Trigger

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Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Aspettando Babbo Natale

Shiren e Dragon Quest VI.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Nel Trigger numero uno dedicato al 1995, ricordo di aver citato RockMan 7 di Capcom, primo capitolo della serie regolare ad approdare su Super Famicom. Era il mese di marzo. Il primo di dicembre, esce invece il terzo episodio della serie X, l'ultimo a impreziosire la macchina Nintendo, il primo ad arrivare anche su Sony PlayStation e Sega Saturn. RockMan X3 seguiva pedissequamente le orme dei suoi due predecessori, presentando la medesima struttura di gioco. Godeva altresì del chip CX4, per la gestione della grafica, e permetteva finalmente di utilizzare come personaggio giocante Zero (poi protagonista di una serie ad hoc).

RockMan X3 uscì prima su Super Famicom e poi su Saturn e PlayStation. Famitsu Weekly diede un 6-6-6-6 a tutte e tre le versione. Non la migliore delle accoglienze! - Trigger
RockMan X3 uscì prima su Super Famicom e poi su Saturn e PlayStation. Famitsu Weekly diede un 6-6-6-6 a tutte e tre le versione. Non la migliore delle accoglienze!

Non ho mai giocato a RockMan X3, ricordo che la serie mi aveva stufato, e in quel periodo erano ormai preminenti le uscite per le console a 32 bit. La stessa Capcom non dovette credere molto nel suo titolo e infatti ne distribuì poche copie in Occidente. Ecco, quindi, che il terzo capitolo della nostra mascotte è anche un discreto oggetto da collezione, sia in versione americana che europea. Tuttavia, l'edizione più rara è senz'altro quella europea per Sega Saturn, che pareggia le quotazioni dell'altrettanto ricercato RockMan X4 Special Limited Pack, sempre per Saturn, solo in Giappone. Le aste per aggiudicarsi uno dei due titoli superano spesso i duecento euro.

Un avventuriero di nome e di fatto

Chi non vale proprio nulla dal punto di vista commerciale, dato che una copia del gioco nuova si trova anche a quattro euro, è Fushigi no Dungeon 2: Fuurai no Shiren di Chunsoft, più comunemente conosciuto come Shiren the Wanderer. Eppure, si tratta di uno dei tre titoli più importanti del 1995, insieme a Chrono Trigger e a Tactics Ogre: l'unico gioco per Super Famicom in grado di strappare un 38 punti su 40 all'allora tignosa Famitsu Weekly (meglio riuscì a fare solo The Legend of Zelda: A Link to the Past), e l'esponente numero uno della "Fushigi no Dungeon mania", un fenomeno tutto giapponese, che solo di recente e in modo molto marginale ha coinvolto anche i giocatori occidentali. Shiren the Wanderer (e prima di lui Torneko no Daiboken) è la rilettura in chiave orientale di Rogue e dei suo simili, così come Dragon Quest lo era stato di Wizardry e di Ultima. Un titolo dalla difficoltà estrema, profondo come pochi, longevo al punto da superare le cento ore, e impreziosito da un dungeon finale, il Fay's Final, che è una delle prove più complesse, affascinati e mirabolanti che un videogioco possa proporre. Ogni volta che parlo di Fushigi no Dungeon, e l'ho fatto spesso, nelle corpose discussioni che hanno animato il nostro forum, anni or sono, nelle recensioni (qui: Shiren DS2), e negli speciali dedicati, rischio sempre di esagerare e di tessere lodi sperticate a questa saga. Ma cosa vi posso dire? Sono innamorato di Shiren e ho cercato, nel tempo, di illustrarne, con un minimo di oggettività, le caratteristiche vincenti. Ho anche sottolineato, però, come il genere sia ora in fase calante, a causa di una totale mancanza di concorrenza e di un deciso appiattimento delle idee. Shiren 4 per Nintendo DS è riuscito comunque a far toccare l'apice alla saga, ma oltre non sembra più possibile andare. Shiren 5, per esempio, ancora Nintendo DS, puzza di riciclo, e ha venduto molto poco. A ogni modo, il primo capitolo della serie, quello per Super Famicom, rimane un prodotto inimitabile: persino la riedizione per Nintendo DS non è riuscita a superarlo. Un gioco mitico, ecco, in tutto e per tutto.

Un po' di stranezze...

L'otto di dicembre presenta un paio di chicche: Super Momotarou Dentetsu DX di Hudson e Super Puyo Puyo Tsuu di Compile. Il Super, come ben sappiamo, lo mettevano ovunque...

Super Momotarou Dentetsu DX fa parte di una longeva serie di board game, assai famosa in Giappone: Hudson ha venduto milioni di copie di questi giochi. La struttura ricorda vagamente il nostro "Monopoly" - Trigger
Super Momotarou Dentetsu DX fa parte di una longeva serie di board game, assai famosa in Giappone: Hudson ha venduto milioni di copie di questi giochi. La struttura ricorda vagamente il nostro "Monopoly"

Momotarou Dentetsu non va confuso, ed è facile farlo, con Momotarou Densetsu, gioco di ruolo sviluppato sempre da Hudson. Di Dentetsu sono usciti episodi praticamente per qualsiasi console, dal Famicom al Nintendo DS, da PlayStation 2 a Xbox 360, e abbondano i capitoli per i sistemi mobile. Insomma, una vera e propria icona del videogioco made in Japan, a noi del tutto sconosciuta. Non sarà un'icona, ma nemmeno Puyo Puyo scherza in termini di longevità. Ho rinunciato subito all'idea di stilare un elenco dei titoli usciti, ce n'è per tutti i gusti e i colori. Tsuu è il secondo capitolo della saga, che verrà affiancato nel 1996, sempre su Super Famicom, da una versione Remix, che non ho la più pallida idea di cosa aggiunga rispetto alla prima: detesto Puyo Puyo, e non per una questione di gusto, ma perché ha letteralmente assorbito Compile. Compile era sinonimo di sparatutto; Compile era Zanac e Aleste; Compile era Gunhed e Seirei Senshi Spriggan... Non si può passare dall'universo in guerra ai fagioli bolliti: è pura cattiveria.

L'attesa è finita

Finalmente il 9 dicembre 1995, uscì Dragon Quest VI, titolo che in Giappone stavano aspettando con ansia quantomeno da tre anni, vale a dire da Dragon Quest V. Attesa lunga, e conclusasi con un record importante: tre milioni abbondanti di copie vendute. Il titolo Enix, sviluppato da Heartbeat (i precedenti cinque capitoli erano di Chunsoft), deludeva dal punto di vista tecnico (la grafica era rozza e decisamente inferiore rispetto agli standard dettati da Squaresoft), presentava gli stessi arcaici menu del primo capitolo, era infestato da incontri casuali, ma proponeva ancora una volta un meraviglioso mondo da esplorare (due, per la verità) e un sistema di gioco solo in parte lineare, che trasmetteva al giocatore il gusto della scoperta. Non si poteva modificare la storia, né scegliere quali missioni intraprendere, ma l'incedere era tutt'altro che scontato: bisognava ragionare e sopratutto sperimentare. Una vera avventura. Non a caso, il remake per Nintendo DS, arricchito nella grafica e leggermente più curato nell'interfaccia utente, pur presentando lo stesso tremendo approccio ai combattimenti, conserva inalterata la magia che contraddistingueva l'originale: quel senso di meraviglia che permea i migliori giochi di ruolo, e che rimane inalterato nel tempo.


Commenti

  1. sona

     
    #1
    argh! l'ho vedo solo ora il trigger!!!
    Ce ne sarebbe da parlare per ogni singolo punto....

    Zero4 Champ RR-Z che? mai sentito sto gioco, quindi sono andato ad informarmi e...ma LOL! ma quando mai si unisce un jrpg ad un recing game in questo modo! solo l'era 16 bit poteva impunita proporre ibridi come questi. Semplicemente assurdo. XD

    Non sapevo nulla neanche di Seijuu Maden Beasts & Blades...difficile informarsi su questo, vedo solo che è di Bullet Proof Software...una compagnia giapponese fondata da un occidentale, tale Henk Rogers (olandese), che sviluppò per PC88 il gioco di ruolo The Black Onyx, nel....1984? il che lo rende il primo rpg a turni, e con tanto di party, pubblicato in giappone! :O E primo rpg giapponese assieme a Dragon Slayer! da vedere quale dei 2 è uscito prima. Ma era comunque un gioco occidentale trasmigrato in giappome.
    Surprise! C'è da riscrivere la storia dei jrpg per l'ennesima volta.
  2. Zakimos

     
    #2
    Che bellissima carrellata, questa volta tra giochi che conosco quasi tutti :)
  3. sona

     
    #3
    sona E primo rpg giapponese assieme a Dragon Slayer! da vedere quale dei 2 è uscito prima.

    ok, sono tragicamente OT, quindi non so quanto possa interessare in questa sede, ma visto che ho cominciato, faccio una piccola parentesi per finire.
    Effettivamente The Black Onyx è il primo vero e unico rpg in giappone, battendo di vari mesi Dragon Slayer (che comunque era un action game) e, considerando che era già pronto per il natale del 1983 ma poi rimandato per problemi col publisher, battendo Dragon Quest di 3 anni.
    Il primo rpg a turni pubblicato in giappone è stato il frutto di un occidentale....colui che in seguitò farà conoscere al mondo tetris attravero il gameboy.
  4. sona

     
    #4
    Ho scoperto anche che gli sviluppatori di Seijuu Maden Beasts & Blades sempre nel 1995 hanno rilasciato un altro jrpg per snes, dallo stile classico e graficamente per nulla inferiore a FF6 (anzi, era superiore): Chou Mahou Tairiku WOZZ.
  5. chrono

     
    #5
    sonaHo scoperto anche che gli sviluppatori di Seijuu Maden Beasts & Blades sempre nel 1995 hanno rilasciato un altro jrpg per snes, dallo stile classico e graficamente per nulla inferiore a FF6 (anzi, era superiore): Chou Mahou Tairiku WOZZ.
    Sviluppato da Red, per altro... me lo ero perso. Vado a indagare. Con calma riprendo gli altri argomenti che hai aperto: vado di corsa in questi giorni :*
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