Trigger

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Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Shiren contro Shiren

Dal campo di stelle alla terra delle banane.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Mi trovo in treno. Il viaggio è cominciato. Saint Jean Pied de Port dista quindici ore di treno da Mestre Venezia, ho preso l'Intercity notte. La cabina è angusta, c'è puzza. Ho fame, ma non mi va di spendere sei euro per un panino. A volte so essere tirchio. Devono essere le undici, le luci sono spente, gli altri passeggeri dormono. Beati loro. Accendo il Nintendo DS, la musica a zero, il solo rumore dei tasti. Purtroppo non ho potuto stampare da Internet la lista degli oggetti che compongono l'inventario di Shiren 4; sono una quantità enorme, divisi in spade, scudi, aste, vasi, pergamene, amuleti, bracciali, banane, frecce e sassi. La traduzione in inglese mi avrebbe aiutato. La mia stampante è rotta, tutto qui. Sarà doppiamente dura, forse impossibile. Ma tanto, gioco per giocare, a sfidare il titolo seriamente ci proverò una volta tornato a casa. Penso a quante ore Shiren 4 mi terrà occupato. Cento? Duecento? A volte, quando si sente qualcuno dire di aver giocato a un titolo tanto a lungo, si pensa subito a una forma di mania, a un'esagerazione, a qualcosa che non va, insomma. Spendere un certo numero di ore in dieci titoli è più sano che spenderne altrettante in un titolo solo. Chissà perché. L'importante, per me, è che le ore dedicate a un gioco siano vive: l'esperienza deve essere divertente e non ripetitiva. Desidero sentirmi coinvolto dall'inizio alla fine dell'avventura, come se stessi leggendo un libro appassionante. Da uno Shiren posso aspettarmi questo.
Mentre il logo del gioco compare nello schermo luminoso del Nintendo DS pregusto quello che verrà. La notte la passerò in bianco.

Il villaggio nel quale si comincia l'avventura è situato in luogo misterioso: l'isola delle banane. Shiren ci è arrivato a seguito di un naufragio. Deve affrontare uno strano tiranno e salvare la figlia di quest'ultimo, tenuta in ostaggio dai nativi del luogo. Trentasei piani da superare tutti in una volta sono ciò che lo divide dalla vittoria - il completamento della modalità storia, ovvero un grande tutorial che spiega, a suon di bastonate, molti degli aspetti caratterizzanti il gioco, poi sviluppati nei labirinti tematici. Alcune novità sono salienti: il giorno e la notte, le abilità di Shiren, il particolare sistema di potenziamento delle armi. La notte è una minaccia angosciosa. Introduce un elemento destabilizzante: mostri talmente forti che possono uccidere in un colpo solo anche uno Shiren armato da capo a piedi. Il silenzio regna sovrano, solo occasionalmente disturbato da ululati e dal rumore di demoni che salgono di livello, dopo aver ucciso un loro simile. Ogni passo è pesante, non si vede niente, un nemico può sbucare all'improvviso. Shiren ripone la spada e accende un lumino, almeno si vede qualcosa, ma era meglio al buio: esseri crepuscolari si rincorrono per sbranarsi. Uccidono Shiren quando lo inquadrano.
La prima morte è terribile. Non te l'aspetti: un colpo e puff, Shiren raso al suolo... bisogna ricominciare dal principio, senza soldi né oggetti, se non quelli salvati nel magazzino del villaggio; mentre le armi possono essere salvaguardate tramite un servizio apposito, che costa quel tanto che basta da renderlo inaccessibile per le prime ore di gioco. Morire nella modalità storia, però, non è così frequente: Chunsoft ha deciso di aiutare il più possibile il giocatore. Non siamo ai livelli di Shiren DS o di Shiren DS2 (rifacimenti facilitati degli episodi originali), ma tra abbondanza di vite, pergamene che permettono di tornare al villaggio base quando si vuole e strane erbe che svolgono ambo queste funzioni, perdere tutto è raro: la difficoltà estrema dei primi capitoli della saga sembra un lontano ricordo.

Mentre il treno continua a correre sui binari, la puzza nella cabina ha raggiunto livelli di guardia. Un ragazzo sta mangiando qualcosa, un piatto aromatico di origine araba (o indiana, non so) il cui odore punge il naso e arriva dritto al cervello. Mi annuso le ascelle. Puzzo più del piatto, meglio continuare a giocare. La modalità storia non l'ho nemmeno cominciata, sono rimasto del tutto rapito dai rebus presenti in un negozio del primo villaggio. Come in Shiren uno, per impratichirsi con il gioco si possono affrontare delle prove. Allora erano i "problemi di Fay", una serie di stanze abitate da mostri di vario tipo, ai quali sopravvivere grazie agli oggetti inseriti ad hoc. Erano prove favolose, alcune delle quali molto complesse (impossibile dimenticare il maiale spara cannonate che bisognava dribblare per raggiungere l'uscita). In Shiren 4 le cose sono diverse: da una parte ci sono prove come quelle descritte, ma tanto banali e semplici da non costituire il benché minimo problema, dall'altra troviamo stanze zeppe di statuine dalla forma di mamul (la mascotte della saga), che bisogna spostare in appositi spazi per risolvere l'enigma proposto, utilizzando quanto messo a disposizione (trappole, aste, armi e via dicendo). Roba da diventare matti. Il professor Layton scompare a confronto di alcuni puzzle proposti. L'ultimo è un inno alla follia. Il giorno in cui Koichi Nakamura deciderà di tornare a sviluppare puzzle game, oltre a sound novel e a fushigi no dungeon, ci sarà da divertirsi. Al momento, ci possiamo accontentare.

Che Chunsoft si diverta a sfidare il giocatore e che Shiren 4 sia di una difficoltà abissale lo si capisce dopo la conclusione della modalità storia: dieci o venti ore dopo aver iniziato il gioco. Shiren torna all'isola di partenza. Con sé ha l'intero bagaglio di oggetti, racimolato a fatica per vincere la partita. Il villaggio è a un passo, ma improvvisamente compare un vortice nella sabbia che ostacola il passaggio: è l'ingresso di un dungeon... ma non di un dungeon qualsiasi, quello finale, quello da 99 piani, dove si parte a livello uno, senza niente, e ogni oggetto trovato lungo il percorso è non identificato (per capire la funzione di qualsiasi item bisogna usarlo, rischiando di subire effetti nocivi).
Oh che bello! Non poteva mancare un'evoluzione del mitico Fay's Final, è chiaro... sì, però adesso fatemi passare, cioè devo tornare al villaggio, vedere cosa è successo, depositare gli oggetti, soprattutto depositare gli oggetti... dove è l'uscita? Shiren è bloccato sulla spiaggia. Il villaggio a destra, il vortice in mezzo. Mi state dicendo che devo entrare nel dungeon e rinunciare alle mie cose?, chiedo stralunato a un ipotetico interlocutore.
Sì, Chunsoft invita il giocatore ha lasciarsi tutto alle spalle. Non conta aver risolto la modalità storia, non contano i labirinti extra che ci saranno dopo, non conta più niente: solo entrare nel labirinto sovrano e restarci dentro fino a conclusione.
Hai il coraggio di metterti a nudo?

Il Cammino insegna la differenza tra il superfluo e il necessario. Un motto che mi sono ripetuto ogni volta che la tentazione di comprare qualcosa stava per avere il sopravvento: un paio di scarpe in svendita, una camicia di marca a prezzo stracciato, un libro da leggere, un salame da portare a casa. Peso in più che mi avrebbe frenato. Ma non è solo una questione di fisico. Sono gli stati d'animo negativi la prima cosa da lasciarsi alle spalle... ma non è a essi che pensavo mentre mi trovavo in un negozietto di chincaglierie a Logroño.


Commenti

  1. Sempavor

     
    #1
    Chapeau, Mr. Ercole. :)
  2. TraXtorM

     
    #2
    Mistery Dungeon: Chrono The Next Wanderer.
  3. Dna

     
    #3
    quando ho fatto il viaggio in spagna del nord ad agosto verso santiago de compostela, che consiglio davvero a tutti, dopo aver passato una nottata a bere qualche buon tinto barricato, a farmi delle mangiate di carne alla griglia o a bere sidro a oviedo, quando vedevo i viandanti per strada sotto il sole d'agosto non ho mai potuto fare altro che pensare " ma come cazz fate a farvi tutta sta strada a piedi sotto il sole cocente di agosto"...in quei momenti ho davvero capito come l'aria condizionata in macchina sia una figata pazzesca...

    però arrivato a santiago, ho parcheggiato distante dal centro e mi sono fatto tutta la salita a piedi fino alla chiesa, a metà salità ero in affanno e mi sono dovuto aiutare come un bastone tipo Gandalf, sono arrivato in cima che sembrava avessi fatto il cammino partendo dal caucaso....

    comunque davvero /respect per aver fatto il cammino a piedi da solo, davvero una prova di forza!
  4. Andrea_23

     
    #4
    Apperò : D.
    Al ritorno treno però, no? :___D
  5. Zakimos

     
    #5
    Mi prenderò il mio tempo per leggere tutto, ma dopo solo la prima pagina, devo ripetere il mantra che accompagna ogni trigger da anni: sei un fottuto genio XD
  6. bocte

     
    #6
    Ho letto avidamente questo 'testamento' ancora qualche giorno fa ma ci ho messo un pochino a metabolizzare solo la 'scorza' di tutto quello che sottende.
    Shiren, il Cammino, la frustrazione e la determinazione, il Tormento e l'Estasi...
    Queste sono tra le pagine più dense ed emozionanti che io abbia mai letto in questo sito (ma non solo) e per me il tuo miglior pezzo di sempre.
    Grazie davvero di cuore.
  7. chrono

     
    #7
    Grazie di cuore a voi che leggete i miei testi e li commentate. Ogni mese è un piacere "inventare" qualcosa da proporvi.
    .
    Su Shiren e il Cammino torno a breve, su questo thread, ho miriadi di cose da raccontare.
  8. TraXtorM

     
    #8
    chrono ha scritto:
    Grazie di cuore a voi che leggete i miei testi e li commentate. Ogni mese è un piacere "inventare" qualcosa da proporvi.
    .
    Su Shiren e il Cammino torno a breve, su questo thread, ho miriadi di cose da raccontare.
     Chrono, che ne pensi di recuperare quel super post dove hai descritto la scalata al Fei?
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