Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Dostoevskij, pensaci tu!

Il Grande Inquisitore e il fardello della libertà.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Sono tornato a casa, ho fissato il monitor del portatile, il download delle canzoni era completato con successo. Non sono diverso, ho ripetuto a me stesso. Sono corso in salotto, ho dato una scorsa alle due librerie in legno sature di libri, alle mensole zeppe di film e CD originali, poi alla collezione di videogiochi in camera da letto. Tanta roba. Ma aver speso palate di soldi in B-Movie o in film d'essai, in musica Pop o pezzi di lirica, e in migliaia di pagine rilegate non fa di me, come di nessun altro, un privilegiato, una persona a cui si può concedere tutto. Ho osservato ancora il monitor del portatile, ripassato i titoli delle canzoni: brani di autori francesi e spagnoli, musica d'accompagnamento che utilizzo a teatro. Album che si trovano a fatica, solo nelle grandi città o in qualche negozio di intenditori. Altra giustificazione puerile.
Senza che me ne sia accorto, scaricare illegalmente musica e film è diventato, poco per volta, un "fare" normale che si è affiancato ai processi d'acquisto consolidati. Rubo e nessuno mi dice niente. Nessuno fa niente. Non c'è una punizione tangibile - per questo non mi sento in colpa.
Accedo a Internet e abbraccio una dimensione in cui tutto è permesso. Sono stranamente libero. Fuori no, la mia vita è soggetta a restrizioni, è regolata. Mi hanno insegnato che c'è la galera, la punizione, il senso di colpa. Ho una percezione evidente dei limiti all'interno dei quali posso "esprimermi". In Internet no. Nella Rete perdo il pudore: cosce, tette, culi, amplessi di varia natura sono a mia disposizione in pochi secondi - io stesso posso unirmi all'orgia collettiva; perdo l'onestà: mi approprio di brani ascoltati in radio, scarico la filmografia di un regista appena sentito nominare; perdo il senso della misura: opino in centinaia di forum, modulando la lingua a piacere; creo false identità, vomito pensieri in qualche blog, espando il mio essere a dismisura. Mi esibisco. Tutto con una semplicità disarmante. La coscienza va a rotoli. Basta un clic.

Il paese dei balocchi

Qualcuno dice: - Non ho soldi a sufficienza per comprare tutto ciò che desidero. Sono costretto a scaricare. Che poi per i videogiochi mi sembra pure giusto, con quello che costano! E poi, dai, condividere è bello. W la condivisione.
Belle argomentazioni. Le avrò lette decine di volte. Ma si può ancora ribattere?
Scrivere questo editoriale è faticoso, lo dico adesso, qui, in questo paragrafo, e non perché l'argomento sia delicato e difficile da trattare, ma perché non so cosa dire: è una sconfitta continua. E per la terza volta sento esplodere in me quel grido... "non è giusto". Ma non so più perché. Morale, valori, rispetto, dignità, amor proprio, senso civico… concetti che sfuggono alla presa, lasciandosi dietro una scia di colore. Li ritrovo più in là, come in attesa. Sembrano trasparenti. Non so più a cosa appellarmi.
Ok, lo faccio ora: apro il programma di condivisione, cerco una canzone a caso, compare la lista, scelgo il file e do l'invio: è così semplice. Non pensi a niente mentre lo fai, sei solo, nella tua stanzetta, non ti vede nessuno, non fai male a nessuno. È tutto lì, nel computer, che problema c'è? Chi ti viene a cercare? Chi ti può trovare? Porsi il problema sembra persino ridicolo. Lo fanno tutti, va bene così, anzi, è questo il futuro. Uno scambio libero che distrugge il possesso delle cose. Il sapere è a nostra disposizione. Abbiamo l'accesso, la chiave che apre le porte a ogni nostro desiderio. Qualcuno si sente pure un eroe: - È perché io scarico gratis da Internet che il prezzo di molti prodotti è sceso; è grazie a me che ora puoi comprare dai siti musica a metà prezzo. La "nostra" è una guerra contro le major!
Ma quando avremo distrutto la capacità creativa degli "artisti", che cosa condivideremo?

Il futuro può attendere

Avete presente "I Fratelli Karamazov" di Dostoevskij? Nel capitolo cinque della quinta parte, Ivan racconta ad Alëša una storia: il memorabile episodio del Grande Inquisitore. Cristo è appena tornato tra gli uomini, a Siviglia, il giorno dopo l'esecuzione di cento eretici. Siamo nel sedicesimo secolo. La gente lo riconosce e, tra un miracolo e l'altro, lo acclama. L'inquisitore, invece, lo fa arrestare. In carcere avviene un incontro tra i due: segue un lungo monologo dell'inquisitore - un atto di accusa nei confronti di Cristo, reo di aver concesso all'uomo la libertà. Gli uomini vogliono miracoli, misteri e autorità, afferma l'inquisitore. Vogliono essere condotti come in un gregge, avere qualcuno ai piedi del quale prostrarsi. Questa è la felicità. La libertà è un dono tremendo che arreca loro tormento, per questo io ti condanno. Lascia a me il compito di guidarli.
Perdonate il riassunto elementare: le pagine del libro sono dense e ricche di concetti profondi e complessi, contengono forse il vertice del pensiero dell'autore. Vanno rilette più volte. Tuttavia, ogni volta che si parla di libertà, non riesco a non pensare alla figura dell'inquisitore, al suo grido di dolore, all'amore per l'uomo che trabocca dalle sue parole. Ci conosce in profondità, sa ciò di cui abbiamo bisogno, sa come renderci felici: è difficile non ascoltarlo... e questo a prescindere da un discorso di fede.
Io mi ci rivedo. Quanto mi turba un ambiente apparentemente libero come quello di Internet? Come mi sento, mentre ondeggio tra una pagina e l'altra con la consapevolezza di poter scegliere tra il "bene" e il "male", senza che nessuno possa dire niente, o quasi? Riesco a sentirmi partecipe di questa massa informe, universo in espansione, di cui ogni singolo utente pare essere responsabile?
Ecco, trovo un canale che sviscera e denuncia gli eccidi perpetrati in un paese lontano; poi uno che decuplica il mio e l'altrui ego; un altro in cui posso usufruire di servizi gratuiti, un altro ancora che mi permette di appropriarmi di ciò che non dovrebbe essere mio. Chi mi aiuta a scegliere? Chi indirizza i miei passi? Chi mi dice cosa è giusto o sbagliato? Perché la Rete non ha il suo Grande Inquisitore?
Se chiudo gli occhi, riesco persino a immaginarlo: entità virtuale onnicomprensiva che ripulisce Internet, elimina il superfluo, le fonti di tentazione, le occasioni di peccato.
Ah, sospiro, che meraviglia! Tutto è lindo, lustro, perfetto, non posso più sbagliare. Mi metto l'anima in pace e vivo felice: c'è chi pensa per me.

Già, Dostoevskij ha scritto delle belle pagine, sembra stupido dirlo, ma un'utilità a questo articolo devo pur trovarla. La conclusione: mi tengo stretta la mia umanità e resisto, è una lotta contro lo sbrodolamento dell'anima, il superfluo, l'incontinenza e la mancanza di controllo. Del resto, è tutto - come sempre - nelle nostre mani: chissà che, per una volta, prima di cominciare a belare, riusciamo a fare una scelta. Qualunque essa sia.


Commenti

  1. kikuchijo

     
    #1
    però i pecoroni si annidano ovunque, non è certo dietro la legalità di un atto che ci si distingue per anticonformismo... l'acquisto compulsivo, fatto per smania di possesso, indotto da hype, marketing o quant'altro, solo perchè "legale", non rende quell'atto una scelta degna di essere rispettata a priori.
    un discorso così complesso (e molto sentito, veramente vibrante a tratti) non si può nascondere dietro il discorso dei "piratozzi" che accumulano e gli acquirenti che ponderano: rischia di farsi un discorso solamente manicheo.
    capisco la frustrazione però. io tendo per lo più agli originali, perchè non ho fretta, internet, la brutta bestia, ha dato dopo tutto anche gli albori a play.com...
    e ho anch'io l'esigenza di un Grande Inquisitore, esteso a tutte le scelte di vita (forse ci manca un padre, chissà...), ma saremmo di nuovo pericolosamente percoroni se "responsabilizzati" in virtù di una voce della coscienza sostitutiva e ecumenica.
    secondo me esistono persone che scaricano con cognizione di causa, ed hanno cartelle di file rari, introvabili, da prezzi da ladrocinio in forza di un collezionismo deteriore per la diffusione dell'opera (quanto scaricarlo, certo) ,a fianco di torri di cd originali, scaffali di dvd e libri...
    (p.s. non credo Sartre, da fiero antiborghese, avrebbe mai accettato l'utilizzo di un suo testo a sostegno di una tesi di possesso, per quanto visto in chiave "responsabilizzante").
    veramente un articolo fuori dagli schemi. complimenti.
  2. Cando

     
    #2
    Citando The Last Wish, libro da cui hanno preso il via le avventure di Geralt (protagonista poi di The Witcher), si tratta forse di scegliere "the lesser evil", il male minore.
    Danneggiare tutti in maniera indistinta o limitare l'area a cui si apporta il danno? A prima vista verrebbe sicuramente da rispondere la seconda (un po' anche per quel senso di auto-difesa che tende sempre a non volerci far ammettere che anche noi compiamo un atto illegale, parimenti a chi scarica centinaia di giochi). Ma a questo punto sorge una domanda: è forse più crudele scegliere selettivamente chi danneggiare o il danneggiamento collettivo a suon di "Tanto non lo avrebbe mai comprato, quindi i programmatori non ci avrebbero comunque guadagnato nulla"?
    Da appassionato di videogiochi sono diventato nel corso degli anni un collezionista di videogiochi e la lista di titoli che ancora devo iniziare (ancor prima di finire) è davvero lunga: manca il tempo, ma mi piace sapere che sono lì che aspettano solo di essere installati o inseriti nella console. Vorrei comprare il mondo, ma le finanze ristrette richiedono scelte oculate: può capitare di scaricare un titolo una volta ogni tanto, ma è anche probabile che poi lo comprerò originale. Play.com e soci hanno dato un ottimo impulso in tal senso.
    Il darsi un limite con gli acquisti e riconoscere il valore di ciò che mettiamo sulla nostra mensola è forse un piccolo passo in più nella direzione giusta: non ci discolpa quando scarichiamo il nuovo album del nostro gruppo preferito, prima ancora che arrivi nei negozi, ma ci rende consapevoli di ciò che stiamo facendo. E la conoscenza credo sia il primo passo per far partire quel ragionamento che può poi portarci a valutare le nostre azioni e ad imporci uno "stop" quando sentiamo di esserci spinti troppo in là.
  3. braunluis

     
    #3
    Ritardo volentieri ad un appuntamento per commentare il tuo articolo, cosi sincero, cosi umano.
    Tra le righe scopro il lavorio del tuo riflettere, l'onestà del tuo metterti in discussione. E' come una confessione.
    La tua citazione di Sartre, cosi netta, precisa, spirituale (in quanto trasforma l'operatività dell'individuo in gesto del mondo e per il mondo) è davvero molto bella. Mi ha interessato molto. Ho già avuto modo di rimarcare il mio apprezzamento per le tue riflessioni/speculazioni sull'attività del videogioco e ciò che ruota attorno al web e le dinamiche psico sociali che permette.
    Salto totalmente ogni altro elogio per scriverti solo questo: 
    Resisti.
    Resisti dall'assalto dell'avere, credendo che abbia ormai vinto in virtù di quello dell'essere. Resisti dal credere che, a causa della permissività del web e della preservazione del nostro anonimato, la morale degli internauti sia cosa superflua.
    La libertà "web based" che oggi possediamo è un dono d'amore da lungo agognato. Semplicemente possiamo nettarci i piedi su, senza complimenti, quando ne abusiamo. E' un prezzo da contemplare.
    L'Inquisitore non conosce questo amore. Ecco perchè il ritorno del Cristo lo infervora. La libertà che il mondo possiede, di scannarsi o masturbarsi a morte stuprando scopicamente immagini e video su internet, è un abuso dell'amore per quella libertà ideale di comunione tra gli uomini, tanto auspicata.
    Al solito, è l'uomo il colpevole. Non Dio, Cristo o.
    La pornografia è l'apice illusorio di un insano possedere. L'uomo spersonalizzato che "gioca" virtualmente con le immagini di uomini (tette culi cosce ecc)... altrettanto spersonalizzati. Il paragone con il virtuale del videogioco è lampante: giochiamo virtualmente con simulacri che non sanno né chi siamo noi videogiocatori, né perché stiamo abusando di loro. Semplicemente loro si vendono a noi. A nostro uso e consumo.
    E probabilmente la maggior parte dei consumatori di pornografia sono videogiocatori.
    Niente accade in questo virtuale, se ci rifletti.
    Eppure la coscienza si smuove. La tua in questo caso. Ed è qui che s'annida il punto nodale che fa la differenza. 
    Perché sei tu colui che sa fermarsi a pensare "Non è giusto", inceppando il meccanismo naturale di chi affonda le braccia nel minestrone credendo di appropriarsi di tutto.
    Sei tu che hai investito denaro nel'acquistare originale, dando un senso al tuo lavoro e tributando poi all'essenza estetica/artistica di una confezione di gioco il massimo riconoscimento possibile.
    Come cantava un tempo Ferretti: "Sei tu Chi può darti di più!".
    Mi permetto di scriverti questo avendo notato la sensibilità con la quale torni a questi temi, dei quali anch'io spesso mi domando. La libertà ha un prezzo: comporta la responsabilità di emanciparsi da molte cose. 
    .
    C''è chi dice che ciò che non si vede non esiste. Come un internauta che naviga in segreto, e nessuno lo vede. Cosi crede lui.
    Ma è proprio questo il magnifico fraintendimento insito nel vivere. La differenza tra lo spirito e l'assenza di esso.
    Lo puoi vanificare. Lo puoi fingere d'ignorare.
    Ma non gli puoi sfuggire.
    Riconoscendone in me, e in tutto l'operatività, io continuerò a fermarmi, ad arrestarmi ogni volta che lo vedrò, che lo sentirò volare volare basso, lottando, pensando tra me e me "Non è giusto".
    Insomma, io resisto. Ed è davvero tanto.
    .
    Tu?
    ;)
  4. crudelio

     
    #4
    Sai qual è il problema, Chrono? Proprio il Chrono, il tempo. Perché un uomo è, come diceva Sartre, responsabile di tutta l'umanità, ma viene anche travolto dallo scorrere del tempo, e non può non tenerne conto. Per cui a seconda della diversa collocazione cronologica rispetto al resto dell'umanità, deve provare un diverso tipo e grado di responsabilità. Cioè: io mi sento responsabile in maniera diversa rispetto ai miei contemporanei di quanto mi senta nei confronti di gente e fenomeni "che furono" o "che saranno". Per esempio, nei confronti della pirateria della prima PlayStation, io oggi non posso sentire le stesse cose che sentivo quando quel fenomeno lo vivevo in diretta. Tu oggi ti infastidisci giustamente, come hai scritto nell'articolo, quando qualcuno accampa la scusa "io scarico i giochi quindi è merito mio se i prezzi diminuiscono". Balle. Ma balle se contestualizzate nella loro contemporaneità. Ficcale nel wormhole del tempo e tra dieci anni potrebbero diventare preziosi tasselli di un insegnamento. Anche a me facevano ridere quelli che accatastavano giochi piratati ai tempi della prima PlayStation. Ma oggi capisco che il fenomeno della pirateria, di cui questi individui erano a loro modo protagonisti, serve in qualche modo a non far sentire né i fruitori né le major divini e onnipotenti. Suvvia, un videogioco, una canzone, un film, sono cose meravigliose, ma sono pur sempre quello che sono: videogiochi, canzoni, film. Né un sincero appassionato che li vive intensamente come te, né una megacorporation che li diffonde con tutta la sua potenza saranno mai delle divinità per questo. Per cui, stizzisciti pure con quei bambascioni di scaricatori selvaggi, ma vogligli (ehm, vogligli???) pure bene.
  5. Origami

     
    #5
    secondo me state andando un pò troppo in là.... per me il succo era nel fatto che come l'amico scaricava giochi lui scaricava canzoni. semplicemente, se nn ti interessa *davvero* quello che stai scaricando, è difficile resistere alla tentazione di averlo subito, senza stress e gratis via internet. alla fine a tutti piace avere la roba originale, se è qualcosa a cui si tiene.... magari l'amico con 2000giochi ai piedi ha solo nike originali da 150€, mentre io che pure ho solo (be, quasi) giochi originali indosso scarpe cinesi da 15€^^
  6. Gidus

     
    #6
    Bel pezzo, complimenti davvero ;)

    Io penso che per noi videogiocatori il problema morale, è un problema di comodo, un modo per ingigantire il nostro ego, un modo per sembrare giusti di fronte al mondo "pirata". Compriamo solo roba originale e ostentiamo la nostra condotta esemplare perché dobbiamo giustificare tutti i soldi che abbiamo speso. Diamo valore a quelle copertine di plastica, le carichiamo di aspettative e sogni, perché esse rappresentano la nostra passione oltre che un importante investimento di risorse. E poi vediamo il primo piratozzo di turno che si masterizza l'ultimo giochino uscito: "è un'ingiustizia". "Io me lo sono sudato e tu no", "al rogo, pirata, al rogo!". Su un forum poi è ancora più facile, con la nostra maschera possiamo dire di tutto, accusare, ciarlare, ma soprattutto nascondere i nostri "peccati".
    Nessuno di noi è un santo, tutti hanno qualche scheletrino nell'armadio. Chi può vantarsi di avere un'etica esemplare?
    L'uomo è questo, è un opportunista di natura, non si può sfuggire a questa legge: quando si tratta di ostentare i  pregi siamo tutti bravi, quando si tratta di riconoscere che siamo nel torto tutti tacciono. Per questo, prima di sparare sentenze e credere di essere dio sceso in terra è necessario, ogni volta, un attento esame di coscienza...
    Non ci sono solo i videogiochi, ci sono tanti modi per essere opportunisti e "piccoli truffatori" ed ognuno pesa in egual misura. Anziché continuare ad accusarci, dovremmo fare un po' ammenda, riconoscere la nostra natura egoista, accettarla perché questa è. "Vivi e lascia vivere".

    "Tu pirati i giochi, io non pago le multe."
    "Tu pirati i giochi, io viaggio gratis sui mezzi i pubblici".
    "Tu pirati i giochi, io scarico musica"
    ...

    E si potrebbe continuare all'infinito. Usciamo da questo forum e scopriamo che ci sono diversi mondi quante sono le menti su questa terra, così ci sono diverse priorità e diverse passioni...ed ognuno tiene alle sue in maniera particolare...
    Il pezzo di Chrono è esemplare:

    "Ho alzato la testa: il ragazzo si era fermato poco più in là, stava
    palleggiando. Ancora qualche minuto e la partita sarebbe cominciata.
    Sono andato verso di lui. Non sapevo bene come spiegargli le cose che mi
    frullavano in testa, ma non mi importava della forma, quanto della
    sostanza: stai facendo una cosa sbagliata, pensavo. Questo era il
    concetto. "Non è giusto!", avrei voluto dire. Non è giusto: l'urlo di un
    bambino indifeso.
    Invece ho rallentato, non riuscivo più ad andare avanti, i miei passi si
    erano fatti pesanti. Mi sono ricordato che a casa avevo lasciato il
    portatile accesso, un noto programma di condivisione file in funzione,
    qualche canzone in lista da scaricare. Mi sono fermato. Sono anch'io uno
    di loro. Con che coraggio posso sostenere il contrario? Il mio dire è
    morto in partenza. No, non ho mai scaricato un gioco; no, non ho mai
    inserito in una console un CD masterizzato; sento il bisogno di dirlo,
    di ricordarlo a me stesso. Troppa grazia, non significa niente. Il
    videogioco per me è "sacro", ha valore. Per quel ragazzo che palleggiava
    no, per lui Mass Effect 2 è come una canzone dei R.E.M., come l'ultimo
    film di Tarantino. Cose a sua disposizione. Basta un clic."
  7. Delafondia

     
    #7
    Sono rimasto molto colpito dall'articolo e dalla tua profonda riflessione; in molti passaggi sembrava che fossi io a scrivere, ma credo di aver superato gia' da tempo il dilemma morale, eppure mi sento esattamente come te. Ho creduto che la risposta dovesse venire dall'esterno, perche' dentro di me non riuscivo a trovarla. E' da qualche tempo, infatti, che cerco di trovare la risposta alle mie domande su internet, un sito che spiegasse perche' la pirateria e' sbagliata, ma come ti dicevo, non in termini morali, ma concreti, pratici, e oggi leggo questo editoriale, proprio su nextgame, il sito che apro almeno cinquanta volte al giorno. Con un po' di tristezza scopro, pero', che non c'e' altra risposta se non quella che temevo e chi mi sono dato gia' da tempo: i giochi originali li compro perche' cosi' mi piace. E forse' l'unica vera risposta, ma non appaga, perche' chi scarica o compra solo usato, fa un torto a cio' a cui noi diamo valore. Il mio discorso e' leggermente diverso dal tuo, ma forse anche in modo significativo, perche' per me la morale non c'entra proprio nulla, ne' tantomeno scatole colorate e dischi serigrafati; mi rode proprio il fatto che io spenda soldi per nutrire e far vivere un settore da cui anche i pirati traggono giovamento. E' come pagare le tasse sapendo che c'e' chi evade il fisco, chi fa la colletta per il caffe' e chi beve a scrocco. Nei primi due casi, e' fondamentalmente illegale, ma diventano, se vogliamo, immorali (e quindi anche il terzo caso) nel momento in cui danneggiano terzi. Non e' vero che scaricare non fa male a nessuno! Fa male a me che pago, ma soprattutto e' un ragionamento che non ha fondamenta. Non riesco proprio a vivere, seguendo una filosofia di vita che si basa su equilibri precari se non addirittura inesistenti da un punto di vista logico. :berto: Non pagare = no videogiochi. A questo punto il discorso cade inevitabilmente sui propri peccati; tu hai citato musica e film. Personalmente usufruisco davvero in maniera infinitesimale di contenuti scaricati, pur facendo pero', com'e' stato commentato da qualcuno, altri "peccati" di egual misura, per cui e' inutile limitare il discorso solo ai contenuti digitali. Partendo da questi, pero', si puo' arrivare ad un concetto generale. Io scarico cio' che ritengo sia legittimo che io scarichi. Un esempio: In TV il lunedi' c'e' il mio telefilm preferito, ma non riesco mai a vederlo. La mattina dopo lo scarico dalla rete e lo guardo la sera. Sara' illegale, ma difficilmente immorale. Internet e' un dono, e' liberta', ma alla fine sta a noi porci dei limiti secondo la nostra idea di giusto. Persino Nietzche, che parlava di Super Uomo e inneggiava a qualsiasi comportamento che fosse pro vita, considerava fondamentale avere una morale, perche' una vita selvaggia senza ne' limiti e restrizioni era indegna anche per il Super Uomo, purche' quei limiti fossero decisi dall'uomo stesso e non imposti dall'esterno. E' forse un'interpretazione forzata e tendenziosa la mia (ma chi non l'ha fatto con Nietzche?), ma credo di aver espresso il concetto.
    PS: quando parli del Grande Inquisitore della Grande Rete mi hai fatto venire in mente le fasi di gioco finali di Metal Gear Solid 2. 
  8. Delafondia

     
    #8
    Il discorso l'avevo concluso, pero' poi mi sono un po' perso e  ho dimenticato di aggiungere che un altro aspetto da considerare quando si comprano videogiochi (ma vale per qualsiasi altra cosa) e' anche la qualita' della vita che scegliamo. Ricollegandomi anche a chi parlava di scarpe costose e cinesi, il concetto e' lo stesso anche per i giochi. Compro giochi originali perche' scelgo la qualita' che sta nel prodotto fisico, nella collezione da tenere in mostra, nell'odore del libretto da sfogliare, nel benessere di godere a 360 gradi l'esperienza. Se le confezioni non servissero a nulla, perche' spendeci tempo per farle belle e colorate? Questo contraddice in parte quello che dico nel post sopra, ma li' cercavo di spiegare dov'era la mia frustrazione, e forse puo' anche essere una giustificazione alle folli spese, come qualcun'altro diceva, ma la realta' e' comunque questa. Tenetevi le vostre copie tarocche, che se giocate online vi bannano; scaricatevi i DivX, io mi godo i miei Blu-ray; compratevi i vostri lettori economici e brutti, io mi tengo il mio iPod. Ognuno, alla fine, puo' dire la sua, ma... chi scarica i giochi credendo di essere furbo mi fara' sempre incazzare!
         
  9. |Sole|

     
    #9
    Delafondia ha scritto:
    Io scarico cio' che ritengo sia legittimo che io scarichi. Un esempio: In TV il lunedi' c'e' il mio telefilm preferito, ma non riesco mai a vederlo. La mattina dopo lo scarico dalla rete e lo guardo la sera. Sara' illegale, ma difficilmente immorale.


    Sicuramente immorale non è. E il discorso della legalità, in fondo, è legato soprattutto al fatto che chi la determina, la legalità, è ad anni luce di distanza dalla realtà delle cose. Secondo me tu non fai nulla di male, scaricando la puntata del telefilm che *hai comunque il diritto di vedere*. Nessuno può negarti tale diritto perché tu, alla mattina quando viene mandato in onda, non puoi stare davanti alla TV. Se avessi un PVR, se avessi un videoregistratore, sarebbe la stessa cosa.

    Il problema, appunto, è che il mondo, la tecnologia vanno avanti, e chi dovrebbe legiferare è fermo all'età della pietra, per non parlare di chi produce i contenuti. Oggi su DDay.it c'è una notizia che riporta uno studio nordeuropeo, secondo il quale il danno causato dal Peer 2 Peer è risibile, e che profila chi scarica (su numeri generali, chiaramente) come l'utente che poi spende di più. Chi scarica più musica, compra più musica. Chi scarica più musica, compra più merchandising dei gruppi che ama e più biglietti per i loro concerti. Chi scarica più film, compra più film e in generale va di più al cinema. Chi scarica più videogiochi, facilmente è chi compra più videogiochi.

    http://www.dday.it/redazione/1432/Ma-davvero-tutta-colpa-del-P2P.html

    E' vero? Probabilmente sì, sui grandi numeri, anche se di certo esiste uno zoccolo duro di zecche e parassiti che scaricano e basta.

    Il punto, però, è che certe limitazioni anacronistiche invitano eccome la gente a usare i circuiti Peer2Peer. Io non ho un solo film scaricato da Internet, ho una parete di DVD e Blu-ray dietro di me, tutti pagati moneta sonante: ma è possibile che per portarmi un film sull'iPad da vedere in aereo debba tirarmi delle sbatte disumane? Farei prima a scaricare il divx (che comunque devo convertire, perché iTunes, per quanto sia un servizio "avanti" rispetto al resto, è e resta legato a logiche insopportabili). Il MIO film, di cui ho diritto di farmi una copia privata, lo devo prima de-criptare su HDD perché altrimenti non si può.

    E, ROTFL, ci sono ora le copie digitali! Figata. Peccato che siano WMV, riproducibili solo su PC e che il codice che mi viene dato, dopo un po', scade. Scade? Ma siamo matti? Non è che i miei soldi, che vi ho dato sonanti, dopo un po' scadono.

    Ed è così in mille cose, dal videogioco che ha le protezioni e ti chiede procedure menosissime di sblocco (quando non l'installazione su PC di veri e proprio malware), limitazioni che rompono i coglioni solo a TE che l'hai comprato ORIGINALE, mentre il pirata disattiva e se ne sbatte.

    Siamo all'età della pietra perché il modello distributivo è del paleozoico antico. Perché ci sono tutti i passaggi che vanno foraggiati di denaro, altrimenti il sistema non funziona. Non vedo perché io, italiano dotato di una buona conoscenza dell'inglese, non possa collegarmi alla ABC con l'app dedicata per iPad e guardarmi - PAGANDO - l'ultima puntata di LOST. Non posso farlo perché la logica distributiva prevede che io paghi Sky e lo veda lì. Bene, lo faccio, sono abbonato alla pay-tv da quando era sull'analogico terrestre. E quindi, io il diritto di vedere LOST ce l'ho tutto. Qualsiasi sia il mezzo, perché sono anni che ce la menano che quando si compra un DVD si compra la licenza d'uso e non il supporto in sé. Ma ce lo impediscono, perché altrimenti tutto il castello di carte crolla. E forse sarebbe pure ora che crollasse.

    Personalmente, non ho il tempo di giocare-vedere-godere di tutte le opere in originale che compro (e di quelle che ricevo, grazie al lavoro che faccio), e oggi non scarico davvero niente, ma niente proprio. Ma qualche anno fa mi sono scaricato tutta l'ultima stagione di Six Feet Under, perché Cult che la dava aveva fatto non ricordo quale casino con gli orari e me n'ero perso qualche puntata. E' davvero illegale, quello che ho fatto? Io il diritto di vedere quella serie l'ho pagato, abbonandomi a Sky.

    E quando mi guardo la partita della Sampdoria a Tokyo pescando dai feed cinesi, che mi ripetono lo stesso segnale di Sky Sport che vedrei a casa (anzi, peggiore qualitativamente), faccio davvero una cosa illegale? E se uso un encoder collegato al mio decoder (il LocationFree lo fa Sony, mica un pirata) che mi fa lo streaming diretto su Internet del canale e posso vederlo solo io? E' illegale? O è forse che è non dico illegale, ma anacronistico come minimo il sistema che determina il mezzo con cui posso godere del contenuto che ho pagato?

    Ciò non toglie, ripeto, la sclero che mi prende quando sento conoscenti o gente in generale che si bulla del fatto che "scarico qui, scarico là, scarico tutto". E quanto detesti, tra questi, il sottoinsieme dei "Robin Hood" che si nascondono dietro a giustificazioni tipo "così imparano ad abbassare i prezzi, costano troppo e io scarico perché se lo meritano bla bla bla". Balle.

    Ma ho finito, da anni ormai, di litigare per queste cose. Chi vuole, faccia, e se ne assuma le responsabilità. Morali, giuridiche, tutto. Ma ciò non significa, per tornare a quanto quotato in partenza, che l'accesso a nuovi sistemi distributivi sia in sé illegale, visto che la legislazione non li capisce, o - addirittura - immorali. E ci mancherebbe pure.
  10. gahn

     
    #10
    |Sole| ha scritto:
    Il problema, appunto, è che il mondo, la tecnologia vanno avanti, e chi dovrebbe legiferare è fermo all'età della pietra, per non parlare di chi produce i contenuti.
      Mi trovi d'accordo su tutto. Non c'è bisogno di citare filosofi o usare paroloni per esprimere questo semplice concetto ;)


    G.
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