Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

La stanza del Corsaro Nero

Solo qualche passo più in là!

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

La prima esigenza era di creare una stanza, quella appena descritta, che riflettesse quanti più lati possibile della mia personalità. In questo senso, il videogioco doveva trovare il suo posto. E a me piaceva l'idea che la collezione fosse dislocata in diversi luoghi della casa, piuttosto che in un'alcova separata da tutto. Tuttavia, mi risultò subito chiaro che la non indifferente mole di videogiochi posseduta avrebbe dovuto occupare uno spazio specifico e che questo spazio, vista la conformazione dell'appartamento (salotto-cucina, due stanze, due bagni, un corridoio), avrebbe dovuto essere ricavato a scapito di una distribuzione "normale" dell'arredamento. Se il salotto-cucina è trasformabile, all'occorrenza, in una sala prove di teatro e si caratterizza per l'assenza di sedie e di un tavolo da pranzo, ecco che la camera da letto più grande, quella matrimoniale, si presenta come un museo del gioco, ed è priva di armadi per l'abbigliamento o di quant'altro definisca un luogo deputato al sonno: il mondo alla rovescia. Solo in occasioni specifiche, cioè quando il sottoscritto si ritrova fidanzato, in un periodo di convivenza, compare il letto a due piazze, posizionato al centro, come una zattera in un mare infinito e calmo. Su di una ragazza, l'effetto che suscita il ritrovarsi rapita in queste acque giocose, è degno di entrare in un racconto di Emilio Salgari.

Il kimono di seta, la palla pendente, il tubo catodico: incongruenze di passaggio - Trigger
Il kimono di seta, la palla pendente, il tubo catodico: incongruenze di passaggio

Lo scafandro

La stanza, così come potete intuirla, è ancora in fase di costruzione. Una parete è spoglia, al centro adesso non c'è niente, il vecchio tubo catodico è messo lì per fare presenza, manca un'idea precisa che definisca il luogo: il desiderio sarebbe di piazzare un divano nel mezzo, con un grande tappeto, cuscini comodi, e di farne una sala relax contemplativa, di meditazione, di pittura e di gioco o di riflessione notturna; nella parete vuota (alla destra, rispetto all'ingresso), ci starebbe un'altra libreria, dove distribuire ancora libri, fumetti e le riviste di videogiochi del passato, al momento confinate mestamente in garage. Tuttavia, anche così, l'impatto della macro libreria, con angolo e appendice finale, riempie lo sguardo, calamita l'attenzione dell'appassionato e basta da sola a dare un senso al tutto. A volte, mi incanto.

Dentro i cassetti e le ante in legno ci sono console e apparecchiature varie... - Trigger
Dentro i cassetti e le ante in legno ci sono console e apparecchiature varie...

La farfalla

I criteri di esposizione sono molteplici: si va dalla distribuzione per console all'individuazione di aree specifiche per singoli titoli. Il posizionamento è all'insegna della "comodità" dei giochi. Capisco che l'espressione possa suscitare un sorriso ilare, e l'intento è questo, ma come già detto l'integrità delle confezioni, tale che non si possa distinguere tra un gioco nuovo e uno usato, è il bisogno primario del mio essere collezionista. Come se nella perfezione della forma potessi conservare intatta la sostanza emotiva che si lega a ciascun gioco. L'esterno verso l'interno: un'istanza apparentemente opposta rispetto alla mia progettualità di vita, che vuole l'interno produttore dell'esterno, gli stati degli eventi, l'invisibile del visibile. Curioso, allora, scoprire la divergenza dei flussi: nella quotidianità, la tensione verso l'apertura e il confronto, lo scambio e l'integrazione, il dialogo e l'ascolto; nella collezione, l'apposizione di sigilli e l'esposizione di forme. Quando osservo questa massa inerte, scopro un mondo a parte, distaccato, origine di ogni chiusura. Come se fossi riuscito a estrapolare da me, un giorno, nel tempo, chissà come, questa parte e l'avessi circoscritta in uno spazio specifico, controllabile: considerazione a posteriori, sia chiaro, ma netta e tangibile. Allora, verso lo scafandro provo in primo luogo rispetto, un senso di comprensione e di libertà: indipendenza. E benché vi sia tra collezione e collezionista una chiara interrelazione, la specifica collezione non potrà mai esistere senza il suo collezionista, mentre un collezionista potrà sempre trovare qualcosa di nuovo da collezionare, almeno sino a quando avrà voglia di dare importanza e peso a un oggetto. Ecco, il senso della padronanza di sé.

Aggiunta recente: "vetrinetta" per edizioni più o meno speciali. La disposizione è provvisoria, prevalgono le scatole, Crisis "Nano" 2 spicca su in cima: come tante altre confezioni occidentali è troppo ingombrante - Trigger
Aggiunta recente: "vetrinetta" per edizioni più o meno speciali. La disposizione è provvisoria, prevalgono le scatole, Crisis "Nano" 2 spicca su in cima: come tante altre confezioni occidentali è troppo ingombrante


Commenti

  1. TriGiamp

     
    #1
    Sei riuscito a mostrare la magia della tua collezione. Sono tutti bravi a fare le foto di scaffali sterminati, ma tu hai espresso chiaramente la differenza che passa tra il Collezionare(con la C maiuscola) e l'accumulare. Toglimi una curiosità: nell'ultima foto, quella confezione sulla destra, di cui si vede solo il simbolo rosso su fondo nero cos'è? (Mi viene in mente vagrant story)
  2. chrono

     
    #2
    TriGiampSei riuscito a mostrare la magia della tua collezione. Sono tutti bravi a fare le foto di scaffali sterminati, ma tu hai espresso chiaramente la differenza che passa tra il Collezionare(con la C maiuscola) e l'accumulare. Toglimi una curiosità: nell'ultima foto, quella confezione sulla destra, di cui si vede solo il simbolo rosso su fondo nero cos'è? (Mi viene in mente vagrant story)
    Grazie! Speravo in qualche modo di riuscire a far passasse la differenza da te menzionata.
    .
    Dici la confezione grande con il marchio rosso? Si tratta di Berserk Branded Box, versione limitata del Berserk uscito per PS2. Preferisco di gran lunga la versione Dreamcast, come gioco, ma quella confezione ha il pregio di contenere una della action-figure migliori che si possano trovare come extra in un videogioco.
  3. jpeg

     
    #3
    Tempo che mi leggo tutto per bene e mi riprendo per scrivere qualcosa di sensato...

    Nel mentre, a caldo:

  4. chrono

     
    #4
    jpegTempo che mi leggo tutto per bene e mi riprendo per scrivere qualcosa di sensato...

    Nel mentre, a caldo:

    :lol: (per altro, in una delle foto mancano quei tre titoli che tu ben sai, arrivati proprio nel mentre della stesura dell'articolo: Keio è entrato in postazione tra gli altri shooter d'annata)
  5. jpeg

     
    #5
    chrono (per altro, in una delle foto mancano quei tre titoli che tu ben sai, arrivati proprio nel mentre della stesura dell'articolo: Keio è entrato in postazione tra gli altri shooter d'annata)
    Ho tipo ingrandito abbestia la foto della vetrina centrale (quella che rimane piccina, anche zoomata) alla ricerca della special di Keio... Ecco svelato l'arcano. XD

    Comunque davvero, manco ti faccio i complimenti, perchè quelli valgono per un trenta e lode, per un aumento di stipendio, cose così... :D
    Qui c'è tanta, tanta, tanta passione: è uno spettacolo (anche se per formazione, io non condivido la teoria della celofanatura... Tranne qualche cosina che ho volutamente comprato per tenere sealed e far 'fermentare' - in termini di valore, un domani dovessi/volessi rivendere la mia collezione - tengo tutto aperto e a portata di mano).
  6. chrono

     
    #6
    jpeg
    (anche se per formazione, io non condivido la teoria della celofanatura... Tranne qualche cosina che ho volutamente comprato per tenere sealed e far 'fermentare' - in termini di valore, un domani dovessi/volessi rivendere la mia collezione - tengo tutto aperto e a portata di mano).

    La mia ragazza ha una definizione precisa per spiegare la teoria: "tu metti il preservativo alle cose", dice. Fantastica. Nella simpatia dell'espressione c'è una verità: la ricerca di un "rapporto" mediato con l'oggetto. Questo perché, a livello collezionistico, come racconto nell'articolo, a me importa più di preservare la forma che di esperire l'oggetto e di tenere inoltre una certa distanza da esso. Non tengo quasi nulla a portata di mano, se si parla di videogioco, come se prima di giocare dovessi entrare (e con sforzo) nel mood videogioco [ecco: aprire una confezione, per dire, richiede tempo e attenzione. Quasi uno stimolo a non giocare].
    .
    Una cosa carina di cui si potrebbe parlare un giorno è come muta, nel tempo, il rapporto tra essere fruitori di una cosa e collezionisti della stessa. Collaborare con videogame.it mi ha portato, per esempio, a essere un po' più giocatore rispetto al periodo appena precedente: giocare e finire un gioco per essere "testimone" dello stesso.
  7. Zakimos

     
    #7
    La scelta di usare i mobiletti con i vetri è provvidenziale, ma per quanto riguarda le altre stanze viene spontaneo chiedersi: ma come fai a tenere tutto così pulito???

    Davvero splendida la foto dell'esterno.. adoro paesaggi del genere, purtroppo qui me li sogno a meno di non andare a chilometri e chilometri dalla città. Sarei curioso di vedere l'esterno della casa a questo punto!

    Una domanda però: ma se la tua ragazza si trasferisse a tempo pieno da te, la sua roba dove la metterebbe?
    La divisione dei (pochi) spazi sarà appunto il mio problema più grande al momento del trasloco.

  8. chrono

     
    #8
    ZakimosLa scelta di usare i mobiletti con i vetri è provvidenziale, ma per quanto riguarda le altre stanze viene spontaneo chiedersi: ma come fai a tenere tutto così pulito???

    Davvero splendida la foto dell'esterno.. adoro paesaggi del genere, purtroppo qui me li sogno a meno di non andare a chilometri e chilometri dalla città. Sarei curioso di vedere l'esterno della casa a questo punto!

    Una domanda però: ma se la tua ragazza si trasferisse a tempo pieno da te, la sua roba dove la metterebbe?
    La divisione dei (pochi) spazi sarà appunto il mio problema più grande al momento del trasloco.

    Grande Zaki, hai colto in pieno una serie di punti. Beh, sulla pulizia confesso che ho lavato e preparato tutto ai fini dell'articolo... non che di solito io viva nel caos, ma insomma tra impegni di lavoro, teatro, laboratori e tutto il resto, nei pochi momenti di tranquillità inforco spugne e ramazze con una certa riluttanza. Per fortuna l'appartamento è compatto e si pulisce in poche ore. La vita da single in casa è adorabile per certi versi, ma a volte essere da soli a gestire tutto è spiazzante.
    .
    Sul paesaggio, sì, è ciò che mi ha fatto scegliere per questa casa: il verde, un fiume, la tranquillità, ma anche i centri abitati a pochi chilometri. La palazzina è discreta, grande il giusto e mimetizzata nel contesto.
    .
    Sulla convivenza... :*) Con la mia ragazza c'è stato un primo esperimento, non propriamente riuscito (adesso anche lei ha una sua abitazione). Penso che il benessere tra due persone dipenda, oltre che dall'amore-attrazione, dalla felicità individuale, dalla capacità di saperla trasmettere all'altro (e da parte di questi, accettarla) e dal modo in cui si condividono le esperienze, cercando di non essere né indifferenti, né invasivi. In tal senso, la mia casa è invasiva: parla troppo di me, è me in tutto e per tutto. Credo sia impossibile mutarla in qualcosa d'altro. Penso quindi che, qualora io e la mia lei decidessimo di sposarci, dovremmo comprare una nuova casa, dentro la quale far confluire ambo i nostri (forti) caratteri. Prima ancora dobbiamo imparare a stare insieme. :)
  9. Zakimos

     
    #9
    Se ti può consolare capisco benissimo l'ultimo punto, specialmente far confluire due caratteri in una casa XD
  10. chrono

     
    #10
    ZakimosSe ti può consolare capisco benissimo l'ultimo punto, specialmente far confluire due caratteri in una casa XD

    Non è per niente facile vedere qualcosa che ti corrisponde cambiare poco per volta, grazie alla presenza di un'altra persona. Si tratta di una sensazione tanto intima, ci vuole delicatezza e pazianza, sia da parte di chi entra (nel dare al luogo parti di sé), sia di chi apre (nel dare all'altro la possibilità di lasciare un'impronta).
    Ti auguro che la "mescola" funzioni.
Continua sul forum (38)►
Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!