Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Shiren contro Shiren

Dal campo di stelle alla terra delle banane.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Sono seduto ginocchioni davanti a una cesta: all'interno di essa trovano posto una quindicina di titoli per Mega Drive, vedo Twin Cobra, Zero Wing e altre carinerie in versione europea. Le condizioni delle scatole sono ottime, il prezzo esiguo, la tentazione tanta. Almeno quattro titoli mi chiamano. "Compro!", vorrei urlare al proprietario, prima che un improbabile ragazzino spagnolo entri nel negozio e con abile mossa mi soffi da sotto il naso le adorate scatolette. Io lo spagnolo non lo so parlare, come faccio a spiegare che sono arrivato per primo! Eppure tentenno. Dove le metto? In zaino? Neanche a parlarne. Le porto in un sacchetto per oltre cinquecento chilometri? Ma siamo matti, già ci sono borraccia e bastone a impegnarmi le mani. Mi alzo. In realtà non ho dovuto riflettere a lungo, l'azione è venuta spontanea. Sono uscito, a mani vuote. Oggetti che sarebbero stati imprescindibili in un contesto abituale, perdono di sostanza laddove scade la loro utilità: ludica, estetica, esistenziale. La collezione dipende dal collezionista, non il contrario. E collezionare è un atto di libertà, che soggiace allo stato d'animo di colui che colleziona. Bella storia. A distanza di giorni, son qui che mi rodo il fegato... che cosa ho lasciato, che cosa ho lasciato?! Fossimo in un forum, accompagnerei il testo con una faccina che ride.

Ho risposto di no. Alla domanda di prima, dico. Ce l'hai questo coraggio? Macché... ha vinto la paura di perdere quello che avevo accumulato. Ho messo in pausa, vediamo cosa succede mi sono detto. La pausa è un salvataggio temporaneo, che permette di interrompere la partita in qualsiasi momento e di riprendere a giocare a piacere quando più lo si desidera. Non si può salvare alcunché, in sostanza, si riprende dal punto in cui ci si era fermati. Torno alla schermata di presentazione, scorro le scritte giapponesi del menu, avvio il gioco e cosa succede? Shiren è nel suo letto, in una casetta del primo villaggio, con l'equipaggiamento intatto. Non manca niente. Il dungeon finale è ancora lì, solo che adesso vi si può accedere a piacere, raggiungendo la spiaggia. Senza rischiare niente: basta depositare gli oggetti. Chunsoft me l'ha fatta. Immagino Nakamura che ride. "Sei troppo legato agli oggetti, ragazzo", dice mentre sghignazza. "Se vuoi superare le prove successive, fa affidamento solo sulle tue abilità, la tua destrezza. Fidati di quello che trovi lungo la strada, e non dipendere da alcunché", conclude divertito, dandomi una pacca sulle spalle. Approvo in silenzio. Ho fallito, maestro. Ma sono pronto a ricominciare.

I campi di grano sono surreali. Che altro puoi pensare mentre, sotto un sole cocente, attraversi distese infinite e piatte di campi coltivati? A sinistra grano, a destra grano, avanti e indietro grano. Il cielo una macchia azzurra senza nuvole. Il sole una sfera incandescente. Che caldo! Quanto manca? Ma questa è la Spagna o gli Emirati Arabi, accidenti? Sono a poca distanza da Leon (poca distanza in macchina, a piedi sono almeno quattro giornate di marcia), nel mezzo del deserto. Già deserto... come chiamare, altrimenti, le Mesetas? Un altopiano infinito, a ottocento metri sul livello del mare, fatto unicamente di... grano... e quattro case quattro ogni trenta chilometri. Di fontane solo il ricordo. Sono incazzato come una iena. Ma l'espressione non rende l'idea. La tappa del giorno avrebbe dovuto terminare a Bercianos del Real Camino, dopo trenta chilometri di ansante peregrinazione nel nulla di questa macchia gialla (grano). Ma sono comparse le cavallette. Le cavallette sono gli sciami di ragazzini legati alle associazioni cattoliche, agli scout, o a chicchessia, fate voi. Masse di adolescenti che hanno un unico consistente difetto: essere composte da decine di individui che godono di un trattamento speciale... pulmini che li precedono e prenotano i posti negli ostelli (cosa che non si potrebbe fare, no, no, e no… c'è scritto in tutti i regolamenti, ovunque, persino fuori dagli stessi edifici!). A Bercianos era tutto completo. Todo pieno, ripeteva il simpatico "ospitalero", todo pieno. La massa di cavallette era chilometri indietro, chilometri! Ostello vuoto, ma pieno. Una contraddizione che avrebbe fatto impallidire Aristotele.
Mi trovo, quindi, sulla strada che porta a El Burgo Ranero, a tre chilometri dal paese precedente, a quattro dalla meta... un'altra ora abbondante di maratona sotto il sole cocente: ho fame e niente da mangiare, sete e quasi nulla da bere. Dov'è il mio buon samaritano? Mi rannicchio sotto l'unico albero presente nella zona, l'ombra è esigua, quasi un miraggio. Mi metto a giocare. Non mi importa più di niente. Gioco. E penso a quel ragazzino che reggeva in mano un Nintendo DS, come il mio. Ok, il suo era DSi. Finalmente una forma di vita giocante, mi ero detto, una testimonianza di videogioco in essere, un... stava spiegando all'amico che l'R4 gli permette di scaricare tutto quello che vuole, gratis.
Sono incazzato come una iena.

Due tocchi e sei morto. Non conta il numero dei punti vita, non la potenza delle armi. Due tocchi e sei morto. La regola vale nel primo, quanto nell'ultimo dei piani: il 99. La "Cava dei due colpi" è forse la sfida più gagliarda di Shiren 4. Un'idea semplice, in apparenza banale, ma dai risvolti complessi. Arrivare all'ultimo piano è impresa vera. Bisogna mettere in conto almeno una ventina di ore di tentativi. Per entrare nella logica del labirinto, è bene tenere a mente che si può abbattere qualsiasi mostro, anche il più potente, quello che di solito ha duecento punti vita, con due colpi. Un drago grado quattro vale quanto un fantasmino grado uno. Dura da accettare. La paura dilaga, di fronte a ogni mostro, si radica nel midollo, i pericoli non finiscono più, e la pace dello spirito è una chimera: quel sospirato traguardo in cui si può dire - ah!, finalmente sono abbastanza potente da camminare tranquillo – non arriva mai. Mai. La morte è in agguato: eccomi, sono di fronte a un panda corazzato. Lo colpisco, i suoi punti vita scendono a uno. Lui colpisce me, mi succede altrettanto. Cammino all'indietro per recuperare energia: adesso ho due punti vita. Attacco il nemico pensando di abbatterlo, ma lo manco, lui ribatte e mi rimanda a uno; prima che io possa fare un altro passo indietro e recuperare energia (questo dungeon è una sorta di balletto) mi centra un vaso lanciato da un kappa che era nei paraggi. Morto.
Le situazioni rasentano l'assurdo: zucche volanti che attraversano i muri e circondano Shiren in due direzioni, trappole che fanno comparire cinque nemici intorno a Shiren, mostri che colpiscono a distanza, frecce, cannonate, lingue infuocate, sassi;,strani cosi che risucchiano Shiren e qualunque essere presente nei paraggi, creando stanze zeppe di nemici... e via di questo passo. In questo dungeon non c'è la notte, le stanze non cambiano forma, i corridoi sono per lo più luminosi: insomma, mancano alcune delle caratteristiche più pericolose presenti in altri dungeon, eppure bastono le abilità dei mostri a rendere l'avventura estrema. Per ogni acciacco c'è una pomata, si diceva, e allora imparo, poco per volta, a difendermi: erbe che accelerano il passo, altre che rallentano quello del nemico, aste che proiettano Shiren da un capo all'altro del piano, altre ancora che allontanano il nemico, lo colpiscono a distanza e lo rallentano.


Commenti

  1. Sempavor

     
    #1
    Chapeau, Mr. Ercole. :)
  2. TraXtorM

     
    #2
    Mistery Dungeon: Chrono The Next Wanderer.
  3. Dna

     
    #3
    quando ho fatto il viaggio in spagna del nord ad agosto verso santiago de compostela, che consiglio davvero a tutti, dopo aver passato una nottata a bere qualche buon tinto barricato, a farmi delle mangiate di carne alla griglia o a bere sidro a oviedo, quando vedevo i viandanti per strada sotto il sole d'agosto non ho mai potuto fare altro che pensare " ma come cazz fate a farvi tutta sta strada a piedi sotto il sole cocente di agosto"...in quei momenti ho davvero capito come l'aria condizionata in macchina sia una figata pazzesca...

    però arrivato a santiago, ho parcheggiato distante dal centro e mi sono fatto tutta la salita a piedi fino alla chiesa, a metà salità ero in affanno e mi sono dovuto aiutare come un bastone tipo Gandalf, sono arrivato in cima che sembrava avessi fatto il cammino partendo dal caucaso....

    comunque davvero /respect per aver fatto il cammino a piedi da solo, davvero una prova di forza!
  4. Andrea_23

     
    #4
    Apperò : D.
    Al ritorno treno però, no? :___D
  5. Zakimos

     
    #5
    Mi prenderò il mio tempo per leggere tutto, ma dopo solo la prima pagina, devo ripetere il mantra che accompagna ogni trigger da anni: sei un fottuto genio XD
  6. bocte

     
    #6
    Ho letto avidamente questo 'testamento' ancora qualche giorno fa ma ci ho messo un pochino a metabolizzare solo la 'scorza' di tutto quello che sottende.
    Shiren, il Cammino, la frustrazione e la determinazione, il Tormento e l'Estasi...
    Queste sono tra le pagine più dense ed emozionanti che io abbia mai letto in questo sito (ma non solo) e per me il tuo miglior pezzo di sempre.
    Grazie davvero di cuore.
  7. chrono

     
    #7
    Grazie di cuore a voi che leggete i miei testi e li commentate. Ogni mese è un piacere "inventare" qualcosa da proporvi.
    .
    Su Shiren e il Cammino torno a breve, su questo thread, ho miriadi di cose da raccontare.
  8. TraXtorM

     
    #8
    chrono ha scritto:
    Grazie di cuore a voi che leggete i miei testi e li commentate. Ogni mese è un piacere "inventare" qualcosa da proporvi.
    .
    Su Shiren e il Cammino torno a breve, su questo thread, ho miriadi di cose da raccontare.
     Chrono, che ne pensi di recuperare quel super post dove hai descritto la scalata al Fei?
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