Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

L’uomo che giudicava i videogiochi

Pensieri sparsi dopo vent’anni di recensioni…

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

E, allora, io non vado su gamerankings.com per valutare un acquisto. Soddisfo un sottile piacere: vedere cosa pensa la massa e scoprire se la pensa come me. La risposta è lì: sussunta in un semplice, freddo, impalpabile numero. Si tratta di un bisogno di riconoscimento larvato: una media positiva o negativa, a seconda dei casi, mi regala un sorriso. Non importa se poi mi leggo qualche recensione. Non lo faccio per carpire informazioni, né nella speranza di trovare una valutazione migliore di un'altra: è una prassi. Ci sono, basta un click, una rapida occhiata, mi sono messo la coscienza a posto. Le parole stanno a zero, quel numero è la sintesi perfetta del desiderio più sfrenato di oggettività... Se poi ci mettiamo pure un paio di video, siamo a cavallo. Presunta oggettività più soggettività personale a carattere spicciolo. Cosa manca? La mega classifica dei giochi di ogni tempo... C'è anche quella, incompleta, ma c'è.

Tutti insieme appassionatamente

Affogo. Qualcuno mi aiuti. Apro una pagina a caso di Game Power numero 11, pagina 33: i Ravetto Bros. piazzano 94% a Super Mario Kart. "Ei gringo Super Mario VA VA VUMA!!!" si legge nel commento. Mi sento meglio.
Ci riprovo: di cosa ho bisogno per tornare a leggere con amore le recensioni? Mi interrogo, ovviamente, da lettore; consapevole tra l'altro di esprimere un semplice punto di vista. Sia ben chiara una cosa: qui non si sta parlando di professionalità e di competenza degli specialisti del settore. Non è il come si scrive una recensione a essere oggetto di analisi. Dio me ne scampi. Quello che mi interessa è il cosa c'è scritto. In altri termini: cosa mi piacerebbe leggere? Cosa vorrei trovare dentro le recensioni di videogiochi? Cosa me le potrebbe rendere nuovamente appetibili, persino irrinunciabili?
Dicevo in apertura: recensore non dirmi più che cos'è quel gioco, non dirmi a che categoria appartiene, non elencarmi le sue caratteristiche; dimmi, attraverso l'esperienza di gioco che hai vissuto, chi sei tu, cosa ti piace, cosa ne pensi di un certo genere, perché giochi, se ti diverti, se godi e perché, se sei ancora un bambino o un vecchio professionista ingrigito: fammi capire se hai qualcosa a che fare con me. Parlami delle tue aspettative, se sono state rispettate, se non te ne fregava niente di quel titolo, ma l'hai comunque giocato e perché. Dimmi che giocatore sei... e se ti sento vicino, se mi fai fatto arrivare le tue sensazioni, le tue emozioni, anche una sola, legata a un singolo attimo, a dispetto di poligoni, frame, menu e declinazioni varie, ti dico grazie: il gioco non so se lo comprerò, forse non mi piace, forse perché un po' ti somiglio e quell'aspetto che ti ha fatto storcere il naso darebbe fastidio pure a me, però, ecco, quella cosa che a te ha fatto sorridere, mi è piaciuta. Vorrei sorridere anch'io. O quel piacere di morire che hai provato in certi passaggi, ecco, piace anche a me. Ma a te perché piace morire? Dimmelo.
Ecco, una cosa l'ho capita: in una recensione vorrei trovare le sensazioni di un amico, non l'analisi di un dottore. Vorrei potermi fidare di qualcuno... e non perché è bravo a valutare una tecnologia o perché sa scrivere bene, ma perché sa parlare di quello che sente.

L’io diviso

Ma che cosa sto chiedendo a un povero diavolo che deve scrivere una recensione? Di raccontare la sua vita? Oppure di presentare dei racconti d'autore?
Non lo so.
Torno a quello che dicevo prima: io sono un lettore fra i tanti, con un pensiero fra i tanti. Che cosa vogliono leggere gli altri? In generale che cosa piace? Cosa si desidera da una recensione? Che "modello" deve seguire una redazione per accontentare, stimolare e accrescere il suo pubblico? A che esigenze bisogna rispondere? A quelle di chi non ha mai toccato un videogioco e ha bisogno di informazioni che per altri sarebbero superflue? O a quelle del giocatore più scafato che se non evince dal testo le cose che lui stesso ha notato, si inalbera e dà dell'incompetente a mezzo mondo? Penso che si potrebbe andare avanti ore a porre domande come queste.
Non mi avventuro in un labirinto simile, non saprei come uscirne. Sono argomenti che spettano a chi nel settore ci bazzica da anni e di realtà editoriali ne sa a sufficienza.
Non posso che continuare a parlare di me.
Mi chiedo: è possibile che una recensione possa non spiegare che cos'è un gioco o che cosa fa? Si può prescindere dalle spiegazioni? Dare per scontato che il lettore già sappia e fornirgli solo l'essenziale: un parere spogliato da qualsiasi pretesa di oggettività. E se questo è possibile, lo si può fare escludendo l'io?
Nelle recensioni si usa raramente la prima persona singolare del pronome personale soggetto. Solitamente si adotta una forma impersonale (Shin Megami Tensei: Persona 4 è un gioco di ruolo eccellente. Migliora i suoi predecessori con una miriade di aggiustamenti, coinvolge il giocatore, ecc.), o si ricorre al plurale (Detto questo, potremmo aggiungere che la storia narrata è banale, che i dialoghi sono forzati...). Sono formule eleganti e funzionali che conferiscono al testo pulizia, dignità e autorevolezza. La forma impersonale, in particolare, rende oggettivo il discorso. Si afferma che un gioco è una tal cosa non come frutto di una riflessione individuale o collettiva, ma come un dato di fatto. La forma plurale, invece, valorizza un testo, dando l'impressione che dietro un'affermazione ci sia una collettività che abbia discusso e analizzato gli elementi in causa: una sorta di avvallo che certifica la qualità dello scritto.
Perfetto, nulla in contrario. Ma possono queste forme restituire quelle emozioni di cui si parlava sopra? Come può un individuo, colui che gioca e scrive l'articolo, riuscire a dare se stesso e quello che prova, nonché il suo parere su un gioco, rinunciando a qualsiasi pretesa di oggettività, se non attraverso l'uso incondizionato dell'io?
Bene, posto che si possano ipotizzare articoli scritti in prima persona e svuotati di analisi e spiegazioni, mi piacerebbe leggere qualcosa di simile? Cosa ne penserei?
Non posso che immaginare. La prima domanda che sorge in me lettore è: bravo, interessante, ma tu chi cavolo sei? Di seguito: di cosa stai parlando? E ancora: cosa me ne frega di cosa pensi tu?
Si crea, usando l'io, un avvicinamento fra scrittore e lettore; il primo si mette a nudo, l'altro riceve, senza schermature di sorta, in pieno petto, il parere di qualcuno. Si crea, togliendo le spiegazioni, un flusso ininterrotto di "io penso" e "io sento" che può prosciugare chi scrive, annoiare chi legge. Sono condizioni al limite. Il gioco, forse, può funzionare solo in casi di fiducia reciproca. In un forum, fra utenti che si conoscono, è possibile... Ma altrove?
E, in ultima battuta, a denti stretti: ma è veramente di emozioni che voglio sentire parlare?
O è solo l'ultima bandiera da accarezzare, prima di accorgersi di non sapere neanche più dove gettare lo sguardo?

È un Trigger triste questo. Ho cercato con tante parole, decine di pensieri, infinite riscritture, una marea di dubbi e un po’ di pasticci, un solo motivo per tornare a leggere con amore e passione una recensione. Non ci sono riuscito. Mi resta un senso di vuoto, la mancanza di qualcosa e la consapevolezza che il piacere è volato altrove: fra le parole di chi scrive in un forum, fra le righe di un blog... E poco altro. Ma è un piacere piccolo, vago, indistinto. Chissa cosa provano i più giovani.


Commenti

  1. Fotone

     
    #1
    Invece è un Trigger davvero bello ed elegante, questo.
    I miei più sinceri complimenti, Vincenzo.
    :approved:
  2. defender

     
    #2
    Sei un grande. Dico davvero. Una bellissima lettura che da il via ad una sacco di spunti interessanti
    E spero vivamente che venga letto da piu' persone per riuscire a ciarlare un po' tra noi di quello che e' una parte importantissima del videogiocatore. L'hai detto anche tu... il giocare fisicamente il gioco non e' la sola cosa. In effetti noi videogiocatori passiamo 2-3 ore al giorno a giocare e almeno 6 sui forum e balle varie. A volte ci sono giorni che non si gioca nemmeno ma si gurdano i forum comunque.
    ...
    Detto questo dico la mia.
    Io ODIO le recensioni che spiegano nel dettaglio come e' un gioco. Non me ne frega nulla di sapere esattamente com'e' il gioco! Perche' e' come se lo stesse giocando per me. No no. Io voglio sapre se e' bello! Se da emozioni. Se e' difficile al punto giusto. Se e' paragonabile ad altri giochi storici. Se visualmente ha delle chicche o delle trovate interessanti... ma senza dirmele. Non so se mi spiego... la recensione mi deve mettere in sugo.. non svelarmi gia' il finale. Mi devi dire che i combattimenti con i Boss sono appaganti o deludenti.. non quali sono tutti i boss elencati per filo e per segno! Mi devi dire che il combat system e' una favola o legnoso, ma non dirmi esattamante tutte le cose che puo' fare! Altrimenti mi togli il gusto di provarlo io. Devi essere generico e cercare di farmi capire quello che hai provato.
  3. Piccolo

     
    #3
    Di fronte alle recensioni ho anche io una reazione simile alla tua, Trigger. Ci provo. Sul serio. Ma dopo un pò filo di corsa al commento. Non ce la faccio. Non ce la faccio proprio a leggere due-tre pagine di meccaniche, di approfondimenti, di analisi... che per quanto possano essere accurate, tra l' altro, sembra siano sempre considerazioni a cui manca qualcosa, limitate dal linguaggio o da schemi o da qualcosa comunque.

    Personalmente però la risposta che mi sono dato a questa mia disaffezione è più semplice, più banale, se vuoi. Il problema è che le recensioni sono troppo lunghe. La verità è che leggo il commento perchè penso che se la recensione divaga, il commento andrà dritto al sodo, con una capacità di sintesi invidiabile: "Il gioco mi ha divertito per questo, questo e quest' altro motivo. Poteva essere migliore sotto questo, questo e quest' altro aspetto!". Fine. Aaaaahhhh!

    Il punto è: una recensione deve essere una guida al gioco o un giudizio o, ancora, una via di mezzo? Deve descrivermi come si gioca, meccanica dopo meccanica, o dirmi solo "lo scopo del gioco è questo e si fa così"?
    No, sinceramente non comprendo per niente la prolissità sempre maggiore delle recensioni.
    E allora pure io ho fatto un passo indietro: perchè le recensioni di una volta, quelle cartacee, le leggevo? E la risposta è stata, lo ripeto, più semplice, più banale: erano corte. Le informazioni erano essenziali. Inquadravano il tipo di gioco con tre parole nette, mettevano in luce quelle che erano davvero le novità del gioco, commentavano qualche immagine particolarmente rilevante e davano un giudizio sommario basato su una sorta di feedback ragionato. Due paginette scarse, scritte a caratteri grandi e fra tante foto e artwork. Che poi è il modello che ancora oggi usano riviste di prestigio come Famitsu o Dengeki.

    In fondo un sito di recensioni non è il sito ufficiale di un gioco, che deve coprire TUTTO il copribile di quel gioco. Per gli approfondimenti ci sono altri spazi.
    Qui vogliamo parole chiare e gusto pulito.
  4. Andrea_23

     
    #4
    ""Ei gringo Super Mario VA VA VUMA!!!" "

    Ahahahahh, maremma e chi se la ricordava più : D. Un classico ^___^.
  5. braunluis

     
    #5
    chrono ha scritto:
    L’uomo che giudicava i videogiochi: Pensieri sparsi dopo vent’anni di recensioni…
      
    Bellissimo articolo.
    E' l'ideale di "recensione", chrono. La miglior critica possibile é una questione di passione e personalità.
    Esistono diamanti nascosti nei post dei forum, nei blog personali e nei consigli di gioco che si scambiano gli amici.
    Vanno cercati come sogni atti a nutrire la nostra passione. Sempre.
    ;)
  6. Lucael

     
    #6
    Mah, innanzituttto si dovrebbe specificare che c'è chi scrive bene e chi scrive male, chi scrive in maniera interessante e chi scialba, c'è chi ti fa addormentare e riesce ad essere divertente.
    La qualità di chi scrive, o meglio la particolarità di come si scrive (che può essere o no qualità) fanno sempre la differenza. Ma certo, non sono l'unica causa di disaffezione nei confronti delle recensioni.

    Il tuo discorso è personale ma comune a tante persone e il mio lo è altrettanto (se condivisibile, però, non sono io a poterlo dire per evidente conflitto d'interessi).

    Per me le recensioni influiscono sopratutto nel decidere della mia indecisione.
    Per esempio, ricordo quando per molto tempo ero indeciso se prendere un gioco (Devil Summoner PS2) alla fine leggendo una recensione di un sito inglese che ritengo molto affidabile l'ho preso e ha fatto un'ottima riuscita.
    Stessa cosa per il primo Space Channel, indeciso per un po' ho letto una recensione di Nextgame che mi ha convinto a prenderlo.
    E' un po' una funzione elettorale di "convincere gli indecisi".
  7. Lucael

     
    #7
    Piccolo ha scritto:
    Il punto è: una recensione deve essere una guida al gioco o un giudizio o, ancora, una via di mezzo? Deve descrivermi come si gioca, meccanica dopo meccanica, o dirmi solo "lo scopo del gioco è questo e si fa così"?
    No, sinceramente non comprendo per niente la prolissità sempre maggiore delle recensioni.
    E allora pure io ho fatto un passo indietro: perchè le recensioni di una volta, quelle cartacee, le leggevo? E la risposta è stata, lo ripeto, più semplice, più banale: erano corte. Le informazioni erano essenziali. Inquadravano il tipo di gioco con tre parole nette, mettevano in luce quelle che erano davvero le novità del gioco, commentavano qualche immagine particolarmente rilevante e davano un giudizio sommario basato su una sorta di feedback ragionato. Due paginette scarse, scritte a caratteri grandi e fra tante foto e artwork. Che poi è il modello che ancora oggi usano riviste di prestigio come Famitsu o Dengeki.


    "Ai nostri tempi" ( :( ) tra l'altro c'era meno internet, anzi non c'era proprio in alcuni anni, adesso anche le recensioni si dilungano su aspetti che un qualsiasi video riesce a illustrare in maniera molto più chiara.
  8. blackcat73

    #8
    Forse dirò una cavolata ma una volta le recensioni erano più artigianali scritte con passione da gente che quel "mestiere" non lo viveva ancora come un mestiere e risultavano molto più vicine alle nostre emozioni ora sembrano tutte(o quasi) schematiche e senza anima, spesso non guardo nemmeno il nome del recensore invece una volta quasi il nome lo si capiva prima di arrivare alla fine...
  9. Bastasu

     
    #9
    Complimenti per l'articolo.Personalmente trovo le recensioni utili quando un gioco già m'interessa,ovvio,
    e ammetto che dalle 3 stelle in giù non prendo nemmeno in considerazione un acquisto.
    Poi bene o male si possono trovare review dello stesso gioco più o meno esaustive/piacevoli da leggere,e qui ognuno si sceglie il partito che preferisce,anche se la carta stampata è praticamente.....morta?
    A tal proposito,qualcuno sa,ora che gamepro è defunta,se il Bittanti scrive da qualche parte?
    Non me ne vogliate voi -validissimi- di NG,ma MBF è l'unico di cui leggerei pure la recensione di una conserva....:sbam:
  10. maxlaiena

     
    #10
    Lucael ha scritto:
    "Ai nostri tempi" ( :( ) tra l'altro c'era meno internet, anzi non c'era proprio in alcuni anni, adesso anche le recensioni si dilungano su aspetti che un qualsiasi video riesce a illustrare in maniera molto più chiara.
      "Ai miei tempi" non c'erano proprio i video. L'attesa partiva dalla notizia che all'E3 sarebbe stata mostrata qualche immagine di un gioco. Per farti attendere con trepidazione la fatidica data bastava qualche foto, altro che Gametrailers. Per capire cosa sarebbe stato il parallasse di shadow of the beast (si chiamava così il gioco della psygnosys?)  mi sono riletoo l'anteprima 10 volte.
    Oggi ormai di sorprese ce ne sono poche e devo ammettere che recensire il 10° capitolo di una saga non sia neanche molto semplice.
    Bell'articolo comunque, molto stimolante ;)
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