Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Nella solitudine dei campi di cotone

Io, gli altri e le parole.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

In un Trigger di qualche mese fa, scrivevo quanto segue: i forum (materializzazione dell'amico immaginario) si trasformano, per qualcuno, in uno strano e perverso strumento di annullamento individuale nel quale, pur di parlare e dire qualcosa, si acquista quello che gli altri acquistano e si cestina quello che gli altri cestinano. La frase che mi interessa sta fra parentesi. Il forum, ragionavo, è un surrogato di quell'amico immaginario che compariva quando, da giovani, leggevamo le nascenti riviste cartacee di videogiochi. Internet non era ancora diffuso, le comunità online tanto meno, per cui non c'era quasi nessuno con cui condividere la nostra passione, se non quei due o tre amici fidati con i quali potevamo, tra una partita di calcio e l'altra, accennare a quel fantastico mondo che avevamo scoperto con il Vic-20, il C-64 o l'Intellivision. Cito ancora dall'articolo: si sgomitava, argomentava e rifletteva con se stessi, o meglio, con un ipotetico, permanente e immanente giocatore immaginario al quale chiedere un giudizio sui titoli da comprare o su quelli posseduti… Ognuno aveva un Captain Sega o un Lord SNK con cui confrontarsi e misurarsi. Cosa centra tutto questo con gli argomenti fino a ora addotti? La risposta è nella quarta tappa: chi sono gli altri?

L'essere e il nulla

Nella discussione che si sviluppò a seguito della pubblicazione dell'editoriale, venni interrogato proprio sull'associazione forum-amico immaginario. In questo paragrafo riporto la risposta che diedi allora (modifico giusto qualche termine e la forma per rendere il testo più scorrevole). Il motivo è presto detto: in quelle parole si palesa la differenza fra me e chrono e il rapporto di quest'ultimo con gli altri; è chrono a parlare.
Cito: Perchè ho scritto che il forum è la trasposizione dell'amico immaginario? Perché dopo anni di frequentazione del medesimo, io ancora non riesco a capire con chi, di volta in volta, sto parlando. Sono scemo? Può essere… però:
a) se rispondo a chi non conosco (un nuovo utente, qualcuno che mi è "sfuggito" o che non ho notato), ho l'impressione di parlare con il mio "ego", non con una persona. Il mio ego è stato, di volta in volta, ferito, attaccato, solleticato, ghermito, lusingato da un discorso di un utente. Allora quoto una frase, un paragrafo e ho come l'impressione di rispondere, chiarire, specificare a me stesso. Mi rimetto in ordine.
Questo succede ogniqualvolta mi relaziono con un utente indefinito: di per sé una macro-figura che racchiude tutti gli utenti privi di storia, gli ultimi arrivati.
b) se rispondo, invece, a qualcuno che conosco, l'inghippo si complica ulteriormente. Chi sono per me MDK7, Il Gladiatore, JPEG? Sono l'insieme dei post che hanno scritto e che io ricordo di aver letto. Da essi scorporo un profilo personale: un'immagine più forte e pervicace di una qualsiasi prima impressione ricavabile in un incontro nella vita reale. Mancano l'odore della pelle, il viso, la postura, gli sguardi… solo parole, faccine e il succo di tanti discorsi. Perciò da loro io "pretendo" che dicano quello che mi aspetto… e in questo modo le impressioni si stratificano.
Siamo tanti, tantissimi nel forum: è già dura farsi un'idea di qualcuno, figurarsi mutarla (e con così pochi elementi a disposizione, tra l'altro). E allora cosa succede? Che quando mi confronto con Sona, Stefano Castelli, Shin X o Zakimos io non parlo a persone, ma a immagini, idee, preconcetti. So cosa aspettarmi, ed è difficile restare sorpresi. Sembra di parlare a stratificazioni di sé che, a seconda delle necessità, si ha voglia di interpellare.
c) se poi prendo me stesso "chrono" la cosa diventa ancora più assurda. Fra Vincenzo Ercole e chrono si è creata una frattura, io qui sono l'insieme di tante cose scritte, di tanti atteggiamenti che mi hanno fossilizzato nei confronti di me stesso. chrono è quasi un'immagine che devo rispettare: con i suoi gusti, le sue preferenze, persino il suo modo di giocare e di pensarla sui videogiochi.
Sto esasperando e parlando di sensazioni fugaci e appena percepibili, è giusto sottolinearlo, ma io non credo siano così distanti l'immaginario personale e il forum: anche qui siamo soli con noi stessi, ci sono solo più "dati" da elaborare.
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Aldilà che nel "punto c" affermo me stesso, guarda caso, proprio come chrono e mi definisco come l'insieme di tante cose scritte (senza contare che sempre nello stesso punto si verifica una curiosa commistione di identità), è interessante rilevare la scissione che viene a crearsi tra quest'ultimo paragrafo, una citazione, con le argomentazioni che hanno caratterizzato la prima parte dell'articolo.
Precedentemente ero io, Vincenzo, che da un prospettiva di vita reale, domandavo a me stesso chi fosse chrono e cosa rappresentasse per me; qui è chrono, pienamente dentro il suo micro mondo, che si interroga su cosa gli altri rappresentino per sé. Nel suo discorso scopro l'angoscia che lo attanaglia e la solitudine che lo pervade.
chrono sa di essere solo.
La conclusione è strana; non so neanche se sono in grado di capirla, figuriamoci spiegarla. Si può dire che io (Vincenzo) possa rinnovare, mutare me stesso ogni giorno, manifestare il mio essere in una pluralità indefinita di apparizioni. chrono no. Consapevole di essere un'identità astratta, fluttuante, fluida, chrono entra in contatto con altre proiezioni non dissimili da sé: entità che per salvaguardare se stesse non possono mutare. In un forum il cambiamento non è contemplato, a meno di non voler perdere un'identità e costruirne una diversa (pensate alle richieste di chi vuole cambiare nome o essere azzerato; persino cancellato dal forum. Pensate a chi sente la necessità di creare dei fake, non tanto per disturbare, non parlo di quei casi, ma per partecipare al forum con identità diverse. Magari perché la prima è diventata scomoda, riduttiva, qualcosa d'altro da sé. Pensate, ancora, a chi sente il bisogno di staccare, andarsene, cambiare aria e immettere se stesso in un altro forum, un nuovo ambiente).
In un forum non c'è dialogo, ma l'obbligo di dire per esistere. chrono è condannato a parlare solo con se stesso.

Paradise city

Fine della corsa, pausa di riflessione: non ho capito dove siamo arrivati.
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Dovrei presentare le conclusioni, forse spiegare che alcuni passaggi sono forzati, tirati in un'unica direzione, ma no, non ho voglia di aggiungere altro. Neanche di chiedermi se, alla fine, il forum ha condizionato il mio essere persona, piuttosto che il mio essere giocatore. Voglio solo chiudere con una parentesi: oggi collaboro con questa realtà editoriale, scrivo recensioni - prevalentemente di giochi di ruolo - ed editoriali sotto l'etichetta Trigger: impressionate. No, non l'esserci riuscito, ma che sia stato chrono l'artefice di questo risultato. Fin dove si spinge la sua voglia di esistere?


Commenti

  1. Matteo Camisasca

     
    #1
    Un solo commento, una sola parola: inquietante.
  2. Sechs

     
    #2
    Perchè inquietante?

    Cmq bell'articolo Chrono. Riesci ad analizzare il fenomeno con sufficiente lucidità ma in termini semplici, senza per forza entrare con prepotenza nel campo della psicologia.
    Personalmente mi è successa una cosa simile al dubbio che ti sei posto ("gioco gli rpg perchè mi piacciono o perchè me li impone chrono?").


    Mi ero ritrovato, per un periodo di qualche anno, a giocare non i giochi che mi piacevano, ma quelli che "dovevano essere giocati". Dovere stabilito secondo improbabili canoni di valore del gioco. Non importa se poi quel gioco non mi piaceva, non importa se poi mi mancava il tempo per giocarmi quell'altra cagatina di titolo che però mi faceva impazzire.
    Ero sottomesso alla sindrome del critico.
    In questo processo sicuramente un grosso ruolo è stato ricoperto da ciò che io in una certa comunità, in un certo momento, rappresentavo, dalla mia "identità virtuale"



    Contentissimo di averla persa adesso. Vivo sia i forum che i videogiochi in modo molto + incompleto, ma anche più divertente (per me)
  3. Andrea_23

     
    #3
    Molto interessante l'ultima parte de "l'essere e il nulla".
    Io trovo però che si sia un po' estremizzato (ma, in fondo, lo dici tu stesso di aver tirato per i capelli alcuni ragionamenti), dove voglio arrivare?
    Semplice, la nostra identità è sfaccettata nella realtà, esattamente come sulla rete. Basti riflettere a come ci poniamo rispetto ai nostri genitori, ai nostri amici, ai semplici conoscenti, ai colleghi di lavoro e via così. Dunque questa scissione tra identità reale e virtuale non esiste e quella che utilizziamo sui forum è solamente una delle nostre innumerevoli proiezioni. Illuminante in questo senso è l'identificazione che fai dell'altro come fosse un individuo indefinito od addirittura un "noi stessi" col quale auto-interloquire : ). E' per questo che non cambiamo qui, rivolgendoci sempre alla *stessa* persona.




  4. Cervantes De Leon

     
    #4
    E davvero un gran bell'articolo. Malato ma bello.
    Fondamentalmente il dilemma è quanto sono me stesso e quanto sono personaggio.
    Sicuramente il forum influenza i miei acquisti, ma non il mio essere videogiocatore. Sono certo continuerei ad esserlo, al momento non mi è mai passato per la testa di smettere.

    Però, la voglia di arrivare insieme agli altri, o addirittura prima su un vg, me la ha trasmessa il foro. Mi piace essere sul "pezzo", poter dire la mia subito, insieme a pochi altri. Però ripeto, gioco sempre ciò che mi piace, di questo credo di esserne pressochè certo.
    Comunque sono convinto che su un foro, chiunque è un po costruito. Cosi come nella vita reale, anche se con più sfaccettature. Alla fine si è se stessi solo con se stessi, anzi, forse nemmeno quello. Ho la convinzione, che chiunque su questo foro si sia ritagliato uno spazio, sa per cosa è "importante" e cerca di non mancare mai quando il contesto lo richiede, e questo gratifica.
  5. Myau

     
    #5
    Robert Schumann prese l'abitudine di firmare gli articoli che pubblicava sulla rivista di musica da lui fondata, con vari pseudonimi. In pratica recitava la parte di vari personaggi. Morì pazzo schizofrenico in manicomio dopo aver tentato di suicidarsi gettandosi nel Reno.
  6. Andhaka

     
    #6
    Myau ha scritto:
    Robert Schumann prese l'abitudine di firmare gli articoli che pubblicava sulla rivista di musica da lui fondata, con vari pseudonimi. In pratica recitava la parte di vari personaggi. Morì pazzo schizofrenico in manicomio dopo aver tentato di suicidarsi gettandosi nel Reno.
       :-|
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    Ah beh... siamo messi bene allora.. è il caso che prenotiamo tutti un bel check-up dallo strizza-cervelli.  :D
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    Cmnq, per quanto capisca i punti esposti dall'articolo, lo vedo un po' troppo estremizzato. Come fatto notare, questo genere di sfaccettature esiste da sempre in ogni ambito della nostra vita reale (non internettiana) e l'influenza di gruppi, amici, opinioni, correnti è da sempre parte della nostra vita (no, dico... la moda che ci dice che colore va o le manie consumistiche del momento, che siano i gormiti o gli exogini o i navigatori GPS), quindi l'unica vera aggiunta che il forum internet da è l'anonimato sulla nostra "vera" identità.
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    Poi, se arriviamo a dissociarci con le notre altre identità... beh... il problema non è il forum stesso, ma siamo noi.
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    Cheers
  7. Cervantes De Leon

     
    #7
    Myau ha scritto:
    Robert Schumann prese l'abitudine di firmare gli articoli che pubblicava sulla rivista di musica da lui fondata, con vari pseudonimi. In pratica recitava la parte di vari personaggi. Morì pazzo schizofrenico in manicomio dopo aver tentato di suicidarsi gettandosi nel Reno.
      Una rivista con centinaia di abbonati, tutti domiciliati allo stesso indirizzo:D
  8. defender

     
    #8
    Molto interessante e in parte veritiero.
    Spesso il "nick" non rispetta chi c'e' dietro. Questo verissimo... ho conosciuto o parlato con personaggi che come nick risultano spocchiosi e a volte antipatici mentre di persona sono delle piacevolissime persone. ("che non l'avrei mai detto")
    .
    Io cmq nel tunnel dell'alter ego che cambia anche "Ale" non ci sono finito.
    Forse perche' non scrivo tanto quanto altri utenti
    forse perche' sono impulsivo e quindi quando scrivo lo faccio io di getto e non "lui"
    forse perche' sono troppo vecchio per certe cose
    ma piu' probabilmente, e questo non vuole essere una critica, perche' io mi piaccio così e non ho davvero bisogno di un alter ego figo. :D
  9. maxlaiena

     
    #9
    quoto. Se poi vai sul live quale alter ego vuoi costruire? ;)
  10. chrono

     
    #10
    Ringrazio per le vostre parole.
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    Ultimamente mi riesce difficile partecipare alle discussioni che nascono, eventualmente, dai miei editoriali. Gli articoli mi svuotano e non sono in grado di aggiungere altro.
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    Mi piace però leggere quello che sentite voi.
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    Dico solo una cosa a corollario dei primi commenti: l'articolo è estremo, non c'è dubbio. Mi piace giocare ai limiti, così come mi piace scavare dentro le sensazioni larvate, portarle in luce e trasformarle in momentanee verità di fatto.
    Tra di noi, penso, non c'è bisogno di salvaguardare le nostre persone - o io almeno non ne sento il bisogno - non c'è bisogno, intendo, di specificare chi siamo, come stiamo e cosa facciamo nella vita reale.
    L'eventuale scissione fra nickname e utente non è interessante per investigare chi fra noi sia soggetto a moltiplicazione di personalità, a disagi esistenziali o problemi di varia natura; non è cioè interessante dal punto di vista psicologico. Do per scontato, proprio perché non vi conosco e voi non conoscete me, di avere a che fare con persone "normali". In questa normalità, trovo stimolante, invece, interrogarmi sul rapporto che nasce tra identità parallele quali noi siamo (chrono, defende, Myau e chi altri) all'interno di un forum.
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    Ci sono dinamiche che, a distanza di anni, ancora mi lasciano basito. Ho letto messaggi di utenti che affermano cose di sé, del mondo, degli altri che magari non direbbero mai nella vita "reale" (o che io non direi). Sfoghi, riflessioni, aperture agevolate sì dall'anonimato, ma ancora più - credo - dalla sensazione di parlare a un "vuoto" in ascolto, a una massa indefinita sempre a disposizione, alla quale poter dire, dire a oltranza.
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    Anche questo rientra in quel "nel forum non si dialoga, si scrive per esistere" e a quel "siamo comunque soli con noi stessi".
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    Pensate anche a quando qualcuno scrive un post "recensione", un "hands on", un qualcosa di lungo che richiede magari un'oretta davanti a una tastiera. Quello è un dire per esserci, per essere visibili, presenti, riconoscibili.
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    Capisco che a dire così sembra quasi che io voglia mettere in luce solo gli aspetti deteriori dello scrivere in un forum (facendo finta di dimenticare la piacevolezza di "partecipare", "appartenere" o semplicemente scambiare un commento, un'esperienza con qualcuno), ma non era e non è questo lo scopo. Mi interessa andare a fondo di questo stare davanti a un PC, vedere uno spazio che si riempie di parole, premere l'invia messaggio e consegnare un testo a un mondo sconosciuto. Parole che se ne vanno da sole, si solidificano, senza che si possa più proteggerle.
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