Trigger

Trigger

Lo spazio editoriale per le riflessioni di Vincenzo Ercole, al secolo "chrono". Uno sguardo al videogioco da una prospettiva inconsueta, un'analisi tra il chiaro e il contorto delle sensazioni che questo meraviglioso media suscita in noi. Esagerato? Sempre, ma mai per caso.
Rubrica

Nella tana del bianconiglio

Non è solo una questione di spazio.

di Vincenzo Ercole, pubblicato il

Che sia una stanzetta o una casa intera, lo spazio da noi abitato ci riflette. Così ho sentito dire più volte. Un mio Professore redarguiva in questo modo gli studenti: "Siate ordinati", diceva, "Pulite la vostra camera, la vettura, siate impeccabili. Non lasciate depositare un solo granello di polvere... l'esterno è specchio di ciò che avete dentro". Parole precise alle quali dovrei far seguire qualche spiegazione: esse sole, estrapolate dal contesto, potrebbero far pensare a un maniaco dell'ordine. Ma il discorso mi porterebbe assai lontano. Mi basta dire che, nel tempo, ho maturato una certa propensione a considerare la casa come qualcosa di più del focolare domestico, l'home inglese: un'estensione di me stesso, l'habitat nel quale mi esprimo e che mi descrive. Non per questo passo le giornate a strutturare casa a mia immagine e somiglianza. Anzi, al contrario, mi piace, quando mi soffermo a pensarci, scoprire parte di me nello sviluppo in apparenza autonomo del luogo. Come se la casa crescesse a modo suo, in parallelo a me.

ticket to ride

Se la vita di ognuno si sostanzia attraverso le forme che decidiamo di darle, se gli eventi sono voluti e non frutto del caso, se ogni angolo di mondo ci riflette, allora, nello spazio da me occupato, l'appartamento che chiamo casa, essendo l'oggetto videogioco una presenza pregnante, dovrei, come più volte fatto in passato, interrogarmi sul ruolo che a esso ho voluto assegnare. Anche questo argomento, però, mi porterebbe lontano. Li ricordate i due Trigger dedicati al collezionismo? Il primo, che scherzava sulla mania, il secondo, che tracciava una linea di confine, esistenziale e comportamentale, tra l'esplicarsi di un vizio, che porta a dipendere dall'oggetto, e l'assunzione di un atteggiamento, che affonda il suo essere nell'estetica del colore, e che fa delle cose una forma di espressione libera. Ne abbiamo discusso a lungo. E allora, sono adesso qui a proporvi un terzo giro di giostra, nel parco del collezionista e dei suoi balocchi. Si entra in casa questa volta. Le domande sono: dove alloggiare il videogioco? Come esporlo? Quanto spazio dedicargli? E via di questo passo. Le considerazioni fino a ora riportate sono perciò essenziali, per capirmi e per capirci, perché del resto è da me che vi sto invitando, e come ospite, padrone di casa, desidero accogliervi nel migliore dei modi.

Mi sono innamorato del parco adiacente le palazzine non appena smontai dalla macchina, la prima volta. Tanto verde e il fiume aldilà degli argini: idea di quiete - Trigger
Mi sono innamorato del parco adiacente le palazzine non appena smontai dalla macchina, la prima volta. Tanto verde e il fiume aldilà degli argini: idea di quiete


Commenti

  1. TriGiamp

     
    #1
    Sei riuscito a mostrare la magia della tua collezione. Sono tutti bravi a fare le foto di scaffali sterminati, ma tu hai espresso chiaramente la differenza che passa tra il Collezionare(con la C maiuscola) e l'accumulare. Toglimi una curiosità: nell'ultima foto, quella confezione sulla destra, di cui si vede solo il simbolo rosso su fondo nero cos'è? (Mi viene in mente vagrant story)
  2. chrono

     
    #2
    TriGiampSei riuscito a mostrare la magia della tua collezione. Sono tutti bravi a fare le foto di scaffali sterminati, ma tu hai espresso chiaramente la differenza che passa tra il Collezionare(con la C maiuscola) e l'accumulare. Toglimi una curiosità: nell'ultima foto, quella confezione sulla destra, di cui si vede solo il simbolo rosso su fondo nero cos'è? (Mi viene in mente vagrant story)
    Grazie! Speravo in qualche modo di riuscire a far passasse la differenza da te menzionata.
    .
    Dici la confezione grande con il marchio rosso? Si tratta di Berserk Branded Box, versione limitata del Berserk uscito per PS2. Preferisco di gran lunga la versione Dreamcast, come gioco, ma quella confezione ha il pregio di contenere una della action-figure migliori che si possano trovare come extra in un videogioco.
  3. jpeg

     
    #3
    Tempo che mi leggo tutto per bene e mi riprendo per scrivere qualcosa di sensato...

    Nel mentre, a caldo:

  4. chrono

     
    #4
    jpegTempo che mi leggo tutto per bene e mi riprendo per scrivere qualcosa di sensato...

    Nel mentre, a caldo:

    :lol: (per altro, in una delle foto mancano quei tre titoli che tu ben sai, arrivati proprio nel mentre della stesura dell'articolo: Keio è entrato in postazione tra gli altri shooter d'annata)
  5. jpeg

     
    #5
    chrono (per altro, in una delle foto mancano quei tre titoli che tu ben sai, arrivati proprio nel mentre della stesura dell'articolo: Keio è entrato in postazione tra gli altri shooter d'annata)
    Ho tipo ingrandito abbestia la foto della vetrina centrale (quella che rimane piccina, anche zoomata) alla ricerca della special di Keio... Ecco svelato l'arcano. XD

    Comunque davvero, manco ti faccio i complimenti, perchè quelli valgono per un trenta e lode, per un aumento di stipendio, cose così... :D
    Qui c'è tanta, tanta, tanta passione: è uno spettacolo (anche se per formazione, io non condivido la teoria della celofanatura... Tranne qualche cosina che ho volutamente comprato per tenere sealed e far 'fermentare' - in termini di valore, un domani dovessi/volessi rivendere la mia collezione - tengo tutto aperto e a portata di mano).
  6. chrono

     
    #6
    jpeg
    (anche se per formazione, io non condivido la teoria della celofanatura... Tranne qualche cosina che ho volutamente comprato per tenere sealed e far 'fermentare' - in termini di valore, un domani dovessi/volessi rivendere la mia collezione - tengo tutto aperto e a portata di mano).

    La mia ragazza ha una definizione precisa per spiegare la teoria: "tu metti il preservativo alle cose", dice. Fantastica. Nella simpatia dell'espressione c'è una verità: la ricerca di un "rapporto" mediato con l'oggetto. Questo perché, a livello collezionistico, come racconto nell'articolo, a me importa più di preservare la forma che di esperire l'oggetto e di tenere inoltre una certa distanza da esso. Non tengo quasi nulla a portata di mano, se si parla di videogioco, come se prima di giocare dovessi entrare (e con sforzo) nel mood videogioco [ecco: aprire una confezione, per dire, richiede tempo e attenzione. Quasi uno stimolo a non giocare].
    .
    Una cosa carina di cui si potrebbe parlare un giorno è come muta, nel tempo, il rapporto tra essere fruitori di una cosa e collezionisti della stessa. Collaborare con videogame.it mi ha portato, per esempio, a essere un po' più giocatore rispetto al periodo appena precedente: giocare e finire un gioco per essere "testimone" dello stesso.
  7. Zakimos

     
    #7
    La scelta di usare i mobiletti con i vetri è provvidenziale, ma per quanto riguarda le altre stanze viene spontaneo chiedersi: ma come fai a tenere tutto così pulito???

    Davvero splendida la foto dell'esterno.. adoro paesaggi del genere, purtroppo qui me li sogno a meno di non andare a chilometri e chilometri dalla città. Sarei curioso di vedere l'esterno della casa a questo punto!

    Una domanda però: ma se la tua ragazza si trasferisse a tempo pieno da te, la sua roba dove la metterebbe?
    La divisione dei (pochi) spazi sarà appunto il mio problema più grande al momento del trasloco.

  8. chrono

     
    #8
    ZakimosLa scelta di usare i mobiletti con i vetri è provvidenziale, ma per quanto riguarda le altre stanze viene spontaneo chiedersi: ma come fai a tenere tutto così pulito???

    Davvero splendida la foto dell'esterno.. adoro paesaggi del genere, purtroppo qui me li sogno a meno di non andare a chilometri e chilometri dalla città. Sarei curioso di vedere l'esterno della casa a questo punto!

    Una domanda però: ma se la tua ragazza si trasferisse a tempo pieno da te, la sua roba dove la metterebbe?
    La divisione dei (pochi) spazi sarà appunto il mio problema più grande al momento del trasloco.

    Grande Zaki, hai colto in pieno una serie di punti. Beh, sulla pulizia confesso che ho lavato e preparato tutto ai fini dell'articolo... non che di solito io viva nel caos, ma insomma tra impegni di lavoro, teatro, laboratori e tutto il resto, nei pochi momenti di tranquillità inforco spugne e ramazze con una certa riluttanza. Per fortuna l'appartamento è compatto e si pulisce in poche ore. La vita da single in casa è adorabile per certi versi, ma a volte essere da soli a gestire tutto è spiazzante.
    .
    Sul paesaggio, sì, è ciò che mi ha fatto scegliere per questa casa: il verde, un fiume, la tranquillità, ma anche i centri abitati a pochi chilometri. La palazzina è discreta, grande il giusto e mimetizzata nel contesto.
    .
    Sulla convivenza... :*) Con la mia ragazza c'è stato un primo esperimento, non propriamente riuscito (adesso anche lei ha una sua abitazione). Penso che il benessere tra due persone dipenda, oltre che dall'amore-attrazione, dalla felicità individuale, dalla capacità di saperla trasmettere all'altro (e da parte di questi, accettarla) e dal modo in cui si condividono le esperienze, cercando di non essere né indifferenti, né invasivi. In tal senso, la mia casa è invasiva: parla troppo di me, è me in tutto e per tutto. Credo sia impossibile mutarla in qualcosa d'altro. Penso quindi che, qualora io e la mia lei decidessimo di sposarci, dovremmo comprare una nuova casa, dentro la quale far confluire ambo i nostri (forti) caratteri. Prima ancora dobbiamo imparare a stare insieme. :)
  9. Zakimos

     
    #9
    Se ti può consolare capisco benissimo l'ultimo punto, specialmente far confluire due caratteri in una casa XD
  10. chrono

     
    #10
    ZakimosSe ti può consolare capisco benissimo l'ultimo punto, specialmente far confluire due caratteri in una casa XD

    Non è per niente facile vedere qualcosa che ti corrisponde cambiare poco per volta, grazie alla presenza di un'altra persona. Si tratta di una sensazione tanto intima, ci vuole delicatezza e pazianza, sia da parte di chi entra (nel dare al luogo parti di sé), sia di chi apre (nel dare all'altro la possibilità di lasciare un'impronta).
    Ti auguro che la "mescola" funzioni.
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