Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Freestyle

L'era di mezzo e i nuovi cercatori d'oro.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Quello che qui importa è che oggi come oggi si assiste a un’offerta di giochi oltremodo abbondante e per certi versi diversificata, che apre le porte a una parcellizzazione dei comportamenti di acquisto.
Stiamo vivendo un interessantissimo periodo di transizione (epoca di mezzo) che accomuna i rimasugli della vecchia tecnologia con i bagliori di quella in divenire. Diversi stili di gioco si confrontano, generazioni di giocatori si avvicendano e i titoli sperimentali vanno a braccetto con strutture desuete, ma riproposte con un maquillage diverso. I più giovani scoprono e si divertono con delle saghe decennali da sempre uguali a loro stesse o si appassionano all’ennesimo clone del genere di riferimento; i più vecchi si concedono il lusso di comprare Street Fighter IV o l’adattamento di un titolo già giocato in passato, oppure si dilettano con quanto il mercato ha da proporre di innovativo.

C'è abbondanza: un mare magno di giochi fra cui scegliere e una deriva di titoli alternativi che passa letteralmente inosservata, un sottobosco selvaggio nel quale i nuovi cercatori d'oro sguazzano.

IL NUOVO KLONDIKE

L'aspetto interessante della vicende è che l’oro non si nasconde più, come in passato, nei generi più particolari, o nelle console meno diffuse, ma anche laddove non ci si aspetterebbe di trovarlo. Le console casalinghe offrono la possibilità di scaricare prodotti alternativi e particolarmente interessanti (Flower e World of Goo sono solo un esempio fra i tanti) e riservano più di una sorpresa a chi ha la pazienza di spulciare i rispettivi cataloghi: chi se la sarebbe aspettata l'uscita di DoDonPachi Daioujou Black Label Extra e Shooting Love, 200X su Xbox 360?
Il terreno fertile delle console portatili è, invece, letteralmente invaso dai prodotti delle software house più piccole. Nintendo DS, in particolare, sembra riuscire a catalizzare un intero mondo di titoli strampalati (ne cito tre fra le decine disponibili: The Chou-Dangan!! Custom Sensha, Bakousou Dekotora Densetsu Black e Game Center CX: Arino no Chousenjou). Dilagano poi i giochi che stuzzicano la fantasia del giocatore con dinamiche semplici e personaggi prorompenti (la serie Oneechanbara regna sovrana), mentre la cara vecchia PlayStation 2 continua a sfornare piccoli diamanti grezzi, a disposizione di chi non considera il divertimento come un sinonimo di tecnicamente evoluto.

Sfiorando il gusto per l’orrido, i nuovi cercatori d’oro aprono le pagine dei siti di importazione, possibilmente locati a Hong Kong e dintorni, in cerca di geroglifici, figurine colorate e amenità di ogni tipo. Accarezzano un gioco, ne cercano i dati su GameFAQs, si informano sui voti ricevuti da Famitsu o Dorimaga, vedono se qualche rivista occidentale ha avuto il coraggio di recensirlo, si armano di traduttori per carpire qualche descrizione nei siti orientali e si rivolgono agli utenti di un forum, magari aprendo una discussione sulle demenzialità che si possono scovare in rete. Meno notizie trovano, più sono contenti. Procedono allora all’acquisto (possibilmente multiplo: quattro o cinque perle a prezzo scontato), giocano quel tanto che basta per ricavarne un'impressione fugace ed eccoli pronti a riversare i loro commenti sul forum prediletto. Tanto nessuno risponde ed è un po’ come tornare indietro nel tempo: ci sente gli unici possessori di un gioco in tutta Italia, si gode da soli e magari (perché no?) ci scappa pure la recensione in un thread dedicato (sai mai che la redazione di turno non la noti).

Fine della storia. Una riflessione: aldilà del delirio da follie giapponesi, almeno una cosa la fase del cercatore d'oro lascia nel cuore e nella mente di chi l'ha vissuta: la libertà di giocare quello che si vuole. Banale? Forse. Come lo è sentirsi in dovere di comprare ciò che sembra necessario possedere e sforzarsi di provare ciò che sembra obbligatorio giocare.


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    chrono ha scritto:
    Spostiamo le lancette dell’orologio e torniamo indietro nel tempo di almeno venticinque anni, in un’epoca in cui Internet era ancora un lontano miraggio e le fonti di informazione relative ai videogiochi erano assai poche: gli opuscoli contenuti nell’ultimo titolo comprato, qualche sporadica pubblicità, il dotto proprietario del negozio di giocattoli di fronte alla scuola e l'immaginazione, quella con cui il pionieristico appassionato riusciva a vedere in un anonimo videogioco di ...
     Un "Trigger" particolarmente acuto, dal mio punto di vista. Non che sia una sopresa... buona lettura.
  2. Myau

     
    #2
    Ricordo lo shock quando compresi che non esisteva il numero di agosto di Consolemania.

    Per quanto riguarda la ricerca dell'oro... non vi ho mai partecipato. Per due ragioni.
    La prima è economica. Si riusciva si è no ad accaparrarsi qualche gioco del Megadrive "ufficiale". Il mondo dell'import si faceva finta che non esistesse.
    La seconda è deontologica. Il gioco, per quanto semplice, va compreso. Non ho mai ritenuto plausibile affrontare un gioco scritto in una lingua che non potessi capire.
    Ebbi solo una fugace stagione "import" ai tempi del Mega CD, poichè onestamente i giochi i Italia non arrivavano. E poi comprai Grandia per Saturn. Meditai di studiare il giapponese, ma l'impresa si rivelò del tutto improba. Poi il gioco uscì in inglese per PS1.
  3. Master_T

     
    #3
    All'epoca della "dragon ball mania" diversi amici fanatici di anime/manga giocarono all'rpg di dragonball per SNES (non ricordo il nome) in Japponese... per me non c'era proprio verso, per quanto amassi gli rpg, non riesco a sopportare di giocare senza capire i dialoghi...
  4. Sampei

     
    #4
    Come da tradizione un gran bel Trigger.
    Ricordo con sommo piacere l' epoca in cui il mio punto di riferimento per videogiochi e non solo, era l' indimenticata Official Nintendo Magazine con Alex Rossetto e Raffaele Sogni. I primi del mese girare le edicole era obbligatorio, poi in caso di esito positivo, di corsa a casa per sfogliare ogni pagina, assaporare ogni piccola news e gustare le recensioni appassionate di quei ragazzi meravigliosi. La posta del Quore erano due pagine magiche dove Nintendomani e Nintendari da tutta Italia si ritrovavano come vecchi amici su una panchina del parco.
    Mi mancano parecchio quei tempi. Tempi in cui una rivista redatta con il Quore infilava mattoni essenziali nella colonna portante di un grande passione e la alimentava con entusiasmo e dedizione.
    Penso che internet con la sua sovrainformazione abbia mangiucchiato avidamente quella magia che patinava il videogioco. O forse e' il passare degli anni...non saprei.
    in ogni caso, ricordi indimenticabili :)
  5. T-.S.-M

     
    #5
    Complimenti, anche se non sono d'accordo con l'associazione forum/immaginario personale. Almeno, nella quantita che intende 'uno che ne sostituisce un'altro'.
  6. fogman

     
    #6
    Myau ha scritto:
    La seconda è deontologica. Il gioco, per quanto semplice, va compreso. Non ho mai ritenuto plausibile affrontare un gioco scritto in una lingua che non potessi capire.

     Però comprarsi il primo Shenmue originale, non capire una mazza ferrata di ogni cosa detta e scritta nel gioco... e poi infilarsi per sbaglio nel ristorante italiano ed essere accolti con un caloroso "benvenuto, buon appetito!!!"... è stata una sensazione... non so... magica....
  7. Myau

     
    #7
    fogman ha scritto:
    Però comprarsi il primo Shenmue originale, non capire una mazza ferrata di ogni cosa detta e scritta nel gioco... e poi infilarsi per sbaglio nel ristorante italiano ed essere accolti con un caloroso "benvenuto, buon appetito!!!"... è stata una sensazione... non so... magica....


    Altro spunto per un gioco...una specie di tie-in di Lost in Traslation.
  8. Sampei

     
    #8
    fogman ha scritto:
    Però comprarsi il primo Shenmue originale, non capire una mazza ferrata di ogni cosa detta e scritta nel gioco... e poi infilarsi per sbaglio nel ristorante italiano ed essere accolti con un caloroso "benvenuto, buon appetito!!!"... è stata una sensazione... non so... magica....
    :-O
    spettacolo.
  9. chrono

     
    #9
    T-.S.-M ha scritto:
    Complimenti, anche se non sono d'accordo con l'associazione forum/immaginario personale. Almeno, nella quantita che intende 'uno che ne sostituisce un'altro'.
          
    Sono stato più volte tentato di risponderti, mi son sempre frenato. Non è per nulla facile, più che altro perché si parla di sensazioni e queste sono difficilmente afferrabili.

    Perchè ho scritto che il forum è la trasposizione dell'amico immaginario (definitelo come volete: anche questa non è una questione così immediata)?

    Perché dopo sei anni che frequento questo forum (l'unico che frequento in assoluto) io non riesco ancora a capire con chi, di volta in volta, sto parlando.

    Sono scemo? Può essere... Però:

    - se rispondo a qualcuno che non conosco (un nuovo utente, uno che mi è "sfuggito", uno che non ho notato), ho l'impressione di parlare con il mio "ego", non con una persona. Il mio ego è stato: ferito, attaccato, solleticato, ghermito, lusingato, da un suo discorso. Allora quoto una frase, un paragrafo e ho come l'impressione di rispondere a me stesso, di chiarire a me stesso, di specificare a me stesso. Mi metto in ordine.
    Questo capita (parlo sempre di sensazioni fugaci, eh!) ogniqualvota capiti di relazionarmi con un utente X indefinito : di per sé una macro-figura che racchiude tutti gli utenti con una data di iscrizione alta (ma ormai anche questo personalismo è scomparso da next - o perlomeno dall'immagine più immediata - : per fortuna direi, ma questo è un altro discorso).

    - se rispondo a qualcuno che conosco l'inghippo si complica ancora di più. Chi sono per me MDK7, Il Gladiatore, JPEG (perdonate la citazione)? Beh, l'insieme dei post che hanno scritto e che io ricordo di aver letto: da questi ne traggo un profilo personale, un'immagine ancora più ferma di una prima impressione che si può avere in un incontro quotidiano con qualcuno. Mancano l'odore della pelle, il viso, la postura, gli sguardi... Solo parole, faccine e il succo di tanti discorsi.
    E da loro io "pretendo" che dicano quello che mi aspetto... Si stratificano le impressioni.
    Siamo tanti, tantissimi nel forum: è già dura farsi un'idea di qualcuno, figurarsi mutarla (e con così pochi elementi a disposizione fra l'altro).
    E allora che succede? Che quando rispondo a Sona, Stefano Castelli, Shin X o Zakimos (altri nomi, scusate) io non parlo a persone, ma a immagini, a idee, a preconcetti. So già cosa aspettarmi, ed è difficile restare sorpresi.
    E' come parlare a stratificazione di sé, che secondo il bisogno si ha voglia di interpellare.

    - se poi prendo me stesso "chrono" la cosa diventa ancora più assurda. Fra Vincenzo Ercole e chrono si è creata una frattura, io qui sono l'insieme di tante cose scritte, di tanti atteggiamenti che mi hanno fossilizzato nei confronti di me stesso. chrono è quasi un'immagine che devo rispettare: con i suoi gusti, le sue preferenze, persino il suo modo di giocare e di pensarla sui videogiochi (hanno contribuito più questi sei anni di Nextgame a orientare il mio modo di essere videogiocatore che i precedenti quindici, sedici, fra riviste e cazzeggiamenti vari).

    Sto esasperando e sto raccogliendo sensazione, è bene ripeterlo, ma io non credo siano così distanti l'immagionario personale e il forum: anche qui siamo soli con noi stessi, ci sono solo più "dati" da elaborare.

    Esagerazione?

    [Modificato da chrono il 10/03/2009 03:20]

  10. Risottolo

     
    #10
    c'hai preso in pieno, quantomeno anche per le mie sensazioni.
    Tra l'altro scolavamo birra con zaki sabato sera, e si diceva la stessa cosa (uomini alienati!). Ti manda un bacio :D
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