso, a domandarti come, dove e quando, e magari anche perché. Questo è il mio ultimo Trigger. Anche l'ultimo articolo che scrivo per la redazione di Videogame.it. Com'è difficile pensarlo! Anche se solo fino all'altro giorno sembrava la cosa più normale possibile, l'ordine esatto di una sequenza: ieri tutto era chiaro, oggi ogni certezza si è offuscata. Ma è veramente necessario interrompere un'esperienza così ricca, che ti permette di scrivere di ciò che ti piace? Una fare che ti dà soddisfazione! Anche riconoscimento, ma certo, e visibilità. Chiaro, chiaro, in un contesto così particolare e limitato che alla maggior parte della gente sembra persino astruso, ma che importa? Quando vivi bene in una nicchia, mica ti importa di quanto grande sia il mondo. Corri persino il rischio di rimanerci per sempre, lì, dove ti piace.

Ma allora, cosa? Dovevo scriverlo subito dopo aver comunicato alla redazione la notizia, questo articolo. Ne sarebbe uscito qualcosa di brillante, logico, scontato persino nella sua banalità, ma sì, anche interessante, perché le ragioni erano tutte belle allineate e disposte, un esercito pronto a insinuarsi nei ragionamenti altrui e a colpire. C'era qualcosa da dire, in effetti. Qualcosa che non riguardava necessariamente il sottoscritto. Altrimenti sai che noia... immaginate: l’apologia di un percorso. Il giovane che si accorge di non essere più tale, oberato dagli impegni, costretto controvoglia a lasciare le passioni più care, per dedicarsi a un bla bla bla qualsiasi. Storia già sentita migliaia di volte. Che noia, appunto.

Che cosa ho scritto, quel giorno? Devo estrapolare un passaggio, rileggerlo più volte e provare a ritroso a capirmi: - Si fa così fatica a essere credibili al giorno d'oggi, con il marasma di voci, i mille aggregatori di punteggio, i lettori onniscienti, che solo delle voci limpide possono emergere e dire qualcosa di significativo. La mia non è senz'altro tra queste. Non dico che non potrebbe esserlo. Però ci vuole dedizione, la voglia di informarsi, di partecipare alle fiere, di leggere, confrontarsi, di "sporcarsi" nel mondo che ti ospita. Stare al di fuori e pretendere comunque di dire è volgare. Si finisce col cogliere il peggio e giudicare a vuoto.

Una questione di responsabilità, credo. Nell'ultimo Trigger siamo andati a toccare il tema dei romantici, quella storia legata alla direzione artistica. Non ne siamo venuti a capo, quantomeno non con grandi risultati, più che altro con la sensazione di parlare a vanvera a volte, dicendo cose delle quali non abbiamo piena comprensione. Si finisce per dire e dire e ancora, senza sapere cosa effettivamente l'altro colga. Eppure, la responsabilità della comprensione di un discorso è sempre di chi parla. Ma farci comprendere è un problema.

Essere un collaboratore di un magazine online è un atto d'amore. Una cosa da romantici. Sì, potete metterci l'ego, anche la vanagloria, ma in sostanza è amore. Per la cosa in oggetto. Il videogioco nel nostro caso. Non è nemmeno un lavoro, non è denaro. Non ci campi neanche se vuoi, da collaboratore. Eppure sei responsabile più di chiunque altro. Proprio perché lo fai per amore. Responsabile di ciò che dici e delle persone che coinvolgi nel tuo dire: un gioco, una redazione. Ancora più responsabile perché non hai riscontri, non hai nulla: non sai chi ti legge, quasi non sai per chi scrivi. Sai che gli altri, a prescindere, ne sanno quanto o più di te, sai che se tutto va bene sei la composizione di un voto che si unisce ad altri voti, sai che nel rumore è già un miracolo se la tua voce riecheggia, sai che ogni sforzo svanisce nel attimo stesso in cui un articolo viene pubblicato: tutte quelle sensazioni e pensieri, tutto quel tempo speso in compagnia di un gioco, è solo un testo solidificato che dura mezza giornata e poi scivola via. E che cosa ci hai scritto lì dentro: i più o i meno. Mio Dio.

Tempo. L'amore vuole tempo. Lo pretende. E l'amore vuole rinascere ogni giorno, non è che si accontenta dell'innamoramento. Altrimenti è separazione. Ecco, appunto.

Questo parlare di videogiochi non è una cosa da poco. Te ne rendi conti standoci dentro. Sì, sì, siamo tutti bravi a giocare. Siamo anche meravigliosamente bravi a parlarne tra noi. Ma il redattore va oltre. Questa è una lotta contro le date di consegne, un esercizio di puntualità, un sacrificio quotidiano: una professionalità in essere. Un fare viscerale. Che si tinge di sentimenti. E l'intelletto se ne sta a regolare il traffico. Bisogna sentirlo questo richiamo quotidiano: sei nel mare della tua giornata, le cose belle, le cose brutte, gli impegni, i lavori creativi, e quelli che ti fanno campare, ma poi eccolo - il richiamo! Quel gioco, dannata quella volta che ho proposta alla redazione quel gioco!, ma che non ho potuto fare a meno di segnalare, perché caspita è amore, l'ho detto, e sei lì, allora, che scavi nel tuo alveare per trovare una cella libera e spingerti davanti alla console e giocare, e in quel giocare provare a capire tutto quello che c'è da capire, liberare la mente, aprire il cuore, e lasciarti trasportare, e analizzare, segnare, appuntare, smuovere categorie per sgranare la metrica proposta e pensare a cosa dire. A cosa dire. Che ci deve necessariamente essere qualcosa da dire. Che poi finisce che ti domanti anche perché, sia necessario dirlo.

Da lettore mi propongo due cose: eliminare dalla mia navigazione gli aggregatori di punteggio, la prima; selezionare dei siti di riferimento, la seconda. La scelta dipenderà da un unico fattore: la capacità di chi scrive di far trasparire e di motivare quello che pensa e che sente. A prescindere dai voti. Quelli possono essere anche tutti diversi.

Dire qualcosa del videogioco non è una questione di numeri, ma una responsabilità. Che diminuisce tanto più pensi di essere una voce tra le altre, che non lascerà alcunché in chi legge; che cresce tanto più ti accorgi che qualcuno userà poi le tue parole per dialogare. Ma una recensione è il responso di un esame o uno strumento per avviare un confronto?


Commenti

  1. gahn

     
    #1
    chronoPensieri sparsi su una storia che finisce.

    Quindi in sostanza non avevi abbastanza tempo per consegnare dei pezzi della qualità che avresti voluto e hai deciso di smettere?
    Ti piace videogiocare, lo ami e per questo hai deciso di smettere di scrivere, anche alla luce del fatto che il tuo ultimo trigger ha generato un po' di discussioni?

    Mi suona tanto di sit-com americana in cui il protagonista dice:"Ti amo perciò ti lascio".

    G.

    P.S.: Guarda che è il tizio che tira la cordicella a decidere se farti vincere un altro giro o no.
  2. Vincent Valentine

     
    #2
    Arigatou gozaimasu, sayonara :(
  3. jpeg

     
    #3
    Dimmi che la recensione di Xenoblade non c'entra, Vincenzo. Ti prego.
  4. |Sole|

     
    #4
    Jpeg, su questo posso rassicurarti. Vincenzo mi ha comunicato le sue intenzioni mentre stava ancora giocando a Xenoblade, quindi non penso proprio che ci sia un nesso con le discussioni che ne sono scaturite.

    Ma ci risponderà meglio lui quando avrà tempo.
  5. chrono

     
    #5
    jpegDimmi che la recensione di Xenoblade non c'entra, Vincenzo. Ti prego.

    Risposto in PM. Assolutamento no caro, Xenoblade non c'entra nulla. Come il carissimo |Sole| ha gentilmente specificato sopra. :)
  6. Andrea_23

     
    #6
    Grazie a te : ).
  7. chrono

     
    #7
    gahnQuindi in sostanza non avevi abbastanza tempo per consegnare dei pezzi della qualità che avresti voluto e hai deciso di smettere?
    Ti piace videogiocare, lo ami e per questo hai deciso di smettere di scrivere, anche alla luce del fatto che il tuo ultimo trigger ha generato un po' di discussioni?

    Mi suona tanto di sit-com americana in cui il protagonista dice:"Ti amo perciò ti lascio".

    G.

    P.S.: Guarda che è il tizio che tira la cordicella a decidere se farti vincere un altro giro o no.

    Gli articoli non c'entrano gahn, che un Trigger e una recensione possano far discutere fa parte del mestiere, ed è anche la parte più piacevole: hai la possibilità di metterti in discussione, vedere apprezzate o confutate le tue tesi. Uno scambio, no?

    Amo il videogioco, apprezzo tanto questa redazione e questo sito, certo, ma non è per troppo "amore" che uno lascia.

    Penso di aver completato il mio percorso, di aver dato con gioia quello che potevo dare, di aver messo in campo riflessioni e il mio pensiero, quando si è trattato di analizzare dei giochi.

    Ma ho raggiunto il mio limite, me ne rendo conto. E quando lo raggiungi, necessariamente ti chiedi se vuoi o puoi andare oltre. Andare oltre, vuol dire mettersi ancora di più in gioco, approfondire, studiare, partecipare, rinnovare l'energia e l'entusiasmo.

    Avrebbe voluto dire abbracciare questo settore come un lavoro vero e proprio, ma io per primo, a prescindere dalle possibilità che mi avrebbe o meno potuto offrire la redazione, questo non lo volevo, perché sono altre le professioni dentro le quali io voglio esprimermi a pieno regime.

    Vedi che di fronte a questa stasi, a questa possibilità di continuare ad offrire all'infinito un limite già raggiunto, senza andare oltre, io ho detto basta, poiché non amo stagnare. Questo settore ha bisogno di vitalità, di energie, di nuove persone che, affiancandosi ai "mostri sacri" presenti in redazione, propongano visioni, pensieri, analisi, come da me fatto, spero, tre anni fa.

    La ruota gira. E penso che una persona debba avere l'onestà di fermarsi quando sente che è giunto il momento. Anche se può dispiacere. Perché sia chiaro che ho adorato questa esperienza.
  8. SirMana

     
    #8
    Ma noo, che grossa perdita per il sito! :(
    Mi piacevano molto i tuoi articoli e apprezzavo il fatto che qualcuno scrivesse professionalmente e con passione su una certa tipologia di giochi e gaming che adoro.Davvero.
    Spero sia un pescione anticipato, altrimenti...buon proseguimento per qualunque cosa farai in futuro^^ e grazie di tutto m(_ _)m
    Arigatou gozaimasu, chronosan.
    E speriamo di vederti ogni tanto sul forum almeno.

    ps: anche io avevo paura fosse per Xeno, ma immaginavo non fosse per quello XD
  9. Magallo

     
    #9
    Bellissimo pezzo, carico di....tutto....Scelta difficile immagino e sinceramente mi dispiace; molto.


    Nell'ultimo Trigger siamo andati a toccare il tema dei romantici, quella storia legata alla direzione artistica. Non ne siamo venuti a capo, quantomeno non con grandi risultati, più che altro con la sensazione di parlare a vanvera a volte, dicendo cose delle quali non abbiamo piena comprensione. Si finisce per dire e dire e ancora, senza sapere cosa effettivamente l'altro colga. Eppure, la responsabilità della comprensione di un discorso è sempre di chi parla. Ma farci comprendere è un problema.


    In effetti e' li' che eravamo rimasti, anche io cercai di dire la mia nel topic. Come l'ultimo post di Seph|rotH che quotai in toto. E purtroppo e' li' che siamo rimasti, con nessuna risposta da parte tua, nè da parte di alcuni della redazione che provammo a tirare dentro alla discussione. Purtroppo, non so perche', ma non c'e' stata piu' nessuna risposta. Noi abbiamo fatto la mossa, a voi muovere. Ma ancora stiamo aspettando.

    Aldila' di questo, ricordo quel topic come una delle discuissioni piu' interessanti a cui abbia partecipato negli ultimi mesi. C'era in effetti un'icomunicabilita' di fondo che pero' mi sforzavo di comprendere, d chiarire. Io non so quali sono i motivi che ti hanno portato a questa sofferta decisione, mi domando soltanto se quel tuo ulitmo (penultimo) trigger e annessa discussione, non sia stato un mattoncino in quella direzione. Comunque sia, grazie per tutto. Questa redazione è speciale, collaboratori inclusi. Chè poi, a noi lettori non è che sia cosi' chiara la differenza fra collabortori e non, ai miei occhi sembrate tutti una grande famiglia. La migliore.

    Ciao e in bocca al lupo per il futuro.
  10. sona

     
    #10
    nella lettura del testo credo di aver percepito molta serenità e questo mi rincuora, nonostante la tristezza rimanga, soprattutto leggendo l'ultimo paragrafo.

    Ma finchè rimani nel forum, a me va bene tutto.
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