Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Welcome To The Machine

Apostasia dell’esistenza umana.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Welcome, my son, welcome to the machine.
Where have you been?
It's alright, we know where you've been.

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Respiro, respiro. Ci sono.
Sono sempre stato un Peter, questo è il punto. Prendo un libro, ci trovo un Peter e capisco chi sono: è comodo, ma non mi piace. Non mi piace trovarmi. In delicato equilibrio tra bene e male, agli estremi.
Vorrei essere Ender Wiggin: fratello minore di Peter Wiggin e protagonista de "Il gioco di Ender". Vorrei essere lui. Piccolo genio manipolato che annienta senza saperlo, attraverso un presunto simulatore bellico, il pianeta degli invasori.
Dice Orson Scott Card, il creatore della saga: la moralità di un atto è basata esclusivamente sulle intenzioni della persona che lo compie.
Avevo quattordici anni, qualcosa più, qualcosa meno.
È un libro che ti rode il midollo spinale.
'che il simulatore spaziale, specie di paintball a gravità zero con i raggi laser, ti si infila nelle budella e le scompiglia. Vorresti proprio esserci, lì, a comandare orde di soldati contro le squadriglie rivali, protagonista di un gioco in cui apparentemente non c'è dolore, solo totale e completa partecipazione - estratto virtuale.
'che non ti puoi scordare i Maiali e gli Scorpioni, quando ancora il pensiero dell'annientamento, lo xenocidio, è vivo nella mente. E non puoi dimenticare Jane, intelligenza artificiale nata dall'unione di tutte le reti connesse con un sistema che ricorda l'attuale Internet. Jane che parla, sussurra, consiglia: entità astratta, senza corpo, puro calcolo dotato di voce, dolce, femminile, tua, Campanellino.
Dove sei Jane?

Dov'è? Dov'è finita? Ancora te lo chiedi.
C'è posto nella stanza bianca senza pareti con i fiocchi di neve?

Hello,
Is there anybody in there
Just nod if you can hear me
Is there anyone at home

Tolgo le cuffie, un attimo di vertigine, ho un pad tra le mani, un pad wireless: che cos'è? A che mi serve? Che sto facendo? Tra me e lo schermo ci sono sei piedi di distanza, lo schermo è duro. Se lo tocchi è duro. Non si entra.
La tecnologia non è all'altezza.
Non voglio morire prima che lo sia.
Ho bisogno di vedere adesso quello che sarà domani.

Ma quale domani? Quello degli abissi d'acciaio? Calotte che rinchiudono gli uomini in agglomerati urbani soffocanti, dove è impossibile ricavarsi uno spazio proprio, tanti sono gli esseri che brulicano per le strade. O quello di Solaria? Ettari di terra rigogliosa e verde, e qualche uomo; talmente distante l'uno dall'altro che la possibilità di incontrarsi non è contemplata. Anzi, il contatto - sia tattile che visivo - è vietato.
Quante suggestioni ci ha lasciato Asimov: le leggi della robotica, la psicostoria, l'eternità, il Mulo, e alla fine del ciclo quella domanda fatidica che tu, dopo aver letto una ventina di romanzi tra Robot, Impero e Fondazione, con annessi e connessi, non sai ancora come prendere; e a tua volta chiedi ad Asimov, sperando sia da qualche parte ad ascoltare, perché ci ha riportato proprio lì? Perché proprio da lui?
Gli anni passano e rimani comunque ad aspettare un nuovo capitolo della storia, la risposta, l'epilogo dell'epilogo che non arriverà mai. Certi uomini non dovrebbero morire. Non ha senso. Le rose sono effimere.

Oppure non sarà niente di tutto questo; e finalmente ti incontrerò barbaro, dentro la macchina. Tu e io in un mondo virtuale. Te lo dico, ma resti tra noi, mantieni il segreto, della gente lì fuori non mi importa poi tanto. Baratto volentieri l'esistenza con un paradiso costruito su misura per me. Pensi sia assurdo, un desiderio intollerabile o il frutto di un decadimento cerebrale? No è che non ci sto, capisci? Sono stanco di vivere nel tempo.
Mi segui barbaro? Da questa parte, dove sto io, è un degradamento continuo, un processo, una corsa per strappare brandelli di felicità individuale: è sempre la medesima storia. Hai voglia a sgomitare per guadagnare il posto in prima fila, accecando chi ti sta di fianco. Tu davanti, gli altri dietro. Ci sono i sognatori e ci sono i sognati: per uno che sogna trovi un esercito pronto a servire. C'è chi dice che siamo creatori, altri che siamo frutto del Creato, altri ancora che saremo giudicati dall'autentico Creatore: determinati o casuali. Basta scegliere, sai? E se non pensi, vivi meglio, in pace. Aiutami a bruciare un libro ogni giorno, barbaro.

Oppure riportami a casa, tendi la mano e dammi la forza di entrare.
Mi costa fatica: fino a dove posso spingere il pensiero prima che lo stesso perda di senso?
Che per quanto posso dire, alla realtà, la mia realtà, sono attaccato, come una pianta alla terra. Di quanto vento ho bisogno per sradicare dalla testa l'idea del corpo, degli altri, delle relazioni? La sofferenza.
Come sarò una volta dentro? Lo stesso di adesso? Opposto? Ho altre domande, barbaro. Milioni di domande. Domande da uomo: non riesco a pensarmi senza carne.
Ho bisogno di garanzie, la prima: che una volta entrato non avrò rimpianti… meglio, che non avrò ricordi del mondo lasciato. Il corpo rimane, la mente attraversa il confine. Il dolore da una parte, la gioia dall'altra. Essenziale.
Secondo… non c'è nessun secondo. Il resto non lo voglio sapere. Mi basta immaginare.
Abbozzo: l'assenza di tempo. La macchina è assenza di tempo. Io penso, lei realizza: l'immediato, nessun divenire. Il mio essere si concretizza in avere senza alcuna diffrazione. Posso creare città, deserti, laghi, megalopoli o baracche; posso sviluppare oggetti volanti e tecnologie inaudite o mutare me stesso e competere all'infinito con avversari sempre diversi in qualsivoglia disciplina. Posso correre, amare, giocare, moltiplicare gli individui ed eliminarli in un solo istante, scatenare guerre e in esse "giocare" la parte del generale o del soldato in prima linea… Posso senza limiti, né dolore: un videogioco vivente. Crediti infiniti.
Il mio unico limite sono io. La distanza tra il creato e l'infinito possibile sta nella mia capacità di chiedere.
Quante cose sono in grado di chiedere prima di esaurire la riserva mentale? Quali sono i confini della mia immaginazione? Quanto grande è la mia capacità formativa? Parole, forma, contenuto, glossema. Torniamo da principio. Stanza bianca.
Ma, allora, ne è valsa la pena?

One of these days
I'm going to cut you into little pieces

Un mondo possibile: esseri umani compressi in supposte energetiche collegate a una rete di desideri.
Si può scegliere di entrare, non di uscire.
Una volta dentro, l'esterno scompare;
non provi dolore;
puoi darti piacere;
un paradiso anestetizzato contro l'esistenza terrena.
Barbaro o uomo comune. A ognuno la sua scelta.

Bel gioco Modern Warfare 2; tanticchia limitato, ma bello.


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    chrono ha scritto:
    Welcome To The Machine: Apostasia dell’esistenza umana.
     Un nuovo Trigger. Io ho la risposta: Vincé, è la pizza coi peperoni. Fidati.
  2. Seph|rotH

     
    #2
    Con gnagnera incorporata, direi.

    Cla.
  3. |Sole|

     
    #3
    Minimo!
  4. Lucael

     
    #4
    I don't like the drugs but the drugs like me.
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